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19 maggio – GIORNATA NAZIONALE 8xMILLE 2019

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DOMENICA 19 MAGGIO

GIORNATA NAZIONALE 8XMILLE 2019

Come ogni anno, nel mese di maggio, si svolge la Giornata Nazionale 8xmille. Lo scopo è quello di sensibilizzare la comunità cristiana ad una  modalità attraverso la quale è possibile, con una semplice firma sul modulo CUD delle denuncia dei Redditi, contribuire a finanziare le innumerevoli iniziative pastorali, caritative, culturali della Chiesa Cattolica in Italia.
Fin dal 1984, anno del Concordato tra lo Stato Italiano e la Chiesa Cattolica, sono i fedeli ad avere la piena responsabilità del sostegno economico della Chiesa e dei suoi sacerdoti attraverso due fonti tra di loro complementari: l’8 per mille del gettito dell’imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF) e le offerte liberali per il sostentamento dei sacerdoti.

Nel 2018, grazie a fondi derivati dall’8 per mille e destinati ad interventi a favore di beni culturali ecclesiastici e dell’edilizia di culto, sono stati finanziati in Diocesi di Acqui il restauro e il risanamento conservativo dei prospetti della facciata e la copertura della Chiesa Parrocchiale di sant’Eugenio in Altare (SV) (contributo di € 175.901,00 pari al 70% della spesa preventivata) ed il rifacimento del tetto della Parrocchiale di San Leonardo in Canelli (contributo di € 314.036,00 pari al 70€ della spesa preventivata). Sempre nel 2018 è stata totalmente finanziata le messa in opera di impianti di allarme nelle Chiese Parrocchiali di Santa Giulia in Monastero Bormida, San Giorgio in San Giorgio Scarampi, Nostra Signora Assunta in Trisobbio e Sant’Ambrogio in Dego (contributo complessivo per i quattro interventi € 19.000,00). Inoltre sono state finanziate opere di riordino, catalogazione, acquisto scaffali e strumenti informatici dell’“Archivio Storico Diocesano don Pompeo Ravera e don Angelo Siri” e della “Biblioteca Diocesana del Seminario Vescovile mons. Capra” per un totale di € 26.000,00.

La realizzazione delle opere sopraindicate, così come quella di molte altre iniziative in ambito pastorale e caritativo, è stata resa possibile  grazie a tutti coloro (15 milioni di italiani) che, al momento della dichiarazione dei redditi, hanno inteso devolvere il loro 8 per mille alle iniziative della Chiesa Cattolica.

V Domenica di Pasqua – 19 maggio 2019 (prof. Marco Forin)

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V Domenica di Pasqua – 19 maggio 2019
«Ecco la tenda di Dio con gli uomini! Egli abiterà con loro ed essi saranno
suoi popoli ed egli sarà il Dio con loro, il loro Dio». (Ap 21, 3)
Tra il Dio della rivelazione ebraico cristiana e il suo popolo intercorre un legame molto particolare: una relazione di reciproca inabitazione.
Da un lato Dio è rivelato all’uomo e ha deciso di abitare con l’uomo. Si pensi alla la storia della salvezza raccontata nella Bibbia: Dio si rivela ad Abramo e lo visita a Mamre, accompagna i patriarchi nella loro vita, guida Mosè e il
popolo fuori dall’Egitto comparendo loro come colonna di fuoco e di fumo; si rivela a Mosè nel Sinai, nel deserto fa erigere la tenda del convegno dovev frequentemente si incontra con Mosè. Si fa guida fino alla Terra promessa,
pone la sua dimora sul monte Sion, nel tempio di Gerusalemme, accanto al
suo popolo. In ultima istanza si fa uomo tra gli uomini in Gesù. Ecco allora il
primo aspetto della inabitazione: Dio abita in mezzo agli uomini, sta con loro.
Il simbolo maggiormente usato nella Bibbia per indicare questa dimensione
di Dio-con-l’uomo è la tenda: Dio ha posto la sua tenda in mezzo a noi.
Questa inabitazione ha la caratteristica della reciprocità: l’uomo redento da Cristo ripone il lui la propria fiducia, gli dona il proprio cuore e, per la grazia
che Gesù gli dona, abita in Lui. L’emblema più elevato di questo momento di reciprocità è l’eucaristia. Il Dio che si è fatto uomo in Cristo dona se stesso all’uomo nella forma del pane per il suo nutrimento e per il suo sostentamento; ma, a differenza del pane che troviamo sulla nostra tavola che diventa parte di noi e del nostro corpo, il pane eucaristico ci assimila allo stesso Cristo che ce lo ha donato: siamo noi che diventiamo parte di lui e del suo corpo che è la chiesa.
Il Dio che pone la sua tenda tra gli uomini non desidera da loro la
venerazione che viene tributata ad un idolo muto ma, anzi, dona all’uomo la
possibilità di risiedere in lui. Dio vive in mezzo a noi perché noi possiamo
essere pienamente in lui.
Se da un lato questo mistero è già realtà poiché la salvezza portata da Cristo è una salvezza definitiva e compiuta una volta per sempre, dall’altro i nostri oggettivi limiti, compreso il peccato, ci impediscono di coglierla nella sua pienezza. Occorre dunque uno sforzo quotidiano per adeguarsi e riconoscere
questo straordinario dono della reciprocità dell’essere in Dio.

