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Ieri, 21 febbraio 2020, il Santo Padre Francesco ha autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare i Decreti riguardanti

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Promulgazione di Decreti della Congregazione delle Cause dei Santi

Ieri, 21 febbraio 2020, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza Sua Eminenza Reverendissima il Signor Cardinale Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Durante l’Udienza, il Sommo Pontefice ha autorizzato la medesima Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:

– il miracolo, attribuito all’intercessione del Beato Lazzaro, detto Devasahayam, Laico, Martire; nato il 23 aprile 1712 nel villaggio di Nattalam (India) e ucciso, in odio alla Fede, ad Aralvaimozhy (India) il 14 gennaio 1752;

– il miracolo, attribuito all’intercessione della Beata Maria Francesca di Gesù (al secolo: Anna Maria Rubatto), Fondatrice della Suore Terziarie Cappuccine di Loano; nata a Carmagnola (Italia) il 14 febbraio 1844 e morta a Montevideo (Uruguay) il 6 agosto 1904;

– il miracolo, attribuito all’intercessione del Venerabile Servo di Dio Carlo Acutis, Laico; nato il 3 maggio 1991 a Londra (Inghilterra) e morto il 12 ottobre 2006 a Monza (Italia);

– il martirio dei Servi di Dio Rutilio Grande García, Sacerdote professo della Compagnia di Gesù, e 2 Compagni, Laici; uccisi in El Salvador, in odio alla Fede, il 12 marzo 1977;

– le virtù eroiche del Servo di Dio Emilio Venturini, Sacerdote diocesano, Fondatore della Congregazione delle Suore Serve dell’Addolorata; nato a Chioggia (Italia) il 9 gennaio 1842 e ivi morto il 1° dicembre 1905;

– le virtù eroiche del Servo di Dio Pirro Scavizzi, Sacerdote diocesano; nato a Gubbio (Italia) il 31 marzo 1884 e morto a Roma il 9 settembre 1964;

– le virtù eroiche del Servo di Dio Emilio Recchia, Sacerdote professo della Congregazione delle Stimmate di Nostro Signore Gesù Cristo; nato a Verona (Italia) il 19 febbraio 1888 e ivi morto il 27 giugno 1969;

– le virtù eroiche del Servo di Dio Mario Hiriart Pulido, Laico; nato a Santiago del Cile (Cile) il 23 luglio 1931 e morto a Milwaukee (Stati Uniti d’America) il 15 luglio 1964.

[00261-IT.01] [Testo originale: Italiano]

[B0116-XX.01]

Pubblichiamo il messaggio della presidenza della Conferenza episcopale italiana in vista della scelta di avvalersi dell’insegnamento della religione cattolica nell’anno scolastico 2020-2021.

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Cari studenti e cari genitori, anche quest’anno entro il 31 gennaio siete chiamati a scegliere se avvalervi o non avvalervi dell’insegnamento della religione cattolica in occasione dell’iscrizione al primo anno dei diversi ordini e gradi di scuola. Le scelte compiute a larghissima maggioranza negli oltre trent’anni anni trascorsi dalla revisione del Concordato mostrano quanto questa disciplina scolastica si ponga come un servizio educativo molto apprezzato e inducono ad un sempre maggior impegno per la sua qualità.

Nel messaggio il richiamo alla Parola come risposta alle domande di senso e fondamento non solo della fede cristiana ma della nostra cultura
Il tema del messaggio che vi indirizziamo riguarda la conoscenza e la valorizzazione dello studio della Bibbia sia da un punto di vista culturale, che storico e artistico. Da quest’anno, infatti, il periodo delle iscrizioni viene a comprendere anche la domenica che Papa Francesco ha voluto dedicare alla Parola di Dio, collocata nel mese di gennaio per assumere una valenza ecumenica nel periodo dell’anno dedicato a rafforzare i legami con gli ebrei e alla preghiera per l’unità dei cristiani (cfr. Francesco, Aperuit illis, lettera apostolica per l’istituzione della domenica della Parola di Dio, 30 settembre 2019, n. 3). Sembra inutile ricordare come la Bibbia costituisca un patrimonio culturale per tutti gli uomini; essa è stata definita il Grande Codice in cui la cultura occidentale può trovare le proprie radici, ma il suo contenuto va oltre i confini dell’Occidente e intende parlare a tutta l’umanità per avviare un confronto sul significato ultimo della vita e del mondo.

