Author: Ufficio Pastorale Comunicazioni Sociali

Commento alle Letture della III Domenica T. O. a cura di don Enzo Cortese

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Ne 8,2-4a.5-6.8-10
Siccome il primo pezzo del vangelo è sul lavoro di composizione e redazione di Lc, gli autori della scelta dei brani hanno giustamente portato lo sguardo sull’analogo, immenso lavoro fatto per l’AT. Il brano parla del lavoro di Esdra, che però suppone quello delle tappe precedenti. Vale la pena di ricordare le principali. Ci basiamo sulle Bibbie dei partecipanti alla lectio divina on line dei giovedì sera ad Arzello: la Bibbia di Gerusalemme e quella delle Paoline. Esse fortunatamente seguono ancora, per il Pentateuco, la teoria documentaria, prima del marasma esegetico degli ultimi decenni. Vi sarebbero il documento Jahwista (=J, del secolo X a.C.) ed Elohista (= E, forse del IX) e il sacerdotale (=P, dal nome tedesco Priestercodex, del tardo sec. VI). Dopo viene l’Opera Deuteronomistica (=D, della fine del sec. VII), che va dal Deuteronomio a 2 Re. In ognuna delle quattro tappe c’è stato un gran lavoro di redazione, specialmente quando le tradizioni sono state messe per iscritto. L’opera di Esdra va datata all’inizio del sec. IV a.C.; così nelle tavole cronologiche delle due Bibbie. Ma Esdra ha fatto di più: ha intrecciato nel Pentateuco i tre documenti antichi, paralleli, sulla storia e le leggi d’Israele, documenti che gli studiosi del passato hanno saputo individuare e siglare come sopra. Infine vanno ricordati due grandi spostamenti: il Deuteronomio , primo libro della seconda opera, viene anticipato nella prima, che diventa il Pentateuco; e la fine di Numeri della prima, cioè la distribuzione della terra santa, finisce in Giosuè 13-21, perché prima ci vogliono i discorsi di Mosè e la sua morte (Deut) e poi la conquista della terra da parte di Giosuè (Gios 1-11).Tutto questo enorme lavoro, nato nella vita cultuale d’Israele, fu seguito dalla Spirito e così a poco a poco si è creata la parola di Dio dell’AT.
Sal 18 (nelle Bibbie:19)
Credo che anche nel Salterio ci sia molto lavoro di Esdra e lo si vede in questo salmo dal v.8 in poi, parte aggiunta alla preghiera dei vv precedenti, che invitano a lodare Dio per l’opera della creazione, incentrata sul sole. L’aggiunta vuol dire che anche la vita morale è un tutto armonico, incentrato sulla legge di Mosè. Vi sono 5 o 6 sinonimi di “legge”, cosa non sempre verificabile nelle traduzioni, dove non sempre i sinonimi sono tradotti sempre allo stesso modo. E’ facile comunque rendersi conto che lo stesso fenomeno, argomento e sinonimi, si trova nel lunghissimo salmo 119 ad ogni strofa! Si tratta dunque della stessa mano. Alla fine dello stesso salmo c’è una specie di autografo: il verbo o sostantivo ‘azar (119,173 e 175), sulla speranza nel soccorso e protezione divina (altrove nel salmo, solo al v.86). La radicale è quella del nome Esdra; così è in Italiano, ma sarebbe “Ezra”. Se si ha la pazienza di leggere tutto il salmo, che nel Breviario leggiamo quasi quotidianamente, ma solo una strofa per volta, si vede quanto sia costato il lavoro di Esdra e della sua scuola nella redazione del Salterio e di tutto l’AT.
1 Cor 12-30
Si continua il discorso iniziato domenica scorsa sull’animazione della comunità da parte dello Spirito. L’unità di essa e della Chiesa è spiegata coll’immagine del corpo, dove le singole membra agiscono unitariamente; un’immagine antica, già usata da Menenio Agrippa (sec. VI-V a. C.) per convincere la plebe di Roma a rientrare nella comunità, dopo la scissione e il ritiro sull’Aventino. S. Paolo però arriva a quel livello altissimo che poi farà parlare del “Corpo Mistico” e ci fa riflettere, ora che siamo nella settimana di preghiera per l’unità e nel pieno del lavoro per la sinodalità. Una delle riflessioni possibili potrebbe essere quella di cominciare noi a non considerare troppo separati quelli che non vengono in chiesa, cioè il 40% degli Italiani secondo le statistiche; per tacere degli increduli o dei seguaci di altre religioni.
Lc 1,1-4;4,14-21
Cominciare dall’inizio indica che d’ora in poi seguiremo regolarmente il Vangelo di Luca, a parte i capitoli già visti dell’infanzia, un po’ del cap. 3 sul battesimo di Gesù e la divagazione su Giovanni per le nozze di Cana. Quando tornerà il tempo forte di Quaresima e Pasqua la lettura non sarà regolare; si salterà qua e là seguendo il tema. Il secondo pezzo ci presenta l’inizio della vita pubblica a Nazaret. Anche lì abbiamo a che fare con l’AT: a Gesù tocca la lettura di Is 61, il cap. in mezzo tra i due già letti come prima lettura nelle due precedenti feste: l’Epifania e domenica scorsa. Anche Is 61 va datato come quelli, cioè nel sec. IV a.C. Il profeta riprende i canti del servo di JHWH del II° Isaia per alimentare la speranza dei ritornati dall’esilio babilonese. Forse vuol riaccendere la speranza in Zorobabele, postesilico discendente di Davide, ricordato in Esd 3, 2.8 e 5,2 ed esortato da Agg 2,18s. e Zac 3,1.9 e 6,7, assieme al Sommo Sacerdote Giosuè. Speranza in un ristabilimento della discendenza davidica, cui poter riagganciare il messianismo, forse soffocata nel Sangue (Is 63). Zorobabele figura in entrambe le liste genealogiche dei vangeli: Mt 1,12s. e Lc 3,27. Ma ora Gesù è lì a Nazaret per dire che finalmente la discendenza da Davide è ristabilita! Anche se il brano successivo, che leggeremo la domenica successiva, ci mostrerà che le cose non andranno molto bene. Don Enzo Cortese

