Author: Ufficio Pastorale Comunicazioni Sociali

XXVII Congresso Eucaristico Nazionale I commenti delegati diocesani.

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Si è svolto a Matera dal 22 al 25 settembre il XXVII Congresso Eucarstico Nazionale che si è concluso con la Santa Messa celebrata dal Santo Padre, Papa Francesco.

“Torniamo al gusto del pane”  è stato il tema intorno al quale si sono sviluppati gli incontri, i dbattiti e i lavori di gruppo.

Per la Diocesi di Acqui i delegati presenti sono stati quattro: Eugenia Travo, il Diacono permanente Gianfranco Ferrando, Michela Gaviglio e Monica Cavino.

Significativi i commenti di alcuni d loro.

“Siamo tornate ieri sera da Matera

Volevo condividere con tutti voi la gioia grande per avere vissuto questi momenti che sono stati di preghiera, di riflessione, di formazione, di condivisione e anche di tanta allegria. Momenti di raccoglimento si sono alternati a momenti di divertimento e risate (“perché la Fede è gioia”)

Il card.Zuppi  con tutti i Vescovi ha condiviso con noi ogni momento creando un vero clima di fratellanza.

Poi è arrivato papa Francesco, affaticato ma con il sorriso. Un esempio per tutti, ha sottolineato Zuppi, anche per il sorriso, “un esempio per i musoni”.

Abbiamo conosciuto tante persone meravigliose da ogni parte d’Italia, volontari di Matera eccezionali.”

E ancora

“Condivido ogni parola del commento precedente:sono stati giorni bellissimi.

Il congresso eucaristico è stato definito “la pausa contemplativa del cammino Sinodale”

E abbiamo proprio sperimentato che quando ci si ferma, si prega e si ci mette davanti a Gesù Eucarestia, ci si sente veramente famiglia e la gioia è il primo segno e conferma che le promesse del Vangelo sono vere

Possiamo proprio dire che siamo state bene, ci siamo anche divertite e abbiamo visto una porzione di popolo di Dio felice e non musone e col desiderio di guardare sempre al positivo.

Non felicità superficiale ma certezza che ciascuno di noi può diventare pane e “farsi mangiare” donandosi a chi incontriamo lungo il nostro cammino.

Mi sono anche commossa durante la processione Eucaristica nel vedere questo popolo (vescovi, sacerdoti, diaconi, laici) in cammino con Gesù 

Sono arrivata a casa col cuore colmo di speranza e anche se sono consapevole delle fatiche e delle resistenze che inevitabilmente si trovano, la carica che abbiamo ricevuto  ci  spinge a continuare questa esperienza di Chiesa viva che si apre a tutti.”

Gianfranco, Eugenia, Michela e Monica 

Commento alle Letture di Domenica 2 ottobre 2022 a cura di don Enzo Cortese

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Ab 1,2-3;2,2-4
Siccome il vangelo comincerà col tema della fede, la Chiesa prende il brano classico, cavallo di battaglia di S.
Paolo, sulla giustificazione: siamo giustificati e salvati non per le opere della Legge, cioè del Pentateuco, ma
per la fede in Cristo (Rom 1,17). Paolo si basa su Ab 2,4, ma è opportuno risalire al punto di partenza del
discorso. Che non è sufficiente cogliere solo in Ab 1,2s. Bisogna seguire tutto il brano intermedio. Non solo
il lamento del profeta sull’iniquità e l’oppressione, sia all’interno di Israele e sia all’esterno per la minaccia incombente dei Babilonesi del VI sec. a.C. (i Caldei:1,6). Di queste situazioni ha continuato a lamentarsi
Israele per tanti secoli e continuiamo ancora a lamentarci noi. Abacuc attende la risposta divina (2,1); poi
torna il testo, già ricordato.

Sal 94 (nella Bibbia 95)
Fa parte del 4° libro del Salterio, quello dove si trovano i Salmi di JHWH-re. Anche in 95,3 si proclama la sua
regalità e la nostra appartenenza al suo gregge (95,7), che include l’obbligo di ascoltare la sua voce e il
ricordo minaccioso delle disubbidienze e della conseguente esclusione dalla terra dei colpevoli. Tale
conclusione negativa del salmo (v.11) non è riportata qui, ma si veda Eb 3, che non ha paura di minacciare
anche noi cristiani.

