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Festa dell’AC interparrocchiale tra storia e futuro della Chiesa

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Domenica 10 dicembre si è svolta la festa dell’adesione all’Azione Cattolica interparrocchiale della città di Acqui. Una festa particolarmente importante, collocata tra storia e futuro.

Abbiamo infatti spento le candeline dei 150 anni di Azione Cattolica a livello nazionale e le 111 che raccontano la storia dell’associazione a livello cittadino. Ma, soprattutto, grazie ai “piccolissimi” (i bambini in età prescolare che possono partecipare alla Messa grazie ad attività predisposte ad hoc) abbiamo guardato al futuro.

Il Papa su questo ci ha ammoniti chiaramente: avere una storia importante non serve per guardarsi alle spalle – che si rischia di inciampare – o per “accomodarsi” in poltrona – che fa “male per il colesterolo!”. Bisogna continuare a portare la buona notizia dell’amore di Dio per gli uomini, con il coraggio di Maria – donna del “sì” – cui abbiamo rivolto queste parole “ascoltare la Parola del tuo Figlio Gesù tra le mille parole di questo mondo; fa’ che sappiamo ascoltare la realtà in cui viviamo, ogni persona che incontriamo, specialmente quella che è povera, bisognosa, in difficoltà”.

Pertanto, grazie!

Agenda del Vescovo: 13-20 Dicembre 2017

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  • Mercoledì 13 Dicembredalle ore 09:45 alle ore 12:00, presso il salone San Guido ad Acqui, si terrà il Ritiro Spirituale per il Clero Diocesano;
  • Giovedì 14 Dicembrealle ore 20:45, ad Acqui presso la Canonica del Duomo, si riunisce il Consiglio Pastorale Diocesano.
  • Venerdì 15 Dicembre, ore 20:45: il Vescovo partecipa alla catechesi per i giovani, a Ponti, tenuta da S.E.R. Mons. Guido Gallese, Vescovo di Alessandria;
  • Sabato 16 Dicembre, dalle ore 9:30 alle ore 16:00: ritiro spirituale per i Diaconi permanenti ed aspiranti;
  • Sabato 16 Dicembre, ore 15:00: il Vescovo incontra gli insegnanti di religione presso l’Istituto Santo Spirito;
  • Martedì 19 Dicembre: il Vescovo partecipa ad un incontro con i Vescovi che aderiscono al Seminario Interdiocesano a Valmadonna;
  • Mercoledì 20 Dicembre, ore 16:00: il Vescovo celebra la Santa Messa presso la Casa di Riposo Ottolenghi.

Intenzioni dell’Apostolato della Preghiera per il mese di Dicembre 2017

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Cuore divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, madre della Chiesa, in unione al Sacrificio eucaristico, le preghiere,le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno: in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria del Divin Padre.

Intenzione affidata dal Papa:

Per gli anziani, perchè sostenuti dalle famiglie e dalle comunità cristiane, collaborino con la saggezza e l’esperienza alla trasmissione della fede e all’educazione delle nuove generazioni.

Intenzione affidata dai Vescovi:

Perchè, nel mistero del Natale, accogliamo la presenza luminosa di Dio nella nostra storia.

Per il  Clero:

Cuore di Gesù, inonda con la tua luce il cuore dei tuoi ministri, perchè possano trasmetterla ai tuoi fedeli.

Conclusione del Giubileo della Dedicazione della Cattedrale

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Si sono concluse Domenica scorsa, 26 Novembre 2017, con la celebrazione della Santa Messa delle 10:30 presieduta dal nostro Vescovo Mons. Pier Giorgio Micchiardi, le solenni celebrazioni per i 950 della Dedicazione della nostra Chiesa Cattedrale. Contestualmente, si è dato il solenne ed ufficiale annunzio della costituzione a Santuario della Chiesa Parrocchiale della Madonna Pellegrina, in corso Bagni.

Anche questa, è stata una Celebrazione Solenne e ben partecipata, ma per molti anche molto “familiare” e vicina.  Una sensazione gradevole avuta da molti, sia per la Presidenza del nostro Vescovo, sia per il clima generale della Celebrazione tutta. Era presente anche l’Arma dei Carabinieri, in occasione dell’annuale festa della Virgo Fidelis.

Durante l’omelia (che pubblichiamo in un articolo dedicato), il Vescovo ha indicato e chiesto che il Giubileo appena conclusosi, non rimanga alla mente solo come una commemorazione storica, esterna e superficiale, ma che porti importanti frutti nel futuro. Il frutto dell’unione a Gesù e il frutto della Vita Cristiana comunitaria; il frutto dell’adesione alla nostra storia e alla nostra Cattedrale, come segno eminente della nostra vita di acquesi, ed il frutto dell’attesa dell’unione con il Signore.