“Un cammino di ascolto, il Sinodo diocesano e i catechisti”. Incontro formativo per i catechisti venerdì 28 gennaio alle ore 21

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L’appuntamento per i catechisti della Diocesi di Acqui è programmato per venerdì 28 gennaio alle ore 21 su piattaforma zoom

https://us02web.zoom.us/j/86838933364?pwd=aXdaR1ptbnp1MSswTmg5V2JSOEh1QT09

e l’argomento sarà “Un cammino di ascolto, il Sinodo diocesano e i catechisti”.

All’incontro parteciperanno S.E. Mons. Luigi Testore e i referenti diocesani per il Sinodo.
Un’occasione importante per tutti, un momento di formazione che vuole offrire lo stimolo a mettersi in ascolto, a riflettere sulla Chiesa di oggi ma soprattutto, come ci ha invitato il Vescovo con la sua ultima Lettera pastorale, a costruire e “Immaginare la Chiesa di domani”.

«Camminare insieme – insegna Papa Francesco – è la via costitutiva della Chiesa; la cifra che ci permette di interpretare la realtà con gli occhi e il cuore di Dio; la condizione per seguire il Signore Gesù ed essere servi della vita in questo tempo ferito. Respiro e passo sinodale rivelano ciò che siamo e il dinamismo di comunione che anima le nostre decisioni. Solo in questo orizzonte possiamo rinnovare davvero la nostra pastorale e adeguarla alla missione della Chiesa nel mondo di oggi; solo così possiamo affrontare la complessità di questo tempo, riconoscenti per il percorso compiuto e decisi a continuarlo con parresia»

Al n.83 del documento “La sinodalità nella vita e nella missione della Chiesa” redatto dalla Commissione Teologica Internazionale si legge come : “La parrocchia è la comunità dei fedeli che realizza in forma visibile, immediata e quotidiana il mistero della Chiesa. In parrocchia si apprende a vivere da discepoli del Signore all’interno di una rete di relazioni fraterne nelle quali si sperimenta la comunione nella diversità delle vocazioni e delle generazioni, dei carismi, dei ministeri e delle competenze, formando una comunità concreta che vive in solido la sua missione e il suo servizio, nell’armonia del contributo specifico di ciascuno.”

Ecco perchè è importante non mancare a questa opportunità offerta dall’Ufficio Catechistico Diocesano per conoscere le linee guida e le indicazioni per vivere in modo consapevole e partecipativo questo momento importante per la Chiesa.

