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XIV domenica T.O. – Anno A – 5 luglio 2020 (prof. Marco Forin)

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“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”. (Mt
11,28).
“Ho bisogno di una vacanza”. Quante volte abbiamo sentito o detto questa
questa frase? Il Vangelo di questa domenica, in un certo senso, ci insegna
come “andare in vacanza”.
In questa breve raccolta di detti, Gesù ci dice che le cose spirituali sono state
rivelate dal Padre ai piccoli e tenute nascoste ai sapienti. Si tratta di parole
che chiedono un atteggiamento spirituale difficilissimo da attuare: il mondo
che ci circonda non ha spazio per i piccoli. Il pensiero di Gesù è rivolto agli
ultimi della società, agli emarginati, ai bambini se si pensano così come erano
intesi nel mondo di allora: persone di secondaria importanza, senza alcun
diritto, senza alcuna rilevanza sociale. Sovente nei Vangeli e nell’Antico
Testamento torna il riferimento a queste categorie: gli ultimi e i poveri che
agli occhi del mondo sono emarginati, sono invece preziosi agli occhi di Dio.
Gesù dice esplicitamente che la saggezza che viene dai cieli è rivelata a loro,
non ai sapienti. Gesù insiste su questo punto: la sapienza che viene dal cielo
non è frutto di una ricerca, per quanto onesta e devota oppure
accademicamente ineccepibile: il Padre illumina gratuitamente il cuore dei
suoi fedeli, in modo particolare quello dei più piccoli e degli umili.
La Chiesa è piena di esempi di umili illuminati dalla luce di Dio: Madre
Teresa di Calcutta, San Francesco, Teresa di Lisieux, giusto per citarne
alcuni. E come loro, tanti uomini e tante donne sconosciuti ai più hanno
saputo appoggiare il loro capo sul petto di Gesù per stare in silenzio e
ascoltare queste cose che il Padre ha voluto rivelare ai piccoli.
Ecco allora, tornando metaforicamente alle vacanze, che il primo luogo dove
cercare il riposo vero è dentro noi stessi, facendo sì che la vera fonte di
ristoro sia Gesù. Egli ci invita ad andare da Lui, fonte di vera vita, fonte di
vero riposo. Per quanto sia piacevole una vacanza e spesso meritata, non
illudiamoci che uno svago solo esteriore possa rincuorarci o darci serenità
anche interiore, quando, invece, l’unica serenità interiore non può che venire
da Dio. L’invito di Gesù: «venite da me voi che siete affaticati ed oppressi»
risuona come l’unica vera fonte di serenità e ristoro del proprio vivere
quotidiano, anzi della propria intera esistenza. Come fonte di acqua viva,
come pascolo su cui riposare, cerchiamo umilmente nel Maestro il vero
riposo del nostro affaccendato cuore.

Per la preghiera e la riflessione
In questo periodo estivo cerco più intensamente il ristoro interiore che viene da Dio.

Notizie dalla Curia

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Aggiornamento.

– con decorrenza 28 giugno –  a seguito della rinuncia di don Pasquale Ottonello – don Valens Sibomana nominato amministratore parrocchiale di “S. Ambrogio” in Spigno Monferrato (AL), “S. Michele Arcangelo” in Malvicino (AL), “S. Nicolao” in Mombaldone (AT) e “S. Pietro Apostolo” in Pareto (AL); trasferito dalle parrocchie di Cairo M.;

– a seguito del trasferimento di don Valens don Mirco Crivellari nominato parroco di “S. Lorenzo Martire” e “Cristo Re” in Cairo M. (finora parroco moderatore);

– don Giovanni Falchero nominato Legale rappresentante delle parrocchie “S. Ambrogio” in Spigno Monferrato (AL), “S. Michele Arcangelo” in Malvicino (AL), “S. Nicolao” in Mombaldone (AT) e “S. Pietro Apostolo” in Pareto (AL)

INTENZIONI DELL’ APOSTOLATO DELLA PREGHIERA – LUGLIO 2020

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Cuore divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, madre Tua della Chiesa, in unione al sacrificio eucaristico, le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria di Dio nostro Padre. Amen!

Intenzione del Papa

Preghiamo affinchè le famiglie di oggi siano accompagnate con amore, rispetto e consiglio.

Intenzione dei Vescovi

Perchè in questo tempo estivo possiamo trovare luoghi e spazi di silenzio, ascolto, servizio e coltivare relazioni più distese.

Intenzione per il clero

Cuore di Gesù, nel mese che ricorda S.Ignazio di Loyola, infiamma del Tuo amore il cuore dei Tuoi sacerdoti, perchè possano essere guide illuminate per consolare le anime.

XIII domenica T.O. – Anno A – 28 giugno 2020 (prof Marco Forin)

