Author: Ufficio Pastorale Comunicazioni Sociali

XXIX Domenica del Tempo Ordinario Anno C – 20 ottobre 2019 (prof. Marco Forin)

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«Le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi». (Lc
18,5).
Nel Vangelo odierno Gesù racconta di una particolare relazione tra una
vedova insistente e un giudice ingiusto. La condizione di vedovanza non era
nell’antichità tutelata da alcuna forma di sostentamento: non essendo le
donne proprietarie di nulla difficilmente avevano la possibilità di sostentarsi
con facilità, in modo particolare se appartenenti alla fascia bassa della
popolazione. La vedova del racconto ci viene presentata come molto caparbia
nell’insistere con il giudice affinché costui le renda giustizia nei confronti di
un suo avversario in merito ad una non meglio precisata diatriba. Dall’altra
parte abbiamo il giudice, uomo a dir suo privo di timor di Dio: questo
atteggiamento laico – per così dire – del giudice nel mondo antico non aveva
una connotazione positiva. Si pensi che la maggior parte delle norme che
regolavano lo stato sociale erano di provenienza religiosa e contenute nella
Bibbia: si intende bene che il fatto che il giudice non fosse rispettoso della
volontà di Dio non deponeva certo a suo favore. Tuttavia, nonostante questa
sua ingiustizia (letteralmente è meglio tradurre “ingiusto” anziché “iniquo”)
si decide per fare giustizia alla donna vedova e povera, decisamente in
condizione di bisogno e di tutela. L’unica ragione per cui questo giudice
muove in favore della vedova è la di lei insistenza, per liberarsene, insomma.
L’esempio portato da Gesù è poi ampliato a fortiori: se il giudice ingiusto
ascolta la vedova che lo importuna, può forse Dio giusto non ascoltare le
preghiere dei giusti?
Il vangelo è molto attento a non soffermarsi su due dettagli: il primo riguarda
la specifica richiesta della vedova, il secondo l’esito del giudizio. In entrambi
i casi i dettagli rimangono inespressi e mi pare sia particolarmente simbolico
quando si parla delle modalità della preghiera: la preghiera più profonda e
spontanea è spesso relativa ad un argomento ma raramente si dovrebbe
manifestare con richieste troppo dettagliate: non siamo noi a dire a Dio che
cosa deve fare, quanto piuttosto chiedere illuminazioni per affrontare con la
nostra propria responsabilità le difficoltà contingenti. Allo stesso modo anche
il giudizio del giudice non è esplicitato, proprio come spesso non è proprio
del tutto evidente la proiezione del nostro futuro che Dio ci para davanti agli
occhi. Il Vangelo ci insegna però una verità che pare incontrovertibile: la
risposta di Dio alle nostre domande ci sarà sempre.
Per la preghiera e la riflessione
Imparo l’insistenza nelle mie preghiere verso Dio, chiedo luce per intendere
le strade che Dio mi propone.

Nuovo impianto di sicurezza nella Chiesa Santissima Annunziata di Melazzo.

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La tutela del patrimonio religioso, storico, artistico e culturale conservato nelle nostre Parrocchie, è possibile anche grazie ai contributi derivati dall’8XMille erogato dallo Stato alla Chiesa Cattolica.

Grazie ad un contributo di € 2.841,38, che ha interamente coperto la spesa dell’intervento, la Chiesa Santissima Annunziata di Melazzo è stata dotata di un nuovo impianto di sicurezza.

XXVIII Domenica del Tempo Ordinario Anno C – 13 ottobre 2019 « (prof. Marco Forin)

