Author: Ufficio Pastorale Comunicazioni Sociali

VI Domenica Anno C – 17 febbraio 2019 del prof. Marco Forin

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VI Domenica Anno C – 17 febbraio 2019
«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo… Benedetto l’uomo che confida
nel Signore» . (Ger 17,5-8).
« Beati voi…Guai a voi ». (Lc 6,20-26).
I brani di oggi sono caratterizzati da un binomio tematico decisamente molto
interessante: quello tra maledizione e benedizione, tra “guai” e beatitudini.
Le beatitudini ci giungono nel vangelo in due forme, un poco differenti tra
loro: quella di Matteo e questa di Luca. La prima è probabilmente la più
conosciuta, mentre questa che leggiamo oggi passa spesso in secondo piano.
Penso che uno dei motivi che giustifica questa preferenza di uso (Matteo
rispetto a Luca) sia che in Matteo non sono presenti le maledizioni che invece
sono evidenti nella seconda parte del vangelo che leggiamo oggi.
Soffermiamoci su questo aspetto della maledizione, presente con evidenza
anche nella lettura del profeta Geremia.
In entrambi i casi appare evidente come il Profeta e l’Evangelista cerchino di
stimolare il loro ascoltatore a superare l’illusione di poter essere sufficienti a
sé stessi. Quando Geremia sentenzia «maledetto l’uomo che confida in se
stesso e pone nella carne il suo sostegno» vuole indicarci che per l’uomo
non è possibile giungere ad un compimento sensato dalla propria vita se
non volge il suo sguardo oltre, verso l’infinito di Dio . Là e solo là potrà
l’uomo può trovare la luce che lo guida e lo rende benedetto. Allo stesso
modo il Gesù che ci parla attraverso le parole mediate da Luca non vuole –
per così dire – auspicare guai o malesseri a coloro che sono ricchi, sazi o
giulivi in questo mondo: semplicemente ne constata l’assenza di pienezza
di vita, la superficialità nel godere di beni effimeri, l’illusione di una
felicità apparente . Se vista con questa prospettiva la maledizione biblica
supera il senso dell’avvertimento di stampo moralistico (“se non fai così
sarai punito!”) per assumere il senso profetico più profondo ed indicare le
stelle all’uomo abituato a guardarsi le punte dei piedi : “Ehi tu, uomo che
cerchi la felicità – sembrano dire i nostri testi – radica la tua ricerca in Dio!”
Il cuore tematico di entrambi i testi che leggiamo oggi mi pare vada a scavare
nelle profondità del nostro animo, laddove ancoriamo la nostra vita a
qualcosa per non annegare nel flutti della vita stessa. C’è da chiedersi dove
viene posta la nostra fiducia profonda: nella superficie dell’avere materiale
oppure nella profondità dell’eterno amore di Dio.
Per la preghiera e la riflessione.
Vado alla ricerca del punto focale in cui radico la mia vita.
VI Domenica Anno C – 17 febbraio 2019
«Maledetto l’uomo che confida nell’uomo… Benedetto l’uomo che confida
nel Signore» . (Ger 17,5-8).
« Beati voi…Guai a voi ». (Lc 6,20-26).
I brani di oggi sono caratterizzati da un binomio tematico decisamente molto
interessante: quello tra maledizione e benedizione, tra “guai” e beatitudini.
Le beatitudini ci giungono nel vangelo in due forme, un poco differenti tra
loro: quella di Matteo e questa di Luca. La prima è probabilmente la più
conosciuta, mentre questa che leggiamo oggi passa spesso in secondo piano.
Penso che uno dei motivi che giustifica questa preferenza di uso (Matteo
rispetto a Luca) sia che in Matteo non sono presenti le maledizioni che invece
sono evidenti nella seconda parte del vangelo che leggiamo oggi.
Soffermiamoci su questo aspetto della maledizione, presente con evidenza
anche nella lettura del profeta Geremia.
In entrambi i casi appare evidente come il Profeta e l’Evangelista cerchino di
stimolare il loro ascoltatore a superare l’illusione di poter essere sufficienti a
sé stessi. Quando Geremia sentenzia «maledetto l’uomo che confida in se
stesso e pone nella carne il suo sostegno» vuole indicarci che per l’uomo
non è possibile giungere ad un compimento sensato dalla propria vita se
non volge il suo sguardo oltre, verso l’infinito di Dio . Là e solo là potrà
l’uomo può trovare la luce che lo guida e lo rende benedetto. Allo stesso
modo il Gesù che ci parla attraverso le parole mediate da Luca non vuole –
per così dire – auspicare guai o malesseri a coloro che sono ricchi, sazi o
giulivi in questo mondo: semplicemente ne constata l’assenza di pienezza
di vita, la superficialità nel godere di beni effimeri, l’illusione di una
felicità apparente . Se vista con questa prospettiva la maledizione biblica
supera il senso dell’avvertimento di stampo moralistico (“se non fai così
sarai punito!”) per assumere il senso profetico più profondo ed indicare le
stelle all’uomo abituato a guardarsi le punte dei piedi : “Ehi tu, uomo che
cerchi la felicità – sembrano dire i nostri testi – radica la tua ricerca in Dio!”
Il cuore tematico di entrambi i testi che leggiamo oggi mi pare vada a scavare
nelle profondità del nostro animo, laddove ancoriamo la nostra vita a
qualcosa per non annegare nel flutti della vita stessa. C’è da chiedersi dove
viene posta la nostra fiducia profonda: nella superficie dell’avere materiale
oppure nella profondità dell’eterno amore di Dio.
Per la preghiera e la riflessione.
Vado alla ricerca del punto focale in cui radico la mia vita.