Della Segreteria generale della Conferenza Episcopale Italiana …

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DIOCESI DI ACQUI
Curia Vescovile
Il Vicario generale

Siccome, la pandemia non accenna a finire e proprio in questi giorni il numero dei contagi
continua a salire, recentemente è giunta da parte della Segreteria generale della Conferenza
Episcopale Italiana la raccomandazione a proseguire con prudenza, senso di responsabilità e
rispetto delle indicazioni utili a contenere l’epidemia anche nelle attività proposte dalle
parrocchie.
Riporto quanto viene richiesto.
Celebrazioni liturgiche. Non è richiesto il Green Pass, ma si continua a osservare quanto
previsto dal Protocollo CEI-Governo del 7 maggio 2020, integrato con le successive indicazioni del
Comitato Tecnico-Scientifico: mascherine, distanziamento tra i banchi, niente scambio della pace
con la stretta di mano, acquasantiere vuote… Occorre rispettare accuratamente quanto previsto,
in particolar modo: siano tenute scrupolosamente le distanze prescritte; sia messo a disposizione il
gel igienizzante; siano igienizzate tutte le superfici (panche, sedie, maniglie…) dopo ogni
celebrazione. Circa le mascherine, il Protocollo non specifica la tipologia, se chirurgica o FFP2;
certamente quest’ultima ha un elevato potere filtrante e viene raccomandata, come peraltro le
autorità stanno ribadendo in questi giorni.
Catechismo. Le disposizioni circa il tracciamento scolastico prevedono, in alcuni casi, la
“sorveglianza con testing”: a seguito di contatto stretto in ambito scolastico, studenti e docenti
non vengono posti immediatamente in quarantena ma devono sottoporsi a tampone il prima
possibile e nuovamente cinque giorni dopo. Le indicazioni del Ministero della Salute sconsigliano la
partecipazione ad attività extrascolastiche durante tale periodo, tra il primo e il secondo tampone.
Pertanto, chi è sottoposto a “sorveglianza con testing” non potrà partecipare al catechismo, pur
risultando negativo al primo test, fino all’esito negativo del secondo test da effettuarsi cinque
giorni dopo il primo. Per gli operatori (catechisti, animatori ed educatori…) è vivamente
raccomandato l’utilizzo della mascherina FFP2. Anche ai partecipanti alla catechesi tale tipologia di
mascherina sia raccomandata. Può essere opportuno che le parrocchie tengano alcune mascherine
FFP2 di scorta da far utilizzare a chi ne fosse sprovvisto o l’abbia rotta, sporca o eccessivamente
usurata.
Mascherine FFP2. L’uso di mascherine FFP2 è obbligatorio per Legge per alcune situazioni. Si
consiglia l’utilizzo anche per tutte le attività organizzate da enti ecclesiastici.
Obbligo vaccinale per gli over 50. Ricordiamo che, a partire dal giorno 8 gennaio 2022, è stato
introdotto l’obbligo vaccinale per tutti coloro che hanno compiuto 50 anni. La vaccinazione può
essere omessa o differita in caso di accertato pericolo per la salute, in relazione a specifiche
condizioni cliniche documentate, attestate dal medico di medicina generale dell’assistito o dal
medico vaccinatore. Dal 1° febbraio 2022 saranno in vigore le sanzioni pecuniarie per coloro che
non vi adempiono e dal 15 febbraio 2022 sarà necessario il Green Pass rafforzato (cfr allegato) per
l’accesso ai luoghi di lavoro per i lavoratori pubblici e privati con 50 anni di età.
Inoltre -la stessa Segreteria della C.E.I.- specifica che:
dal 10 gennaio 2022, il Green Pass rafforzato [Green pass rafforzato: si intende soltanto la
Certificazione verde COVID-19 per vaccinazione o guarigione (con le scadenze già dettagliate). Il green pass rafforzato non include, quindi, l’effettuazione di un test antigenico rapido o molecolare] sarà necessario per accedere anche alle seguenti attività:
feste conseguenti alle cerimonie civili o religiose (ad esempio, banchetto di nozze feste di Battesimo,
eventi normalmente ospitati da strutture specializzate);
sagre e fiere;
convegni e congressi;
centri culturali, centri sociali e ricreativi, per attività al chiuso e all’aperto. Sono esplicitamente esclusi dall’obbligo di possedere la certificazione verde i partecipanti ai centri educativi per l’infanzia.
Questo implica la necessità, dal 10 gennaio 2022, del Green Pass rafforzato per qualsiasi attività culturale, sociale e ricreativa che coinvolga pure adulti, anche qualora si svolgano in ambienti parrocchiali. Non è previsto il Green Pass per attività che coinvolgano solo minori come, ad esempio, una sorta di “oratorio estivo”.

