dal Vescovo

Fondo San Guido – aggiornamento

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La Diocesi di Acqui ha costituito nelle scorse settimane, per volontà del vescovo mons. Luigi Testore, un fondo di solidarietà a sostegno delle persone che, a causa della crisi sanitaria in atto, hanno perso il lavoro e lo hanno dovuto sospendere. Il fondo, denominato Fondo San Guido, è stato finanziato con la somma di € 430.000,00 proveniente dal contributo straordinario che la Conferenza Episcopale Italiana ha erogato alle Diocesi italiane per necessità straordinarie provocate dal Covid-19. Le persone interessate a ricevere il contributo possono rivolgersi al loro parroco che le indirizzerà ai referenti presenti nelle cinque zone pastorali in cui è suddivisa la Diocesi. Attraverso un colloquio e la presentazione della documentazione necessaria verrà verificata la congruità della domanda e, di conseguenza, erogato il contributo. Dall’istituzione del Fondo ad oggi, sono stati erogati i primi dieci contributi (sette nella zona acquese, due nella zona ligure-ovadese, uno nella zona astigiana) per un totale di 10.800,00 euro.

Coloro che desiderano contribuire a incrementare il Fondo lo possono fare attraverso: Bonifico bancario sul conto corrente intestato Diocesi di Acqui IT21 B 03111 47940 000000000113 causale Fondo San Guido;

Bollettino postale intestato a Diocesi di Acqui n.15592157 causale Fondo San Guido.

Questa settimana il Fondo ha ricevuto nove donazioni da parte di singoli, famiglie e parrocchie, per un ammontare di 1.270,00 euro. Ringraziamo tutti coloro che con la loro generosità hanno voluto o vorranno sostenere, attraverso il Fondo San Guido, tante persone e famiglie che in un periodo di difficoltà come il presente

Donazioni pervenute al 20 maggio 2020:

Parrocchia Grognardo € 200,00; Parrocchia Orsara Bormida € 200,00, un sacerdote € 500,00, P.P. Grognardo € 20,00; P.P. Monastero Bormida € 50,00; da sei offerenti tramite bonifico bancario € 300,00.

Le omelie del Vescovo Mons. Luigi Testore. Ripercorriamo attraverso le sue parole il cammino pasquale

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La domenica delle Palme

In questa difficile e strana domenica delle Palme iniziamo il cammino della Settimana Santa e anche quest’anno, con tutti i limiti che l’emergenza sanitaria ci impone, cerchiamo di cogliere il mistero pasquale, che è centro e sorgente di tutta la nostra vita cristiana.
Potremmo meditare in primo luogo le parole che abbiamo lascoltato nella prima lettura dal capitolo 50 di Isaia: “il Signore mi ha dato una lingua da discepolo, perché io sappia indirizzare una parola allo sfiduciato”.
Penso che in questo momento davvero ci sia nel mondo un rischio di sfiducia, o quanto meno di forte preoccupazione, vedendo cambiare così rapidamente e in modo così significativo le consuetudini delle nostre vite. Forse, come dice il profeta, è necessario che il nostro orecchio si faccia attento e che il Signore apra il nostro orecchio per poter ascoltare come discepoli.
Il cristiano è sempre chiamato ad ascoltare il proprio cammino e il cammino della storia per interpretarlo in senso profondo e capire come agire in modo vero e come cercare il progetto di Dio, che chiede a ciascuno di mettersi a servizio e di leggere la condizione umana, la sua debolezza, cercando la forza di quel progetto più grande che ci è affidato  per costruire il mondo verso la sua pienezza.
In questo il vero modello è proprio Gesù che, come dice l’inno di Filippesi, svuotò se stesso e divenne obbediente fino alla morte. Infatti, come abbiamo poi sentito nella lettura del Vangelo, quando Gesù prega nell’orto dice rivolto al Padre: “ però non come voglio io, ma come vuoi tu”.
Gesù vede con chiarezza il progetto di Dio,  cui aderire pienamente, sa che è solo nel dono totale di sé, nell’amore,  che si può costruire un progetto di fiducia e di salvezza per il mondo.
Anche noi, vivendo questa settimana santa, siamo invitati a rinnovare il nostro modo di pensare e il nostro stile di vita. Invitati a capire che c’è una parola per il mondo sfiduciato ed è l’Evangelo, la buona notizia, la scoperta di un amore più grande delle nostre fragilità, di un amore che si dona totalmente, ma proprio nel dare tutto manifesta il senso stesso dell’esistenza umana. Gesù proprio perché si abbassa totalmente verrà esaltato nella resurrezione e anche noi  quando sappiamo amare cerchiamo e troviamo questa pienezza.
Persino la situazione difficile che stiamo vivendo ci aiuta a comprendere questo valore essenziale, a capire quanto sia importante avere una autentica solidarietà verso l’altro, quanto sia importante cercare un progetto di vita e un progetto di società umana in cui si smetta di pensare solo a se stessi. E se vediamo quanti privilegi abbiamo avuto fino ad ora, possiamo meglio comprendere le sofferenze degli altri e accorgerci che non si può mai essere felici da soli, ma la felicità si conquista con il servizio e la condivisione.
La Passione di Gesù che meditiamo ci aiuti a capire queste cose così essenziali per realizzare meglio l’esistenza di ciascuno di noi.