Il Vangelo della domenica -Riflessione del prof. Marco Forin

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«Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in
mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito». (Is 6,4).
«Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». (Lc 5,8).
Nelle letture di questa domenica incontriamo due personaggi molto
importanti nella storia biblica, accomunati da una simile esperienza di
vocazione. Nella prima lettura Isaia viene chiamato ad essere profeta di Dio
attraverso un’esperienza di visione intensissima, potente, che coinvolge le
schiere celesti e manifesta una potenza sovrumana: è una teofania in cui Isaia
riconosce la presenza di Dio.
Pietro, dopo un’intera notte di pesca infruttuosa, viene invitato da Gesù a
gettare nuovamente le reti; dopo averlo fatto e averle raccolte – questa volta
colme di pesci – Pietro si spaventa e si rende conto che quel Gesù è qualcosa
di più di un semplice uomo.
Isaia e Pietro sono stupiti e impauriti. Entrambi si sentono piccoli di fronte al
clamore di quelle rivelazioni che, per quanto differenti, manifestano una
potenza ampiamente superiore a qualunque forza umana. Sono impuro e
peccatore, queste le parole che escono dalle loro labbra; percepiscono di
essere piccoli e spaventati. Dalla paura di Isaia e Pietro si genera la
consapevolezza dei propri limiti, dei propri errori, delle proprie mancanze.
Il timore generato dalle incommensurabili esperienze che vivono scatena nei
loro cuori la percezione di essere limitati e ne fanno ammenda, lo gridano a
gran voce; entrambi abbassano gli occhi e ammettono umili e fermi: “di
fronte a Te nulla sarà mai abbastanza”.
Questo atto di profonda umiltà vale agli occhi di Dio come il più ricco dei
tributi, la vittoria contro il guerriero più valoroso, l’arringa più convincente.
In entrambi i casi quel riconoscimento di umiltà, è generato dall’assunta
consapevolezza di essere incompleti e mancanti. D’altro canto tutto ciò fa sì
che Dio stesso riconosca ad Isaia la forza della profezia e a Pietro la dignità
di primo tra gli apostoli.
«Quando sono debole è allora che sono forte» scrive san Paolo (2 Cor
12,10). Tanto più sincero sarà il riconoscerci umili di fronte a Dio quanto più
generoso sarà il manifestarsi del suo progetto profetico su di noi.
Per la preghiera e la riflessione
Prego e chiedo la luce per riconoscere i miei limiti, certo che, riconoscendoli
di fronte a Dio, potrà manifestarsi la sua forza e il suo progetto su di me.
V domenica anno C – 10 febbraio 2019
«Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in
mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito». (Is 6,4).
«Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». (Lc 5,8).
Nelle letture di questa domenica incontriamo due personaggi molto
importanti nella storia biblica, accomunati da una simile esperienza di
vocazione. Nella prima lettura Isaia viene chiamato ad essere profeta di Dio
attraverso un’esperienza di visione intensissima, potente, che coinvolge le
schiere celesti e manifesta una potenza sovrumana: è una teofania in cui Isaia
riconosce la presenza di Dio.
Pietro, dopo un’intera notte di pesca infruttuosa, viene invitato da Gesù a
gettare nuovamente le reti; dopo averlo fatto e averle raccolte – questa volta
colme di pesci – Pietro si spaventa e si rende conto che quel Gesù è qualcosa
di più di un semplice uomo.
Isaia e Pietro sono stupiti e impauriti. Entrambi si sentono piccoli di fronte al
clamore di quelle rivelazioni che, per quanto differenti, manifestano una
potenza ampiamente superiore a qualunque forza umana. Sono impuro e
peccatore, queste le parole che escono dalle loro labbra; percepiscono di
essere piccoli e spaventati. Dalla paura di Isaia e Pietro si genera la
consapevolezza dei propri limiti, dei propri errori, delle proprie mancanze.
Il timore generato dalle incommensurabili esperienze che vivono scatena nei
loro cuori la percezione di essere limitati e ne fanno ammenda, lo gridano a
gran voce; entrambi abbassano gli occhi e ammettono umili e fermi: “di
fronte a Te nulla sarà mai abbastanza”.
Questo atto di profonda umiltà vale agli occhi di Dio come il più ricco dei
tributi, la vittoria contro il guerriero più valoroso, l’arringa più convincente.
In entrambi i casi quel riconoscimento di umiltà, è generato dall’assunta
consapevolezza di essere incompleti e mancanti. D’altro canto tutto ciò fa sì
che Dio stesso riconosca ad Isaia la forza della profezia e a Pietro la dignità
di primo tra gli apostoli.
«Quando sono debole è allora che sono forte» scrive san Paolo (2 Cor
12,10). Tanto più sincero sarà il riconoscerci umili di fronte a Dio quanto più
generoso sarà il manifestarsi del suo progetto profetico su di noi.
Per la preghiera e la riflessione
Prego e chiedo la luce per riconoscere i miei limiti, certo che, riconoscendoli
di fronte a Dio, potrà manifestarsi la sua forza e il suo progetto su di me.