La Bibbia è patrimonio culturale per tutti gli uomini Scrive il Papa: «Non può essere per pochi privilegiati»
Scrive infatti Papa Francesco che «la Bibbia non può essere solo patrimonio di alcuni e tanto meno una raccolta di libri per pochi privilegiati. […] Spesso, si verificano tendenze che cercano di monopolizzare il testo sacro relegandolo ad alcuni circoli o a gruppi prescelti. Non può essere così» ( Aperuit illis, n. 4). Anche solo da un punto di vista culturale, la Bibbia non può rimanere sconosciuta a chiunque si ponga domande di senso e abbia curiosità per conoscere i fondamenti della nostra cultura e della fede cristiana. L’insegnamento della religione è attualmente l’unica occasione per accostare a scuola la Bibbia in maniera corretta, sistematica e approfondita. Le Indicazioni didattiche in vigore per l’insegnamento della religione cattolica dedi- cano, infatti, ampio spazio alla Bibbia, proponendone una lettura frequente, sostenuta dai più fondati criteri interpretativi oggi offerti dalla critica e dalla ricerca scientifica in proposito. Un ingiustificato pregiudizio considera il testo sacro un documento riservato alle comunità dei fedeli, ma la Bibbia, insieme ai testi delle altre “religioni del Libro”, intende parlare a tutti gli uomini.

È per questo che l’insegnamento della religione cattolica costituisce un’occasione unica per accostarsi alle pagine bibliche anche nella scuola, dove altri testi fondativi della nostra cultura sono studiati e analizzati talvolta anche minuziosamente. La storia dell’interpretazione biblica ha insegnato ad intere generazioni di studiosi i criteri con cui accostarsi a qualsiasi testo, anche a prescindere dalla sua ispirazione sacra. Un serio studio della Bibbia può quindi arricchire la cultura di ognuno.

Con fiducia e convinzione desideriamo rinnovare l’invito a volervi avvalere delle lezioni di religione cattolica, per poter essere accompagnati da insegnanti che siano guide affidabili nell’incontro con un testo che nella storia dell’umanità è paragonabile a pochi altri. Siamo sicuri che durante queste lezioni potrete trovare docenti e compagni di classe che vi sapranno accompagnare lungo un percorso di crescita umana e culturale, decisivo e fondamentale anche per il resto della vostra vita.

La scelta va fatta entro il prossimo 31 gennaio
L’insegnamento della religione cattolica (Irc) è la sola disciplina scolastica che può essere scelta o meno da famiglie e studenti. La materia viene garantita nelle scuole di ogni ordine e grado: la decisione di frequentarla o no va presa all’inizio di ciascun ciclo scolastico e ha valore automaticamente anche per gli anni successivi. Può comunque essere modificata su iniziativa della famiglia o dell’alunno entro la scadenza delle iscrizioni per l’anno successivo. Riassumendo. La scelta di far frequentare l’insegnamento va fatta da chi si iscrive al primo anno della scuola dell’infanzia, della primaria, delle medie e delle superiori. Tranne che per la scuola dell’infanzia dove si utilizza un modulo cartaceo le iscrizioni avvengono in via telematica, nel momento in cui si procede all’iscrizione online. Quest’anno ci si può iscrivere utilizzando la “rete” entro le 20 del 31 gennaio.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Sacra Famiglia – 29 dicembre 2019 (prof. Marco Forin)