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«Chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato». (Mt 10,40)
Il racconto della ricca donna di Sunem che accoglie il profeta Eliseo è caratterizzato da una particolare afflato devozionale da parte della donna nei confronti del profeta. Certamente Eliseo deve essere stato un profeta noto al suo tempo. La donna si preoccupa innanzitutto di rifocillarlo ogni volta che
passa di lì, poi addirittura fa costruire un ampliamento della sua casa per poterlo ospitare. La donna non domanda nulla per se stessa o per la sua famiglia, tuttavia il profeta si sente in dovere di sdebitarsi e le profetizza,
come nella migliore tradizione biblica, la nascita di un figlio. Si noti che i due atti non sono in proporzione tra di loro: al gesto ospitale della donna (quasi
un dovere per i popoli dell’epoca) corrisponde una benedizione vera e propria, la nascita di un figlio: in senso etimologico molti studiosi fanno risalire il concetto ebraico di benedizione alla capacità di generare vita, sia essa umana o animale. Naturalmente la benedizione/generazione è un atto che trova la sua origine in Dio stesso. Anche nel Vangelo di oggi troviamo il tema dell’accoglienza. E’ inserito in una serie di detti molto duri di Gesù ma sembra che proprio il riferimento all’accoglienza possa contribuire a comprendere il contesto. Innanzitutto si noti che vi è una relazione tra l’accogliere le persone (nello specifico parla dei discepoli che predicano, poi
dei profeti, dei giusti e dei bambini) e l’accoglienza di Gesù: chi accoglie
Gesù accoglie il Padre. I detti duri della prima parte possono essere compresi in questo modo: non si tratta di rifiutare qualcuno per seguire Gesù bensì di
imparare ad accoglierlo riconoscendo nel prossimo una strada per giungere al Padre rimanendo consapevoli che è lui la meta definitiva. La strada che Gesù
indica sembra dura, esclusiva nel senso proprio della parola, perché sembra chiedere assolutezza nel seguirlo senza se e senza ma. Per certi versi è vero, tuttavia si tratta di esclusività dolce che può e spesso deve passare attraverso il prossimo per incontrare Gesù.
La donna di Sunem che accoglie il profeta ne riceve la benedizione che è segno della presenza di Dio. Gesù ci indica la necessità di accogliere lui stesso presente negli altri, per giungere al Padre.

Per la preghiera e la riflessione.
In che modo so accogliere Gesù attraverso l’accoglienza del prossimo?

Notizie dalla Curia

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Atti del Vescovo S.E. mons. Luigi Testore con decorrenza 19 giugno:

ha proceduto all’ampliamento della Comunità pastorale “Santa Maria Regina dei Martiri” con l’aggiunta della parrocchia con sede in Bergamasco in quanto sono stati nominati parroco e vice parroco rispettivamente i sacerdoti Claudio Montanaro e Felice Sanguineti ai quali continua ad essere affidata la cura pastorale delle confinanti parrocchie appartenenti alla medesima comunità pastorale;
ha proceduto, altresì, all’ampliamento della Comunità pastorale “San Giuseppe Marello – Langa in Cammino” con l’aggiunta delle parrocchie con sede in Cessole e Loazzolo in quanto per queste parrocchie è stato nominato parroco il sacerdote Claudio Barletta al quale continua ad essere affidata la cura pastorale delle confinanti parrocchie appartenenti alla medesima comunità pastorale;
inoltre ha nominato collaboratore delle parrocchie con sede in Cessole e Loazzolo 
il diacono Giambattista Giacchero il quale continua ad essere collaboratore delle altre parrocchie appartenenti alla Comunità pastorale “San Giuseppe Marello – Langa in cammino”. Il diacono Giacchero è divenuto perciò collaboratore di tutte le parrocchie di detta comunità pastorale. 

XII domenica T.O. – Anno A – 21 giugno 2020 (prof. Marco Forin)

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«Non abbiate paura, valete molto più dei passeri». (Mt 10,31).

Il Capitolo 10 del vangelo di Matteo è comunemente riconosciuto come uno dei 5 grandi discorsi che costruiscono l’ossatura dello stesso vangelo; in questo discorso Gesù si rivolge ai suoi discepoli dispensando loro delle istruzioni su come vivere la missione di annunciare il vangelo. Il breve stralcio del vangelo di oggi è un poco oscuro ed è caratterizzato dalla ripetizione, per tre volte, della frase “non abbiate paura” seguita da tre indicazioni di comportamento per i discepoli. Il primo “non abbiate paura” è l’invito a proclamare pubblicamente il vangelo: nel suo percorso terreno Gesù ha portato molto spesso le sue parole in mezzo alle folle ma gli evangelisti ci raccontano che frequentemente e intensamente si intratteneva con la ristretta cerchia dei dodici dedicando loro del tempo e formandoli privatamente (così deve essere intesa l’espressione “nelle tenebre”). La finalità di questa formazione riservata era preparare un gruppo speciale di persone che fosse in grado di sostituirlo nella predicazione. Dopo i momenti terribili della passione i discepoli scoraggiati hanno dovuto recuperare tutta la formazione speciale che Gesù aveva loro dato per comprendere appieno il significato dell’intera vita del Maestro, della sua morte in croce, della sua resurrezione. Un po’ come i discepoli di allora, il cristiano di oggi e di tutti i tempi è chiamato ad essere missionario del vangelo. Tuttavia non si può essere portatori della parola di Gesù senza aver passato un certo qual tempo insieme a lui lasciandoci formare dall’ascolto della sua parola.

Il secondo “non abbiate paura” è l’invito speciale che Gesù rivolge ai discepoli che al tempo della stesura del vangelo di Matteo probabilmente si trovavano già a fronteggiare delle persecuzioni: il superamento della condizione di sofferenza nella persecuzione suggerito da Gesù consiste nell’alzare lo sguardo su aspetti più essenziali dell’esistenza, oltre le sofferenze fisiche verso le profondità dell’anima e in prospettiva della salvezza eterna. Anche questo è un insegnamento che potremmo tenere buono per la vita quotidiana: nei turbamenti che capitano nella nostra vita, alziamo lo sguardo a Dio e riponiamo in lui la nostra fiducia. Ed è proprio nella direzione della fiducia che si muove il terzo “non abbiate paura”: come i passeri che sono nel cielo hanno valore per Dio a maggior ragione l’uomo ha valore nel cuore di Dio. Gesù invita qui i suoi discepoli (e l’invito è valido anche per noi oggi ) a rivolgersi al Padre con rinnovata fiducia.

Per la preghiera e la riflessione.

Cosa mi manca per essere un annunciatore del vangelo secondo le indicazioni di Gesù?