Per la riflessione e la preghiera.
Ecco la tenda di Dio con gli uomini! L’anima mia anela e desidera gli atri
del Signore. Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente. […]. Beato chi abita nella tua casa: senza fine canta le tue lodi. (Dal Salmo 83

IV Domenica di Pasqua – 12 maggio 2019 – prof. Marco Forin

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IV domenica di Pasqua – 12 maggio 2019
«Così infatti ci ha ordinato il Signore: “Io ti ho posto per essere luce delle genti perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”» (At 13,47).
Il libro degli Atti racconta a lungo le peripezie cui Paolo andò incontro
durante il suo lungo cammino missionario. Egli, come è ben noto, diffuse il messaggio evangelico nel mondo greco-romano con la predicazione e l’esempio, recandosi personalmente presso le comunità cristiane per
confortarle e stabilirle nella loro fede.
Il messaggio che i primi cristiani portavano – il cui cuore era l’annuncio della Resurrezione – venne inizialmente destinato alle comunità giudaiche. Lo
stesso Gesù aveva esplicitamente detto «non andate tra i pagani e non
entrate nelle città dei Samaritani. Rivolgetevi alle pecore perdute della casa d’Israele». (Mt 10,5-6). Tuttavia gli Atti degli Apostoli raccontano il rifiuto che incontrarono gli evangelizzatori quando si recavano nelle sinagoghe a
predicare la salvezza portata da Gesù: insulti, percosse, derisione.
Il popolo eletto, o almeno parte di esso, non accolse il messaggio di Cristo.
Questo fatto dovrebbe farci profondamente riflettere. Infatti ciò che accadde quasi duemila anni fa a Paolo e ai suoi compagni, ha un profondo legame con la nostra quotidianità: da un lato perché il messaggio evangelico è ancora oggi oggetto di derisoni, disprezzo, in alcuni casi anche di persecuzione (pensiamo ai cristiani che vengono ancora oggi incarcerati e/o uccisi per la loro fede); d’altro canto questi episodi richiamano la nostra quotidianità perché noi, oggi come allora, pur continuamente richiamati alla conversione, a volte rifiutiamo di ascoltare chi ci propone il Vangelo come stile di vita. Anche noi, come quegli uomini che rifiutarono, disprezzarono e perseguitarono Paolo, spesso ci sentiamo troppo facilmente ancorati alle nostre certezze, alle nostre tradizioni, alle nostre idee: non ci lasciamo convertire. Ma il messaggio di salvezza è troppo grande per essere lasciato in balìa di chi già pretende di essere salvo e crede di non avere più nulla da ascoltare: oggi come allora Dio manda i suoi Apostoli a predicare ai pagani,
agli altri, ai lontani. Costoro hanno saputo accogliere il messaggio di Cristo con maggiore entusiasmo che non coloro cui quel messaggio era inizialmente destinato.