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«Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio,
all’infuori di questo straniero?». (Lc 17,18).
Iniziamo osservando il viaggio di Gesù: si tratta di un viaggio caratteristico
nel vangelo di Luca, particolarmente significativo perché in Luca la geografia
degli spostamenti di Gesù sembra avere una logica. Gesù, infatti, sale a
Gerusalemme una sola volta (e non tre come sembrano farci intuire gli altri
vangeli), lì muore, risorge e lì inizia la Chiesa che proprio da Gerusalemme si
spande fino ai confini della terra allora conosciuta. Raccontando questo
viaggio Luca ci fa notare che Gesù passa attraverso le terre della Galilea e
della Samaria. Se la Galilea era un territorio di provincia ma culturalmente
legato al mondo giudaico, la Samaria era differente per tradizioni; tra giudei e
samaritani non correva buon sangue. Dunque già lo stesso fatto che si
menzioni la Samaria in questo viaggio di Gesù è un dato che fa riflettere: il
vangelo nella persona di Gesù cammina per le strade del mondo, senza
badare alle nazionalità e ai territori.
In secondo luogo a Gesù si avvicinano dieci lebbrosi. Il numero dieci dà idea
della compiutezza, come se si trattasse dell’intero mondo rappresentato in
quei malati. Ma per le culture antiche la lebbra era una malattia inviata da
Dio per punire gli uomini a causa dei loro peccati; era perciò considerata
gravemente impura e i lebbrosi condannati a vivere al di fuori delle mura
della città. Gesù non si scandalizza al loro arrivo, anzi dà loro il comando di
andare a ringraziare per la guarigione di una malattia, come era d’obbligo
fare per la legge ebraica. Ma, attenzione, la guarigione avviene mentre loro
stavano andando, non prima. Luca sembra suggerire che è il gesto della
partenza dei lebbrosi che li guarisce o, meglio ancora, la fede sulla parola di
Gesù che li invita a partire. Cosa abbiano fatto gli altri nove non ci è dato
sapere, non è detto che non siano andati esattamente dove aveva detto Gesù,
cioè dal sacerdote. E’ il samaritano a non fare quello che gli era stato detto:
torna sui suoi passi. E’ una dinamica interessante poiché il Samaritano è
lodato nonostante abbia trasgredito sia la regola della Legge mosaica (che
prevede che ci si presenti ai sacerdoti dopo la guarigione delle lebbra) sia il
comando di Gesù.
Il samaritano, uomo considerato inferiore all’epoca per la sua appartenenza a
questo odiato popolo, è stato però l’unico a saper spostare l’attenzione sulla
causa ultima della sua salvezza tornando da Gesù per lodare Dio.
Per la preghiera e la riflessione
Impariamo dal lebbroso samaritano a concentrare la nostra attenzione su
Gesù fonte della nostra salvezza.

IRC diocesani. Formazione L’ ALLEANZA EDUCATIVA

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“”VIDEOMESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER IL LANCIO DEL PATTO EDUCATIVO

Carissimi,

nell’enciclica Laudato si’ ho invitato tutti a collaborare per custodire la nostra casa comune.

Per capire quanto urgente sia la sfida che abbiamo davanti dobbiamo puntare sulla educazione, che apre la mente e i cuori ad una comprensione più larga e più profonda della realtà.

Serve un patto educativo globale che ci educhi alla solidarietà universale, a un nuovo umanesimo.

Per questo ho promosso un evento mondiale che si terrà il 14 maggio 2020.

In un momento di estrema frammentazione, di estrema contrapposizione, c’è bisogno di unire gli sforzi, di far nascereun’alleanza educativa per formare persone mature, capaci di vivere nella società e per la società.

Ogni cambiamento, però, ha bisogno di un cammino educativo. Noi non possiamo fare un cambiamento senza educare a quel cambiamento.

Un proverbio africano recita che “per educare un bambino serve un intero villaggio”. Ma dobbiamo costruirlo, questo villaggio. Tutti insieme, per educare i bambini, per educare il futuro.

E dobbiamo bonificare il terreno dalle discriminazioni, come ho sostenuto nel Documento che ho recentemente sottoscritto con il Grande Imam di Al-Azhar ad Abu Dhabi.

Dobbiamo fare in modo che questo villaggio faccia crescere in tutti la consapevolezza di ciò che unisce le persone e tutte le componenti della persona; lo studio e la vita; le generazioni; i docenti e gli studenti, la famiglia e la società civile con le sue espressioni politiche, produttive, imprenditoriali e solidali.

Dobbiamo fare in modo che in questo villaggio nasca una convergenza globale per un’alleanza tra gli abitanti della Terra e la “casa comune”, affinché l’educazione sia creatrice di pace, di giustizia, sia accoglienza tra tutti i popoli della famiglia umana nonché di dialogo tra le loro religioni. Un villaggio universale, ma un villaggio anche personale, di ognuno.

Dobbiamo fondare i processi educativi sulla consapevolezza che tutto nel mondo è intimamente connesso ed è necessario trovare altri modi di intendere l’economia, la politica, la crescita e il progresso.

Dobbiamo avere il coraggio di formare persone disponibili a mettersi al servizio della comunità.

Per questo desidero incontrarvi a Roma: per promuovere insieme ed attivare questo patto educativo.

Insieme a voi, faccio appello a tutte le personalità pubbliche che a livello mondiale sono già impegnate nel delicato settore dell’educazione delle nuove generazioni. Ho fiducia che non si tireranno indietro.