GIOVEDI’ SANTO in Coena Domini

E’ molto particolare il contesto in cui celebriamo quest’anno il triduo pasquale e in cui ci è dato di vivere questa Cena del Signore. E’ uno dei momenti vertice della Passione di Gesù e ogni anno ci invita a comprendere meglio il mistero della sua vita donata e il mistero di questo gesto che Gesù di ha ordinato di compiere in sua memoria.
Proprio in un momento in cui la comunità cristiana è privata della possibilità di vivere insieme  il segno dell’Eucaristia, possiamo forse ancor più capirne il valore essenziale per ciascuno di noi. Da quasi un mese ormai le nostre chiese non possono più celebrare in modo pubblico il gesto di Gesù e tutti noi ne soffriamo profondamente. Ogni nostra comunità ha avuto la possibilità di rendersi conto di quanto fosse importante questa celebrazione, che è culmine e fonte di ogni nostra vita cristiana.
La Quaresima che abbiamo trascorso è stato come un grande digiuno, ma se è già difficile per noi vivere qualche gesto di digiuno dal cibo,  ci siamo forse accorti come il vero cibo di cui abbiamo bisogno è proprio quello che ci pone in piena comunione con Gesù, è questo cibo eucaristico che fin dalle origini la comunità cristiana ha considerato essenziale alla sua crescita.
Come bene descrive Paolo nella Lettera ai Corinti, raccontando quello che ha fatto il Signore in questa notte dell’Ultima Cena. E, conclude Paolo, ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.  Il gesto Eucaristico è infatti proprio legato alla morte di Gesù, al suo sacrificio totale sulla croce. Noi riviviamo il mistero del suo sacrificio, la sua morte per noi,  e questo ci fa fare vera memoria di lui. Non la memoria di un ricordo di ciò che ha fatto, ma la memoria viva del suo sacrificio sulla croce, che si ripete veramente in mezzo a noi.
Ripetere il suo gesto ci edifica come comunità di cristiani. Per questo abbiamo sofferto e soffriamo nelle attuali circostanze, perché sappiamo di non poter vivere senza la grazia di questo sacramento.
Tuttavia, proprio questo involontario digiuno ci aiuta paradossalmente a capire meglio l’essenzialità dell’Eucaristia, a desiderarne più profondamente la presenza, a capire la sofferenza  delle comunità cristiane che per vari motivi ne sono in alcuni luoghi del mondo spesso a lungo private.
Non possiamo tuttavia dimenticare che Gesù ha voluto indicare il suo dono sulla croce anche con un altro gesto, quello che ci descrive Giovanni nel Vangelo che abbiamo ascoltato. E’ il gesto del servizio, quello con cui Gesù lava i piedi ai suoi discepoli. Quasi a ricordarci che, se celebriamo l’Eucaristia, poi dobbiamo anche servire i fratelli, perché non si può vivere il gesto di Gesù che dà la vita e poi non essere capaci a nostra volta di donare. E a ricordarci quindi che, se, come in questa situazione, non possiamo celebrare l’Eucaristia, possiamo comunque sempre donare e servire e possiamo così in quest’altro modo vivere i gesti di Gesù.