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«E la pace di Cristo regni nei vostri cuori» (Col 3,15).
Il brano della liturgia di oggi, tratto dalla lettera ai Colossesi (3,12-21) contiene alcune di quelle frasi della Sacra Scrittura che paiono
particolarmente ostili se inserite nel contesto della cultura contemporanea. Si chiede alle mogli di “essere sottomesse ai mariti” e ai figli di “obbedire ai genitori in tutto”. Il testo appare inadeguato se visto con occhi moderni.
Anche le successive aggiunte non soddisfano pienamente il nostro senso di giustizia: se alle donne viene ordinata la sottomissione, ai mariti viene chiesto di amare e non trattare con durezza; similmente il compito assegnato ai padri è di non essere troppo severi con i figli. Non c’è una vera reciprocità.
Come può una lettura del genere essere d’esempio per una famiglia moderna,
già destabilizzata da un contesto sociale che tende a relativizzarla? Come si può chiedere ad una donna di essere sottomessa al marito, oppure chiedere ad un figlio obbedienza cieca? E’ necessario leggere questo testo da un altro punto di vista. Si tratta di un modo di esprimersi e di scrivere tipico del mondo antico. Brani di questo genere (chiamati “codici familiari”) si ritrovano in molti filosofi dell’antichità; il loro compito era di illustrare i rapporti tra i membri della famiglia (schiavi compresi). Ma nel nostro testo
compare una differenza abissale rispetto a tutti i paralleli antichi: qui la relazione tra un uomo e una donna, così come la relazione tra un genitore e un figlio, sono illuminate dall’amore di Cristo. L’autore della lettera ai Colossesi si adegua alla cultura dell’epoca: inserisce nella sua lettera un codice di comportamento che i suoi contemporanei potevano capire; tuttavia incardinare tutti i rapporti reciproci alla luce di Cristo è una innovazione straordinaria..
Oggi non è più possibile intendere alla lettera le indicazioni morali contenute in questo brano, occorre piuttosto capirne il senso di innovazione: la presenza
di Cristo è alla base di ogni relazione, specialmente nelle relazioni familiari.
La famiglia moderna non ha molto da spartire con la famiglia dell’antichità: i costumi e gli usi di allora erano diversi. Anche il rapporto tra Giuseppe e
Maria non è paragonabile a quello tra due coniugi del mondo moderno.
Tuttavia, ieri come oggi, come fu a Nazaret così in ogni altro posto al mondo, l’amore di Cristo dovrebbe essere il fulcro attorno al quale ruotano le relazioni e la forza innovativa che crea, fortifica e accompagna.

Per la riflessione e la preghiera
In questa settimana provo a cercare nelle relazioni con i miei famigliari o
con i miei cari lo sguardo di Cristo Signore.

II Domenica di Avvento – Immacolata Concezione – 8 dicembre 2019 (prof. Marco Forin)

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«Rispose l’uomo: “La donna che tu mi hai posto accanto mi ha dato
dell’albero e io ne ho mangiato”. Il Signore Dio disse alla donna: “Che hai
fatto?”. Rispose la donna: “Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato.”».
(Gn 3,12-13).

Quest’anno si verifica una situazione particolare: la seconda domenica di
avvento e l’8 dicembre, festa dell’Immacolata Concezione di Maria,
coincidono. Le due realtà coesistono non solo da calendario, ma anche sotto
l’aspetto più propriamente liturgico: le letture dell’una e dell’altra festività si
incroceranno così da illuminare reciprocamente il senso dei due eventi.
La prima lettura, tratta dal libro della Genesi, è la conclusione del noto
episodio in cui Adamo ed Eva mangiano il frutto dell’albero di cui Dio aveva
ordinato di non mangiare. Interrogati sul gesto compiuto, schivano
l’assunzione di responsabilità che Dio vorrebbe da loro scaricando la causa
del loro atto l’uno sull’altro: l’uomo verso la donna, la donna sul serpente.
L’atto compiuto dai due (e dal serpente) genera un triplice intervento punitivo
da parte di Dio: il lavoro per l’uomo diventerà duro, la donna partorirà nel
dolore, il serpente sarà maledetto tra il bestiame. Secondo il racconto, il gesto
dei progenitori è all’origine dello stato di disarmonia dell’uomo nel creato che
si contrappone all’armonia cui Dio lo aveva predestinato, armonia ben
descritta solo qualche versetto prima: «Il Signore Dio prese l’uomo e lo pose
nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. […] Ora tutti e due
erano nudi, l’uomo e sua moglie, e non provavano vergogna». (Gn 2,15.24).
All’episodio di Genesi fa da contraltare la narrazione dell’evangelista Luca
dove Maria si abbandona al progetto salvifico di Dio: l’angelo le annuncia
che lei diverrà madre e le impone il nome del figlio, Gesù. In quel nome è
ricapitolato tutto il significato della storia della salvezza: Dio Salva! Se
l’uomo non è in grado di sopportare l’ambizione del progetto originale che
Dio ha da sempre su di lui, ecco che Dio stesso gli viene in aiuto: il suo
amore è troppo grande per permettere che l’uomo si allontani ulteriormente
dalla sua origine. Al Dio che punisce la disobbedienza dell’uomo, si oppone e
si sovrappone un Dio amorevole, che vuole che l’uomo torni a condurre una
vita in armonia nel creato, nei rapporti tra esseri umani, al Suo cospetto. La
festa dell’Immacolata ci richiama a volgere lo sguardo su quella piccola
donna che Dio stesso ha scelto come immagine culmine dell’armonia
originaria cui ognuno e ciascuno è destinato fin dall’origine del mondo.

