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III Domenica Tempo Ordinario – Anno A – 26 gennaio 2020 (prof. Marco Forin)

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«Mi riferisco al fatto che ciascuno di voi dice: “Io sono di Paolo”, “Io
invece sono di Apollo”, “Io invece di Cefa”, “E io di Cristo”». (1 Cor 1,12).
Nelle prime righe della lettera di Paolo ai cristiani di Corinto emerge una
preoccupazione che assilla l’Apostolo: ha saputo dai suoi collaboratori che la
comunità cristiana della capitale dell’Acaia è divisa al suo interno.
Questo fatto è storicamente comprensibile. La città portuale di Corinto, era
una vera e propria megalopoli dell’epoca. Al suo interno circolavano molte
dottrine filosofiche o religiose, predicate da altrettanti uomini che radunavano
attorno a sé piccoli gruppi di seguaci. Qualcosa di simile probabilmente era
accaduto anche all’interno della comunità cristiana, creando divisioni tra chi
simpatizzava per questo o per quell’altro apostolo. Paolo enfatizza molto il
suo discorso e incalza i Corinzi con le affermazioni che gli provengono da
fonte sicura che abbiamo riportato poco sopra. Poi, con una domanda retorica
di sicuro effetto, tuona: «E’ forse diviso il Cristo?» (1,13). Anche noi oggi
dovremmo lasciarci interrogare: è forse diviso? Quanto le nostre comunità
cristiane sono al loro interno divise? Quanto le nostre piccole realtà ecclesiali
o le nostre diocesi sono al loro interno conflittuali? Quanto pesa
nell’evangelizzazione il fatto che esistano così tante confessioni cristiane
ancora troppo lontane tra loro nonostante gli sforzi dell’ecumenismo?
Passando al vangelo l’evangelista Matteo cita un testo tratto da Isaia, in cui il
profeta annuncia l’avvento di una grande luce per rischiarare il popolo che
viveva nelle tenebre. Ritroviamo il testo di Isaia nella prima lettura di questa
domenica. E’ evidente che Matteo riconosce in Gesù quella grande luce.
Agli occhi dei suoi contemporanei, Gesù non doveva sembrare differente dai
molti maestri e guaritori itineranti che percorrevano le strade della Palestina.
Come loro predica, ha un gruppo di discepoli, guarisce le infermità del
popolo. Ma l’evangelista Matteo pone le distanze tra i guaritori di allora e
Gesù. Infatti – diversamente dall’evangelista Marco, più narrativo e semplice
– Matteo introduce il racconto degli eventi della vita pubblica di Gesù
cercando fin da subito di indirizzare lo sguardo sul Messia atteso nella storia.
Matteo richiama il suo lettore sul progetto di salvezza che Dio aveva fin
dall’antichità. Gesù è il compimento di quel progetto. Secondo l’antica cultura
biblica, il dolore fisico e il male erano strettamente legati tra loro. La
predicazione di Gesù, in connessione con la guarigione dei mali fisici delle
persone, suffragava l’intuizione dei discepoli: è lui, l’unico, il vero Messia.

Per la riflessione e la preghiera.
Cristo mi chiama essere discepolo. Come metto a frutto la mia vocazione da
discepolo? Cosa faccio per costruire l’unità?

Calendario S.E.R. Mons. Luigi Testore

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Prosegue la visita pastorale nella zona delle Due Bormide.

Giovedì 23 gennaio
alle ore 21 incontra i Consigli pastorali parrocchiali a Vesime

Domenica 26 gennaio
– alle ore 9,45
presiede l’Eucaristia a Perletto
– alle ore 11,30
partecipa alla Giornata della
Memoria presso i Portici Saracco in
Acqui Terme.

Lunedì 27 gennaio
alle ore 21 incontra gli Amministratori pubblici a Bubbio

Giovedì 30 gennaio
alle ore 20,30 incontra i catechisti a Bubbio

II Domenica Tempo Ordinario – Anno A – 19 gennaio 2020 (prof. Marco Forin)

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«Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata» (1 Cor 1,1-2).