2 Tim 1,6-8.13-14
Passiamo alla seconda “lettera pastorale”, dopo la…”scorsa” data alla prima, nelle precedenti domeniche.
Qui toccheremo con mano i sentimenti preziosi di Paolo, ormai alla fine, nel carcere romano. Un Paolo
sempre concentrato e deciso nella sua missione. Nel brano iniziale, desidera rafforzare Timoteo a Efeso,
dove l’ha incaricato di reggere l’altro centro importante della cristianità da lui fondata, dopo Corinto. Di
quella fede, che è pure il tema di questa domenica, leggiamo nel v,12 una commovente testimonianza e
alla fine (v.14) la raccomandazione di conservarla in quella chiesa “per mezzo della Spirito Santo”.
Lc 17,5-10
Il brano, che non comincia il capitolo dall’inizio col tema degli scandali (vv.1-4), fa eco al cosiddetto
“discorso ecclesiale” di Mt 18. Lì la preoccupazione è quella delle autorità, che devono regolare e
proteggere la Chiesa dagli scandali, la gestione della preghiera comunitaria e la amministrazione del
perdono dei peccati. Qui Lc vede le cose dal punto di vista generale; così il perdono diventa l’obbligo di
perdonare le offese. Il brano comincia con il tema della fede, che è preso nella liturgia di questa domenica
come tema principale delle letture. In tutto il “viaggio lucano” (Lc 9,51-18,14) che stiamo leggendo non si
era ancora parlato della fede, come, invece, d’ora in poi. Prima era stata trattata diversamente (Lc 5,20; 7,9
e 50; 8,25.48.50): era quella che Gesù stesso ammirava nei miracoli individuali compiuti. C’era già il
rimprovero agli apostoli in quello della tempesta sedata (8,25)! La fede che gli Apostoli chiedono ora a Gesù
è una cosa più grossa. Lo richiedono gli argomenti mondiali dell’ingiustizia, delle vicende del regno nel
mondo, letti nei vangeli delle domeniche estive, vicende di cui gli apostoli cominciano forse a sentirsi
responsabili, verso la fine del viaggio. Tra qualche domenica sentiremo l’interrogazione o il lamento, se è
tale, di Gesù stesso sulla scomparsa della fede al suo ritorno (18,8). Importante è poi l’istruzione a lavorare
indefessamente. Solo Luca la conclude dicendo che, a lavoro compiuto, siamo sempre servi inutili.

INTENZIONI     DELL’  APOSTOLATO     DELLA     PREGHIERA     –     OTTOBRE     2022

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Cuore divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, madre della Chiesa, in unione al Sacrificio eucaristico: le preghiere,  le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno,  in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre.

Intenzione  del  Papa:

Preghiamo perchè la Chiesa, fedele al Vangelo e coraggiosa nell’annuncio, sia un luogo di solidarietà, di fraternità e di accoglienza, vivendo sempre più in sinodalità.

Intenzione  dei  Vescovi:

Perchè il cammino catechetico sia improntato ad una gioiosa serietà per poter crescere interiormente alla scuola del Maestro.

Intenzione  per  il  clero:

Cuore di Gesù, Missionario dell’Amore, sostieni i Tuoi ministri, perchè possano essere missionari in ogni parte del mondo di senso e di speranza.

Commento alle Letture di Domenica 25 settembre 2022 a cura di don Enzo Cortese

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Am 6,1°.4-7
La situazione storica del profeta, inviato dal Sud a predicare al regno del Nord, l’abbiamo vista domenica
scorsa. Il brano scelto per la 26° domenica vuol prepararci alla pagina evangelica del ricco epulone. Nelle
grandi mangiate e nel lusso (che si ripetono oggi, come non mai!) Israele non si accorge della fine: le
invasioni e la distruzione assira del 721 a.C. Come si vede, Davide già nel sec. 8° a. C. si era imposto come
grande salmista e poeta alla moda; lo dimenticano quelli che non riconoscono l’antichità di molti salmi, il
cui numero è poi aumentato nelle imitazioni, più o meno apprezzabili. Il nostro salmo e i due successivi
sono attribuiti nella versione greca ad Aggeo e Zaccaria, gli artefici della ricostruzione (sec. V a.C.), dopo il
ritorno dall’esilio babilonese