Commento alle Letture di domenica 16 gennaio 2022 a cura di don Enzo Cortese

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Questa seconda domenica dopo l’epifania è ancora una coda natalizia, oltre ad essere la II domenica del tempo ordinario. Ciò è dovuto all’antifona antica dei vespri dell’Epifania. I vespri parlavano di tre apparizioni di Gesù in quella festa: ai Magi e a noi gentili; al Battesimo di Gesù, presentatoci dal Padre e dallo Spirito; e agli apostoli alle nozze di Cana, come vedremo.
Is 62,1-5
Perciò si sceglie un altro dei bei canti per Gerusalemme, come quello dell’Epifania, che si trovano nella terza parte, o III° Isaia, l’ultima decina di capitoli del libro, composti nel IV secolo a.C., attorno al 350, più di 4 secoli dopo il profeta. L’entusiasmo in verità, non è così grande, perché si tace del messia e, alla fine del capitolo, si parla di ricostruzioni ancora da completare. Il canto è dovuto a qualche solennità e si spiega poiché gli uditori hanno ripreso la loro vita in Israele, hanno di nuovo un tempio ((515 a.C), le mura sono ricostruite (445) e la vita è miracolosamente ripresa dopo l’esilio babilonese. Forse anche l’impero persiano, divenuto opprimente, comincia a perdere colpi, specialmente a causa Greci, che, alla fine (dal 336), con Alessandro Magno, lo spodestano. Il che all’inizio può rallegrare Israele, salvo poi a farlo ricadere nelle oppressioni, specialmente quelle di Antioco Epìfane, che provocheranno, all’inizio del II sec. a.C. la rivolta dei Maccabei. Ma nonostante tutto si vede che la storia della salvezza d’Israele sta continuando. Una lezione anche per noi, che ci lasciamo abbattere da cedimenti (qualcuno parla di apostasia, come in 2Tess 2,3) attuali della Chiesa. Il canto di Is 62 rilancia il tema di Dio sposo d’Israele, una metafora antica già di Osea, ancor prima di Isaia. E’ interessante che essa si sviluppi nel Nord, dove è in azione il profeta. Lì non hanno l’appiglio del re discendente di Davide. Forse la ripresa tardiva del tema al Sud è dovuta anche alla scomparsa di quell’appiglio, cui in Giuda si erano appoggiate le speranze di salvezza, messianica appunto. Ma il tema, nella speranza messianica conserva ora anche un significato più reale, non solo metaforico. Rivela il legame messianico (nuziale) di Israele con Dio che si realizza poi anche con la Chiesa. Così si apre la strada al matrimonio cristiano, di cui si parla nel Vangelo di oggi: il matrimonio voluto da Gesù a Cana.
Sal 95 (nella Bibbia 96)
E’lo stesso salmo della notte di Natale. Nel IV libro del salterio (da 90 a 106) sono ammucchiati i principali “salmi di JHWH re” (da 96, appunto, a 99). 96 e 98 sono detti “nuovi”, cioè più recenti. La sorprendente somiglianza con Is 42, 10ss. ci permette di datarli al tempo del II° Isaia o forse appena dopo, cioè alla ripresa del culto dopo l’esilio babilonese. La chiesa, senza abbattersi nei suoi alti e bassi, ci invita a pregare per questo regno.
1 Cor 12,4-11
Nel tempo ordinario si riprende nella seconda lettura un libro che, a tappe e indipendentemente dal tema della prima e del vangelo, appare di seguito ogni domenica. Qui cominciamo dalla 1 Cor, ma dal cap.12, perché questa lettera è messa allo stesso momento, cioè dopo le feste natalizie, nei tre anni del ciclo triennale del tempo ordinario: nell’anno A: 1Cor da 1 a 6; nel B: da 7 in poi e nell’anno C, appunto da 12 alla fine. Il tema di questo testo servirebbe per incentivare il programma sulla sinodalità iniziato in diocesi. Qui ci limitiamo ad augurare buon lavoro ai nostri incaricati della programmazione.