Momento particolarmente significativo e commovente, è stata la lettura da parte del Diacono, del decreto di Costituzione del Santuario della Madonna Pellegrina. Era presente anche il Parroco, canonico Mario Bogliolo, che aveva già manifestata questa esplicita richiesta al Vescovo. Mons. Pier Giorgio ricorda che l’immagine della Madonna custodita nel Santuario di Corso Bagni, ha compiuto nell’anno 1951 il pellegrinaggio in tutte le Parrocchie della Diocesi. Ed ora resta lì, nel Santuario, come segno di speranza: per la preghiera dei fedeli, dei pellegrini e dei parrocchiani.

Al termine, i Carabinieri hanno letto la sempre commovente preghiera della Virgo Fidelis, seguita dal ringraziamento del Capitano e l’invito ad essere cittadini “fedeli”, proprio come recita il Titolo della Madonna patrona dell’Arma.

Ancora una volta, il servizio liturgico è stato assicurato dal cerimoniere vescovile don Massimo, con l’ausilio dei ministranti – sia grandi che piccoli – della Cattedrale.  L’animazione dei canti, invece, è stata eseguita dalla nostra Corale e da tutti gruppi della Cattedrale.

E credo che proprio questo aspetto così familiare, così semplice e sentito, possa essere il miglior lascito, per potere proseguire la nostra esperienza di fede e di vita comunitaria nelle Parrocchie di Acqui e della Diocesi. Che ha nella Cattedrale il suo principale segno storico, artistico e di fede; nel Vescovo il Ministro dell’Unione, del Vangelo e dei Sacramenti. E, da ora, nel Santuario della Madonna Pellegrina, il segno dell’accompagnamento di Colei a cui anche San Guido ha dedicata la nostra bellissima e amata Cattedrale.

Ora che il Giubileo è concluso e la nostra storia di fede continua, Maria Assunta e Pellegrina ci accompagni, donandoci la speranza e la fiducia tipiche di chi crede, perché non perdiamo mai il senso cristiano della vita e della storia.

La Celebrazione è stata trasmessa in diretta streaming dal Centro di Produzione “Don Alberto Rivera” del sistema informativo parrocchiale Cattedrale Acqui NEWS. Per chi volesse (ri)vivere i momenti della suggestiva e altamente partecipata Celebrazione, è disponibile la registrazione della diretta, al seguente collegamento:

GUARDA IL VIDEO

dP

Omelia del Vescovo a conclusione del Giubileo della Cattedrale

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Carissimi,

1) Tanti pensieri affollano la mente in questo momento, in cui concludiamo, con la Santa Messa, le feste giubilari della Cattedrale.

Innanzitutto il ringraziamento al Signore per quanto la sua grazia ha operato in noi nell’occasione del detto giubileo: penso al pellegrinaggio della reliquia di S. Guido nelle zone pastorali in cui è suddivisa la Diocesi; penso alle giornate di studio, ai concorsi scolastici che hanno contribuito a far conoscere la bella Cattedrale. Penso alle celebrazioni delle scorse domeniche che hanno visto la presenza di gran quantità di popolo orante!

Grazie, o Signore, per tutte queste grazie e per altre che tu hai operato, in queste occasioni, nell’animo delle persone!

Aiutaci a non disperdere tali tesori da te a noi donati, ma a farli fruttificare per il bene nostro personale e comunitario!

2) La festa di Gesù Cristo Re dell’Universo ci suggerisce alcune indicazioni concrete su come far fruttificare la grazia del giubileo.

La seconda lettura ci ricorda che Gesù è il Risorto. Gesù è vivo e, quindi, presente nella nostra vita, perché noi siamo strettamente uniti a Lui.

Crediamo veramente che Gesù è “il risorto” e che è presente nella nostra esistenza?

La parola di Dio ci dice anche in che modo egli è presente.

Egli è il buon pastore, che ci conosce personalmente, ci conduce ai pascoli ubertosi (la sua parola, i suoi sacramenti), fascia le nostre ferite e cura le nostre malattie, fisiche e spirituali.

Egli è colui che ci giudicherà al termine della nostra vita, “quando verrà nella gloria”.

Questa espressione che appare nel Vangelo di oggi non si riferisce ad una fastosità, ma al come si è rivelato Dio nel suo Figlio Gesù durante la sua vita terrena. La sua gloria è stata la croce, dove egli ebbe fame, sete, fu esposto nudo, fu prigioniero, fu condannato a morte.

Egli, allora, alla fine dei tempi non solo si presenterà povero e sofferente, ma già adesso è presente nel povero, in colui che ha fame, sete; in colui che è senza vestito, è malato, è carcerato, è profugo.

Dunque Gesù risorto è presente nell’interno della nostra storia umana.

Dobbiamo rinnovare la fede in questa presenza di Cristo risorto e vivere le nostre giornate con questa certezza!

3) Nella prima lettura si afferma che Dio raduna le sue pecore (noi) “da tutti i luoghi dove erano disperse”.