Cyberbullismo: l’arcidiocesi di Milano lancia “Oramiformo”, la prima piattaforma di e-learning per educatori e allenatori degli oratori

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29 gennaio 2019 @ 14:52

(Milano) “Per il sacramento della Santa Cresima fate la promessa al Signore di non compiere mai atti di bullismo e mai permettere che si faccia nel vostro collegio, scuola, quartiere… capito!”. È a queste parole pronunciate da Papa Francesco a Milano, il 25 marzo 2017, durante l’incontro allo stadio San Siro con i cresimandi della diocesi ambrosiana, che si ispira il progetto “OraMiFormo”, presentato quest’oggi a Milano. Si tratta della prima piattaforma di e-learning contro bullismo e cyberbullismo destinata agli allenatori ed educatori degli oratori milanesi. “Papa Francesco ci ha provocato in maniera molto energica con il discorso di San Siro sul tema del bullismo – ha spiegato don Stefano Guidi, direttore della Fondazione oratori milanesi (Fom) – non potevamo girarci dall’altra parte. Viviamo in questi giorni la settimana dell’educazione, nella memoria di San Giovanni Bosco, un educatore che ha abitato la realtà dei ragazzi. Oggi questa realtà è il larga parte virtuale e, come comunità educante, siamo chiamati ad attrezzarci per conoscerla e saperla abitare”. Il corso on-line, della durata di 12 ore, con video e materiali multimediali, è stato realizzato dalla Fom, con il sostegno tecnico della Fondazione Clerici e la consulenza, per quanto riguarda i contenuti, della Fondazione Carolina, la no profit dedicata a Carolina Picchio, la prima vittima accertata in Italia di cyberbullismo. Stando ai dati del Censis e della Polizia Postale quasi un ragazzo su 4 in Italia è coinvolto, direttamente o meno, in casi di bullismo e cyber bullismo. “Gli strumenti della rete possono causare danni enormi. Vi incoraggio ad entrare in questo mondo, perché li utilizziate per fare del bene anziché del male”, ha commentato l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, nel messaggio realizzato per il lancio della piattaforma (raggiungibile su www.oramiformo.it). Dopo una fase sperimentale che ha coinvolto 300 tra educatori e allenatori degli oratori milanesi – spiegano dalla diocesi di Milano – la piattaforma verrà lanciata al pubblico durante la settimana del Safer Internet Day (4-10 febbraio) con eventi e incontri promossi dalla Fom e da Fondazione Carolina in oltre 400 oratori di tutta Italia.

