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INTENZIONI APOSTOLATO DELLA PREGHIERA – SETTEMBRE 2019

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INTENZIONI APOSTOLATO DELLA PREGHIERA – SETTEMBRE 2019

Cuore divino di Gesù, io ti offro per mezzo del Cuore Immacolato di Maria, madre Tua e della Chiesa, in unione al sacrificio eucaristico, le preghiere, le azioni, le gioie e le sofferenze di questo giorno, in riparazione dei peccati, per la salvezza di tutti gli uomini, nella grazia dello Spirito Santo, a gloria di Dio nostro Padre. Amen!

Intenzione del Papa:

Perchè i politici, gli scienziati e gli economisti lavorino insieme per la protezione dei mari e degli oceani.

Intenzione dei Vescovi:

Perchè la ripresa in ogni settore della vita comunitaria si esprima con la testimonianza di fede e la generosa apertura ai fratelli.

Intenzione per il clero:

Cuore di Gesù, ristora e delizia l’anima dei tuoi ministri, perchè essi siano strumento di Grazia a beneficio di tanti.

XXII Domenica del T.O. – 1 settembre 2019 (prof. Marco Forin)

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«Avvenne che un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per
pranzare ed essi stavano a osservarlo». (Lc 14,1).
La pressione sociale che nel corso dei pochi anni di predicazione si è creata
intorno alla figura di Gesù non deve essere stata indifferente. I Vangeli ci raccontano numerose volte di situazioni in cui il Maestro è seguito da grandi folle, in alcuni casi migliaia di persone venute da ogni dove ad ascoltarlo.
In questo caso ci troviamo in un ambiente più ristretto, l’abitazione di un capo dei Farisei, ma la narrazione si arricchisce di un dettaglio molto interessante:
Luca scrive che le persone intorno a lui lo osservavano.
La maggior parte degli avventori di quel pranzo era appartenente ai gruppo religioso dei Farisei, uomini particolarmente severi nel seguire a puntino tutte le norme della legge ebraica, dal rispetto del sabato alle prescrizioni per la purità rituale, fino alle norme legate al consumo dei cibi.
I Farisei, maestri amati dal
popolo (questo non si dice spesso ma la loro serietà era apprezzata dai
contemporanei) osservano Gesù. Per quale motivo? Un motivo potrebbe
certamente essere il tentativo di coglierlo in errore in relazione all’osservanza di tutte quelle leggi di cui scrivevo poc’anzi. Gesù, abitualmente e non solo nel contesto di oggi, scardina le consuetudini dei suoi interlocutori, causando in loro stupore quando non addirittura risentimento. Noi, che siamo stati abituati fin dai primi anni di catechismo all’idea che i Farisei
fossero uomini perfidi che cercavano solo di incastrare Gesù, mille volte ci comportiamo come loro: usiamo cioè il nostro sguardo di osservatori per
giudicare le opere degli altri. Gesù crea scompiglio nel mondo religioso di
allora, esattamente come in tutta la storia religiosa del mondo i profeti hanno portato rottura con le pratiche sclerotizzate delle religiosità di superficie. Se però scendiamo nella profondità del significato di quella parola che troviamo all’inizio del Vangelo di oggi, “osservare”, forse possiamo intendere in essa una nuova accezione, un nuovo modo per capire: anziché osservare il mondo che ci circonda come se fossimo i primi della classe pronti ad esprimere giudizi come i Farisei di allora su Gesù, lo osservassimo con l’umiltà che lo
stesso vangelo di oggi propone – come cioè coloro che si pongono al fondo
del tavolo e non ai primi posti – certamente le prospettive cambierebbero e, probabilmente, potremmo essere un poco più vicini a quello spirito di profonda carità e empatia che Gesù propone con le parole e l’esempio fino al dono estremo della vita.

Per la preghiera e la riflessione
Chiedo insistentemente di essere capace a cambiare il mio modo di osservare
il mondo: non più per giudicare ma per imparare e amare.

Era il 28 agosto 1944. A Santa Giulia di Dego, 75 anni fa il martirio della beata Teresa Bracco.

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Nativa del borgo di Santa Giulia, in alta val Bormida, fu la penultima di sette figli di Angela e Giacomo Bracco. Cresciuta prevalentemente in un ambiente povero e contadino, ma fortemente religioso, compì gli studi elementari presso la locale scuola di Santa Giulia per poi dedicarsi totalmente alla pastorizia e all’aiuto domestico. All’età di nove anni rimase affascinata dalla figura di Domenico Savio, allievo di Giovanni Bosco, e fu proprio un proposito per la prima comunione di Domenico, “La morte ma non peccati”, che porterà Teresa a scegliere lo stesso “programma di vita”.

