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XXIX Domenica T.O. – Anno B – 17 Ottobre 2021 (prof. Marco Forin).

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«Cosa volete che io faccia per voi?» (Mc 10,36).
La Bibbia è parola di Dio, parola viva e vera, disponibile per l’oggi
dell’uomo, tuttavia ci sono testi che ci risultano ostici, difficili da intendere e
da incarnare nella nostra realtà quotidiana. Altri testi, invece, sono – a dir poco – una luce sul mondo contemporaneo, al punto da sembrare quasi una profezia o una prefigurazione. E’ proprio il caso di questo nostro testo
evangelico i cui contenuti sono certamente applicabili alla nostra società.
Siamo verso la fine dell’esperienza terrena di Gesù e i suoi discepoli, in
particolare quelli che sono più vicini a lui, cercano da Gesù la soddisfazione
di un desiderio assolutamente non congruente con la sua predicazione. Infatti,:mentre Gesù parla di sottomissione, di servizio e amore per il prossimo, i discepoli si preoccupano del “cadreghino”, cioè di quale posto avrebbero
occupato accanto a Gesù nel regno dei cieli. Si tratta di una preoccupazione
indubbiamente effimera, a cui Gesù risponde senza timore che ciò che egli
può loro garantire non è un posto nel regno bensì solo le tribolazioni che
derivano dalla sequela. L’attualizzazione del brano è presto fatta: quanti;uomini e donne di oggi, si preoccupano più della poltrona che occupano (o:vorrebbero occupare) piuttosto che dell’essere persone la cui dirittura morale:possa splendere di fronte agli altri uomini? L’ambizione di occupare posti di
rilievo, dirigenziali, ambìti e rispettati per farsi un nome che valga qualcosa, è talmente radicata nella società moderna che molto spesso le famiglie spronano i figli a forzare il proprio il proprio percorso di formazione – ed eventualmente a prevaricare gli altri – per poter essere i migliori e i primi in
ogni ambito. Non sempre le stesse famiglie si preoccupano degli altri aspetti della crescita, quello morale e quello spirituale della prole. Non è questo il modello di vita proposto da Gesù. Certamente ricoprire incarichi prestigiosi; non può essere considerato per sé un fatto malvagio, tuttavia il punto focale
della nostra ricerca di realizzazione piena della nostra vita dovrebbe ruotare attorno al nostro prossimo. Gesù ci insegna che il modello cui occorre ispirarsi per ottenere il successo è mettersi al servizio del prossimo con atteggiamento amorevole e disponibile; essere tra coloro che servono, non tra i serviti, lottando contro il desiderio umano di affermazione egoistica. Infatti
Gesù stesso la scala gerarchica dei valori chiedendo ai suoi discepoli di
essere i primi a servire il prossimo: questa è la via che li può portare a
conquistare con fatica il primo posto nel regno dei cieli. Egli stesso ha
seguito questa strada fino all’estremo sacrificio della croce.

Per la preghiera e la riflessione
Il mio bene è anche nel bene del mio prossimo.

APERTURA DELLA FASE DIOCESANA DEL SINODO

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Domenica 17 ottobre alle ore 18 in Cattedrale con la liturgia eucaristica verrà ufficialmente  aperto il Sinodo nella sua fase diocesana. Il cammino sinodale delle Chiese in Italia ha preso avvio con l’Assemblea Generale della CEI nel maggio scorso.

