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La fiducia di un impegno È disponibile on line il “Rendiconto 2018 dell’8xmille alla Chiesa cattolica”

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È disponibile online all’indirizzo rendiconto8xmille.chiesacattolica.it “Benvenuto nel Paese dei Progetti Realizzati”, il “Rendiconto 2018 dell’8xmille alla Chiesa cattolica”. Si tratta di un sito in cui è possibile consultare in maniera accessibile – anche da mobile – e organica il quadro complessivo delle destinazioni dell’8xmille a favore della Chiesa Cattolica.

“Non che finora fosse mancato lo sforzo di rendere conto delle risorse che i cittadini destinano alla nostra Chiesa”, spiega il Segretario Generale della CEI, Mons. Stefano Russo. Questo rinnovato sforzo va proprio nella direzione, ribadita all’unanimità dall’Assemblea Generale dei Vescovi italiani anche nel 2016, di “ordinare in modo più preciso e maggiormente efficace ai fini della trasparenza amministrativa la procedura da seguire per la ripartizione nell’ambito diocesano delle somme provenienti annualmente dall’8xmille”. Alla gestione onesta e proficua garantita dai ministri ordinati e dai laici che li affiancano, devono sempre più corrispondere – prosegue Mons. Russo – “l’attenzione per una comunicazione trasparente e da tutti verificabile: quando ciò avviene la Chiesa ne guadagna in credibilità e partecipazione”.

Nel Rendiconto on line, afferma l’economo della CEI, Mauro Salvatore, che ha curato la pubblicazione, “si trovano innanzitutto i numeri, in relazione alle tre fondamentali finalità per cui viene speso l’8xmille: le esigenze del culto e della pastorale, il sostentamento del clero e i molteplici interventi caritativi nelle diocesi, a livello nazionale e nel mondo intero”.

Quello della trasparenza, rimarca Salvatore, è “un dovere, sia a livello nazionale che a livello diocesano. I cittadini italiani che firmano per la Chiesa cattolica hanno l’esigenza di capire come questi fondo vengono impiegati e noi intendiamo farlo nel modo più trasparente, fino all’ultimo centesimo”.

Info: amministrazione@chiesacattolica.it

XXXIII Domenica del Tempo Ordinario Anno C – 17 novembre 2019 (prof. Marco Forin)

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«[…] io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non
potranno resistere né controbattere». (Lc 22,15).
Nel Vangelo di questa domenica troviamo una potente affermazione di Gesù.
Analizziamola in due passi. Il primo è relativo al contesto in cui è collocata:
si tratta di un discorso apocalittico dove si preannunciano segni, sventure e persecuzioni nei confronti dei cristiani. E’ verosimile che al tempo della stesura del Vangelo di Luca già fossero in atto persecuzioni a carico dei cristiani e che l’evangelista facesse riferimento a esperienze concrete di falsi profeti che preconizzavano la venuta dei tempi ultimi. Di fronte a queste
realtà – da un lato persecutorie, dall’altro ideologicamente fuorvianti –
possiamo immaginare che la comunità cristiana richiamasse alcune
affermazioni del Gesù storico applicandole alle situazioni contingenti. Questa frase in particolare sembra fatta apposta per la situazione: i cristiani increduli
di fronte a persecuzioni discriminatorie o non sufficientemente preparati per affrontare le prime eresie, avrebbero ricevuto le parole necessarie per controbattere ai persecutori e contrastare gli errori di dottrina. E in effetti
così fu: gli atti dei martiri dei primi secoli conservati dalla tradizione e gli stessi Atti degli Apostoli confermano come i cristiani delle origini seppero fronteggiare con forza le avversità di quegli anni. Il secondo passo per capire la frase è relativo alla terminologia utilizzata: il concetto di “parola” (ad
essere precisi nel testo originale compare per metonimia “bocca”) nella
tradizione biblica ebraica e cristiana ha una grande quantità di sfumature.
L’aspetto fondamentale riguarda la potenza creativa della parola. Due
semplici esempi: in primo luogo ricordiamo le pagine del libro della Genesi in cui dalla bocca di Dio esce la parola “sia” seguito da qualcosa (la luce, l’asciutto, gli animali, l’uomo…); quanto detto, semplicemente, avviene!
D’altra parte ripensiamo all’epopea incarnativa del Verbo, il prologo del
vangelo di Giovanni, dove la parola di Dio (il Verbo) si rende carne nella
storia in Gesù Cristo e salva l’uomo. Quando si fa riferimento al concetto di parola non si può prescindere da questi richiami fondamentali. Gesù promette ai suoi discepoli la parola; provenendo da Dio, se illuminata dallo Spirito (“parola di sapienza”), non può che essere performante, creativa, salvifica. Il credente che parla francamente e ispirato da Dio ha dunque un potere immenso donato da Gesù: quello di parlare con la stessa sua parola foriera di salvezza. Che responsabilità!

Per la preghiera e la riflessione
Lasciamo che le nostre parole

17 novembre. Giornata mondiale dei poveri, persone a cui andare incontro

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RIcorre per la terza volta l’appuntamento voluto da papa Francesco che nel suo messaggio auspica: «Per un giorno lasciamo in disparte le statistiche; i poveri non sono numeri a cui appellarsi per vantare opere e progetti». La povertà più grave è quella di relazioni. La speranza si accende con l’incontro personale e il dialogo, autenticoe rispettoso
«La speranza dei poveri non sarà mai delusa». Viene dalle righe di un salmo il titolo del messaggio di papa Francesco per la terza Giornata mondiale dei poveri che la Chiesa celebra domenica 17 novembre, ultima domenica del tempo ordinario prima della chiusura dell’anno liturgico con la domenica di Cristo Re. Nel suo messaggio il Papa ricorda come «nella vicinanza ai poveri, la Chiesa scopre di essere un popolo che, sparso tra tante nazioni, ha la vocazione di non far sentire nessuno straniero o escluso.