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III Domenica di quaresima – 24 marzo 2019 .prof. Marco Forin

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III Domenica di quaresima – 24 marzo 2019
« Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu
stai è suolo santo!» (Es 3,5) Dio incontra Mosè sul monte Oreb dove Mosè stava conducendo il gregge di
Ietro. Il pastore è al lavoro, nella sua quotidianità; conduce le pecore in un
posto dove, probabilmente, è già stato mille volte. Ma questa volta accade
qualcosa di straordinario: Dio viene ad incontrarlo.
Tra le varie e famosissime frasi del noto dialogo tra Dio e Mosè compare
l’ordine di togliersi i sandali a causa della santità del luogo. In moltissime
culture antiche, togliersi le calzature era (in alcuni casi lo è ancora) segno di
grande rispetto per il luogo dove ci si trova. Si pensi ai luoghi sacri dell’India,
oppure alle moschee islamiche, oppure ancora alle casa giapponesi, dove non
si può entrare con le scarpe, nemmeno se si è ospiti.
Qui c’è qualcosa di più di un semplice rispetto : possiamo individuare almeno
due importanti motivi per cui Dio ordina a Mosè di togliersi i sandali.
Un primo motivo è mettere in luce che l’uomo non comunica con Dio alla
pari: l’uomo Mosè è richiamato alla sua dimensione creaturale, di uomo al
contatto con il suolo, anzi, di uomo plasmato dal suolo (cf Gn 2). Si viene a
ristabilire la giusta relazione tra Dio e l’uomo.
Comprendere la propria identità di essere umano al cospetto di Dio che si
rivela, conduce al secondo motivo per cui il gesto di Mosè è profondamente
simbolico: riguarda la rivelazione che Mosè sta per ricevere. Infatti Dio nel
roveto comunica all’uomo ciò che si aspetta da lui, quale è la sua missione,
quale è la sua vocazione . Nonostante la potente apparizione di roveto che
arde ma non consuma, c’è bisogno di saper ascoltare con i “piedi scalzi” per
ricevere e comprendere la rivelazione.
La quaresima è un momento di grazia per compiere questo importante
cammino di conversione a Dio: da un lato avvicinarsi a lui riconoscendo la
nostra dimensione di uomini limitati al cospetto dell’onnipotente, dall’altro
accettando la volontà di Dio sulla nostra esistenza.
Nemmeno per Mosè è stato facile, preghiamo lo Spirito Santo perché illumini
le nostre strade.
Per la preghiera e la riflessione
In questa settimana mi pongo simbolicamente a piedi scalzi al cospetto del
Signore Dio, cercando di percepire il suo amore di Padre nei miei confronti
e cercando di ascoltare con cuore puro la sua volontà.

II Domenica di Quaresima anno C – 17 marzo 2019

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II Domenica di Quaresima anno C – 17 marzo 2019
«Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma quando si
svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui» (Lc 9,32).
L’episodio della Trasfigurazione appartiene alla triplice tradizione, viene cioè raccontato nei tre vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca). Ovviamente, pur rimanendo identico nella sostanza, ognuno dei tre evangelisti lo racconta a modo suo, aggiungendo o togliendo piccole sfumature per sottolineare più
marcatamente questo o quell’altro aspetto dell’episodio.
In Luca colpisce la presenza della breve frase riportata sopra: i discepoli che erano con Gesù – Pietro Giacomo e Giovanni – sono oppressi dal sonno.
Questo dettaglio non è riportato da Matteo né da Marco. Lungi dall’essere un  dettaglio di poca importanza, possiamo cogliervi due sfumature complementari tra loro.
– L’oppressione del sonno indica l’incapacità dell’uomo di cogliere nello spirito i momenti di gloria di Dio così come quelli della tentazione. Anche nel momento della prova, quando Gesù sarà alle prese con l’agonia nell’orto degli ulivi, di nuovo i tre uomini che saranno con lui non saranno in grado di restare svegli. I discepoli non sanno vedere ciò che accade intorno al loro
perché la loro mente, il loro cuore, i loro occhi non sono in grado di vegliare.
E’ lo stesso Gesù che sottolinea l’importanza della veglia: nel vangelo di Matteo un’ampia parte dell’ultimo discorso di Gesù è dedicato a questo stato di vigilanza dell’anima, sempre a rischio di assopimento (Vedi Mt 24,37-51).
– La tradizione biblica riporta un secondo significato della condizione di sonno: si tratta di un momento di rivelazione. Più volte, infatti durante il sonno Dio si rivela agli uomini con sogni: pensiamo agli episodi del patriarca Giuseppe che interpreta i sogni suoi e quelli dei suoi fratelli o quelli del Faraone. Pensiamo a Giuseppe, sposo di Maria, cui in sogno l’angelo dice di portare in salvo la sposa e il bambino Gesù. Si tratta solo di due piccoli
esempi ma l’elenco degli episodi che si possono citare è davvero lungo.
Ecco allora il secondo aspetto: nonostante l’apparente condizione di inattività anche il sonno può essere un momento di grazia, in cui il cuore attento e disposto all’ascolto è toccato dal soffio dello Spirito. Anche i discepoli del nostro racconto, pur dormendo, riescono comunque a cogliere la gloria di Gesù e a riconoscere Mosè e Elia.
Per la preghiera e la riflessione
Mi fermo per qualche minuto a riflettere su questa frase di S. Paolo: «Egli (Gesù) è morto per noi perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui» (1 Ts 5,10).

prof. Marco Forin