Dio ci salva personalmente, ma ci vuole riuniti in una grande famiglia, la Chiesa. Ad essa ha affidato la sua parola, i suoi sacramenti; essa è incaricata da Lui ad annunciare a e testimoniare la gioia del Vangelo.

Ecco un altro suggerimento che la festa di Cristo Re dell’universo ci offre per far fruttificare la grazia del giubileo della nostra Cattedrale: ricordarci che siamo Chiesa, comunità, famiglia.

Questa è una conseguenza della precedente verità sulla quale ci siamo soffermati a meditare. Se Gesù trasmette la sua parola, ci offre i suoi sacramenti, si rende presente nei bisognosi, tutto questo avviene perché egli ha voluto costituirci comunità, Chiesa.

Chiesa dalla quale riceviamo la sua parola predicata con autorevolezza; Chiesa nella quale riceviamo il dono dei suoi sacramenti, Chiesa nella quale viviamo la carità fraterna e siamo tutti corresponsabili.

Chiesa fatta, certo, di santi e di peccatori (ricordiamo la parola di Gesù: “Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”), ma pur sempre comunità attraverso la quale Gesù ci raduna, ci dona la sua grazia. E’ anche comunità a cui Gesù affida una missione: “Andate, predicate, battezzate”.

Vogliamo davvero evitare che le celebrazioni giubilari siano una pura formalità? Cresciamo nella consapevolezza di essere Chiesa; accogliamo i doni che Gesù ci offre attraverso la Chiesa (parola, sacramenti); serviamo Cristo nei fratelli che formano la Chiesa, specialmente nei più bisognosi.

Al Cardinale Bagnasco, che è stato tra noi domenica scorsa, è stata posta questa domanda: “Notiamo una disaffezione crescente dalle pratiche cattoliche. Cosa rimane dell’esperienza passata?”. Ed egli risponde: “Sarei tentato di rispondere con quello che la Chiesa fa e che rende le nostre parrocchie un riferimento sicuro sul territorio. A preoccupare deve essere piuttosto la stanchezza con cui a volte proprio noi credenti ci trasciniamo; la tiepidezza di un credere vissuto senza “esagerare”…

Quando si entra in quella zona di tiepidezza e opacità anche le cose più grandi e sacre diventano grigie…

Il risultato è una fede non vissuta, ma vivacchiata, languida, poco significativa, alla stregua di chi si illude di poter amare a metà”. Guido ci aiuti ad essere una Chiesa che non ama a metà!

4) La parola di Dio, oggi, ci ricorda che Gesù è il risorto; ci richiama il fatto di essere Chiesa, una comunità, una famiglia.

Ci ricorda anche che siamo in cammino verso l’eternità.

Ce lo rammenta l’apostolo Paolo e soprattutto il brano di Vangelo. Non abbiamo su questa terra una dimora stabile!

Per far fruttificare la grazia del giubileo della nostra Cattedrale è urgente, in questo nostro tempo problematico e caratterizzato da uno sguardo miope, che ciascuno di noi, che le nostre Comunità siano un faro di speranza, di speranza cristiana. Hanno scritto i Vescovi italiani in un documento sulla parrocchia: “La proiezione verso un traguardo che è oltre la nostra storia umana è ciò che, alla fine, dà senso alla vita della parrocchia. In essa si riconosce un segno, tra le case degli uomini, di quella casa che ci attende oltre questo tempo, “la città santa”, “la dimora di Dio con gli uomini” (Ap 21,2-3), là dove il Padre vuole tutti raccogliere come suoi figli” (da “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia” n. 13).

Il richiamo ad “una storia di amore lunga 950 anni” (così sono state descritte le celebrazioni che oggi concludiamo) accenda in noi il desiderio di contemplare faccia a faccia il volto di Dio e ci aiuti a suscitare nel cuore di tanti nostri fratelli e sorelle il desiderio di pienezza di vita e di gioia che ci attende nell’aldilà.

5) Guido, 950 anni fa, ha dedicato al culto questa chiesa Cattedrale col titolo della Beata Vergine Maria Assunta.

La nostra diocesi è ricca di chiese dedicate a Maria, la Vergine credente, la Vergine che ha amato intensamente Dio e i fratelli, la Vergine che ha atteso, con viva speranza nel cuore, la risurrezione di Gesù e il ricongiungimento, in cielo, con il Figlio glorificato dal Padre.

C’è una chiesa, in Acqui, dedicata a Maria e ricordata dai diocesani come la chiesa della Madonna Pellegrina. Lì, infatti, è custodita la statua di Maria Vergine e Madre che ha pellegrinato, nel lontano 1951, per tutte le parrocchie della Diocesi.

Al termine delle feste giubilari della Cattedrale intendo proclamare ufficialmente quella chiesa “Santuario diocesano”, con l’auspicio che in quel luogo sacro gli acquesi e tutti i fedeli della Diocesi possano recarsi per presentare a Maria Vergine gioie e dolori personali, della comunità e del mondo intero.