La parola Sinodo non è del tutto sconosciuta, anche a chi non è cultore di storia della Chiesa, perché da tempo risuona come impegno che Papa Francesco desidera affidare alle Chiese. Papa Francesco, a partire dal Discorso al Convegno nazionale di Firenze del 10 novembre 2015, ha indicato all’Italia lo stile sinodale come metodo per vivere un’esperienza ecclesiale umile e disinteressata, nella logica delle Beatitudini. Papa Francesco è intervenuto più volte sulla sinodalità, delineandone ragioni, finalità e modalità di fondo e insistendo sull’ascolto «dal basso», attraverso la consultazione capillare del Popolo di Dio, per intercettarne il «senso di fede», in un dialogo costante con il Magistero. In un passaggio importante del discorso tenuto ai fedeli della Diocesi di Roma nello scorso settembre, il Papa ammoniva a non considerare il sinodo  come il capitolo di un trattato di ecclesiologia e tanto meno una moda, uno slogan o il nuovo termine da usare o strumentalizzare. Egli diceva: “No! La sinodalità esprime la natura della Chiesa, la sua forma, il suo stile, la sua missione. E quindi parliamo di Chiesa sinodale, evitando, però, di considerare che sia un titolo tra altri, un modo di pensarla che preveda alternative. Non lo dico sulla base di un’opinione teologica, neanche come un pensiero personale, ma seguendo quello che possiamo considerare il primo e il più importante “manuale” di ecclesiologia, che è il libro degli Atti degli Apostoli”. Nel frattempo il Papa ha convocato la Chiesa universale ad un Sinodo che metterà al centro proprio la sinodalità, partendo dalla consultazione dell’intero Popolo di Dio.  È stato approntato un crono-programma che si distende per l’intero quinquennio 2021-2025. Il cammino sinodale italiano si inserirà nel percorso tracciato dal Sinodo universale. Il biennio iniziale sarà il biennio dell’ascolto (ottobre 2021 – aprile 2022), ovvero una fase narrativa che raccoglierà in un primo anno i racconti, i desideri, le sofferenze e le risorse di tutti coloro che vorranno intervenire, sulla base delle domande preparate dal Sinodo dei Vescovi su “partecipazione, comunione e missione”.  Il biennio iniziale sarà quindi completamente dedicato alla consultazione di tutti coloro che vorranno partecipare: alle celebrazioni, alla preghiera, ai dialoghi, ai confronti, agli scambi di esperienze e ai dibattiti. Più che attendersi ricette efficaci o miracoli dal documento sinodale finale, che pure si auspica concreto e coraggioso, siamo certi che sarà questo stesso percorso di ascolto del Signore e dei fratelli a farci sperimentare la bellezza dell’incontro e del cammino, la bellezza della Chiesa. Sarà un evento nel quale le nostre comunità cercheranno di porsi “in uscita”, favorendo la formazione di gruppi sinodali non solo nelle strutture ecclesiali e negli organismi di partecipazione (consigli presbiterali e pastorali), ma anche nelle case, negli ambienti di ritrovo, lavoro, formazione, cura, assistenza, recupero, cultura e comunicazione. Gli operatori pastorali, coordinati dai presbiteri e diaconi, con i supporti che provengono dalle diocesi, dalle circoscrizioni regionali e dalla CEI, sono invitati a porsi al servizio di questa grande opera di raccolta delle narrazioni delle persone: di tutte le persone, perché in ciascuno opera in qualche misura lo Spirito; anche in coloro che noi riterremmo lontani e distratti, indifferenti e persino ostili.

Seguirà una fase sapienziale, nella quale l’intero Popolo di Dio, con il supporto dei teologi e dei pastori, leggerà in profondità quanto sarà emerso nelle consultazioni capillari (2023- 24). Un momento assembleare, nel 2025, cercherà di assumere alcuni orientamenti profetici e coraggiosi, da riconsegnare alle Chiese nella seconda metà del decennio.

Il cammino che sta per iniziare per la nostra Chiesa è sì impegnativo, ma è una grande occasione per vivere uno stile, un modo di essere con cui la Chiesa desidera porre la sua missione nel mondo, per giungere a prendere decisioni pastorali che riflettano il più possibile la volontà di Dio, fondandole sulla voce viva del Suo popolo.

