Commento alle Letture della III Domenica T. O. a cura di don Enzo Cortese

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Ne 8,2-4a.5-6.8-10
Siccome il primo pezzo del vangelo è sul lavoro di composizione e redazione di Lc, gli autori della scelta dei brani hanno giustamente portato lo sguardo sull’analogo, immenso lavoro fatto per l’AT. Il brano parla del lavoro di Esdra, che però suppone quello delle tappe precedenti. Vale la pena di ricordare le principali. Ci basiamo sulle Bibbie dei partecipanti alla lectio divina on line dei giovedì sera ad Arzello: la Bibbia di Gerusalemme e quella delle Paoline. Esse fortunatamente seguono ancora, per il Pentateuco, la teoria documentaria, prima del marasma esegetico degli ultimi decenni. Vi sarebbero il documento Jahwista (=J, del secolo X a.C.) ed Elohista (= E, forse del IX) e il sacerdotale (=P, dal nome tedesco Priestercodex, del tardo sec. VI). Dopo viene l’Opera Deuteronomistica (=D, della fine del sec. VII), che va dal Deuteronomio a 2 Re. In ognuna delle quattro tappe c’è stato un gran lavoro di redazione, specialmente quando le tradizioni sono state messe per iscritto. L’opera di Esdra va datata all’inizio del sec. IV a.C.; così nelle tavole cronologiche delle due Bibbie. Ma Esdra ha fatto di più: ha intrecciato nel Pentateuco i tre documenti antichi, paralleli, sulla storia e le leggi d’Israele, documenti che gli studiosi del passato hanno saputo individuare e siglare come sopra. Infine vanno ricordati due grandi spostamenti: il Deuteronomio , primo libro della seconda opera, viene anticipato nella prima, che diventa il Pentateuco; e la fine di Numeri della prima, cioè la distribuzione della terra santa, finisce in Giosuè 13-21, perché prima ci vogliono i discorsi di Mosè e la sua morte (Deut) e poi la conquista della terra da parte di Giosuè (Gios 1-11).Tutto questo enorme lavoro, nato nella vita cultuale d’Israele, fu seguito dalla Spirito e così a poco a poco si è creata la parola di Dio dell’AT.
Sal 18 (nelle Bibbie:19)
Credo che anche nel Salterio ci sia molto lavoro di Esdra e lo si vede in questo salmo dal v.8 in poi, parte aggiunta alla preghiera dei vv precedenti, che invitano a lodare Dio per l’opera della creazione, incentrata sul sole. L’aggiunta vuol dire che anche la vita morale è un tutto armonico, incentrato sulla legge di Mosè. Vi sono 5 o 6 sinonimi di “legge”, cosa non sempre verificabile nelle traduzioni, dove non sempre i sinonimi sono tradotti sempre allo stesso modo. E’ facile comunque rendersi conto che lo stesso fenomeno, argomento e sinonimi, si trova nel lunghissimo salmo 119 ad ogni strofa! Si tratta dunque della stessa mano. Alla fine dello stesso salmo c’è una specie di autografo: il verbo o sostantivo ‘azar (119,173 e 175), sulla speranza nel soccorso e protezione divina (altrove nel salmo, solo al v.86). La radicale è quella del nome Esdra; così è in Italiano, ma sarebbe “Ezra”. Se si ha la pazienza di leggere tutto il salmo, che nel Breviario leggiamo quasi quotidianamente, ma solo una strofa per volta, si vede quanto sia costato il lavoro di Esdra e della sua scuola nella redazione del Salterio e di tutto l’AT.
1 Cor 12-30
Si continua il discorso iniziato domenica scorsa sull’animazione della comunità da parte dello Spirito. L’unità di essa e della Chiesa è spiegata coll’immagine del corpo, dove le singole membra agiscono unitariamente; un’immagine antica, già usata da Menenio Agrippa (sec. VI-V a. C.) per convincere la plebe di Roma a rientrare nella comunità, dopo la scissione e il ritiro sull’Aventino. S. Paolo però arriva a quel livello altissimo che poi farà parlare del “Corpo Mistico” e ci fa riflettere, ora che siamo nella settimana di preghiera per l’unità e nel pieno del lavoro per la sinodalità. Una delle riflessioni possibili potrebbe essere quella di cominciare noi a non considerare troppo separati quelli che non vengono in chiesa, cioè il 40% degli Italiani secondo le statistiche; per tacere degli increduli o dei seguaci di altre religioni.
Lc 1,1-4;4,14-21
Cominciare dall’inizio indica che d’ora in poi seguiremo regolarmente il Vangelo di Luca, a parte i capitoli già visti dell’infanzia, un po’ del cap. 3 sul battesimo di Gesù e la divagazione su Giovanni per le nozze di Cana. Quando tornerà il tempo forte di Quaresima e Pasqua la lettura non sarà regolare; si salterà qua e là seguendo il tema. Il secondo pezzo ci presenta l’inizio della vita pubblica a Nazaret. Anche lì abbiamo a che fare con l’AT: a Gesù tocca la lettura di Is 61, il cap. in mezzo tra i due già letti come prima lettura nelle due precedenti feste: l’Epifania e domenica scorsa. Anche Is 61 va datato come quelli, cioè nel sec. IV a.C. Il profeta riprende i canti del servo di JHWH del II° Isaia per alimentare la speranza dei ritornati dall’esilio babilonese. Forse vuol riaccendere la speranza in Zorobabele, postesilico discendente di Davide, ricordato in Esd 3, 2.8 e 5,2 ed esortato da Agg 2,18s. e Zac 3,1.9 e 6,7, assieme al Sommo Sacerdote Giosuè. Speranza in un ristabilimento della discendenza davidica, cui poter riagganciare il messianismo, forse soffocata nel Sangue (Is 63). Zorobabele figura in entrambe le liste genealogiche dei vangeli: Mt 1,12s. e Lc 3,27. Ma ora Gesù è lì a Nazaret per dire che finalmente la discendenza da Davide è ristabilita! Anche se il brano successivo, che leggeremo la domenica successiva, ci mostrerà che le cose non andranno molto bene. Don Enzo Cortese