LETTERA PASTORALE 2026 – ALLORA SI RIUNIRONO

Carissimi,
come ricorderete lo scorso 21 febbraio ci siamo riuniti in assemblea
diocesana per approfondire i temi sinodali che sono di maggior
interesse per la nostra comunità diocesana e che ci possono quindi
aiutare ad elaborare un cammino pastorale per il prossimo periodo.

Abbiamo iniziato leggendo un brano degli Atti degli Apostoli
(15,6-12,22-29) che ha fatto da sfondo alla nostra riflessione. Ed è
interessante rileggerlo insieme:
“Allora si riunirono gli apostoli e gli anziani per esaminare questo
problema. Dopo lunga discussione Pietro si alzò e disse. ‘Fratelli , voi
sapete che già da molto tempo Dio ha fatto una scelta fra voi, perché i
pagani ascoltassero per bocca mia la parola del Vangelo e venissero
alla fede. E Dio, che conosce i cuori, ha reso testimonianza in loro
favore concedendo anche a loro lo Spirito Santo, come a noi; e non ha
fatto nessuna discriminazione tra noi e loro, purificandone i cuori con la
fede. Or, dunque, perché continuate a tentare Dio, imponendo sul collo
dei discepoli un giogo che né i nostri padri, né noi siamo stati in grado di
portare? Noi crediamo che per la grazia del Signore Gesù siamo salvati
e nello stesso modo anche loro.’ Tutta l’assemblea tacque e stettero ad
ascoltare Barnaba e Paolo che riferirono quanti miracoli e prodigi Dio
aveva compiuto tra i pagani per mezzo loro… Allora gli apostoli, gli
anziani e tutta la Chiesa decisero di eleggere alcuni di loro ne di inviarli
ad Antiochia insieme a Paolo e Barnaba: Giuda chiamato Barsabba e
Sila, uomini tenuti in grande considerazione tra i fratelli. E consegnarono
loro la seguente lettera: ‘Gli apostoli e gli anziani ai fratelli di Antiochia,
di Siria e di Cilicia che provengono dai pagani, salute! Abbiamo saputo
che alcuni da parte nostra, ai quali non avevamo dato nessun incarico,
sono venuti a turbarvi con i loro discorsi sconvolgendo i vostri animi.
Abbiamo perciò deciso, tutti d’accordo, di eleggere alcune persone e di
inviarle a voi insieme ai nostri carissimi Barnaba e Paolo, uomini che
hanno votato la loro vita al nome del nostro Signore Gesù Cristo.
Abbiamo mandato dunque Giuda e Sila che vi riferiranno anch’essi
queste stesse cose a voce. Abbiamo deciso lo Spirito Santo e noi di non
imporvi nessun altro obbligo al di fuori di queste cose necessarie astenervi dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati
e dalla impudicizia. Farete quindi cosa buona a guardarvi da queste
cose. State bene.’

Come la prima comunità di cristiani, ci troviamo ad affrontare un tempo
di grandi cambiamenti e, dal punto di vista religioso, allora come oggi
siamo di fronte a scelte che devono tener conto della tradizione e
dell’apertura al nostro tempo. All’epoca a Gerusalemme ebbero il
problema di decidere se accettare nella comunità anche i pagani e se
occorreva imporre loro tutte le regole dell’ebraismo, oggi abbiamo altri
discernimenti da fare, ma la sfida è sempre quella di essere capaci di
ascoltare lo Spirito, individuando le strade che meglio ci fanno seguire il
Vangelo annunciato da Gesù, quel messaggio che libera e dà pienezza
alla vita.
Riportare al centro il dono della fede
Per le nostre comunità è davvero essenziale pensare come mettere al
centro del nostro impegno la consapevolezza che la fede che abbiamo
ricevuto è un dono grande, che va costantemente arricchito, sviluppato
con veri cammini di formazione, ma soprattutto dobbiamo chiederci
come trasmettere questo dono alle nuove generazioni, aiutandole a
sentirsi parte di una comunità che ha una lunghissima storia, ma oggi
fatica a valorizzarla pienamente.
Quando Gesù invia i suoi discepoli a due a due per annunciare che il
Regno è vicino, li invita a compiere gesti concreti di guarigione e
attenzione agli altri per dare forza al loro annuncio.
Anche le nostre comunità di oggi, per annunciare la speranza del
Vangelo, non possono esimersi dall’ attenzione di carità verso i più
deboli. Anche per la nostra catechesi e trasmissione della fede è
essenziale educare a gesti concreti di servizio alla gente e al territorio in
cui si vive.
L’impegno a favore del prossimo è occasione per far sorgere domande
di senso e aprire a possibili percorsi di fede. Per questo dobbiamo il più
possibile evitare che le nostre comunità, soprattutto nei paesi più piccoli,
diventino solo il luogo di una celebrazione liturgica domenicale. Ogni
parrocchia o comunità pastorale, oltre alla preghiera e alla liturgia, deve
avere veri spazi di formazione, non solo per i più giovani, ma anche per gli adulti e deve trovare le modalità che aiutino ciascuno a rendere
concreto il cammino di fede.