 

 

Notizie dalla Curia

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Atti del vescovo diocesano, SER mons. Luigi Testore:

– 29 settembre 2021 con decorrenza immediata, nominato il rev. sacerdote Domenico Pisano assistente spirituale della sezione diocesana dell’Associazione OFTAL (Opera federativa trasporto ammalati a Lourdes). Suo compito è coadiuvare il Delegato vescovile per l’OFTAL e accompagnare spiritualmente ammalati e anziani che partecipano ai pellegrinaggi e alle altre iniziative dell’Associazione;

– 1 ottobre con decorrenza immediata, modifica della composizione della Comunità pastorale “Papa san Giovanni XXIII” con “l’uscita” della parrocchia con sede in Rivalta Bormida (AL). La modifica si è resa necessaria in quanto le tre parrocchie che componevano la comunità non hanno più in comune lo stesso parroco, presupposto necessario per l’esistenza di una comunità pastorale. Dal 1° ottobre, infatti, a Rivalta B. è parroco il rev. sacerdote Gian Paolo Pastorini, nominato in sostituzione del rev. sacerdote Eugenio Gioia che continua il ministero di parroco nelle altre due parrocchie.
La comunità pastorale risulta, quindi, composta dalle parrocchie con sede in Sezzadio (AL) e Castelnuovo Bormida (AL);

– 6 ottobre con decorrenza immediata, a seguito della rinuncia del rev. sacerdote Giambattista Giacchero,
nominato incaricato diocesano per la FACI (Federazione tra le Associazioni del clero in Italia) il cancelliere vescovile, rev. sacerdote Gianluca Castino.

XXVIII Domenica T.O. – Anno B – 10 Ottobre 2021 (prof. Marco Forin)

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«Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò». (Mc 10,).
Credo che molti di noi, almeno una volta nella vita, si siano sentiti come il
giovane ricco: pieni di buona volontà, disponibili alla sequela di Cristo,
operosi nel rispetto delle leggi divine ma sconsolati di fronte a richieste più
esigenti che ci vengono fatte. Il giovane uomo che si presenta ai piedi di Gesù
è certamente una persona perbene. Lo si capisce da molti dettagli. Un primo
elemento è il fatto che sia il giovane stesso ad avvicinarsi a Gesù: questo
gesto indica un desiderio di ricerca profondo che smuove il giovane e lo
avvicina alla fonte della verità. Quando poi si trova di fronte all’autorità
pubblicamente riconosciuta del maestro, il giovane si pone in ginocchio ai
suoi piedi con umiltà e in attesa di risposte ai suoi dubbi; non siamo di fronte
ad un gesto puramente formale ma sentito e vero. Egli si rivolge infine a
Gesù chiamandolo “maestro buono”, ulteriore indizio di un atteggiamento
intimamente devoto nei confronti del maestro. La domanda del giovane è
chiara: egli chiede che cosa deve fare per ereditare la vita eterna. La prima
risposta di Gesù non è molto distante da quello che il giovane sapeva già: in
sostanza praticare i comandamenti. Al giovane, desideroso di crescita
spirituale e volenteroso nell’agire, manca però ancora qualcosa: in quel suo
agire secondo la legge c’è una voragine che non riesce a colmare e ha dunque
bisogno di altri stimoli e di informazioni che lo rendano più stabile nel
cammino di fede. Ciò che incontra in Gesù è molto di più di una semplice
indicazione di comportamento: il giovane si trova di fronte ad uno sguardo di
amore che non ha eguali. Il vangelo è chiaro: Gesù lo amò. Solo in forza di
quello sguardo Gesù può permettersi di chiedere al giovane di abbandonare
tutto e seguirlo perché è l’amore infinito di Dio per l’uomo che in Gesù
prende volto e si rende concreto. Questo tipo di amore non può che
interrogare, sconvolgere, scombussolare le coscienze. Solo il cuore sordo di
chi non vuole cambiare rimane indifferente a quello sguardo amorevole. Il
giovane se ne va, triste. Cosa abbia fatto dopo non ci è dato di saperlo e non è
importante. Ciò che conta è comprendere che quello sguardo di amore lo ha
cambiato, lo ha interrogato e ha messo in crisi le certezze della sua vita. Ci
sono brani del vangelo, questo è uno di quelli, di fronte ai quali è difficile
rimanere indifferenti. Il testo di oggi, uno dei più commentati, letti e pregati
della storia del cristianesimo, mette in gioco in modo profondo e critico il
nostro modo di essere credenti e discepoli di Gesù. Allora lasciamoci
interrogare da queste preziose parole e da quel profondo sguardo di amore.
Per la preghiera e la riflessione
Accogliamo lo sguardo d’amore di Gesù.