Per la preghiera e la riflessione:
Nei progenitori è riflessa l’immagine dell’umanità che non ascolta la parola
di Dio, in Maria l’ascolto e la speranza manifestano il loro culmine umano.

ACQUI TERME LA SERATA DEGLI AUGURI DI NATALE CON IL SERRA CLUB

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Per l’appuntamento di dicembre, tradizionalmente dedicato allo scambio degli auguri natalizi, i soci del Serra Club hanno scelto la chiesa di S. Antonio che si trova, nel quartiere della Pisterna nel cuore di Acqui.

L’appuntamento per i soci, i loro famigliari e gli amici è mercoledì 11 dicembre alle 19,15 per partecipare alla S. messa che verrà concelebrata dal vescovo e cappellano del nostro Club, mons. Luigi Testore, con don Giorgio Santi parroco dell’unità pastorale “S. Guido”  di Acqui Terme, don Domenico Pisano vice cappellano del Serra Club, don Giovanni Falchero direttore della Caritas,  dagli altri Sacerdoti e  Diaconi presenti.  

La s.Messa sarà impreziosita dai canti del gruppo “Gli amici del Don”.  

Al termine della s. Messa la breve presentazione e l’ingresso dei nuovi soci. La serata si concluderà con la conviviale che si svolgerà nei locali della Mensa della Fraternita “Mons. Giovanni Galliano” e con lo scambio degli auguri per le imminenti festività natalizie.

 

XXXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) 24 novembre 2019 – Solennità di Nostro Signore Cristo Re (commento del prof. Marco Forin)

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+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».
Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».
E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

«Vennero tutte le tribù d’Israele da Davide a Ebron, e gli dissero: “Ecco noi
siamo tue ossa e tua carne”». (2Sam 5,1).
«Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e
dicevano: “Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso”». (Lc 23,36-37).
Alla conclusione dell’anno liturgico, l’ultima domenica del tempo ordinario è
consacrata alla celebrazione di Cristo re dell’universo. E’ suggestivo il
contrasto tra le letture di questa domenica: nella prima il re Davide riceve i
capi delle tribù di Israele che lo riconoscono come capo e lo consacrano.
Significativa l’immagine con cui i capi di Israele si proclamano devoti a
Davide: «Ecco noi siamo tue ossa e tua carne» che sembra indicare un
legame eterno tra il popolo e suo futuro re. In contrasto a Davide, Gesù è
crocifisso e schernito dai soldati; addirittura è compatito dal ladrone a fianco
che ne ha pietà nonostante la scritta sopra la sua croce indichi come motivo
della condanna che egli è “il re dei Giudei”. Due regni sono a confronto: da
un lato il regno di Davide, re scelto e amato da Dio, amato dal suo popolo
nonostante tutte le sue gesta non sempre lodevoli. Dall’altro l’uomo giusto, il
vero figlio di Dio, posto su un trono che poco ha di invidiabile. I due re che
hanno in comune la dinastia (Gesù è discendente della famiglia di Davide)
non hanno in comune il destino perché il primo regna mentre il secondo
muore condannato in croce: se ci fermassimo qui il quadro sarebbe
sconfortante. Ma c’è un dopo che consacra appieno questi eventi. La dinastia
regale di Davide risulta presto sconfitta e il regno che lui guida non
sopravvive e alla stagioni della storia. Il popolo ebraico viene disperso e
soffre per secoli fino agli epiloghi tragici che la storia ci ha consegnato. Gesù,
invece, dal tetro trono della croce viene posto nel sepolcro ma da lì risorge e
salva per sempre l’uomo. Quale dunque tra i due è il vero re? Entrambi, in
realtà. Il primo è il re Davide: uomo tra gli uomini e come tale amato e scelto
da Dio. Egli, nelle sue piccolezze e debolezze, accetta la storia che gli viene
posta davanti e la affronta al meglio delle sue possibilità, a volte con
sapienza, altre con furbizia, altre in modo fallimentare. Davide è il figlio
dell’uomo, peccatore ma amato da Dio. Gesù invece è il figlio dell’uomo e
figlio di Dio, re per condanna e disprezzato dal mondo; nonostante questo
ama proprio l’uomo peccatore e lo salva da un destino di gloria apparente.
Entrambi sono re: se in Gesù ogni essere vivente è salvato per sempre nella
gloria di Dio, nella regalità caduca di Davide è presente ogni uomo salvato
da Cristo e in Cristo chiamato ad essere sacerdote, re, profeta.

Per la preghiera e la riflessione
Gioisco per la gloria regale che il Signore Gesù mi ha donato.