VENERDI’ SANTO 2020

Oggi, rivivendo il mistero della croce, forse siamo in grado di comprenderlo meglio di altre volte.
La croce e la morte di Gesù ci fanno capire il senso del male e delle tenebre che spesso toccano l’umanità. Noi, abituati alla nostra vita normale, con tutti i privilegi legati alla nostra libertà possiamo forse, anche se molto lontanamente, in questo momento di emergenza,  capire meglio la sofferenza di chi è malato, di chi non può fare quello che vorrebbe, di chi è lontano dal proprio paese e dalla propria famiglia. La croce di Gesù esprime anche tutto il dolore dell’umanità, tutte le sofferenze, tutte le ingiustizie, tutta la povertà della condizione umana.
Però la croce di Gesù è redenzione, è segno dell’amore che va oltre gli sbagli e i peccati dell’umanità, è il dono di sé che supera ogni chiusura e ogni egoismo. Gesù in croce è colui che vince la morte, che apre una strada nuova, che dice a una umanità affaticata quanto il dono e l’amore possano trasformarla.
Gesù questa sera ci accompagna nella preghiera anche attraverso il gesto che abbiamo  ascoltato nella   parola del Vangelo di Giovanni .  Dall’alto della croce, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo dice: “Donna, ecco tuo figlio”. Gesù ci consegna sua madre come ultimo dono, dopo di che è consapevole che tutto è compiuto. La Madonna è invitata ad accettare il sacrificio della morte del figlio e ad assumere questa sua nuova maternità universale. Il discepolo infatti rappresenta tutti noi, tutta la Chiesa. Maria da questo momento è madre di tutti, proprio perché riesce a capire e vivere fino in fondo il mistero della morte di Gesù.
La Madonna, nella oscurità che avvolge quel momento drammatico presso la croce, capisce che quella vocazione che aveva accolto dall’annuncio dell’angelo continua ora in una dimensione nuova, quella di essere madre dell’umanità. Aveva accettato di essere la madre di Gesù, ora le viene chiesto di essere la madre della Chiesa e di tutti.
Ai piedi della croce, come Maria, ciascuno può riscoprire la novità della propria vocazione  e, come lei, coglierne anche una ampiezza nuova.
Ciascuno, come Maria, è chiamato ad un servizio nella propria vita. Il nostro servizio di esseri umani che hanno il compito di amare e di costruire la storia del mondo.  La vocazione del proprio lavoro. La vocazione di chi è genitore, di chi è educatore, di chi è chiamato ad accudire e a sostenere gli altri. La vocazione di chi ha il compito di annunciare il Vangelo, la sua novità e la sua speranza.  Tutte le nostre vocazioni e tutti i nostri impegni si ravvivano e trovano una nuova dimensione sotto la croce di Gesù.
Tutti capiamo che possiamo vivere in modo rinnovato la nostra vita e i nostri impegni perché dal dono totale di Gesù impariamo che ogni nostra vocazione si può dilatare in una amore più grande  e in una capacità di servire molto maggiore.
Ci sono situazioni particolari della storia, come il momento che stiamo vivendo, in cui emerge una capacità maggiore di servire e in cui molte persone sentono il bisogno di una generosità più grande. Oggi presso la croce di Gesù tutti comprendono che questa generosità più grande è possibile, che si possono dilatare i propri orizzonti, che si può vivere in modo più vero la propria vita.

Veglia Pasquale

La veglia che stiamo celebrando è il momento centrale di tutta la liturgia della Chiesa. Nel rapido percorso di questa serata siamo invitati a rileggere tutta la storia della salvezza e a capirla in modo nuovo.
Le letture ascoltate ci ricordano che Dio ha creato il mondo e l’ essere umano, che  Dio ha scelto un cammino di alleanza con Abramo nostro padre nella fede, si è scelto un popolo e lo ha liberato dall’Egitto  perché potesse camminare in libertà, ma soprattutto si è incarnato per condividere e trasformare la condizione umana e aprirci a una nuova libertà in Cristo.
La Pasqua allora, da semplice liberazione di un popolo schiavo, diventa liberazione di tutta l’umanità. L’agnello che simboleggia la prima liberazione, diventa Cristo stesso, che dona il suo sangue per la libertà di tutti.
La notte del mondo può essere inondata di questa luce nuova, la luce della Pasqua, che è la luce di Cristo Risorto. Nei giorni scorsi abbiamo rivissuto  la croce e la morte di Gesù, ma proprio perché Gesù ha amato fino al dono totale  di sé, ha vinto il male e la morte ed è stato esaltato nella novità della vita risorta.
In lui tutti siamo risorti. Certo camminiamo spesso nel buio e nella fatica della nostra condizione umana. Vediamo tutta la debolezza di questa nostra condizione anche nelle particolari sofferenze del tempo presente e di questa emergenza sanitaria, ma sappiamo che Gesù ha vinto il male del mondo.
Sappiamo che anche il potere della morte è sconfitto. Sappiamo che il destino dell’umanità è nella vita e nella pienezza della vita risorta.
Per questo essere cristiani vuol dire proprio essere uomini di speranza, chiamati a scoprire nell’acqua del nostro battesimo la possibilità di una vita nuova. Dalla croce di Cristo è nata una vita nuova e noi, sepolti con Cristo nella sua morte,  siamo risorti con lui per costruire un mondo nuovo.
Questa veglia ci riaffida il nostro compito di cristiani. Non possiamo lasciarci vincere dalla morte o dal dolore del mondo.  Il mondo ha bisogno di speranza  – certamente – e ha anche bisogno di novità perché l’uomo vecchio è sempre in agguato e ci riporta a fare scelte vecchie che lasciano il mondo come è, con le sue violenze, le sue ingiustizie, i suoi egoismi.
La Pasqua ci dice invece che dobbiamo fare scelte nuove, magari un po’ più coraggiose, capaci di metterci a servizio di un mondo rinnovato. Forse anche questo tempo così difficile che stiamo vivendo ci può aiutare a capire qual è la novità di cui abbiamo bisogno. Come possiamo educarci ed educare diversamente in modo che la nostra presenza di cristiani nella società sia davvero un segno di novità.