Il 28 agosto del 1944 un feroce rastrellamento tedesco colpì Santa Giulia e Teresa, così come altre donne e bambini del paese, fu presa come ostaggio di guerra dai soldati tedeschi. Capite le intenzioni non benevoli degli ufficiali tentò allora la fuga dirigendosi verso il bosco, ma venne raggiunta da un ufficiale che, preso dalla foga, la strangolò e le sparò un colpo di rivoltella al cuore. Il soldato si accanì ancora, sferrando calci al corpo oramai esanime di Teresa procurando lo sfondamento del cranio. Il corpo della giovane fu ritrovato nel bosco due giorni dopo e l’intera dinamica dell’assassinio fu chiarita con l’esame dei resti effettuato il 10 maggio del 1989 su ordine del tribunale ecclesiastico.

Avvicendamento parroci (agosto 2019)

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Don Mario Montanaro e don Ludovico Simonelli dalla parrocchia di Cairo Montenotte alla Comunità pastorale di Canelli.

Don Mirco Crivellari dalla Parrocchia di Sassello alla parrocchia di Cairo Montenotte.
Don Valens Sibomana dalla parrocchia di Pontinvrea alla parrocchia di Cairo Montenotte.

Don Enrico Ravera dalle parrocchie di San Marzano Oliveto, Moasca e Cassinasco alla parrocchia di Sassello.

Le parrocchie di San Marzano Oliveto, Moasca e Cassinasco entrano a far parte della Comunità pastorale di Canelli.

Don Luciano Cavatore dalla parrocchia di s. Tommaso in Canelli alla parrocchia di Visone (subentra al can. Alberto Vignolo)

XXI Domenica del T.O. – 25 agosto 2019 (prof. Marco Forin)

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«Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria». (Is 66,18).
«Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e
siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno
primi, e vi sono primi che saranno ultimi». (Lc 13,30).
Per il commento alle letture di questa domenica di fine estate, vogliamo
centrare la nostra attenzione sul confronto tra questi due brevi versetti.
Il primo dei due versetti è tratto da Isaia, il più famoso tra i profeti scrittori. Il libro di Isaia non fu scritto da una sola persona, ma da tre differenti scrittori in un arco di tempo che va dall’VIII al IV secolo a.C. Il capitolo 66, che chiude la terza parte ed è anche chiusura dell’intero libro, è stato scritto
verosimilmente dopo il ritorno dall’esilio di Babilonia da un autore che viene convenzionalmente chiamato Terzo Isaia. In questa parte del libro
individuiamo nettamente la consapevolezza che la salvezza di Dio ha portata universale. Sottolineo che l’uso della parola “genti” (ebraico “goyim”) non è irrilevante perché per il popolo ebraico indicava tutti coloro che non erano circoncisi e quindi esclusi dal patto di alleanza con Dio. Inaspettatamente, al
ritorno dall’esilio di Babilonia – la pagina più triste della storia ebraica antica, il profeta si rende conto che la salvezza non è limitata al solo popolo di Israele ma che anzi Dio chiama a sé popoli e genti da tutte le parti del mondo, circoncisi e non circoncisi, di tutte le lingue, per radunarle nella sua;città eterna: Gerusalemme.
Nel Vangelo la porta di quella città sembra stringersi: Gesù chiede ai
discepoli di sforzarsi di entrare per la porta stretta e li ammonisce dicendo che ad un certo punto il padrone di casa chiuderà la porta lasciando fuori quelli che si illudevano di essere dentro perché conoscevano bene il padrone per aver mangiato e bevuto con lui. Gesù conclude profetizzando che i salvati verranno da occidente e da oriente e coloro che si pensava sarebbero stati gli ultimi saranno i primi e viceversa. Simbolicamente si può intendere così: la salvezza non è scontata in base alla semplice appartenenza ad un determinato
gruppo religioso. Gesù ricorda ai suoi contemporanei di fede ebraica che non
è sufficiente appartenere al popolo eletto per guadagnarsi la salvezza ma che questa è disponibile anche per coloro che, provenienti da altre fedi, verranno accolti da Dio. Dunque il Vangelo ci insegna che la salvezza è una porta stretta sulla quale è scritto il nome di Gesù Cristo, salvatore del mondo.

Per la preghiera e la riflessione
Centro il mio sguardo e la mia attenzione su Cristo, via verità e vita, porta
che conduce alla salvezza.