Sal 145 (nella Bibbia 146)
Si tornerà all’identica numerazione negli ultimi tre salmi. Nel Sal 9 aveva cominciato ad aumentare
l’ebraico, dividendolo in due; così alla fine era diventato il Sal 10, mentre le antiche versioni, greca e latina
erano rimaste a 9, fin qui. Qui, dopo il nostro Sal 146 (nelle versioni 145), il 147 (nelle versioni: 146) sono le
versioni che lo dividono in due e così alla fine diventano entrambi, l’ebraico e il greco-latino, 147. E’ un
dettaglio irrilevante per la nostra preghiera, ma ogni domenica rimane il problema alla recita del salmo tra
le letture. Ad ogni modo qui dobbiamo prendere coscienza di ciò che fa il Signore per noi poveri (in spirito!).
Sal 146,7ss. sull’attenzione divina ai poveri, agli affamati, ai forestieri, oggi è anche grave ammonizione per
tutti noi, se non li aiutiamo.

1Tim 6,11-16
E’ un peccato saltare la lettura da 2,8 a 6,11! Vi troviamo i tentativi della chiesa primitiva, dopo la
scomparsa degli apostoli, di organizzare il personale: vescovi, diaconi, la predicazione e, dopo la categoria
particolare delle vedove, i presbiteri (5,8-22). Sembra che sia la crescita di questi ultimi ad aver fatto sparire
i diaconi; il contrario di quel che succede oggi! Anche del cap. 6 leggiamo solo le esortazioni al Vescovo; non
quelle preziose sulla ricchezza!
Lc 16,19-31
Alle mangiate dell’epulone, già condannate prima da Amos, il Vangelo aggiunge la fame del povero Lazzaro
(ma la denuncia dell’oppressione del povero, in Am 8 l’abbiamo sentita domenica scorsa). Con
l’accoppiamento, Lc sembra insinuare che una cosa è causa dell’altra. Effettivamente se le ricchezze sono
doni di Dio, trattenerle di fronte agli affamati è già una colpa, anche se fossero guadagnate debitamente col
lavoro onesto. Abbiamo letto domenica scorsa l’esortazione a distribuirle in elemosina; in 16,11 erano
dette “ricchezza ingiusta” forse proprio per questo. Però gli economisti sanno mostrare come siano proprio
le ricchezze delle multinazionali e del potere indiscriminato ed egoista a causare la povertà dei paesi poveri.
Gli immigrati danno fastidio, ma anche se non ci fossero bisogna tener conto dei paesi poveri e non solo
delle migrazioni. Una volta si parlava delle “opere di misericordia”, materiali e spirituali. Le prime sono
ancora menzionate nel grande Catechismo ufficiale (§2447) e vengono da Mt 25 e le sue varie categorie di
povertà. Le altre sono scomparse. Vale la pena, qui di ricordarle? Cioè di preoccuparsi di dubbiosi,
ignoranti, peccatori, afflitti, offensori e molesti e di pregare per vivi e morti. Quella prospettiva era ristretta
al proprio piccolo mondo di allora. Oggi non bastano quelle opere di misericordia; la prospettiva è
universale e il Papa l’ha presa in considerazione specialmente nell’Enciclica “Fratelli tutti”. Meraviglioso è
stato recentemente il suo intervento al Congresso interreligioso in Kazakistan. Abbiamo già ricordato,
domenica scorsa, lo sforzo che si sta facendo ad Assisi con giovani imprenditori ed economisti, per costruire
i nuovi pilastri mondiali della società. Sembra che questo aiuto reciproco universale sia l’unica strada
perché il mondo si salvi. Una strada molto lunga; a dir poco!