Santa PASQUA 2020

 

Siamo chiamati a vivere la gioia della Pasqua. La gioia nonostante tutto, nonostante il faticoso periodo che stiamo vivendo e che segna profondamente la nostra riflessione in questi giorni.
Siamo certo preoccupati di tutto questo e ricordiamo le parole del profeta Amos:  “le vostre feste si cambieranno in lutto” per indicare comunque la situazione fragile e precaria della vita umana.
Ma ciò nonostante ci accorgiamo che la forza di Pasqua è più grande. Gesù è voluto morire e risorgere proprio nel contesto della festa ebraica di Pasqua, festa di passaggio dalla schiavitù alla libertà, dall’Egitto alla Terra Promessa, festa del cammino di un popolo e di tutta l’umanità che vuole passare dai suoi errori, dai suoi egoismi personali e sociali ad una libertà nuova dove uomini e popoli abbiano lo spazio di convivere con vera dignità.
Ecco perché noi oggi possiamo annunciare gioia, la gioia del passaggio dalla morte alla vita. La morte c’è e, per quanto ne siamo consapevoli, ci colpisce sempre profondamente quando si manifesta nelle tragedie che toccano l’umanità. Ma c’è anche l’esperienza del Risorto, che rende luminosa ogni situazione, anche la più triste.
E’ l’esperienza degli apostoli che vedono Gesù vivo tra loro, che ricevono il dono dello Spirito, che diventano testimoni fino ai confini del mondo.
E’ l’esperienza di Maria di Magdala che corre ad avvertire i discepoli.
Anche a noi oggi Gesù dice: non piangere sulla situazione umana, ma va’ annuncia la speranza del Risorto. Annuncia la passione e la morte di Gesù, che sono redenzione, vita nuova per l’umanità. Annuncia la vita oltre la morte nella eternità di Dio.
Annuncia il Vangelo, buona notizia per tutti.  Costruisci la Chiesa, perché dove c’è la Chiesa c’è un uomo non più schiavo, ma libero, non più schiavo della morte, ma libero di amare.
Mettiti al servizio di un progetto che inizia con la Pasqua per continuare nei cammini della vita di ciscuno.

DOMENICA 12 APRILE 2020 PASQUA DI RISURREZIONE Celebrazione della Liturgia della Parola nella propria abitazione

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Nella situazione che stiamo vivendo ABBIAMO BISOGNO DI CELEBRARE LA PASQUA!

Abbiamo bisogno di speranza, abbiamo bisogno di risentire l’annuncio che Cristo vince la morte, che la nostra vita è più grande del tempo che viviamo in questo mondo, che
lui è il vivente. Come battezzati la nostra vita è già nella risurrezione: anche se attorno a noi e in noi ci sono ancora i segni del peccato e della morte, siamo ormai “viventi per
Dio, in Cristo Gesù” (Rm 6,11).

Pur con la nostalgia dell’Eucaristia e della comunità, di cui quest’anno siamo privati, celebriamo questo giorno di Pasqua in casa, come famiglia, lasciandoci guidare dalla
Parola, dalla preghiera e dai segni.

La celebrazione che qui riportiamo richiede di essere preparata con i seguenti accorgimenti:
– Radunarsi tutti in una stanza adeguata, assumendo atteggiamenti e posture che favoriscano la preghiera.
– Collocare, possibilmente su un tavolo, un crocifisso, una bibbia aperta, un cero acceso e un fiore.
– Permettere a tutti di avere sottocchio il testo della celebrazione.
– Una persona farà da guida (G) e gli altri (L) si dividono in antecedenza le varie parti da leggere
– Iniziare con un momento di silenzio.

G. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
T. Amen.
G. Il Signore ci custodisca uniti nel suo amore, ora e sempre.
T. Amen

La preghiera si apre recitando tutti insieme la sequenza di Pasqua:
T. Alla vittima pasquale, s’innalzi oggi il sacrificio di lode.
L’agnello ha redento il suo gregge,
l’Innocente ha riconciliato noi peccatori col Padre.
Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello.
Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa.«Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?».
«La tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto,
e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le sue vesti.
Cristo, mia speranza, è risorto; e vi precede in Galilea».
Sì, ne siamo certi: Cristo è davvero risorto.
Tu, Re vittorioso, portaci la tua salvezza.
G. Cristo risorto ha vinto il peccato e la morte.

Riconosciamo i nostri peccati con profonda sincerità, provando un vero dispiacere, poiché con essi abbiamo offeso Dio e i fratelli.
Pur non avendo avuto la possibilità di ricevere il perdono sacramentale con la Confessione, che ci impegniamo a fare appena sarà possibile, tuttavia confidiamo nella bontà del Padre che, guardando il sacrificio del suo Figlio per noi, ci dona il perdono e la
pace.

Si fa una breve pausa di silenzio per l’esame di coscienza.

T. Confesso a Dio onnipotente e a voi, fratelli,
che ho molto peccato in pensieri, parole, opere e omissioni,
per mia colpa, mia colpa, mia grandissima colpa.
E supplico la beata sempre vergine Maria,
gli angeli, i santi e voi, fratelli,
di pregare per me il Signore Dio nostro.