Cerchiamo insieme di trovare soluzioni, avviare processi di trasformazione, senza paura. Invito ciascuno di voi ad essere protagonista di questa alleanza.

L’appuntamento è per il giorno 14 maggio 2020 a Roma.

Vi aspetto e fin d’ora vi saluto e benedico. Grazie.””

Sì è aperto con il video messaggio del Santo Padre il primo incontro formativo per gli insegnanti di religione cattolica diocesani organizzato dall’Ufficio Scuola della Diocesi di Acqui presso i locali della Scuola Secondaria di Primo Grado “G. Bella” in Acqui Terme, con il contributo dei fondi diocesani 8xMille per la Chiesa Cattolica. Ed è proprio l””Alleanza educativa” l’argomento che si intende approfondire con la prof. Anna Maria Bellet e con la dott.sa Annamaria Eblovi.

In questo primo incontro , unificato per tutti gli ordini e gradi di scuola, si sono definite le linee guida che verranno sviluppate negli appuntamenti successivi, più mirati, per offrìre argomenti e spunti il più possibile utili e coerenti. A questo.proposito gli insegnanti presenti hanno compilato un questionario dove ciascuno ha potuto descrivere le situazioni del proprio ambito scolastico, materiale che verrà tabultato per essere reso negli incontri successivi offrendo spunti per attività laboratoriali.

Prossimo appuntamento sabato 12 ottobre dalle ore 9 alle ore 12 per gli IRC della scuola dell’infanzia e della primaria sempre presso la scuola G. Bella.

Per gli IRC della scuola secondaria di primo e secondo grado l’appuntamento sarà invece sabato 26 ottobre dalle ore 9 alle ore 12, stessa sede.

Un anno in Diocesi – appuntamenti

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Appuntamenti diocesani

VENERDÌ 25 OTTOBRE
Ore 21: auditorium S. Guido in Acqui incontro promosso
dall’Ufficio Migrantes, dall’Ufficio Missionario e dalla Comunità pastorale “S. Guido” con il Dott. Gianfranco Morino, fondatore di World Friends

DOMENICA 17 NOVEMBRE
Ore 15: Consegna mandato ai Catechisti nella Cattedrale di Acqui

VENERDÌ 29 NOVEMBRE
Ore 20,45: Catechesi di Avvento nella Chiesa di Cristo
Redentore in Acqui Terme

DOMENICA 8 DICEMBRE
Festa dell’Azione Cattolica
SABATO 28 e DOMENICA 29 DICEMBRE
Esercizi spirituali per adulti a Terzo promossi

VENERDÌ 17 GENNAIO
Giornata della relazione con gli Ebrei ore 18 a S. Francesco in Acqui

LUNEDÌ 20 GENNAIO
Ore 18,30: Preghiera per l’unità dei cristiani in Cattedrale

DOMENICA 26 GENNAIO
Preghiera Giornata della Memoria

DOMENICA 9 FEBBRAIO
Festa pace ACR

DOMENICA 16 FEBBRAIO
Ore 15: Assemblea dei catechisti, presso “l’Auditorium S.
Guido” in Piazza Duomo 8, Acqui Terme

DOMENICA 1 MARZO
Assemblea diocesana elettiva AC

VENERDÌ 6 MARZO
Ore 20,45: Catechesi di Quaresima nella Chiesa di Cristo
Redentore in Acqui Terme

DOMENICA 15 MARZO
Ore 14,45: Incontro diocesano per i Ministri della Comunione, presso “l’Auditorium S. Guido” in Piazza Duomo 8, Acqui Terme

SABATO 28 MARZO
Ore 9,30: SANTUARIO MADONNA DELLE ROCCHE raduno delle confraternite

DOMENICA 29 MARZO
Ore 15: Assemblea dei catechisti, presso “l’Auditorium S. Guido” in Piazza Duomo 8, Acqui Terme

SABATO 25 APRILE ore 9-18 Festa dei chierichetti

DOMENICA 26 APRILE
Ore 18: Ordinazione diaconale in Cattedrale

SABATO 30 MAGGIO
ore 21 Veglia di Pentecoste

MERCOLEDÌ 24 GIUGNO
Festa degli oratori

SABATO 27 giugno Pellegrinaggio diocesano promosso dall’AC

DOMENICA 12 LUGLIO Solennità di San Guido in Cattedrale

INIZIO AGOSTO Pellegrinaggio diocesano OFTAL a Lourdes

DOMENICA 30 AGOSTO
Festa della Beata Teresa Bracco al Santuario di Santa Giulia

DOMENICA 25 OTTOBRE
Festa della Beata Chiara Luce nella parrocchia della
SS.ma Trinità in Sassello

Lasciamoci educare dal Signore. La lettera pastorale 2019/2020 di S.E.R. mons. Luigi Testore.