Meditazione sul Vangelo – III Domenica anno C

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«[…] anch’io ho deciso di fare ricerche accurate su ogni circostanza, fin
dagli inizi, e di scriverne un resoconto ordinato per te, illustre Teòfilo, in
modo che tu possa renderti conto della solidità degli insegnamenti che hai
ricevuto». (Lc 1,3-4).
L’evangelista Luca apre il suo vangelo con queste particolarissime parole che
illustrano un obiettivo chiaro: ricordare ai suoi lettori che tutto ciò che è
narrato nel vangelo è storicamente vero, fondato su fatti e testimoniato da
persone che di persona hanno visto ciò che accadeva.
E’ un inizio un po’ particolare, tipico del suo modo di scrivere (ritroveremo
un inizio simile nell’altro suo libro, gli Atti degli Apostoli) e ci fa riflettere.
La vicenda di Gesù è dunque profondamente radicata nella storia: l’uomo
Gesù vive come uomo tra gli uomini e ne condivide anche la percezione del
fluire della storia e la sensazione del tempo che passa. Non ne resta
indifferente, anzi, usa del suo tempo nel miglior modo possibile, predicando,
operando miracoli e, soprattutto, condividendo la sorte degli uomini. Gesù
assume su di sé la storia e così facendo la crea, la cambia dal di dentro, non è
un dio avulso che sonnecchia in un qualche paradiso lontano. Ecco perché noi
non possiamo ignorare la storia che viviamo e la quotidianità che ci circonda.
E’ palesemente insufficiente riempire di preghiere e riti la mia mente, la
bocca e il cuore se il mio agire nella storia di tutti giorni è privo di empatia
nei confronti del mondo, dei poveri, degli altri in generale.
Allargando lo sguardo, l’intera Bibbia è un percorso nella storia che parte
dalle origini del popolo di Israele e giunge fino alla fondazione della Chiesa:
la relazione tra la vita di fede e la storia è un concetto fondamentale nella vita
del cristiano. Luca quando scrive che il suo racconto è testimoniato e vero
non vuole semplicemente informarci che non si sta inventando storielle: ci sta
dicendo che come Gesù ha vissuto la storia e ne ha mutato la direzione così
noi non possiamo stare fermi a guardare il fiume del tempo che ci scorre
davanti al naso. Come Gesù ha amato i suoi, e li ha amati sino alla fine, così
anche a noi spetta il compito come suoi seguaci di amare il nostro prossimo,
anche quando è scomodo farlo. Forse non lasceremo come Gesù una traccia
sui libri di storia ma potremo essere certi di aver seguito il cammino tracciato
dal Maestro.
Per la preghiera e la riflessione
Scelgo un’opera concreta di amore da compiere nei confronti di qualcuno e
cerco di mantenerla viva ed efficace nel tempo.

Gmg 2019: a Panama 25mila giovani del Cammino neocatecumenale per incontrare il Papa