G. Dio onnipotente abbia misericordia di noi, perdoni i nostri peccati e ci conduca alla
vita eterna.

T. Amen.

G. Preghiamo.
O Padre, che in questo giorno, per mezzo del tuo unico Figlio, hai vinto la morte e ci hai
aperto il passaggio alla vita eterna, concedi a noi, che celebriamo la Pasqua di risurrezione, di essere rinnovati nel tuo Spirito, per rinascere nella luce del Signore
risorto. Egli è Dio e vive e regna nei secoli dei secoli.
T. Amen.

LITURGIA DELLA PAROLA
Prima Lettura (At 10, 34a. 37-43)
L. Dagli Atti degli Apostoli
In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la
Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come
Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui.
E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.
E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».
Parola di Dio.
T. Rendiamo grazie a Dio.

Salmo Responsoriale (Dal Salmo 117)
L. Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo, alleluia, alleluia.
T. Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo, alleluia,
alleluia.
Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
Dica Israele:
«Il suo amore è per sempre». T.
La destra del Signore si è innalzata,
la destra del Signore ha fatto prodezze.
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore. T.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi. T.

Seconda Lettura (Col 3, 1-4)
L. Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla
destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra.
Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria. Parola di Dio.
T. Rendiamo grazie a Dio.

Vangelo (Gv 20, 1-9)
L. Dal vangelo secondo Giovanni
Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno
posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro.
Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in
un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti. Parola del Signore.
T. Lode a te, o Cristo.

COMMENTO A CURA DEL BIBLISTA MARCO FORIN.
«Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!» . (Gv 20,2).
Il vangelo del giorno di Pasqua è tratto dall’opera dell’evangelista Giovanni. Durante la veglia
pasquale viene invece proclamato il vangelo di Matteo. Il racconto di Giovanni – più sobrio di
quello di Matteo – propone un primo piano di due discepoli speciali, Pietro e Giovanni, la cui
scoperta della tomba vuota è caratterizzata da tratti intimi.
Giovanni racconta che la prima reazione di Maria di Magdala, giunta al sepolcro, è di sconforto:
si reca dagli altri discepoli e li informa che il sepolcro è vuoto. Ella crede semplicemente che il
corpo di Gesù sia stato trafugato. E’ la spiegazione più logica, quella che probabilmente
chiunque al suo posto avrebbe ipotizzato. Ai discepoli dice anche “non sappiamo dove l’hanno
posto”. Maria non si preoccupa di chi sia stato a portarlo via, bensì di dove è Gesù ; è venuto il
momento di cercarlo. Da sola non ce la può fare, ha bisogno di aiuto: chiama i due discepoli,
che immediatamente si mettono a correre in direzione del sepolcro dove Gesù è scomparso.
Tutti insieme vanno a vedere che cosa è successo, tutti insieme cercano. In quella corsa alla ricerca di Gesù intravediamo la metafora del credente in ricerca che ha bisogno di vedere con i suoi occhi le bende per terra. Pietro prosegue più lentamente, Giovanni è più spedito, ma il
secondo aspetta il primo, non può fare a meno di lui, i due percepiscono insieme la portata di quel sepolcro vuoto. Pietro e Giovanni si illuminano a vicenda, così come non si può
comprendere il mistero della Nuova Alleanza portata a compimento in Gesù senza poggiarsi sulle solide radici dell’Antica Alleanza.
Oggi, giorno memoriale della risurrezione, dovremmo imparare da Giovanni a correre fiduciosi
verso il sepolcro vuoto e con un cuore rinnovato osservare stupiti quelle bende abbandonate;
oggi con Pietro, dovremmo poggiare la nostra fede sulle radici e sulla nostra storia individuale,
comunitaria ed ecclesiale che di nuovo ci conduce lì, di fronte al sepolcro di Gesù.
Ieri e oggi si fondono insieme in un cammino di ricerca che scende nelle profondità del cuore del cristiano per rigenerarlo. La riscoperta dell’essenza della fede, però, non si
avvoltola su se stessa in modo autoreferenziale, bensì costituisce le fondamenta di una chiesa
amorevole, speranzosa, credente, capace di aprirsi al mondo al di fuori.

Per la preghiera e la riflessione
Con Giovanni e Pietro corro al sepolcro.
Con loro mi fermo a contemplare le bende.
Ci si può scambiare qualche riflessione.

I bambini e i ragazzi possono fare un disegno che rappresenti il vangelo da loro ascoltato.

PROFESSIONE DI FEDE.
G. Per mezzo del battesimo siamo divenuti partecipi del mistero pasquale di Cristo, siamo
stati sepolti insieme con lui nella morte, per risorgere con lui a vita nuova.
Ora, al termine del cammino penitenziale della Quaresima, in questo giorno di Pasqua,
rinnoviamo le promesse del nostro Battesimo, con le quali un giorno abbiamo rinunziato
a satana e alle sue opere e ci siamo impegnati a servire fedelmente Dio nella santa Chiesa
cattolica.

T. Rinunzio al peccato, per vivere nella libertà dei figli di Dio.
T. Rinunzio alle seduzioni del male, per non lasciarmi dominare dal peccato.