Per la riflessione e la preghiera.
Da che parte sta il mio cuore? Dalla parte di chi sa accogliere la salvezza o dalla parte di chi quella salvezza la rifiuta?
Signore, inonda il mio cuore del tuo messaggio di salvezza!

Inaugurata venerdì 3 maggio “AVE Maria!”, mostra CERAMICHE di Delia Zucchi

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CERAMICHE di Delia Zucchi
Acqui Terme, Palazzo Vescovile
3 – 26 maggio 2019

(…) Per noi cristiani è sempre essenziale cercare di comprendere la vocazione straordinaria di Maria, che, accogliendo il progetto di Dio, si mette a servizio dell’umanità e permette quel riscatto che fa passare dalla condizione decaduta a quella redenta.
Guardando Maria comprendiamo meglio come questo passaggio ad una umanità rinnovata, che nasce dalla Passione di Cristo, richieda quella partecipazione umana di cui Lei è segno e prima protagonista.
S.E.R. Mons. Luigi Testore,
Vescovo di Acqui
(“AVE Maria!”, ed.Impressioni Grafiche, 2019)

Realizzato con i fondi diocesani dell’8xmille per la Chiesa Cattolica in collaborazione con il settimanale L’Ancora.

III Domenica di Pasqua (prof. Marco Forin)

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III domenica di Pasqua – 5 maggio 2019
«Si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaèle di
Cana di Galilea, i figli di Zebedèo e altri due discepoli. Disse loro Simon
Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla. » (Gv 21,2-3).
Il magistrale brano di manifestazione di Gesù secondo l’evangelista Giovanni
inizia con lo sconforto dei discepoli, intristiti e delusi per aver perso il loro maestro. Si possono sottolineare alcuni aspetti simbolici dell’episodio.
Innanzitutto i discepoli continuano ad essere uniti tra di loro. Il nucleo dei discepoli della prima ora, quelli che hanno percorso tutto il cammino con Gesù fin dalle sue prime manifestazioni, continua ad essere unito. Colpisce come siano tutti uniti intorno a Pietro nonostante pochi giorni prima avesse rinnegato pubblicamente Gesù. Ora Pietro dice «vado a pescare» e gli altri lo
seguono. E’ profondamente simbolica questa adesione. Proviamo a pensarci:
chi di noi sarebbe rimasto assieme a Pietro dopo il suo tradimento?.
Un altro aspetto: «non presero nulla». Poco dopo arriverà Gesù, indicherà
loro dove pescare e le reti si riempiranno di pesce. Anche questo è
profondamente simbolico e ricorda il Salmo: «Se il Signore non costruisce la città, invano faticano i costruttori». Provare a calare nella quotidianità questa immagine è semplice: la stessa realtà di tutti i giorni fa luce sul nostro
episodio e ci aiuta ad arrivare al cuore del racconto: non è difficile accorgersi che il risultato del lavoro che ognuno di noi svolge – dal più piccolo e umile a quello più blasonato e gratificante – non è sempre proporzionato agli sforzi
che compiamo. A volte, infatti ad uno sforzo immane corrisponde un risultato
modesto, a volte è vero il contrario. Ecco allora che si deve necessariamente
accettare che c’è qualcosa di più grande di noi cui volgere lo sguardo
quando si tratta di iniziare, proseguire, portare a compimento una attività.
Quel “qualcosa di più grande di noi” è la presenza del Risorto!
Anche per i discepoli fu così: loro sognavano un nuovo corso per il popolo
di Israele che partiva dalla libertà dal popolo romano e Gesù doveva e poteva essere il nuovo liberatore di Israele, ma è morto in croce e loro sono tornati in barca. Passando vicino a quella barca Gesù da un nuovo senso alle cose della loro vita, li chiama, di nuovo, per un nuovo cammino con lui.

Per la riflessione e la preghiera.
Se il Signore non costruisce la casa, invano si affaticano i costruttori.
Se il Signore non vigila sulla città, invano veglia la sentinella. (Salmo 127)