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Carissimi,
lo scorso anno abbiamo iniziato insieme il nostro cammino pensando all’impegno
della Chiesa diocesana nel rispondere alle esigenze del tempo
presente. Quest’anno
vorrei provare a riflettere con voi sul compito educativo delle nostre comunità.
Va detto innanzi tutto che chi educa veramente è il Signore. Pensiamo ad esempio al percorso del popolo di Israele nella sua lunga storia e a come Dio lo abbia guidato e gli
abbia fatto scoprire progressivamente il Suo volto e il Suo
progetto.

– Dio educa il Suo popolo

Leggendo la storia biblica si vede infatti come Dio sia stato
un grande educatore e come, attraverso vari passaggi e difficoltà, abbia condotto il suo popolo. Potremmo a questo proposito rileggere la storia di Abramo, il libro dell’Esodo,
ma anche pensare al tempo dei giudici e alla scelta di fondare il regno. Tutti passaggi nei quali il popolo di Dio si è lasciato guidare ed educare, superando i propri errori e
comprendendo sempre meglio chi era il Dio dell’Alleanza.
Anche Gesù ha fatto fare un percorso ai suoi discepoli, non ha preteso che capissero tutto immediatamente. Li ha
aiutati a scoprire il volto del Padre attraverso le Sue parole
e i Suoi gesti, ha fatto capire loro, giorno dopo giorno,
qual era il progetto di Dio e come loro stessi avrebbero
potuto diventarne i costruttori.

– Un’educazione paziente

Compito della Chiesa è rimeditare costantemente la Parola di Dio e, attraverso tutta la storia della salvezza e l’annuncio di Gesù in particolare, far scoprire il Dio che si è rivelato e far conoscere il Suo progetto di novità e dispe-
ranza per l’umanità.
Lo strumento che più accompagna questo nostro compito ecclesiale è la catechesi, attività nella quale profondiamo tante nostre energie come comunità cristiana. La domanda
che ci poniamo è se quanto stiamo facendo sia sufficiente e se produca i risultati sperati. Spesso infatti si può notare un certo disagio nelle nostre parrocchie e anche un senso
di scoraggiamento, perché sembra che il grande impegno. posto nella attività di catechesi dia poi
scarsi risultati.
Ma non è dell’esito immediato che dobbiamo preoccuparci.
Sembra spesso che i bambini che frequentano la nostra catechesi siano molto distratti e non ricordino nulla di quello che viene loro insegnato. Anche gli adolescenti e i
giovani che frequentano i nostri gruppi sembrano spesso
avere comportamenti molto lontani da quelli cristiani, ma non bisogna per questo scoraggiarsi. L’attività educativa penetra lentamente, ma poi rapidamente riaffiora.

– Un’esperienza personale

Mi permetto a questo proposito di raccontarvi una mia
molto semplice esperienza personale. Qualche anno fa abitavo a Milano in una parrocchia della zona di Porta Vittoria ed ero solito percorrere a piedi ogni sera un paio di
chilometri per tornare a casa dall’ufficio di curia. Attraversando i giardinetti incontravo sempre un numeroso gruppo di giovani sui vent’anni che stavano sulle panchine a
chiacchierare e a fumare, non solo sigarette. Con il passare
del tempo siamo diventati amici, mi fermavo a parlare con
loro. All’inizio erano un po’ stupiti di incontrare un prete, mi facevano molte domande, ma poi si è creata una certa familiarità, ho scoperto che tutti erano stati battezzati e avevano fatto catechismo in parrocchia, anche se da allora non vi avevano mai più messo piede.
Una sera li ho trovati tristi e in crisi perché era improvvisamente morta la mamma di uno di loro. Ho saputo che due giorni dopo ci sarebbe stato il funerale nella mia parrocchia e allora ho detto loro che, se volevano, la sera successiva ci saremmo potuti incontrare in chiesa per dire una preghiera e riflettere insieme sul mistero della morte.
Con mia sorpresa, la sera dopo mi sono trovato in chiesa non solo i soliti giovani delle panchine, ma tutti i loro amici, almeno ottanta tra
ragazzi e ragazze.
Abbiamo letto un brano del Vangelo e fatto insieme una riflessione. Poi mi è venuto spontaneo dire loro che, visto che il giorno successivo avrebbero partecipato al funerale,
io ero disponibile per chi eventualmente desiderava confessarsi per poter poi vivere pienamente la celebrazione.
Praticamente tutti hanno voluto confessarsi o parlare con
me. Sono rimasto in chiesa molto oltre la mezzanotte. Ma la cosa che mi ha più colpito è stata che quei giovani, che avevano fatto solo un po’ di catechesi da bambini, conoscevano con chiarezza i valori cristiani essenziali.
Vi ho raccontato questo per ricordare quanto sia importante la catechesi, anche semplice, che svolgiamo nelle nostre comunità.