Gv 2,1-11
Come già detto, Gesù rivelò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in Lui (2,11). E poi sappiamo che proprio loro hanno formulato dei principi sul matrimonio. Ricordiamo quelli ampi di Mt 19 sull’’indissolubilità del matrimonio e anche sul celibato per il regno dei cieli (19,10s.). Luca se la cava con un solo versetto sull’indissolubilità (16,18)! Sarebbe opportuno ricordare che l’uso del sesso, così regolato, è un fatto che riguarda tutti, anche quelli a cui è proibito. Noi preti siamo sotto processo, come indica in Francia il rapporto Sauve’ sulla pedofilia. Ma non c’è solo questo. Di qualunque atto, anche uno sguardo o uno spettacolo pruriginoso, dobbiamo render conto anche noi come e più degli altri singles; non solo chi si sposa o convive. Secondo la Chiesa il sesso è lecito solo nel matrimonio cristiano, ma oggi, col dilagare della libertà sessuale, le strade sbagliate si moltiplicano. Si accoppiano senza fidanzamenti, ci sono anche le unioni omosessuali. Non allunghiamo il discorso. Diciamo che i paletti della nostra morale vanno conservati, anche se vengono saltati troppo frequentemente. Nessun cristiano però deve sentirsi tagliato fuori. Del resto tanti su strade sbagliate sognano un amore indissolubile. Il Signore aiuta, prima o poi, a tornare sulla strada giusta e perdona se si sono saltati i paletti. Perdona a tutti, anche a noi: Questo mi pare anche l’insegnamento della “Amoris laetitia”. Dove c’è pure descritta la bellezza dell’amore cristiano “sacramentale”, com’è descritta da S. Paolo specialmente in Ef 5,21-33, e presentata come la realizzazione del progetto iniziato da Dio alla creazione e realizzato nell’unione carnale, ma anche in quella famigliare degli sposi. Sono specialmente loro a realizzare nella Chiesa e per la Chiesa l’unione di Dio sposo con essa. Così ci si può riallacciare alla prima lettura.
Don Enzo Cortese

Appuntamenti ecumenici.

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Due appuntamenti ecumenici la prossima settimana, promossi dall’Azione cattolica diocesana insieme alla Commissione per l’ecumenismo di Acqui.
– Il primo sarà “a distanza” alle 21 di lunedì 17 gennaio col nostro vescovo, Luigi Testore ed il rabbino capo di Genova, Giuseppe Momigliano per celebrare la Giornata per lo sviluppo e l’approfondimento del dialogo tra cristiani ed ebrei
– il secondo sarà alle 18.30 di venerdi 21 gennaio in Cattedrale (con possibilità di collegarsi da remoto) per la Celebrazione ecumenica in occasione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. La celebrazione sarà guidata dal vescovo, Luigi, dal pastore di San Marzano, Gregorio e dal parroco ortodosso di Alessandria, Vasile.
Seguiranno locandine e articoli su L’Ancora. Tutti siamo invitati.

Omelie del Vescovo Mons. Luigi Testore per le celebrazioni del periodo di Natale

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S. Natale 2021 – Notte

Se si va in questi giorni in qualunque parte del mondo, anche in luoghi che non hanno una tradizione cristiana, si trovano segni delle feste natalizie.  Potremmo pensare che c’è stata una sorta di colonizzazione culturale dell’occidente, ma forse è più bello pensare che siano vere le profezie bibliche  che dicono che tutte le genti guarderanno verso Gerusalemme, perché da lì viene una parola di speranza.

Proprio quella Gerusalemme che è così fonte di divisione e di diatriba a livello internazionale,  al di là delle problematiche politiche di oggi, è comunque un faro per l’umanità. Quella terra diventa un punto di riferimento, perché da lì nasce una luce per il cammino dell’umanità. Isaia ci parla di una grande luce, che fa superare la situazione di timore in cui il popolo si trovava al suo tempo.

Anche noi che ci siamo riuniti questa notte in questa cattedrale possiamo pensare di essere qui perché è una bella tradizione, ma forse anche perché la nascita di Gesù ci attira, perché abbiamo bisogno di scoprire e capire il mistero della vita, perché cerchiamo di capire chi è questo Dio che si incarna nella nostra condizione umana, affinché noi possiamo partecipare alla pienezza della sua vita.

Dio partecipa alla nostra vita perché noi possiamo partecipare alla sua. Questa scoperta di essere figli ed eredi ci dà una visione totalmente nuova della nostra condizione umana. Ci permette di valorizzare pienamente ciascuno di noi e ci permette quindi anche di vedere tutti gli altri con occhi molto nuovi.