In tale Santuario l’8 dicembre, solennità dell’Immacolata Concezione, consacrerò alla Vergine Maria, cioè metterò nelle sue mani, tutta la Diocesi, perché ella, assieme a S. Guido, ci aiuti a continuare con impegno e con gioia la “lunga storia d’amore” che dura ormai da 950 anni!

+ Pier Giorgio Micchiardi, Vescovo.

Il Giubileo e i suoi Frutti

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Raccolgo dall’Omelia del Vescovo alcune indicazioni che possono esser utili a ciascuno di noi e di riflessione per la nostra chiesa parrocchiale e diocesana per tenere vivo lo spirito, il senso e la verità del giubileo della nostra Cattedrale.

Il primo frutto indicato dal Vescovo fa riferimento alla seconda lettura della Solennità di Cristo Re. La quale ci ricorda che Gesù è il Risorto. Gesù è vivo e, quindi, presente nella nostra vita, perché noi siamo strettamente uniti a Lui. Egli è il buon pastore che ci guida e che fascia le nostre ferite. “Crediamo veramente che Gesù è “il risorto” e che è presente nella nostra esistenza? “. Questo è il nocciolo centrale della nostra fede e della nostra religione.

Il secondo frutto fa riferimento alla prima lettura. Essa afferma che Dio raduna le sue pecore (noi) “da tutti i luoghi dove erano disperse”. Dio ci salva personalmente, ma ci vuole riuniti in una grande famiglia, la Chiesa. Ad essa ha affidato la sua parola, i suoi sacramenti; essa è incaricata da Lui ad annunciare a e testimoniare la gioia del Vangelo. Questa è una conseguenza della precedente verità sulla quale ci siamo soffermati a meditare. Se Gesù trasmette la sua parola, ci offre i suoi sacramenti, si rende presente nei bisognosi, tutto questo avviene perché egli ha voluto costituirci comunità, Chiesa. Chiesa dalla quale riceviamo la sua parola predicata con autorevolezza; Chiesa nella quale riceviamo il dono dei suoi sacramenti, Chiesa nella quale viviamo la carità fraterna e siamo tutti corresponsabili. Ecco un altro suggerimento che la festa di Cristo Re dell’universo ci offre per far fruttificare la grazia del giubileo della nostra Cattedrale: ricordarci che siamo Chiesa, comunità, famiglia. E come membra vive di tale edificio  vivere, lavorare, costruire.

Il terzo frutto. Per far fruttificare la grazia del giubileo della nostra Cattedrale è urgente, in questo nostro tempo problematico e caratterizzato da uno sguardo miope, che ciascuno di noi, che le nostre comunità siano un faro di speranza, di speranza cristiana.  Il richiamo ad “una storia di amore lunga 950 anni” (così sono state descritte le celebrazioni che oggi concludiamo) accenda in noi il desiderio di contemplare faccia a faccia il volto di Dio e ci aiuti a suscitare nel cuore di tanti nostri fratelli e sorelle il desiderio di pienezza di vita e di gioia che ci attende nell’aldilà.

E per noi parrocchiani del Duomo?

Conservare e trasmettere ai posteri il tempio della Cattedrale, non come museo soltanto, ricco di storia e di Arte, ma amare e”vivere” la Cattedrale come “casa comune della famiglia acquese” segno della presenza di una comunità riunita attorno al Vescovo.

E per raccogliere le insistenti spinte del Vescovo Pier Giorgio, provare ad iniziare a leggere la Bibbia, a studiare, pregare, vivere nella dimensione parrocchiale, la Parola di Dio. Possiamo provare già ora nel tempo di avvento?

dP

In Parrocchia ad Ovada, mostra storica della Comunità Diocesana

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Presentata nella sera­ta del 24 novembre in Parroc­chia la mostra storica realizza­ta in occasione del Giubileo della Cattedrale diocesana di Acqui.

E’ la ricostruzione, attraverso una decina di pannelli assai in­teressanti e forieri di riflessio­ne, di alcuni passaggi fonda­mentali della storia diocesana, lunga oltre sedici secoli.

La mostra è stata preparata ed allestita “con l’intento di avvici­nare quanti sono interessati alla vicenda ricca e complessa della comunità cristiana gravi­tante attorno alla Diocesi ed alla Cattedrale di San Guido, per cogliere gli intrecci tra la di­mensione religiosa e quella culturale, politica ed economi­ca.”

In Parrocchia è intervenuto il prof. Vittorio Rapetti, dopo l’introduzione del parroco don Giorgio Santi, che ha tracciato brevemente la storia della Chiesa di N.S. Assunta, soffer­mandosi sulla contesa tra il po­polo ovadese, che voleva for­temente la nuova Parrocchia successiva alla Loggia di San Sebastiano, e l’aristocrazia cit­tadina, restia invece alla co­struzione di un nuovo edificio religioso perché finanziatrice dell’opera. La contesa finì ad Acqui dal Vescovo e da lì addi­rittura a Roma dal Papa. Alla fine vinse la volontà del popolo e si diede quindi inizio alla rea­lizzazione della nuova Parroc­chia di N.S. Assunta, in tutta la sua grandezza.