Notizie dalla Curia

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S.E. Mons. Luigi Testore, Vescovo della Diocesi di Acqui
con decorrenza 1 ottobre ha nominato il rev. sacerdote don Gian Paolo Pastorini parroco della parrocchia “S. Michele Arcangelo” in Rivalta B., in seguito alla rinuncia all’ufficio di parroco di detta parrocchia da parte del rev. sacerdote Eugenio Gioia, rinuncia accettata dal Vescovo con decorrenza 1 ottobre.
Don Pastorini continuerà il suo ministero di parroco della parrocchia con sede in Carpeneto;

XXVII Domenica T.O. – Anno B – 3 Ottobre 2021 (prof. Marco Forin)

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«Lasciate che i bambini vengano a me». (Mc 10,14).
Il nodo tematico di partenza del vangelo di oggi è la perfidia degli
interlocutori di Gesù che si erano recati dal Maestro per “metterlo alla
prova”: sono uomini che interrogano per cogliere in fallo. Ciononostante
Gesù sa ricavarsi lo spazio necessario per un importante approfondimento
scritturistico e sviscera in modo adeguato ed interlocutorio i brani della legge in cui si tratta del divorzio (tema suscitato dai suoi oppositori). I testi
vengono citati e spiegati illuminando di luce nuova un precetto dell’antica
legge divina. Con una netta cesura Marco passa poi a raccontare di un
episodio relativo al rapporto tra Gesù e le folle: gli vengono portati dei
bambini che Gesù accarezza. I discepoli preferiscono evitare che il maestro perda tempo coi piccoli, allora considerati di scarso valore sociale. Ma Gesù intende lasciarsi avvicinare dai bambini, ne prende uno in braccio e pronuncia la famosa frase. Il bambino è per antonomasia l’essere che ha il
cuore maggiormente disposto all’accettazione e alla condivisione, alla fede nelle spiegazioni che gli vengono fornite. Ciò che noi spesso indichiamo come ingenuità infantile è preso in questo detto come modello di esempio da parte di Gesù. Iniziamo dunque a scorgere una articolazione tra le due parti del testo: consiste nel confronto impari tra la malizia dei primi interlocutori,
adulti e l’ingenuità dei secondi, bambini. Sono questi ultimi ad avere il giusto atteggiamento per possedere il regno di Dio mentre i primi si
arrovellano nella loro malizia. L’invidiabile purezza del bambino, un cuore di bimbo, è una conquista e non uno stato di ingenuità da cui emanciparsi. Anzi,
Gesù sembra dirci che lo stato da cui dovremmo emanciparci è quello della
nostra presunzione, quello dell’essere pieni di sé: come gli interlocutori della prima parte del racconto, spesso ci rivolgiamo a Dio con la certezza di
conoscere già le risposte e di avere già pienamente compreso tutto ciò che c’è da comprendere. Non è così: portiamo dentro solo scorie e presunzione mentre tentiamo Dio con lo stesso spirito di quegli uomini della prima parte
del racconto. In dimensione evangelica il fanciullo risulta vincente perché ha il cuore capiente, non ancora oberato delle scorie dell’autoreferenzialità.

Per la preghiera e la riflessione
Mi rivolgo in preghiera a Gesù con il cuore di un bimbo.

INTENZIONI DELL’ APOSTOLATO DELLA PREGHIERA – MESE DI OTTOBRE 2021

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Cuore divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, madre Tua e della Chiesa, in unione al sacrificio eucaristico, le preghiere,le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria di Dio nostro Padre. Amen!

Intenzione del Papa:

Preghiamo affinchè ogni battezzato sia coinvolto nell’evangelizzazione, disponibile alla missione, attraverso una testimonianza di vita che abbia il sapore del Vangelo.

Intenzione dei Vescovi:

Perchè la nostra società trovi e sviluppi forme nuove di promozione e tutela delle categorie più deboli ed indifese.

Intenzione per il clero:

Cuore di Gesù, missionario dell’Amore, sostieni tutti i Tuoi ministri, perchè possano essere missionari in ogni parte del mondo di senso e speranza.