T. Rinunzio a satana, origine e causa di ogni peccato.

T. Credo in Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra.

T. Credo in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore, che nacque da Maria Vergine,
morì e fu sepolto, è risuscitato dai morti e siede alla destra del Padre.

T. Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa cattolica, la comunione dei santi, la
remissione dei peccati, la risurrezione della carne e la vita eterna.

T. Dio onnipotente, Padre del nostro Signore Gesù Cristo, che ci ha liberati dal peccato
e ci ha fatto rinascere dall’acqua e dallo Spirito Santo, ci custodisca con la sua grazia in
Cristo Gesù nostro Signore, per la vita eterna. Amen.

PREGHIERA UNIVERSALE.
G. Uniti a tutti i cristiani che nelle loro case quest’anno celebrano la Pasqua, preghiamo il
Padre che ha risuscitato il suo Figlio dalla morte e lo ha dato a tutti noi vivo per sempre.
Diciamo: ascoltaci, o Signore.
T. Ascoltaci, o Signore.
Si possono utilizzare le preghiere qui riportate, oppure si può lasciare spazio a preghiere
spontanee che ciascuno espone liberamente.
L. Per la Chiesa: con il ministero di Papa Francesco, del nostro vescovo Luigi, dei nostri
sacerdoti e diaconi, trovi la forza di annunciare oggi e sempre che Cristo crocifisso è
risorto e in lui abbiamo una vita nuova. Preghiamo.
L. Per gli uomini e le donne del nostro tempo che a causa di questa pandemia in tutto il
mondo hanno rallentato la loro corsa e le loro attività: imparino a vivere il presente e a costruire il futuro, cercando il vero bene di ogni uomo, cancellando le guerre e le
discriminazioni e promuovendo la civiltà dell’amore. Preghiamo.
L. Per coloro che soffrono nella malattia e nella solitudine, nella perdita dei loro cari e
nella paura: la risurrezione di Cristo porti a ciascuno conforto e speranza. Preghiamo.
L. Per la nostra comunità parrocchiale (pastorale): nonostante l’impossibilità di
incontrarsi a celebrare e festeggiare la solennità di questo giorno, custodisca la fiducia
che il Cristo risorto la visita e l’abbraccia col suo amore e ci fa sentire in essa una cosa
sola. Preghiamo.
L. Per la nostra famiglia qui riunita e per tutte le famiglie: la Pasqua ci aiuti a sentire ogni
giorno la presenza del Signore tra noi e come lui ha pagato il prezzo della sofferenza per
raggiugere col suo corpo la vita immortale, così anche noi nella vita quotidiana sappiamo
affrontare gli immancabili sacrifici che l’amore vero ci chiede. Preghiamo.

T. Padre nostro….
G. Nella gioia del Cristo risorto, ci scambiamo un segno di pace.

G. Preghiamo insieme.
T. O Dio nostro Padre, il Cristo tuo Figlio risorto dai morti nutre e sostiene la nostra
vita; fa che la sua parola, nel dono dello Spirito, fruttifichi in noi e ci renda testimoni credibili della sua Pasqua. Egli vive e regna nei secoli dei secoli.
Per Cristo nostro Signore.
Amen.

Si conclude tutti insieme, tracciando ciascuno su di sé il segno della croce.
T. Dio ci benedica e ci accompagni ogni giorno,
lui che è Padre e Figlio e Spirito Santo.
Amen. Alleluia, alleluia, alleluia.

A Maria diciamo insieme:
Regina del cielo, rallegrati, alleluia:
Cristo, che hai portato nel grembo, alleluia,
è risorto, come aveva promesso, alleluia.
Prega il Signore per noi, alleluia.

A cura dell’Ufficio Liturgico Diocesano.

Lettera di S.E. Mons. Luigi Testore in occasione della Santa Pasqua

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Carissimi,

si avvicinano la Settimana Santa e la Pasqua, che per noi cristiani sono la vera festa, quei giorni che ci fanno rivivere il senso stesso della nostra fede, fondata sul dono totale di sé da parte di Gesù.

Quest’anno però vivremo tutto questo in modo davvero singolare, senza la possibilità di partecipare a quei riti comunitari  che ci aiutavano a comprendere il mistero. E’ certamente triste non poter compiere i gesti che sempre hanno alimentato il nostro cammino cristiano. Non poter vivere la Messa con la benedizione degli ulivi nella Domenica delle Palme. Rinunciare alla Messa in Coena Domini del Giovedì Santo, che ci fa rivivere l’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli, non poter insieme celebrare la Passione di Gesù il Venerdì Santo o ancor più la grande Veglia Pasquale, che ci fa annunciare con gioia il Cristo Risorto.