Dalla nascita di Gesù, gli esseri umani sono chiamati a partecipare alla vita divina, quindi anche a costruire il mondo in una prospettiva diversa, cercando un progetto che viene da Dio.

Purtroppo questo non è facile, perché lo dobbiamo scoprire nella nostra libertà e con tutti i limiti della condizione umana. Ci scontriamo quindi spesso con un essere umano chiamato alla pienezza della vita divina che non riesce neppure a rendere umana la propria esistenza. Ci scontriamo con le nostre chiusure che impediscono la pace e la giustizia e vediamo quindi attorno a noi un mondo pieno di ingiustizia.

Ma questa notte ci dice che la condizione umana è comunque cambiata perché la Sapienza e la Parola di Dio si sono fatte carne. Perché, come dice Paolo nella lettera a Tito,  è apparsa la grazia di Dio che porta salvezza a tutti gli uomini e da questo momento possiamo parlare di Dio come “Padre”. Perché nei limiti della nostra libertà possiamo costruire questa nostra condizione di figli e possiamo conoscere Dio, e quindi conoscere anche il suo progetto e cercare di realizzare un cammino di novità.

Buon Natale, quindi, perché Natale vuol dire la felicità di una umanità che non si sente più sola, perché la presenza di Dio che partecipa al nostro cammino cambia ogni nostra prospettiva.

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S. Natale 2021

E’ Natale. Ci ritroviamo qui oggi a celebrare un evento così fondamentale nella storia dell’umanità e ogni anno dobbiamo domandarci: di cosa si tratta veramente?

Si tratta del mistero della Incarnazione, di Dio che non abbandona le sue creature, ma che si fa umano, prende dimora tra noi, partecipa alla nostra vita e chiede di essere accolto.

Dice il Vangelo di Giovanni, nella meditazione teologica racchiusa in questo primo capitolo, che a quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli.  E’ un Dio che entra nella storia degli uomini perché  noi possiamo entrare nella sua storia, partecipare alla pienezza della sua vita.

Questa festa certo ci dice che Dio è vicino all’umanità, a ciascuno di noi, ma anche che noi dobbiamo muoverci per essere vicini a lui, per somigliare a lui, per imparare ad agire sempre più come agirebbe lui.

Possiamo riprendere le parole del Profeta  nel libro di Isaia che ci invita a gioire per la buona notizia. Questo ci dice il Natale: che possiamo camminare nella luce, che la presenza di Dio ci può illuminare e possiamo quindi imparare le sue strade che sono spesso diverse da quelle che istintivamente percorriamo noi.

A noi sembra importante la forza, magari anche la prepotenza, e Dio ci parla invece di una piccolezza e di una debolezza che trasformano ogni cosa.

Se Natale ci dice che possiamo imparare ad agire nella luce di Dio, ci chiede allora di imparare ad apprezzare ciò che è piccolo. Anche noi abbiamo bisogno di imparare una umiltà diversa. Di imparare una semplicità nuova nel nostro agire, ma anche di imparare a difendere e proteggere chi è più piccolo.

Da un lato possiamo imparare noi ad essere più piccoli, a non contare solo sulle nostre forze o sulle nostre risorse, a lasciarci guidare di più dalla luce di Dio, a cercare di più il suo progetto nella nostra vita.

Dall’altro lato, però, dobbiamo chiederci cosa fare di più per chi è piccolo, per chi è più fragile, per chi ha bisogno di essere protetto. La società tende a schiacciare chi è più debole, a noi è chiesto invece di essere come le sentinelle di cui ci parla oggi la lettura del profeta. Sentinelle che alzano la voce perché vedono il ritorno del popolo dopo l’esilio. Celebrare il Natale vuol dire accogliere la presenza di Dio in mezzo a noi, ma anche alzare la voce ogni volta che non c’è accoglienza verso chi è più debole.

Non perché è Natale e siamo tutti più buoni, ma perché Dio ci ha donato una luce e ci chiede di camminare alla sua luce, di costruire noi stessi e la società in cui viviamo nella sua luce.

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PRIMO GENNAIO 2022 Te Deum

In questa festa di Maria Santissima, Madre di Dio, siamo invitati dalla Lettera di S. Paolo ai Galati a scoprire prima di tutto il fatto che Dio ha mandato suo Figlio, nato da donna, perché ricevessimo l’adozione a figli.