– Rendere vive e concrete le parole di Gesù

È necessario però che la nostra catechesi non sia come un’ora in più di scuola, ma faccia soprattutto compiere esperienze. I ragazzi devono sentirsi coinvolti nella vita
della comunità cristiana. Lo spirito del Vangelo si capisce soprattutto vivendolo e si possono trovare forme che aiutino anche i più piccoli a vivere esperienze di accoglienza e di carità che rendano vive e concrete le parole di Gesù che ascoltiamo nel Vangelo.
Questo vale naturalmente, a maggior ragione, per gli adolescenti e i
giovani. Le attività formative a loro rivolte devono necessariamente coinvolgerli, far fare esperienze di servizio, farli sentire parte viva della comunità e pienamente corresponsabili della vita sociale ed ecclesiale.

Si è da poco concluso il sinodo dedicato ai giovani e possiamo ricordare questo passo della Esortazione post sinodale di Papa Francesco:
n. 174. “Voglio incoraggiarti ad assumere questo impegno,
perché so che “il tuo cuore, cuore giovane, vuole costruire un
mondo migliore. Seguo le notizie del mondo e vedo che tanti
giovani in tante parti del mondo sono usciti per le strade per
esprimere il desiderio di una civiltà più giusta e fraterna. I
giovani nelle strade. Sono giovani che vogliono essere protagonisti del cambiamento. Per favore, non lasciate che altri siano
protagonisti del cambiamento! Voi siete quelli che hanno il
futuro! Attraverso di voi entra il futuro nel mondo. A voi chiedo anche di essere protagonisti di questo cambiamento. Continuate a superare l’apatia, offrendo una risposta cristiana alle
inquietudini sociali e politiche, che si stanno presentando in
varie parti del mondo. Vi chiedo di essere costruttori del mondo, di mettervi al lavoro per un mondo migliore.
Cari giovani,
per favore, non guardate la vita ‘dal balcone’, ponetevi dentro
di essa. Gesù non è rimasto sul balcone, si è messo dentro; non
guardate la vita ‘dal balcone’, entrate in essa come ha fatto
Gesù.
Ma soprattutto in un modo o nell’altro, lottate per il
bene comune, siate servitori dei poveri, siate protagonisti della
rivoluzione della carità e del servizio, capaci di resistere alle
patologie dell’individualismo consumista e superficiale”

L’attività educativa con i giovani deve prima di tutto aiutarli a vivere il Vangelo attraverso gesti concreti. Naturalmente occorre poi anche aiutarli a scoprire la dimensione più spirituale del loro agire, a imparare a pregare e ad
ascoltare la Parola di Dio.

– Una pastorale giovanile per tutti.

Sempre nella sua esortazione, Papa Francesco indica la necessità che la Chiesa si apra in modo inclusivo alla realtà giovanile, proponendo una pastorale capace di dare spazio
a tutti:
n. 234. “Nel Sinodo si è esortato a costruire una pastorale giovanile capace di creare spazi inclusivi, dove ci sia posto per
ogni tipo di giovani e dove si manifesti realmente che siamo
una Chiesa con le porte aperte. E non è nemmeno necessario
che uno accetti completamente tutti gli insegnamenti della
Chiesa per poter partecipare ad alcuni nostri spazi dedicati
ai giovani. Basta un atteggiamento aperto verso tutti quelli
che hanno il desiderio e la disponibilità a lasciarsi incontrare
dalla verità rivelata di Dio. Alcune proposte pastorali possono
richiedere di aver già percorso un certo cammino di fede, ma
abbiamo bisogno di una pastorale giovanile popolare che apra
le porte e dia spazio a tutti e a ciascuno con i loro dubbi,
traumi, problemi e la loro ricerca di identità, con i loro errori,
storie, esperienze del peccato e tutte le loro difficoltà.”
Possiamo lasciarci accompagnare da queste parole del Sinodo per
cercare anche noi le modalità concrete e possibili con cui vivere una pastorale giovanile aperta e inclusiva. Questo non significa certo trascurare cammini spiritualmente forti e non aiutare i più disponibili a vivere pienamente la loro
vita cristiana. È necessario, però, preoccuparsi anche di chi
è più debole, di chi non riusciamo magari a far venire a
Messa ma è disponibile a cogliere almeno qualche aspetto
importante del messaggio cristiano.