Rapetti: “Proprio perché siamo in tempi di grandi cambiamenti, dobbiamo cercare il senso del passato, di 1600 anni di storia e di fede  e riappropriarci della coscienza del luogo da cui ve­niamo, coscienza profonda di chi eravamo, chi siamo e dove vogliamo andare. E tutto que­sto per guardare appunto avanti, non indietro; abbiamo dunque bisogno di avere un po’ di radici storiche. Il passato quindi va guardato con lo sguardo proposto da Papa Giovanni XXIII e dal Concilio Vaticano II. Pertanto non dob­biamo fermarci al passato in sè ma guardarlo in funzione del presente e del futuro.”

La mostra in Parrocchia è strutturata in due sezioni: la prima riguarda le varie vicende diocesane sino agli anni 2000; la seconda vede per protagoni­sti i testimoni cella fede cristia­na, dai santi a quelli più comu­ni ma in ogni caso sempre im­portanti e significativi.

La mostra storica, che è stata presente in Parrocchia sino al 4 dicembre, ha dunque evidenziato i passaggi più significativi della comunità cristiana diocesana, quali il rapporto fra chiesa e potere politico e rapporto con i poveri, per la giustizia sociale e la pace fra la gente.

Omelia del Card. Bagnasco per il Giubileo della Cattedrale

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Cari confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, nel Diaconato, distinte autorità, cari fratelli e sorelle nel Signore. E’ un onore per me partecipare a questa festa di famiglia per i 950 anni della Dedicazione della nobile Cattedrale di Acqui. Ringrazio di cuore il Vescovo, Sua Eccellenza Monsignor Pier Giorgio Micchiardi, per il fraterno invito. A lui e al suo clero, va la mia stima e la mia amicizia. Per tutti, la mia preghiera.

950 anni, quasi un millennio. Pochi di fronte all’eternità, molti nella logica del tempo. Se lasciamo scendere il silenzio nella nostra anima, se ci guardiamo attorno con attenzione, sentiremo le voci delle generazioni che ci hanno preceduto, che hanno costruito questo tempio, che qui hanno pregato, lodato Dio, forse pianto davanti a Colui che tutto vede e raccoglie. Le loro voci giungono fino a noi, perché si sono impresse in queste pietre, impregnano ogni angolo e cosa. Vediamo con gli occhi della Fede una grande compagnia che ci abbraccia e prega per noi, ancora pellegrini dalla terra al Cielo. Si, siamo pellegrini, non dimentichiamolo mai. Non abbiamo qui una stabile dimora. Anche quando la Chiesa è vuota e tutto è solitudine e silenzio, anche allora sentiamo che qui non siamo soli, non siamo soli a portare la vita. Accanto a noi, vi è una presenza, quella di Dio, della Santa Vergine, degli Angeli e dei Santi, un popolo sconfinato che costituisce il nostro spirituale avamposto. Dalle volte della Basilica, come da una invisibile finestra, essi si affacciano – i Santi – per guardare i nostri cuori, per accogliere le nostre preghiere. Se non siamo spettatori distratti, qui tutto parla di Cielo, delle Verità che illuminano il presente, di cui il mondo oggi ha particolarmente bisogno, schiacciato come sul presente, sull’immediato, sull’effimero. Ci parlano di bellezza e di bene, di comunità, di un mondo invisibile amico, che il secolarismo diffuso vuole farci dimenticare per ridurre la vita a materia, successo e piacere.

Cari amici. Che cosa significa dedicare la Chiesa, consacrata con l’unzione dello Spirito? E’ forse questo un gesto puramente simbolico, forse esterno, che oggi ricordiamo per amore di storia, ma che in fondo sentiamo lontanissimo e irrilevante? Il gesto è lontano, certo, ma è sempre attuale, non solo per questo luogo di Grazia, ma anche per noi, oggi, per la nostra Vita. E’ come un richiamo da ascoltare, un sentiero da percorrere; è come un intreccio tra le pietre del tempio e le pietre vive, che siamo noi, tra la Chiesa materiale e quella spirituale, di cui la Cattedrale è spazio che accoglie ed eleva, spazio dove si celebra l’incontro tra Cristo e l’umanità, nel dinamismo della Liturgia. In particolare, dei Santi Segni. Il Tempio è come un approdo dove le vicende e i fardelli, le cadute e le speranze di ognuno e della comunità trovano luce, quella della parola di Gesù. E forza trovano quella dei sacramenti, in modo specialissimo dell’Eucaristia Adorata. È celebrata dal Vescovo con il suo presbiterio, insieme al suo popolo. La Cattedrale, infatti, custodisce la Cattedra Episcopale, luogo e simbolo del Ministero di colui che è immesso misteriosamente nella successione Apostolica e visibile principio e fondamento di unità della Chiesa particolare, come ci insegna il Concilio. Dedicare e consegnare qualcosa a qualcuno in modo del tutto speciale. Significa dire che ciò che ti consacro è tuo, ti appartiene. Se dalla Chiesa di pietra passiamo a noi, pietre vive, non possiamo non pensare al Battesimo che ci ha consacrati a Cristo nello Spirito e che ci ha resi suoi, di Dio. Noi apparteniamo a Lui.

