Natale 2018

Omelie nelle Messe della Notte e del Giorno
25-12-2018

Messa della Notte

C’è una antica tradizione che ci fa incontrare qui questa notte a celebrare insieme un evento fondamentale della storia umana. Anche quest’anno dobbiamo domandarci: cosa ci ha portato in questa chiesa.

Ci è chiesto anche quest’anno di capire e riscoprire il mistero della incarnazione. Il mistero di Dio che si fa carne, prende dimora tra di noi, partecipa alla nostra vita e alla nostra condizione e chiede di essere accolto.

Quello che la liturgia ci presenta è soprattutto un annuncio di gioia. L’annuncio ascoltato nel Vangelo di Luca ai pastori. E’ la gioia di una umanità che si sente accompagnata e visitata. Una umanità che non è certo mai stata abbandonata da Dio, ma ora è apparsa la grazia che porta salvezza a tutti gli uomini, come dice S. Paolo nella lettera  a Tito. Dio ci parla attraverso il Figlio e in particolare attraverso la sua incarnazione.  Con il Natale Dio entra in modo forte e definitivo nella storia degli uomini perché vi partecipa pienamente, la assume, si fa come noi per portare noi alla pienezza dell’incontro con lui, per offrirci di partecipare alla sua stessa vita divina.

Ecco perché, con il profeta Isaia,  possiamo leggere questo evento come la più grande gioia della storia. Il popolo che cammina nelle tenebre vede finalmente la luce, non è più schiavo, gli è stato donato un figlio che porta pace e diritto. Probabilmente il profeta si riferisce ad un evento accaduto nel 734 a.C., durante un assedio degli aramei. Tutto sembrava ormai perduto, il popolo era disperato, ma invece riesce a liberarsi.

Spesso anche noi ci sentiamo un popolo che cammina nelle tenebre, abbiamo paura , non riusciamo a vedere la speranza e il futuro. In un mondo in profondo cambiamento, spesso ci sentiamo incerti, ci sentiamo una società in crisi, siamo come questo popolo che cammina nelle tenebre. Ci sembra di aver bisogno di difenderci da questo mondo in trasformazione e quindi tendiamo a chiuderci nel nostro egoismo. Una società che cerca la propria felicità contro gli altri e non capisce che, invece, c’è felicità solo se si cerca il bene di tutti.  L’annuncio del Natale ci fa capire che è così.  In queste parole di Isaia ci sono i desideri più profondi dell’umanità perché pace e giustizia non rappresentano solo la lontananza dagli orrori della guerra, ma dicono la possibilità di costruire un mondo vero, veramente umano, in cui ciascuno possa esprimere la sua vocazione più profonda, che è quella di avvicinarsi all’amore di Dio. Senza amore si vive nelle tenebre e quindi nella tristezza più totale. Gli uomini soli, lontani dall’amore di Dio sono tristi.

Ecco perché oggi siamo chiamati a questo annuncio di gioia perché non più soli e non più lontani dall’amore di Dio.

La nascita di Gesù ci fa sentire una umanità accompagnata in cui la presenza di Dio è radicata nella nostra stessa natura. E’ il Dio che non va cercato perché lui per primo cerca ciascuno di noi. Ci sono persone che dicono di essere alla ricerca di Dio e affermano magari di non riuscire a trovarlo. Ma la verità è che è Dio che si rivela, è lui che entra nella nostra storia, è lui che cerca ogni persona: basta lasciarsi trovare.

La domanda vera nel giorno di Natale è: cosa questo cambia anche per me? Gli auguri, i regali, la festa sono tutti segni importanti, perché noi uomini abbiamo bisogno di segni, ma sono segni vuoti se non accompagnati da un incontro. Questo tempo di Natale è proprio il tempo dell’incontro in cui fare spazio alla presenza di Dio, una presenza che non lascia soli, che apre a una vita nuova e migliore. Possiamo anche noi camminare nella luce, ragionare con la mentalità nuova che Dio ci insegna.

 

Messa del Giorno

Abbiamo ascoltato parte del primo capitolo del Vangelo di Giovanni. Si tratta di una meditazione teologica sul Natale. Dice l’Evangelista: a quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli:  cioè un Dio che si fa uomo perché gli uomini possano partecipare alla pienezza di Dio.

Questa festa ci dice che Dio è vicino a ciascuno, ma anche che noi possiamo essere vicini a lui, capire il suo amore e imparare ad agire nella novità del suo amore.

Il Signore ha consolato il suo popolo – come dice il profeta Isaia- e anche noi possiamo imparare a camminare in modo nuovo, imparare le strade di Dio, ragionare con la mentalità nuova che Dio ci insegna.

E Dio con il Natale capovolge molte nostre idee: a noi sembra importante la forza e Dio invece ci parla di una debolezza che trasforma il mondo. Natale ci chiede di imparare ad apprezzare ciò che è debole, perché Dio si fa piccolo.

Anche noi possiamo imparare una umiltà diversa, trovare una semplicità nuova nel nostro agire, imparare ad apprezzare e proteggere chi è più piccolo e più debole.

In una società mondiale sempre più squilibrata, ci  è chiesto ancora una volta di imparare a curare, rispettare e proteggere chi non ha forza.

Papa Francesco ci invita a scoprire il servizio verso chi è più povero  come qualcosa di essenziale al nostro essere cristiani, ci invita a scoprire la gioia del vangelo che è un modo di vivere nuovo, a scoprire la forza del servizio, come Dio nascendo al mondo si mette al nostro servizio.

Intorno a noi c’è tanta povertà, quella che vediamo nelle nostre strade e nella televisione e quella che non vediamo  fatta di persone sole, ma anche di tanti bambini e ragazzi che vivono una grande precarietà e poche prospettive per la loro formazione e il loro futuro.

Dio a Natale ci chiede di camminare nella sua luce, ci chiede anche di costruire il mondo con la luce nuova di chi sa di doversi mettere a servizio. Nessuno può cambiare il mondo ed eliminare le ingiustizie, ma le scelte vere di ciascuno possono migliorarlo davvero.

Se Dio si fa piccolo e si mette a servizio dell’umanità, anche noi possiamo qualche volta farci più piccoli e porre qualche gesto di novità nei nostri comportamenti, nelle nostre scelte politiche, nelle nostre relazioni personali e imparare quella novità del servire che porta luce e gioia al mondo.