Commento alle Letture di Domenica 18 settembre 2022 a cura di Enzo Cortese

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Am 8,4-7
Amos, dal Sud, viene inviato a predicare al Nord dopo il 750 a.C. Gli Assiri, con Salmanasar V, distruggeranno Samaria e il Nord nel 721 a.C. In quel tempo la struttura sociale primitiva d’Israele era già disfatta. Prima, secondo Dt 15, ogni tribù aveva la sua zona nella Palestina e ogni clan e relative famiglie vi era stabilito dalle rispettive autorità per sei anni. Al 7°, l’anno sabbatico, ogni clan e famiglia veniva di nuovo regolata, recuperando ciò che avesse perduto o diminuendo l’eventuale, sproporzionata estensione
dell’appezzamento di terra. Così era evitato ogni egoismo o impoverimento. La causa dello sfascio della
struttura sembra la monarchia, sorta attorno al 950 a.C. Basta vedere 1Re 21, l’episodio della vigna di
Nabot: Il re Acab e la moglie cananea Gezabele si appropriano della vigna d’un cittadino, al tempo di Elia
(870 circa). Lo sfascio favorisce magari il commercio e la prosperità; si moltiplicano i ricchi ma soprattutto i
poveri. E alla fine arrivano gli Assiri (721 a.C.)! Questa è la prospettiva della predicazione di Amos, che la
liturgia ci propone preparandoci al tema di questo Vangelo sull’uso della ricchezza.

Sal 112 (nella Bibbia 113)
E’ uno dei salmi dell’Hallel pasquale. E’ scelto perché si dice che il Signore governa il mondo sollevando il
povero e la sterile. Povero e vedova sono le categorie protette nelle leggi dell’AT. Si ricorda spesso agli
Israeliti che anche loro erano stati oppressi in Egitto e che Dio li punisce se trascurano ora queste categorie.
Con esse va allargato il quadro e la nostra attenzione e carità. Queste esortazioni e minacce non sono nel
salmo, ma ammoniscono anche noi.

1Tim 2,1-8
Questo sguardo sulla preghiera della Chiesa non è solo su quella eucaristica; quest’ultima era il centro delle
preoccupazioni di Paolo ai Corinzi (1Cor 11). Qui si vede l’intento di organizzare tutta la preghiera, sia
pubblica che privata, soprattutto quella poi chiamata “liturgica”, obbligo per preti e religiosi, singoli o in
conventi e monasteri. Col Concilio s’ è riorganizzata e debitamente sfrondata: Sacrosanctum Concilium ne è
il primo documento. Si è poi tentato in particolare di lanciare tra il popolo in pubblico le lodi e i vespri, con
scarsi risultati; per lo più sono appiccicati alla messa, mentre prima almeno i vespri domenicali erano in uso.
Oggi siamo solo capaci di dire delle messe, mattino e sera, per qualunque manifestazione popolare, allegra
o triste. Oppure un rosario; che non è liturgico! Speriamo che sia ancora in uso la preghiera privata: le
orazioni di mattino e sera. Si vanno pian piano aggiungendo di nuovo altre preghiere, pubbliche o private,
rendendo già necessaria una nuova ripulitura!

Lc 16,1-13
La parabola del fattore astuto non è certo portata per favorire la disonestà nell’uso del denaro altrui, ma
per usare il proprio per i bisognosi. Nelle applicazioni della parabola il vangelo passa gradatamente da una
ricchezza (moderata) permessa se accompagnata dalla generosità per i bisognosi, alla radicale condanna
della ricchezza: non potete servire a Dio e a mammona (fine del v.13). Poi, prima di arrivare a quella della
domenica successiva (il ricco epulone) si omettono varie sentenze (vv.14-18), su cui non dobbiamo
riflettere. Ce n’è abbastanza per riflettere su quella del v.13, sia personalmente (ci avviciniamo alla festa di S. Francesco!), sia come Chiesa e sia come comportamento civile privato e pubblico. Da noi tutti si
lamentano dell’immenso debito italiano e delle troppe tasse; debito che, se non ci fosse l’enorme evasione
fiscale, potremmo cancellare abbastanza facilmente. Poi, all’occorrenza, tutti approfittano ed arraffano lo
stesso quel che c’è, pubblico o privato che sia. Ad Assisi il 24 del mese il Papa promuove i corsi per una
nuova economia e società, sulla linea dell’enciclica “Fratelli tutti”. Li seguiranno un migliaio di giovani
economisti e imprenditori. Che Dio li benedica.

