dal Vescovo

Domenica in Cattedrale –  CELEBRATO IL MANDATO AI CATECHISTI

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“Come chicchi nel campo di Dio” era il titolo della celebrazione che si è tenuta domenica 17 novembre 2019, in cattedrale, nel corso della quale Monsignor Vescovo ha conferito il mandato ai catechisti di collaborare con i parroci nella catechesi parrocchiale.

Sua Eccellenza ha ringraziato i catechisti per il prezioso servizio che prestano nella Chiesa. Si stratta infatti di un ambito essenziale nella vita delle parrocchie  perché è attraverso la catechesi che le nostre comunità crescono. Nonostante  fatiche, difficoltà le piccole parole come semi crescono e producono grande frutto, più di quanto si possa pensare. È importante che la catechesi non sia solo una scuola per trasmettere dei contenuti, ma sia un cammino fatto insieme ai piccoli, ai giovani, agli adulti, è necessario che questo cammino sia un’esperienza di vita cristiana vissuta nella comunità, così come Gesù che non si è limitato a trasmettere teorie ai suoi discepoli,  bensì ha educato i suoi, camminando con loro, con parole ed esperienze.

La catechesi è dunque conoscere nel profondo il vivere insieme, è rinnovare, è dire poche cose e fare molti gesti, partecipare e gioire nella vita della comunità.

In questo contesto Monsignor Vescovo ha consegnato ad ogni catechista, insieme al mandato, una bustina con alcuni semi di grano a rappresentare la Parola di Dio che viene loro affidata affinché la portino nella propria comunità, il campo di Dio, per seminarla nella terra dei vari gruppi. Il Signore farà sì che germogli e cresca se, come ci dice il Vangelo, ci fidiamo e ci lasciamo educare da Lui.

L’Ufficio catechistico ringrazia tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione della celebrazione, in particolare il coro della parrocchia di Visone che ha eseguito i canti.

Si ricordano i prossimi incontri diocesani di formazione: domenica 16 febbraio 2020, e domenica 29 marzo; alle ore 15 presso l’Auditorium San Guido in Piazza Duomo 8, alle ore 15. E domenica 15 dicembre per un momento di preghiera con il Vescovo diocesano mons. Luigi Testore, alle ore 15 sempre presso l’Auditorium San Guido.

 

 

 

Ufficio Catechistico Diocesano

XXI Domenica del T.O. – 25 agosto 2019 (prof. Marco Forin)

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«Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria». (Is 66,18).
«Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e
siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno
primi, e vi sono primi che saranno ultimi». (Lc 13,30).
Per il commento alle letture di questa domenica di fine estate, vogliamo
centrare la nostra attenzione sul confronto tra questi due brevi versetti.
Il primo dei due versetti è tratto da Isaia, il più famoso tra i profeti scrittori. Il libro di Isaia non fu scritto da una sola persona, ma da tre differenti scrittori in un arco di tempo che va dall’VIII al IV secolo a.C. Il capitolo 66, che chiude la terza parte ed è anche chiusura dell’intero libro, è stato scritto
verosimilmente dopo il ritorno dall’esilio di Babilonia da un autore che viene convenzionalmente chiamato Terzo Isaia. In questa parte del libro
individuiamo nettamente la consapevolezza che la salvezza di Dio ha portata universale. Sottolineo che l’uso della parola “genti” (ebraico “goyim”) non è irrilevante perché per il popolo ebraico indicava tutti coloro che non erano circoncisi e quindi esclusi dal patto di alleanza con Dio. Inaspettatamente, al
ritorno dall’esilio di Babilonia – la pagina più triste della storia ebraica antica, il profeta si rende conto che la salvezza non è limitata al solo popolo di Israele ma che anzi Dio chiama a sé popoli e genti da tutte le parti del mondo, circoncisi e non circoncisi, di tutte le lingue, per radunarle nella sua;città eterna: Gerusalemme.
Nel Vangelo la porta di quella città sembra stringersi: Gesù chiede ai
discepoli di sforzarsi di entrare per la porta stretta e li ammonisce dicendo che ad un certo punto il padrone di casa chiuderà la porta lasciando fuori quelli che si illudevano di essere dentro perché conoscevano bene il padrone per aver mangiato e bevuto con lui. Gesù conclude profetizzando che i salvati verranno da occidente e da oriente e coloro che si pensava sarebbero stati gli ultimi saranno i primi e viceversa. Simbolicamente si può intendere così: la salvezza non è scontata in base alla semplice appartenenza ad un determinato
gruppo religioso. Gesù ricorda ai suoi contemporanei di fede ebraica che non
è sufficiente appartenere al popolo eletto per guadagnarsi la salvezza ma che questa è disponibile anche per coloro che, provenienti da altre fedi, verranno accolti da Dio. Dunque il Vangelo ci insegna che la salvezza è una porta stretta sulla quale è scritto il nome di Gesù Cristo, salvatore del mondo.

Per la preghiera e la riflessione
Centro il mio sguardo e la mia attenzione su Cristo, via verità e vita, porta
che conduce alla salvezza.