La liturgia
Punto di riferimento essenziale della nostra vita comunitaria sono però
certamente le nostre celebrazioni. In assemblea si è sottolineata
l’esigenza di rendere le nostre liturgie più accoglienti e partecipate,
anche a costo di ridurre il numero delle Messe. Aggiungerei che
l’Eucaristia domenicale deve esprimere realmente la vita di una
comunità, con una preparazione adeguata. In questo senso sono
convinto che dovremo avere il coraggio di invitare comunità troppo
piccole a spostarsi la domenica in luoghi dove si possa vivere una vera
esperienza comunitaria, magari favorendo proprio un volontariato che si
impegni a trasportare le persone nella chiesa vicina. E’ stata poi
proposta la formazione di gruppi liturgici che, con il presbitero, possano
accogliere le persone all’ingresso della chiesa e/o salutarle al termine.
Gruppi liturgici che possano preparare adeguatamente la celebrazione
per quanto riguarda i canti, i gesti significativi e la preghiera dei fedeli.
Si è suggerito sempre nel corso dell’assemblea di promuovere, in
particolari momenti dell’anno, celebrazioni condivise tra parrocchie
vicine: questo favorirebbe le relazioni, lo scambio reciproco e un senso
di appartenenza più vivo, soprattutto tra i giovani che nelle piccole
comunità spesso partecipano in numero ridotto.

Puntare sulla vita comunitaria
La fede non è un fatto individuale. La partecipazione alla vita cristiana
implica perciò strutturalmente l’esigenza di fraternità.
E’ perciò importante che, anche nell’ambito del ripensamento
organizzativo e strutturale, che in parte è già stato fatto nella nostra
Diocesi, ma che richiederà ancora molta riflessione ed azione nei
prossimi anni, si dia largo spazio alla dimensione comunitaria. Pensare
ad esempio a come ogni comunità pastorale debba avere adeguati
luoghi di incontro, in cui favorire lo stare insieme . Pensare a giornate
della comunità da trascorrere con genitori e figli, magari anche tra nonni
e nipoti. Ripensare alla catechesi dell’iniziazione cristiana, che è già
sempre presente nelle nostre comunità, come occasione di vera esperienza ecclesiale, in cui fare poca attività di tipo “scolastico” e molte
esperienze di cristianesimo vissuto. Come ho già indicato in altre
circostanze, è importante che la catechesi dei ragazzi non sia affidata
solo a brave madri di famiglia, spesso con esperienza di insegnamento,
ma insieme anche ad adolescenti e giovani, che attraverso il gioco e le
esperienze concrete aiutino i più piccoli ad inserirsi nella vita ecclesiale.
Nell’assemblea diocesana si sono molto sottolineati proprio questi
aspetti, invitando anche a trovare luoghi di riferimento per giovani e
adulti e ad investire maggiormente nella formazione degli operatori
pastorali, magari coinvolgendo anche psicologi ed educatori
specializzati.
Si è anche proposto di creare un gruppo intergenerazionale con il
compito di seguire le famiglie con bambini piccoli, perché ci sia una
forma di accompagnamento dei bambini nel tempo che va dal Battesimo
all’inserimento nella catechesi di iniziazione cristiana.
Altra proposta interessante dell’Assemblea è stata quella di valorizzare
la vita dei movimenti e delle associazioni, pensando anche alla
costituzione di una Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali che
sia luogo stabile di confronto e collaborazione, capace di raccogliere
esigenze, necessità e proposte concrete, offrendo alla Diocesi il
contributo specifico dei diversi carismi.
Dare impulso alla corresponsabilità
Abbiamo negli anni spesso insistito sull’importanza di dare spazio ai
Consigli pastorali e ai Consigli per gli affari economici delle parrocchie o
delle comunità pastorali. Ora, anche a partire dall’esperienza sinodale
che molti hanno vissuto, sarà importante dare nuova vitalità a queste
strutture di partecipazione. Per quanto riguarda l’aspetto economico e
strutturale delle nostre comunità è oggi essenziale formare un Consiglio
che possa realmente alleviare l’impegno dei presbiteri. Un Consiglio
che abbia anche competenza tecnica e che sia concretamente coinvolto
non solo nelle scelte programmatiche ed importanti, ma anche nella vita
quotidiana per la cura delle strutture e l’amministrazione delle risorse.
A maggior ragione, per quanto riguarda il Consiglio pastorale è
necessario che chi vi partecipa si senta pienamente coinvolto nelle
scelte. Per questo è essenziale che si costituisca una segreteria del
Consiglio e che le si affidi il compito di proporre le tematiche e di
elaborare con il parroco e gli eventuali altri ministri ordinati un progetto per il cammino della comunità.
Verificare l’adeguatezza delle strutture
Le nostre comunità sono purtroppo gravate da un gran numero di
strutture, nate in tempi e per esigenze molto diverse da quelle attuali.
Sarà quindi necessario fare un’analisi approfondita degli immobili.
Capire come sarà possibile nel futuro gestire le varie chiese sussidiarie
o campestri presenti sul territorio. Cercare di vendere i beni inutilizzati,
ma anche domandarsi quali sono invece le strutture necessarie per la
vita pastorale di ogni comunità e magari eliminare i beni inutili per
ristrutturare quelli necessari.

In conclusione.
Come vedete si tratta di indicazioni molto semplici che però possono
aiutare il cammino delle nostre comunità. Per questo sarebbe
importante non solo cercare di approfondirle nell’ambito dei nostri
Consigli pastorali, ma che si trovasse anche una modalità che ci aiuti a
fare qualche progressiva verifica nel corso del tempo. Qualcuno mi ha
suggerito di istituire un gruppo di lavoro specifico in questo senso, ma
forse non è il caso di moltiplicare gli enti, suggerirei piuttosto di fare un
lavoro di verifica a livello di tutte le comunità locali e di trasmetterne il
risultato al Consiglio Pastorale Diocesano, in modo che sia quest’ultimo
il punto di riferimento di tutta l’attività diocesana.

Affidiamo il nostro cammino alla intercessione di S. Guido, nostro
Patrono, e chiediamo al Signore di accompagnare e benedire i nostri
passi.

+ Luigi
Vescovo di Acqui

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