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Il Cammino neocatecumenale è presente alla Gmg di Panama. Da alcuni giorni, giovani da diverse parti del mondo hanno cominciato ad arrivare nel Paese e molti altri lo faranno in questi giorni per incontrarsi con Papa Francesco. Si prevede saranno circa 25mila a partecipare agli eventi principali e al tradizionale Incontro vocazionale che il Cammino celebrerà il prossimo lunedì 28, come conclusione di questa Gmg. I giovani si incontreranno in diversi Paesi del Centroamerica e città della stessa Panama realizzando per le strade autentiche “missioni popolari” in cui annunceranno il Vangelo e condivideranno la propria esperienza personale dell’incontro con Gesù. La maggior parte di loro – più di 8mila – proviene dal Centro America, da Paesi con grandi indici di violenza e delinquenza. Lì, il Cammino – vissuto nella forma di piccole comunità – ha aiutato e aiuta tanti di loro a far fronte a questa situazione. Dalla stessa Panama ne saranno presenti circa 3.400. Dall’America del Sud parteciperanno 4.320 giovani; dal Nord America circa 5.000 di cui più di 4mila dagli Usa. Dall’Oceania saranno 300 e dall’Europa mille. Come tradizione in ogni Gmg, il Cammino celebrerà un Incontro vocazionale per raccogliere i frutti, dopo l’ascolto delle parole che il Santo Padre offrirà ai giovani in questi giorni. L’equipe internazionale del Cammino, composta da Kiko Argüello, Ascensión Romero e p. Mario Pezzi, sarà incaricata di guidare l’incontro nello Stadio Rommel Fernández. Allo stesso incontro parteciperanno anche centinaia di catechisti itineranti, presbiteri e famiglie in missione.

Gmg 2019: Panama, Casa Italia ospite della scuola Fermi. Cermelli (direttore), “80 ragazzi accoglieranno i pellegrini”

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“Qui offriamo la nostra cultura a più di 30 cittadinanze diverse di ragazzi che arrivano da tutto il mondo. Panama è veramente un incrocio di culture e noi trasmettiamo ai nostri ragazzi non solo una formazione accademica. Noi vogliamo dare loro dei valori”. Lo dice Paolo Cermelli, direttore della scuola Enrico Fermi di Panama, dove è ospitata “Casa Italia”. Un istituto fondato da “un italiano sognatore, nipote di emigranti italiani di fine ‘800 arrivati a Panama”. “Noi ci consideriamo un istituto formatore di cittadini del mondo con dei valori che contraddistinguono tutti coloro che si sono diplomati da noi e si trovano in tutte le più grandi università del mondo – spiega Cermelli -. Sono ragazzi che hanno apprezzato e voluto imparare la cultura italiana. Le loro famiglie viaggiano in Italia, l’apprezzano e la amano”. Sono più di ottanta i ragazzi che accoglieranno i pellegrini e “condivideranno questa grande emozione di essere Casa Italia”. “È un grande piacere e onore potervi avere qui”.

Ecumenismo: don Mosa (Pavia), “può dare una scossa alle nostre parrocchie”

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“Ecumenismo è ormai un termine che ha perso il suo smalto originario diventando, come si dice oggi, un ‘umbrella term’, cioè una parola che riassume ed esprime un insieme di concetti e realtà diverse fra loro. Fino, a volte, a divenire sinonimo di dialogo interreligioso”. Lo scrive don Michele Mosa, delegato vescovile per ecumenismo e dialogo della diocesi di Pavia, nell’editoriale del settimanale diocesano “il Ticino”.  “L’ecumenismo non può essere una pratica che si sbriga una settimana l’anno. Né un tema di nicchia”, sottolinea. Citando il Papa, don Mosa sostiene che “l’ecumenismo chiede anche di non essere elitario, ma di coinvolgere il più possibile tanti fratelli e sorelle nella fede”. Per questo motivo, “l’ecumenismo è nel Dna della Chiesa: credo la Chiesa una. E chiede di essere approfondito come tema teologico, come conoscenza storica, come prospettiva pastorale”. Poi, il delegato del vescovo evidenzia che “l’ecumenismo ha anche un aspetto sociale e politico”. Il riferimento è alle “vicende drammatiche dei profughi e dei rifugiati e all’esperienza dei corridoi umanitari che vede la stretta collaborazione dei cattolici e dei protestanti”, ma anche alla “coraggiosa testimonianza, l’‘ecumenismo del sangue’, dei cristiani in Egitto o in Pakistan”. Infine, “la scossa che può dare alle nostre parrocchie una pastorale ecumenica”: “Un gemellaggio con una comunità protestante o ortodossa, la collaborazione nella gestione degli aiuti ai poveri, una scuola della Parola. L’ecumenismo è uno stile di vita e una strada da percorrere”.