La prima lettura di questa domenica è tratta dalla seconda parte del libro di Isaia e appartiene ad un gruppo di scritti chiamati “carmi del Servo del Signore”. In questi testi Dio prospetta per il suo popolo una salvezza che si manifesterà appieno grazie alla presenza di un non meglio precisato servo di Dio, mediante il quale Dio stesso opererà. Ma chi è questo Servo? Gli studiosi sono divisi, alcuni pensano ad un profeta, altri ad un Messia altri ancora allo stesso popolo d’Israele.

La seconda lettura, è il prescritto epistolare della prima lettera ai Corinzi: S. Paolo si presenta alla comunità cui sta scrivendo e li saluta. Usa per sé la definizione di Apostolo mentre ai destinatari si rivolge chiamandoli “santi” che nel linguaggio di allora indicava tutti i credenti in Cristo Gesù. Sia per sé che per i destinatari della lettera, usa il termine “chiamato – chiamati”, ad indicare che non solo non si è apostoli per propria iniziativa, ma nemmeno discepoli senza essere chiamati. All’origine dell’Apostolato, così come all’origine del discepolato, vi è una chiamata.

Il Vangelo riporta le parole che Giovanni Battista disse vedendo Gesù avvicinarsi: lo indica come il Messia da tempo atteso e da lui stesso profetizzato; Giovanni fornisce molte informazioni su Gesù e aggiunge che queste informazioni le ha ricevute da «Colui che mi ha inviato a battezzare», ovviamente sta parlando di Dio.

Il Servo di Dio, S. Paolo, Giovanni Battista, sono figure emblematiche nella Sacra Scrittura, immagine di uno dei modi in cui Dio interviene nella storia: attraverso le braccia, i piedi, la voce di uomini e donne che nei secoli hanno saputo accogliere la sua chiamata. In tutti i tre testi emerge come la relazione tra Dio e l’uomo sia caratterizzata da un movimento dinamico: da un lato è Dio che chiama, dall’altro il chiamato non può fare a meno di essere un testimone perché l’incontro con il Signore è profondo e dirompente. Così il Servo di Dio sarà luce per tutte le nazioni, Paolo si fa testimone fino a donare la propria vita, Giovanni non può tacere la grandezza del Messia di fronte a lui.  Anche noi siamo di fronte a questa polarità inscindibile: ciascun uomo chiamato da Dio ad ascoltare la sua chiamata diventa testimone con la propria vita, di quel grande progetto di salvezza che Dio ha per tutti gli uomini.

Per la preghiera e la riflessione 

Dal credere scaturisce la testimonianza: come vivo questa relazione?

C’è separazione tra la fede che professo e le opere che compio?

A Denice, domenica 12, la premiazione dei presepi in mostra

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Domenica 12 gennaio alle ore 16, alla presenza del Vescovo di Acqui, mons. Luigi Testore, del parroco don Giovanni Falchero, nonché del denicese don Lorenzo Mozzone, parroco di Pareto, si terrà la premiazione della bella mostra dei presepi artistici organizzata all’oratorio di San Sebastiano.

Si tratta di 91 opere sul tema della Natività 50 per la sezione artisti in concorso e altri 14 fuori concorso e 27 per la sezione scuole.

Per la sezione scuole le opere sono realizzate dagli alunni delle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di 1º grado.

Le opere sono state giudicate da una giuria tecnica presieduta dalla prof.ssa Silvia Bellati e composta dalla dott.ssa Anna Maria Scasso, il prof. Rino Tacchella, dalla Sig.ra Maria Maddalena Vinotto, dal sindaco Fabio Lazzarino e dalla poetessa Maria Antonietta Doglio, curatrice della mostra – concorso.

Il coro Denice – Mombaldone, diretto da Angelo Ghiglia, allieterà la cerimonia di premiazione.