 Questi riti verranno celebrati da me in Cattedrale e da tutti i preti nelle Parrocchie a porte chiuse. Vorrei esortare tutti voi a parteciparvi a distanza, non sarà la stessa cosa, ma possiamo davvero formare tra noi una profonda comunione di vita e di preghiera. Possiamo, facendoci aiutare da qualche sussidio, o anche dalle trasmissioni televisive o in streaming, rivivere il Mistero Pasquale in tutta la sua forza, meditare personalmente, persino con più intensità,  la Passione del Vangelo di Matteo, che verrà letta la domenica delle Palme e nelle nostre case aiutarci a vicenda a scoprire il dono di salvezza che Gesù opera per noi e la gioia di vederlo vivo e risorto in mezzo a noi.

Ci aiuterà in questa riflessione forse anche il momento difficile che stiamo vivendo. Il dono totale di Gesù per noi ci fa capire che solo amando, donando e imparando a servire gli altri si costruisce su solide fondamenta la propria vita  e la società umana. E in questi giorni abbiamo modo di constatare quanto questo sia vero: vediamo tante persone che, non solo nell’ambito sanitario, ma anche in altri servizi essenziali si dedicano con generosità e mettono tutte le loro energie a disposizione degli altri.

 Chi agisce così è certamente cristiano, cioè imitatore di Cristo, indipendentemente dal fatto che condivida o no la nostra fede.

Penso però anche al nostro compito di cristiani alla fine dell’emergenza. Purtroppo questa situazione avrà portato molte sofferenze. Prima di tutto quella di coloro che hanno perso una persona cara e non hanno potuto vivere con la comunità la celebrazione funebre. Sarà nostro dovere essere loro vicini, accompagnarli in qualche altro momento celebrativo che faccia  sentire la partecipazione di tutti al loro dolore.

Ma ci saranno da alleviare anche altre difficoltà, in particolare in campo economico, dato che molte famiglie potranno subire una significativa riduzione dei propri redditi. Come Chiesa attraverso la Caritas ci impegneremo a fare il possibile, ma vorrei esortare tutti a scoprire un vero senso di solidarietà, che peraltro già si sta manifestando, come mostra quanto è  stato fatto da molti per sostenere l’ospedale o le associazioni di volontariato.

Sembra difficile quest’anno augurarci Buona Pasqua, ma lo possiamo fare perché abbiamo tutti bisogno di accogliere e vivere la speranza che questa festa ci offre.

 

          

          + Luigi

 

Acqui Terme, 30 marzo 2020

Lettera di S.E. Mons. Luigi Testore in occasione della Pasqua 2020

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Carissimi,

si avvicinano la Settimana Santa e la Pasqua, che per noi cristiani sono la vera festa, quei giorni che ci fanno rivivere il senso stesso della nostra fede, fondata sul dono totale di sé da parte di Gesù.

Quest’anno però vivremo tutto questo in modo davvero singolare, senza la possibilità di partecipare a quei riti comunitari  che ci aiutavano a comprendere il mistero. E’ certamente triste non poter compiere i gesti che sempre hanno alimentato il nostro cammino cristiano. Non poter vivere la Messa con la benedizione degli ulivi nella Domenica delle Palme. Rinunciare alla Messa in Coena Domini del Giovedì Santo, che ci fa rivivere l’ultima cena di Gesù con i suoi discepoli, non poter insieme celebrare la Passione di Gesù il Venerdì Santo o ancor più la grande Veglia Pasquale, che ci fa annunciare con gioia il Cristo Risorto.

 Questi riti verranno celebrati da me in Cattedrale e da tutti i preti nelle Parrocchie a porte chiuse. Vorrei esortare tutti voi a parteciparvi a distanza, non sarà la stessa cosa, ma possiamo davvero formare tra noi una profonda comunione di vita e di preghiera. Possiamo, facendoci aiutare da qualche sussidio, o anche dalle trasmissioni televisive o in streaming, rivivere il Mistero Pasquale in tutta la sua forza, meditare personalmente, persino con più intensità,  la Passione del Vangelo di Matteo, che verrà letta la domenica delle Palme e nelle nostre case aiutarci a vicenda a scoprire il dono di salvezza che Gesù opera per noi e la gioia di vederlo vivo e risorto in mezzo a noi.

Ci aiuterà in questa riflessione forse anche il momento difficile che stiamo vivendo. Il dono totale di Gesù per noi ci fa capire che solo amando, donando e imparando a servire gli altri si costruisce su solide fondamenta la propria vita  e la società umana. E in questi giorni abbiamo modo di constatare quanto questo sia vero: vediamo tante persone che, non solo nell’ambito sanitario, ma anche in altri servizi essenziali si dedicano con generosità e mettono tutte le loro energie a disposizione degli altri.

 Chi agisce così è certamente cristiano, cioè imitatore di Cristo, indipendentemente dal fatto che condivida o no la nostra fede.

Penso però anche al nostro compito di cristiani alla fine dell’emergenza. Purtroppo questa situazione avrà portato molte sofferenze. Prima di tutto quella di coloro che hanno perso una persona cara e non hanno potuto vivere con la comunità la celebrazione funebre. Sarà nostro dovere essere loro vicini, accompagnarli in qualche altro momento celebrativo che faccia  sentire la partecipazione di tutti al loro dolore.