Giornata dedicata ai nostri sacerdoti – SERVIZIO PER LA PROMOZIONE DEL SOSTEGNO ECONOMICO ALLA CHIESA CATTOLICA della Conferenza Episcopale Italiana 18 settembre / La Giornata Nazionale dedicata ai nostri sacerdoti

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La Giornata Nazionale permette di dire “grazie” ai sacerdoti, annunciatori del Vangelo in parole ed opere nell’Italia di oggi

8 Settembre 2022

I nostri preti sono sempre al nostro fianco. Ogni giorno ci offrono il loro tempo, ascoltano le nostre difficoltà e incoraggiano percorsi di ripresa. I nostri sacerdoti si affidano alla generosità dei fedeli per essere liberi di servire tutti. Anche noi possiamo far sentire loro la nostra presenza. Questo il cuore del messaggio che guiderà la XXXIV Giornata Nazionale delle offerte per il sostentamento dei sacerdoti che si celebrerà in tutte le parrocchie domenica 18 settembre.

La Giornata Nazionale permette di dire “grazie” ai sacerdoti, annunciatori del Vangelo in parole ed opere nell’Italia di oggi, promotori di progetti anti-crisi per famiglie, anziani e giovani in cerca di occupazione, punto di riferimento per le comunità parrocchiali. Ma rappresenta anche il tradizionale appuntamento annuale di sensibilizzazione sulle offerte deducibili. “È un’occasione preziosa – sottolinea il responsabile del Servizio Promozione per il sostegno economico alla Chiesa cattolica, Massimo Monzio Compagnoni – per far comprendere ai fedeli quanto conta il loro contributo. Non è solo una domenica di gratitudine nei confronti dei sacerdoti ma un’opportunità per spiegare il valore dell’impegno dei membri della comunità nel provvedere alle loro necessità. Basta anche una piccola somma ma donata in tanti”. 

Nonostante siano entrate in vigore nel 1989 (a seguito della revisione concordataria del 1984), le offerte deducibili sono ancora poco comprese e utilizzate dai fedeli che ritengono sufficiente l’obolo domenicale; in molte parrocchie, però, questo non basta a garantire al parroco il necessario per il proprio fabbisogno. Da qui l’importanza di uno strumento che permette a ogni persona di contribuire, secondo un principio di corresponsabilità, al sostentamento di tutti i sacerdoti diocesani.

“Le offerte – aggiunge Monzio Compagnoni – rappresentano il segno concreto dell’appartenenza ad una stessa comunità di fedeli e costituiscono un mezzo per sostenere tutti i sacerdoti, dal più lontano al nostro. La Chiesa, grazie anche all’impegno dei nostri preti, è sempre al fianco dei più fragili e in prima linea per offrire risposte a chi ha bisogno”.

Destinate all’Istituto Centrale Sostentamento Clero, le offerte permettono, dunque, di garantire, in modo omogeneo in tutto il territorio italiano, il sostegno all’attività pastorale dei sacerdoti diocesani. Da oltre 30 anni, infatti, questi non ricevono più uno stipendio dallo Stato, ed è responsabilità di ogni fedele partecipare al loro sostentamento.

Le offerte raggiungono circa 33.000 sacerdoti al servizio delle 227 diocesi italiane e, tra questi, anche 300 preti diocesani impegnati in missioni nei Paesi del Terzo Mondo e circa 3.000, ormai anziani o malati dopo una vita spesa al servizio degli altri e del Vangelo.

In occasione della Giornata del 18 settembre in ogni parrocchia i fedeli troveranno locandine e materiale informativo per le donazioni.

Nel sito www.unitineldono.it è possibile effettuare una donazione ed iscriversi alla newsletter mensile per essere sempre informati sulle numerose storie di sacerdoti e comunità che, da nord a sud, fanno la differenza per tanti. In allegato il comunicato stampa con il rendiconto della raccolta delle Offerte dal 1989 al 2021, il fabbisogno dei sacerdoti 2021 e le modalità per donare.

Per maggiori informazioni:

https://www.unitineldono.it/

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https://twitter.com/Uniti_nel_dono

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Commento alle Letture di Domenica 11 settembre 2022 a cura di don Enzo Cortese