Cari amici, viviamo in una cultura dove non si vogliono riconoscere, anzi si temono, i legami. Come se fossero una mortificazione della nostra autonomia, della nostra indipendenza, della nostra libertà. I legami di famiglia, della società, sul lavoro, nella Chiesa. I legami. Da aborrire, da escludere e nella stessa direzione si guarda con sospetto all’appartenenza. Si vuol essere sciolti, in nome di una libertà che implode in se stessa e diventa la nostra peggiore prigione. Dobbiamo recuperare, invece, la bellezza di appartenere a qualcuno. Perché appartenere a qualcuno significa non essere dominati, significa contare per qualcuno, significa essere visibili, significa essere, stare nel cuore di qualcuno. Chi non appartiene a qualcuno, è decisamente povero. Forse fa fatica ad esistere. Non sa più chi è. La bellezza, l’importanza di essere legati gli uni agli altri in modo particolarissimo a qualcuno e al di sopra di tutti. L’appartenenza a Cristo. Ci hai messi per sempre in un rapporto unico – il Battesimo – nel quale anche il Signore in un certo senso si è consacrato a noi, si è fatto nostro. Noi apparteniamo a Lui, non come è posseduta una cosa. Appartenere a Dio, infatti, significa valere, essere salvati; mentre servire Dio vuol dire per noi lasciarci salvare e lasciarci amare. Com’è difficile lasciarci amare veramente. Perché significa arrenderci all’Amore.

Ogni volta che entriamo nella Cattedrale, che dobbiamo amare in modo particolare perché Madre Maestra di tutte le Chiese della Diocesi, entriamo dunque in una storia di Fede, di cui l’arte è nobile e significativa espressione. Guardarla con venerazione e lasciarci ammaestrare dalla Fede, che gronda dalla bellezza, significa lasciarci ammaestrare da chi ci ha preceduto e lasciarci accompagnare verso il centro dello spazio sacro che è il Tabernacolo e l’Altare per la Liturgia della Salvezza, per l’incontro Vivo con il Risorto. Si, il Risorto che è qui in mezzo a noi. Basta aprire gli occhi, socchiudere gli occhi della Fede, e noi lo vediamo il Risorto qui tra noi. Ci ha parlato. Tra poco si donerà a noi nel Pane della Vita Eterna. Il Risorto. Siamo attorno a Lui. Egli ci parla con la Parola, ci abbraccia con l’Eucaristia, Memoriale del Sacrificio, Convito di Grazia, presenza reale e perenne. lo spazio Sacro è il luogo dove il Signore chiama, purifica, educa, genera la comunità dei discepoli, invia la storia per essere testimoni del suo amore; rinnova la carità fraterna, l’annuncio del vangelo in tutti i meandri dell’umana esistenza. Ricevuta la Luce di Cristo, infatti, la comunità Cristiana è inviata ad essere luce del mondo, Noi, luce del mondo. Viene la vertigine, non la supponenza. La vertigine di un compito così grande che il Signore non solamente ci ha dato, ma ci ha costituiti. Egli ci ha fatto luce, nonostante le nostre ombre e ci invia, chiedendoci di essere noi stessi quello che Lui ha fatto di noi e in noi.

Ma non siamo soli. In questa impresa che è straordinariamente più grande di noi e improba per le nostre forze. Sapendo che noi siamo i tralci della vite che è Gesù – il Vangelo di oggi – e che senza di Lui nulla possiamo fare, tanto meno essere luce. Sapendo che la nostra vera forza è quel nulla evangelico che ha risuonato in questa celebrazione: “senza di me non potete far nulla”. Benedetto quel nulla che è la sete della nostra forza, sapendo che quando la nostra debolezza umana – anche il nostro Peccato grida Verso Dio – essa, la debolezza, diventa luogo del Dio forte. Cari fratelli e sorelle, lodiamo il Signore, rafforziamo il vincolo di appartenenza alla Diocesi. Guardiamo con affetto a questa Cattedrale. Alla Santa Vergine affidiamo noi – alla Madonna Assunta, a Lei è dedicato questo tempio – affidiamo noi le famiglie, i pastori, la nostra Chiesa. Essa è nostra. la Chiesa. Non perché è un progetto nostro, una organizzazione efficiente, un club di amici, in sintonie culturali, o altro. No. E’ nostra la Chiesa perché è sua, di Cristo. Egli ci chiede quella responsabilità tenera e generosa verso la Chiesa, che è propria di chi ama Sua Madre.