Il mistero della Incarnazione che abbiamo celebrato in questi giorni natalizi ci aiuta a capire  cosa significa il fatto che Dio abbia voluto partecipare alla condizione umana,  proprio perché noi potessimo conoscere pienamente Dio  e partecipare  alla sua vita.  Per questo Paolo ci dice che da questo momento siamo figli e quindi anche eredi di Dio stesso.

E’ questa una verità importante, che cambia ogni nostra prospettiva.  Ci apre a una relazione profondamente nuova con Dio, ci fa sentire amati e partecipi della stessa pienezza di Dio. Questa cosa appare davvero straordinaria, ma è quanto Gesù, il Figlio, ci ha rivelato.

E come Maria custodiva le cose meravigliose che era chiamata a vivere meditandole nel suo cuore, così anche a ciascuno di noi è chiesto di imparare a meditare profondamente in noi il grande mistero cui siamo partecipi e a lasciarci guidare alla scoperta della nostra grandezza di esseri umani.

Per questo e per molti altri motivi possiamo lodare e ringraziare Dio questa sera, al termine di un anno.

Canteremo insieme l’inno del Te Deum  proprio per indicare i grandi doni di cui Dio ci ha fatto partecipi.

Ma al termine di questo anno siamo forse chiamati anche a fare una sorta di bilancio. Il tempo che ci è dato non è indifferente. E’ un tempo in cui l’umanità è chiamata a crescere, a costruire e anche ciascuno di noi  a svolgere il nostro compito nella Chiesa e nella società.

Il 2021 è stato un anno difficile, segnato dai problemi causati dalla pandemia, ma questo ci ha permesso di rendere ancora più evidenti gli aspetti positivi e negativi della nostra storia. I momenti di difficoltà fanno emergere anche molta solidarietà e molto spirito di servizio e così è stato certamente per molte persone.

Purtroppo, però, i momenti difficili spesso acuiscono anche le nostre chiusure e i nostri egoismi. Si avverte quindi attorno a noi anche la fatica di un mondo che tende inesorabilmente a difendere i privilegi  e a non combattere le ingiustizie.

Abbiamo quindi questa sera molti motivi per lodare e ringraziare il Signore per i grandi doni ricevuti, prima di tutto quello di essere suoi figli, ma capiamo anche quanto siamo incapaci di rispondere a questi doni e quanto sia lunga e impegnativa la strada che ci è chiesto di percorrere per imparare ad essere veramente figli e fratelli.

Chiediamo la benedizione di Dio in questo nuovo anno che ci sta di fronte affinché possiamo imparare  a vivere meglio i compiti che ci sono affidati.

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Primo Gennaio 2022

Questa festa di Maria Santissima Madre di Dio ci invita a riprendere la nostra riflessione sul mistero del Natale, che abbiamo celebrato. Le letture che abbiamo ascoltato ci aiutano quindi a pensare al significato profondo dell’Incarnazione e della presenza di Dio in mezzo a noi.

Ma questo primo giorno dell’anno è ormai da molto tempo dedicato all’ascolto del messaggio di pace che i Papi da Paolo VI ad oggi hanno sempre donato alla Chiesa e all’umanità.

Anche quest’anno possiamo quindi metterci in ascolto del messaggio di Papa Francesco che ci invita ad implorare giustizia e pace. La pace è dono di Dio, ma anche frutto di un impegno condiviso. Dice quindi il Papa che tutti possono collaborare nell’edificare un mondo più pacifico e sottolinea poi tre vie importanti: il dialogo tra le generazioni, l’educazione e il lavoro.

Prima di tutto, dice Francesco, che per edificare la pace occorre più dialogo tra le generazioni e che le crisi attuali rivelano l’urgenza di una alleanza tra le generazioni. Nelle difficoltà bisogna infatti essere ben radicati nel presente e da questa posizione frequentare il passato e il futuro.

Frequentare il passato per imparare dalla storia. Frequentare il futuro per alimentare l’entusiasmo, i sogni, le speranze, le profezie. Per questo ci vuole un costante dialogo tra i custodi della memoria (gli anziani) e coloro che dovranno portare avanti la storia (i giovani).

Per costruire il futuro occorre però investire molto soprattutto nella educazione. Giustamente il Papa lamenta il fatto che al mondo siano costantemente aumentate le spese militari e siano diminuite quelle per la scuola. E’ invece importante che siano considerate un vero investimento le spese per l’istruzione e l’educazione.