Ma ci saranno da alleviare anche altre difficoltà, in particolare in campo economico, dato che molte famiglie potranno subire una significativa riduzione dei propri redditi. Come Chiesa attraverso la Caritas ci impegneremo a fare il possibile, ma vorrei esortare tutti a scoprire un vero senso di solidarietà, che peraltro già si sta manifestando, come mostra quanto è  stato fatto da molti per sostenere l’ospedale o le associazioni di volontariato.

Sembra difficile quest’anno augurarci Buona Pasqua, ma lo possiamo fare perché abbiamo tutti bisogno di accogliere e vivere la speranza che questa festa ci offre.

 

          

          + Luigi

 

Acqui Terme, 30 marzo 2020

Cattedrale di Acqui – Accensione della lampada votiva davanti all’urna di San Guido nella circostanza dell’epidemia del Coronavirus – 10 marzo 2020

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Davanti all’urna di San Guido è stata collocata una lampada che arderà giorno e notte in questo tempo pericoloso per l’epidemia in atto.

Essa verrà accesa da S.E. Mons. Luigi Testore vescovo di Acqui e dal dott. Lorenzo Lucchini sindaco di Acqui Terme, quale segno della fiducia che la comunità civile e la comunità cristiana ripongono nella divina provvidenza e nell’intercessione e protezione di colui che è patrono della città e della diocesi.

V. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo

T. Amen

V. A nome e in rappresentanza di tutto il popolo della città di Acqui e dell’intera diocesi,
consapevoli della gravità e dei pericoli dell’ora presente, ci siamo raccolti qui davanti all’urna
di San Guido nostro patrono. Lasciamoci anzitutto esortare dalla Parola di Dio.

L. Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi (4, 1.4-7)
“Perciò, fratelli miei carissimi e tanto desiderati, mia gioia e mia corona, rimanete in questo modo
saldi nel Signore, carissimi! Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra
amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza
fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di
Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.”

V. Anche noi, nella presente circostanza, facciamo presente a Dio la nostra preghiera:
T. O Dio onnipotente ed eterno,
ristoro nella fatica,
sostegno nella debolezza:
da Te le creature ricevono
energia, esistenza e vita.
Veniamo a Te per invocare la tua
misericordia
poiché oggi conosciamo ancora la
fragilità della condizione umana
vivendo l’esperienza di una nuova
epidemia virale.
Affidiamo a Te gli ammalati e le
loro famiglie:
porta guarigione al loro corpo,
alla loro mente e al loro spirito.
Aiuta tutti i membri della società
a svolgere il proprio compito
e a rafforzare lo spirito di
solidarietà tra di loro.
Sostieni e conforta i medici e gli
operatori sanitari in prima linea
e tutti i curanti nel compito del
loro servizio.
Tu che sei fonte di ogni bene,
benedici con abbondanza la
famiglia umana,
allontana da noi ogni male
e dona una fede salda a tutti i
cristiani.
Liberaci dall’epidemia che ci sta
colpendo
affinchè possiamo ritornare sereni
alle nostre consuete occupazioni e
lodarTi e ringraziarTi con cuore
rinnovato.
In Te noi confidiamo e a Te
innalziamo la nostra supplica
perché Tu, o Padre, sei l’autore
della vita,
e con il tuo Figlio, nostro
Signore Gesù Cristo,
in unità con lo Spirito Santo,
vivi e regni nei secoli dei
secoli. Amen.
Maria, salute degli infermi, prega
per noi!

V. Seguendo l’esempio di coloro che
nella storia ci hanno preceduto,
animati dalla fiducia in Dio
che ha nelle sue mani le sorti d
dell’umanità
e fiduciosi che, nella sua bontà,
mai si dimentica dei suoi figli,
specialmente nel momento della v
prova;
confidiamo nella potente
intercessione di San Guido
a cui sempre è stato a cuore il
bene di questa città e diocesi
e che nel corso dei secoli
ha manifestato più volte i segni
della sua protezione,
accendiamo ora questa lampada
votiva,
segno della preghiera di tutto il
popolo cristiano
e del grido di aiuto che ogni
persona di questo nostro
territorio
innalza verso il cielo in questo
tempo.

Il vescovo e il sindaco accendono la lampada.

Momento di preghiera silenziosa

V. Preghiamo.
Sostieni, Signore, il tuo popolo
Per i meriti e l’esempio del
vescovo San Guido;
la scelta della povertà, la carità
evangelica
la fatica per l’edificazione della
Chiesa,
siano proposito ed impegno della
comunità
che lo venera patrono e lo invoca
intercessore.
Per Cristo nostro Signore.

T. Amen

V. Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male
e ci conduca alla vita eterna.

T. Amen

Canto
O San Guido dal fulgido trono,
mira i figli devoti ai
tuoi piè.
D’ogni grazia celeste fa
dono
sopra i cuor che confidano in
te.
D’ogni grazia celeste fa dono
sopra i cuor che confidano in
te.