Solenne Giubileo della Cattedrale di Acqui: la cronaca

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Solennità sobria e dignitosa; partecipazione numerosa, cosciente e fervida; emozione vera e profonda; sicurezza certa. Cosi si è vissuto il momento storico, apice del Giubileo della Cattedrale, di Domenica scorsa 19 Novembre 2017.

Il cerimoniale, il servizio, la preparazione sono stati quelli delle grandi occasioni. Anche necessari, visti i momenti che viviamo. E il risultato è stato molto positivo. Un servizio d’ordine preciso. Un servizio di sicurezza accurato. La preparazione anche in tutti i suoi dettagli. Anche nella celebrazione e nella regia liturgica. E’ stata regolamentata la circolazione in tutto il settore del Duomo con filtri posti dei vigili e dai membri della Protezione civile: solo le autorità, i sacerdoti hanno potuto accedere in automobile ai parcheggi del seminario maggiore minore e del vescovado.

Qui, nelle sale e nel salone del vescovado i sacerdoti e i vescovi presenti si sono preparati con gli abiti di liturgici. Di lì, la processione si è avviata puntualmente alle 15:30 verso la Cattedrale al suono festoso delle campane. Numerosi sacerdoti della Diocesi presenti. Sua Eminenza il Cardinale di Genova, Angelo Bagnasco, presiede l’Eucaristia concelebrata dal Vescovo di Tortona, Mons. Vittorio Viola e dal nostro Vescovo di Acqui, Mons. Piergiorgio Micchiardi. Altri Vescovi del Piemonte sono presenti: Mons. Anfossi, Vescovo emerito di Aosta, Mons. Brunetti, Vescovo di Alba, Mons. Cerrato, Vescovo di Ivrea, Mons. Lanzetti, Vescovo emerito di Alba, Mons. Ravinale, Vescovo di Asti, a fare ala nel presbiterio della Cattedrale e attorno alla Mensa.

La Celebrazione Solenne, preparata con cura dell’Ufficio Liturgico Diocesano, si è svolta veramente con grande solennità e altrettanta partecipazione. La corale Santa Cecilia, insieme alla corale di Visone, ha accompagnato tutta quanta la celebrazione.  Alla presenza di numerose autorità civili militari, con la Chiesa strapiena (fino in fondo) di gruppi, di associazioni, di membri delle confraternite e di fedeli della città e di tutta quanta la Diocesi, la celebrazione della Messa si è svolta in maniera ordinata e  semplice. Tanto che molte persone, al termine e nei giorni seguenti, hanno lodato per l’ottima organizzazione e anche per una celebrazione liturgicamente bella e precisa che ha dato slancio ai cuori, di chi ha partecipato. E’ stato notato ed apprezzato anche il silenzio di tanta folla presente che ha permesso veramente di pregare.

Al termine dell’Eucaristia, il Cardinal Bagnasco e i due Vescovi “a latere” Mons. Viola e Mons. Micchiardi, si sono recati all’altare di San Guido per un caloroso atto di venerazione al Santo Patrono, San Guido, per l’incensazione e per una preghiera seguita con emozione da tutta quanta la assemblea e conclusa con il canto dell’inno al Santo Patrono.

Al termine della Celebrazione, ancora in corteo, tutti i celebranti sono ritornati in Vescovado dove ci sono stati i saluti, un momento di rinfresco e di fraternità per tutte quante le autorità e i sacerdoti. Si sono susseguiti i saluti a sua Eminenza, il Cardinale Bagnasco, e a tutti i Vescovi presenti, ammirati dallo splendore del salone dei Vescovi della nostra Diocesi.

Davvero da ricordare per i posteri!

Nato con l’esplicita intenzione di non compiere opere solo esteriori e manifestazioni eclatanti, come voluto dal Nostro Vescovo, si può davvero riconoscere che il Giubileo dei 950 anni della Dedicazione della Cattedrale, ha mantenuto gli intendimenti proposti ad ha ottenuto una riuscita davvero grande.

Così io e te potremo dire: ”Io c’ero e sono stato davvero contento!”. Per vivere la nostra fede e guardare avanti con fiducia.  Anzi, salutando i fedeli al termine della Messa, il parroco, d. Paolino, ha invitato tutti, sull’onda di questo sentito evento, a guardare avanti e trasmettere ai nostri nipoti e ai nostri figli la nostra bella fede.

Così saranno loro a preparare, ancora con fede, e nell’ambito della nostra esperienza di Chiesa e della nostra storia locale, il prossimo millenario!

dP

Il Giubileo del Popolo di Dio

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Come ha vissuto il Giubileo dei 950 il popolo di Dio di Acqui?