Investire nell’istruzione dei giovani è la strada maestra per costruire società più mature e più coese, che possano quindi produrre anche forme di lavoro dignitoso creando giusto equilibrio tra libertà economica e giustizia sociale.

Il Papa conclude il suo messaggio dicendo: “Mentre cerchiamo di unire gli sforzi per uscire dalla pandemia, vorrei rinnovare il mio ringraziamento a quanti si sono impegnati e continuano a dedicarsi con generosità e responsabilità per garantire l’istruzione, la sicurezza e la tutela dei diritti, per fornire le cure mediche, per agevolare l’incontro tra familiari e ammalati, per garantire sostegno economico alle persone indigenti o che hanno perso il lavoro.” “Faccio appello affinché insieme camminiamo su queste tre strade: il dialogo tra le generazioni, l’educazione e il lavoro. Con coraggio e creatività.  E che siano sempre più numerosi coloro che, senza far rumore, con umiltà e tenacia, si fanno giorno per giorno artigiani di pace”.

E’ un invito importante questo, che possiamo accogliere proprio mentre celebriamo Maria che nella sua maternità offre se stessa con spirito di servizio per il bene dell’umanità. Vorremmo anche noi, meditando nel nostro cuore i grandi doni di Dio, crescere nella nostra disponibilità al servizio del bene comune, con il desiderio di costruire maggiormente
giustizia e pace intorno a noi.

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Epifania del Signore 2022

Oggi è il giorno in cui scoprire la manifestazione di Gesù al mondo e ancora una volta siamo invitati a farlo  attraverso la testimonianza di questi uomini d’Oriente che vengono a Gerusalemme alla ricerca di qualcosa di importante.

Certo, Gesù dopo la sua nascita si manifesta al mondo, ma occorre il desiderio di scoprirlo, la ricerca appassionata, la voglia di fare un percorso, anche lungo. Una strada che porti ad incontrarlo.

La domanda immediata che sorge in noi oggi è : quanto sappiamo camminare. Questi uomini vengono da lontano seguendo la speranza di un incontro, sanno fare molta strada con evidente fatica e disagio. E noi?

Spesso preferiamo starcene fermi e tranquilli, raramente siamo disposti a metterci in gioco, a cercare e trovare vera speranza e vere prospettive alla nostra vita, a cercare e a scoprire quel Gesù, di cui abbiamo celebrato la nascita, e di cui ora vogliamo accogliere il messaggio.

Il Profeta che abbiamo ascoltato nella lettura del Libro di Isaia dice: “ Cammineranno le genti alla tua luce, perché la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli, ma su di te risplende il Signore”.

Vediamo benissimo queste tenebre e questa nebbia, ma quale cammino siamo disposti a percorrere per cercare una luce al nostro agire, un senso alla vita, qualcosa che ci apra a prospettive vere.

“Alza gli occhi attorno e guarda” dice il Profeta.

Oggi è il giorno in cui aprire gli orizzonti, guardare con occhi nuovi, cercare cammini di incontro con Gesù e lasciare che sia lui ad aprire i nostri orizzonti.

Dice Paolo nella lettera agli Efesini che le genti sono chiamate in Cristo a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo, ad essere partecipi della stessa promessa.

Chiediamoci quindi qual è il messaggio di Gesù che ci può consentire di vivere queste dimensioni. Quale giustizia, quale misericordia, quale spiritualità, quale uso libero e generoso delle cose ci possono permettere di aprirci alla mentalità nuova del Vangelo.

Se scopriamo nel Gesù che è nato colui che salva, capiamo anche che non possono mancare gesti concreti che facciano vedere la nostra scelta di accoglierlo e seguirlo.

Dobbiamo chiederci quindi quali sono i gesti e le scelte  che qualificano la nostra vita di cristiani, come noi stessi siamo in grado di rendere manifesto Gesù al mondo, proprio attraverso la nostra vita di cristiani. Perché la manifestazione, l’Epifania, vera di Gesù al mondo di oggi può essere realizzata solo da una comunità di cristiani che anche con piccoli segni esprimano le novità del Vangelo.

Questo è sempre l’impegno fondamentale per ciascuno di noi. Capire quanto la scelta di essere cristiani tocca la concretezza delle nostra vita quotidiana e come la nostra comunità di cristiani può testimoniare Gesù.