– La catechesi degli adulti e degli anziani

C’è poi nelle nostre comunità anche l’esigenza di una
catechesi per gli adulti e per gli anziani. Domandiamoci
che percorsi possiamo fare anche con loro perché possano
tenere sempre viva la loro fede e non cadano nel rischio
di una religiosità solo tradizionale. Tutti hanno bisogno
di riscoprire in modo sempre nuovo la propria scelta di
essere cristiani e una possibile dinamica evangelica della
propria vita.

– Alcuni suggerimenti per la catechesi

Per dare anche quest’anno qualche indicazione pratica,
avanzo volentieri alcuni semplici suggerimenti.
1. Mentre ammiro l’impegno che vedo da parte dei catechisti, vorrei ancora invitare ad un ulteriore passo
in avanti nella loro formazione, che potrà essere promossa con incontri a livello parrocchiale, zonale o
diocesano.
2. Per la catechesi dei bambini andrebbe evitato un
percorso eccessivamente lungo. Gli anni di preparazione alla Prima Comunione dovrebbero essere
due e anche la distanza tra la Prima Comunione e la Cresima non dovrebbe superare i due anni. Indicativamente la Prima Comunione potrebbe essere celebrata intorno ai 10 anni di età e la Cresima conferita
a circa 12 anni.
3. Andrebbe pensato anche un percorso da fare con le
famiglie prima del Battesimo e dopo il Battesimo. Si potrebbe ragionare su qualche iniziativa per i bambini piccoli e le loro famiglie prima dell’inizio della catechesi, con 2 o 3 incontri all’anno per i genitori e
qualche attività parallela per i bambini. Altrettanto importante è poi il lavoro da fare con i
genitori durante il percorso catechistico, cercando
di incontrarli non per dare indicazioni e informazioni ma provando a leggere con loro una pagina
di Vangelo e a commentarla insieme immaginando anche, assieme a loro, come la si potrebbe spiegare
ai bambini.
4. L’ideale sarebbe che, soprattutto nel percorso di preparazione alla Cresima, i catechisti adulti possano
essere affiancati da qualche giovane, che curi maggiormente l’aspetto di animazione e di relazione di
gruppo tra i ragazzi e possibilmente prosegua con
loro nelle attività del dopo Cresima.
5. È prevedibile che molti abbandonino la vita parrocchiale dopo la Cresima, ma è necessario poter offrire
un percorso interessante a quelli che sono disponibili a continuare.
6. Ovviamente deve essere una proposta molto diversa da quella della catechesi, che aiuti i preadolescenti e gli adolescenti a fare esperienze positive di vita cristiana e li orienti ad una disponibilità all’impegno
e al servizio, appassionandoli attraverso esperienze
concrete e con il sostegno e l’esempio dei loro educatori.
7. Bisognerà naturalmente tener conto della specifica conformazione territoriale della nostra Diocesi, con
la presenza di molte parrocchie piccole. Per questo sembra importante favorire iniziative interparrocchiali e zonali già dal dopo Cresima.
8. A maggior ragione bisogna pensare ad attività per adolescenti, giovani e adulti da sviluppare a quel livello, perché in moltissimi casi la struttura della parrocchia non è più in grado di organizzare una pastorale adeguata.

– Lasciarsi sedurre dalla buona notizia

Carissimi, come vedete anche quest’anno le mie indicazioni sono molto semplici.
È importante, però, che le nostre comunità sappiano appassionarsi al loro compito educativo e, superando le fatiche, si sentano capaci di continuare a trasmettere la fede da una generazione all’altra, si lascino
sedurre dalla forza della buona notizia del Vangelo e non
abbiano paura di dedicare tutte le proprie energie a questo
scopo.

Ci affidiamo all’intercessione di
S. Guido, nostro Patrono
che dall’alto veglia sulla nostra Chiesa.

Su tutti voi invoco la benedizione del Signore.

✠ Luigi
Vescovo di Acqui
8 settembre 2019