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Es 32,7-11.13-14
Per prepararci al vangelo della pecora smarrita e del figliol prodigo, la Chiesa sceglie nella prima lettura la
storia del vitello d’oro, saltando ancora una volta parte degli argomenti dell’intercessione di Mosè (v.12).
Su Es 32 è bella, ma difficile, l’introduzione della “Bibbia di Gerusalemme”, la più diffusa, meritatamente.
Parlarne significa confondere ulteriormente chi si immagina che il racconto sia quello d’un cronista
contemporaneo degli eventi, che sarebbero avvenuti più di 3.000 anni fa. Forse è necessario, comunque,
parlarne, anche perché gli ultimi esegeti hanno moltiplicato la confusione e scompaginato l’eventuale
ricostruzione dei fatti, dicendo la storia tanto tardiva da distruggerne ogni storicità. Il racconto non era
nelle primitive versioni dei fatti (il Jahwista, del 1000 a.C. e l’Elohista nel 900); è una mescolanza, che, a
torto, si ritiene oggi posteriore al parallelo racconto di Deut 9s. Questo risale al tempo del re Giosia (640
a.C.): Mosè, prima di morire ricorda l’episodio del vitello d’oro all’Israele che entrerà nella terra santa. Ma
già i più antichi profeti scrittori ne hanno parlato: Amos e specialmente Osea, almeno un secolo prima. Si
veda Os 8,5, sul ributtante vitello di Samaria. La colpa del vitello d’oro è da sempre l’immagine del grande
scisma che ha spaccato Israele dopo la morte di Salomone, ancora nel 1000 a.C. quando Geroboamo I, per
tenere il suo popolo staccato da Giuda, fa costruire un contro-santuario a Samaria. Poi avvengono ulteriori
e conseguenti contaminazioni coi pagani, perché i re del Nord sposano donne cananee e ad un certo punto
arriva una cananea anche sul trono del Sud, Atalia (2 Re 11), da cui Giuda si libera a fatica, a metà dell’850
a.C. Il vitello d’oro, qualunque siano i fatti primitivi, diventa presto il cavallo di battaglia di tutta la
predicazione di Israele, sacerdoti e profeti, negli annuali riti di rinnovamento dell’alleanza. Anche oggi si
verifica la stessa infedeltà del popolo cristiano, di cui tutti ci lamentiamo.
Sal 50 (nelle Bibbie 51)
E’ uno dei più noti e recitati e non sono necessari i commenti. Come dice il titolo antico, è una richiesta di
perdono di Davide, dopo la colpa con Betsabea e l’eliminazione del marito. Davide, alla fine, si tiene
tranquillamente Betsabea e l’omicidio è dimenticato. E’ importante il pentimento, che dev’essere
necessariamente sincero e cambiare la vita, altrimenti è una giustificazione e un incoraggiamento alle
colpe. La nostra liturgia passa qui dal peccato collettivo, prospettiva molto opportuna, a quello individuale,
che sarà la prospettiva del vangelo.
1 Tim 1,12-17
Ci vengono proposte le due lettere di Paolo a Timoteo, fin quasi alla fine di Ottobre. Con quella a Tito sono
dette “pastorali”, perché trattano dell’organizzazione della Chiesa, alla fine dell’epoca apostolica nella sua
attività detta appunto “pastorale”. Quelle a Timote sono scritte forse tra una prima, ipotetica, liberazione
dalla prigionia di Roma, e quella definitiva. La prima lettera sembra posteriore alla seconda; la dicono
“post-paolina” ma, a prescindere dalla genuinità, è autorevole come le altre. Bisogna fissare le figure che
sostituiranno gli apostoli, per evitare i disordini della prevedibile e già sperimentata anarchia.
Lc 15,1-32
Col precedente Lc 14 è finito il tono aspro che abbiamo notato nelle domeniche precedenti e inizia quello
più dolce sulla misericordia divina per noi peccatori, tipico di Lc. Peccato, conversione e nuovi rapporti con
Dio qui sono presentati in maniera personale; non in quella collettiva ricordata nella prima lettura. Oggi
queste conversioni personali sembrano rare e tante volte sembrano impossibili, come quando uno prende
una strada sbagliata e non può tornare indietro da una nuova famiglia, irregolare. Ma nel segreto
dell’anima ci sono anche dei ritorni impossibili, con la Grazia divina. Ancor più difficile sembra una
conversione collettiva, nel mondo di oggi. Ma forse molti che si sono allontanati si accorgono tante volte,
vedendo gli eccessi e i mali dello smarrimento della società, che era meglio la strada abbandonata. Inoltre
dobbiamo tener presente che ogni domenica, anche se le chiese sono meno frequentate, una moltitudine
immensa di cristiani incontra Dio, gli chiede perdono all’inizio della Messa e tutto il mondo diventa un
popolo riconciliato