Per molti, certo, il Giubileo della Cattedrale di Acqui è passato quasi inosservato. Molte persone neppure avranno sentito che si celebrava. Qualcuno distratto, ma un po’ coinvolto, l’ha sentito dire, ma non ha voluto o potuto parteciparvi. Mi diceva un signore: “ma l’ho saputo all’ultimo momento che c’era questa Messa Solenne. Ma siccome avevo gente in casa non sono potuto venire.” Certo anche questo è successo.

Per molti è stata un’occasione per rivalutare la nostra stupenda Cattedrale dal punto di vista artistico e storico. Un vero tesoro, una vera ricchezza! Non basta aver partecipato o letto dell’intenso convegno storico dell’11 Novembre organizzato dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri (sezione Statiella), oppure alla premiazione dei concorsi per le scuole e per i neo laureati organizzato dall’Ufficio Pastorale Diocesano della Scuola. Molti hanno goduto delle belle visite guidate dei messi scorsi. Anche alcune pubblicazioni edite ci potranno aiutare.

a per molti, soprattutto per le persone che hanno partecipato attivamente a tutte, o a qualche iniziativa, è stato un evento che spesso ha dato luce, ha toccato il cuore e ha ridato un po’ di senso della bellezza, oltre che della Cattedrale, anche del credere da cristiani.

Per questo è chiaro che ringraziamo il Signore e, personalmente,  desidero anche sottolineare il fatto che era questo proprio lo scopo proposto dal Vescovo e dichiarato già tre anni fa, quando il Giubileo è stato indetto: il giubileo come occasione di valorizzazione della Cattedrale, come centro Spirituale di Vita della Diocesi. Una Cattedrale inserita nel tessuto sociale e storico dell’acquese. Una Cattedrale segno luminoso di fede, di vita cristiana, per un popolo che da più di 1000 anni vive e professa, pur con i suoi limiti, la fede nel Signore Gesù Cristo.

Altri ancora, che hanno partecipato attivamente alla vita della Chiesa acquese in questi mesi, hanno raccolto qualcosa di profondo che li ha coinvolti e toccati nell’intimo. Anche nella fede.

La prima testimonianza che riporto, è di una signora che dice: “Come è stato bello ieri.” E parlando porta la mano al cuore dicendo: “è stata una cosa che mi ha toccato il cuore e mi ha dato ristoro. E poi che bella Messa! Come si è sentito anche il silenzio della preghiera!  Sono stata proprio bene. Avete organizzato proprio bene”.

Un altra più giovane signora invece scrive: “Purtroppo oggi un attacco forte di emicrania mi ha messo ko… e allora niente festa! Sono riuscita a seguire un po’ via streaming… Bello, bello, bello! Così potrò dire che un po’ l’ho vissuto anch’io questo anniversario importante…”

Ed al riguardo, interessante e commovente l’esperienza di un’altra signora anziana. Telefona e chiede “come si fa a vedere dal computer la Messa Solenne?” Io rimango stupito e le chiedo: “ma è capace a usare il computer?” E lei risponde: “io no, ma viene un ragazzo a insegnarmi e a farmi vedere.”

Sono passate solo poche ore dalla Celebrazione e non ho altre testimonianze dirette. Ma la sensazione raccolta al termine delle Celebrazioni e nei dialoghi di oggi, Lunedì 20 Novembre, è stata quella di un’occasione – e in particolare di una celebrazione – positiva bella e vera. Speriamo anche utile per la nostra gente e per il nostro territorio. Utile per la nostra Chiesa Diocesana e Parrocchiale, utile a ritrovare speranza e fiducia nel grande cammino della storia, nel quale anche noi siamo inseriti e che abbiamo vissuto una pagina bella e viva… “storica”, appunto!  Storia Diocesana ed acquese spesso disseminata di problemi, di urgenze, di difficoltà e di miserie; nell’insieme, una storia di fede, di vita e di speranza, che si sviluppa proprio partendo dalla fede del popolo di Dio che vive in questi luoghi.

Ecco perché tutti, credenti e non, possiamo guardare con fiducia al nostro tratto di strada che stiamo percorrendo, guardando avanti. E, come ho detto al termine della Celebrazione, ci prepariamo al millenario!!! Non è una battuta (anche se i fedeli presenti in Chiesa hanno sorriso rumorosamente), ma è l’impegno che lo slancio di questo Giubileo ci dà per trasmettere ai giovani, ai ragazzi, ai bambini, la nostra fede. Per vivere bene i 950 anni della Cattedrale di Acqui e per prepararci al suo millenario,  impegniamoci tutti a valorizzare questo monumento di arte e di storia e a trasmettere (la “Traditio) quel tesoro della fede e della vita cristiana che sempre è stato il valore aggiunto per ogni società, per ogni cultura, per ogni tempo e per ogni luogo. Anche per l’acquese!

dP