Commento alle Letture di domenica 16 gennaio 2022 a cura di don Enzo Cortese

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Questa seconda domenica dopo l’epifania è ancora una coda natalizia, oltre ad essere la II domenica del tempo ordinario. Ciò è dovuto all’antifona antica dei vespri dell’Epifania. I vespri parlavano di tre apparizioni di Gesù in quella festa: ai Magi e a noi gentili; al Battesimo di Gesù, presentatoci dal Padre e dallo Spirito; e agli apostoli alle nozze di Cana, come vedremo.
Is 62,1-5
Perciò si sceglie un altro dei bei canti per Gerusalemme, come quello dell’Epifania, che si trovano nella terza parte, o III° Isaia, l’ultima decina di capitoli del libro, composti nel IV secolo a.C., attorno al 350, più di 4 secoli dopo il profeta. L’entusiasmo in verità, non è così grande, perché si tace del messia e, alla fine del capitolo, si parla di ricostruzioni ancora da completare. Il canto è dovuto a qualche solennità e si spiega poiché gli uditori hanno ripreso la loro vita in Israele, hanno di nuovo un tempio ((515 a.C), le mura sono ricostruite (445) e la vita è miracolosamente ripresa dopo l’esilio babilonese. Forse anche l’impero persiano, divenuto opprimente, comincia a perdere colpi, specialmente a causa Greci, che, alla fine (dal 336), con Alessandro Magno, lo spodestano. Il che all’inizio può rallegrare Israele, salvo poi a farlo ricadere nelle oppressioni, specialmente quelle di Antioco Epìfane, che provocheranno, all’inizio del II sec. a.C. la rivolta dei Maccabei. Ma nonostante tutto si vede che la storia della salvezza d’Israele sta continuando. Una lezione anche per noi, che ci lasciamo abbattere da cedimenti (qualcuno parla di apostasia, come in 2Tess 2,3) attuali della Chiesa. Il canto di Is 62 rilancia il tema di Dio sposo d’Israele, una metafora antica già di Osea, ancor prima di Isaia. E’ interessante che essa si sviluppi nel Nord, dove è in azione il profeta. Lì non hanno l’appiglio del re discendente di Davide. Forse la ripresa tardiva del tema al Sud è dovuta anche alla scomparsa di quell’appiglio, cui in Giuda si erano appoggiate le speranze di salvezza, messianica appunto. Ma il tema, nella speranza messianica conserva ora anche un significato più reale, non solo metaforico. Rivela il legame messianico (nuziale) di Israele con Dio che si realizza poi anche con la Chiesa. Così si apre la strada al matrimonio cristiano, di cui si parla nel Vangelo di oggi: il matrimonio voluto da Gesù a Cana.
Sal 95 (nella Bibbia 96)
E’lo stesso salmo della notte di Natale. Nel IV libro del salterio (da 90 a 106) sono ammucchiati i principali “salmi di JHWH re” (da 96, appunto, a 99). 96 e 98 sono detti “nuovi”, cioè più recenti. La sorprendente somiglianza con Is 42, 10ss. ci permette di datarli al tempo del II° Isaia o forse appena dopo, cioè alla ripresa del culto dopo l’esilio babilonese. La chiesa, senza abbattersi nei suoi alti e bassi, ci invita a pregare per questo regno.
1 Cor 12,4-11
Nel tempo ordinario si riprende nella seconda lettura un libro che, a tappe e indipendentemente dal tema della prima e del vangelo, appare di seguito ogni domenica. Qui cominciamo dalla 1 Cor, ma dal cap.12, perché questa lettera è messa allo stesso momento, cioè dopo le feste natalizie, nei tre anni del ciclo triennale del tempo ordinario: nell’anno A: 1Cor da 1 a 6; nel B: da 7 in poi e nell’anno C, appunto da 12 alla fine. Il tema di questo testo servirebbe per incentivare il programma sulla sinodalità iniziato in diocesi. Qui ci limitiamo ad augurare buon lavoro ai nostri incaricati della programmazione.

Gv 2,1-11
Come già detto, Gesù rivelò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in Lui (2,11). E poi sappiamo che proprio loro hanno formulato dei principi sul matrimonio. Ricordiamo quelli ampi di Mt 19 sull’’indissolubilità del matrimonio e anche sul celibato per il regno dei cieli (19,10s.). Luca se la cava con un solo versetto sull’indissolubilità (16,18)! Sarebbe opportuno ricordare che l’uso del sesso, così regolato, è un fatto che riguarda tutti, anche quelli a cui è proibito. Noi preti siamo sotto processo, come indica in Francia il rapporto Sauve’ sulla pedofilia. Ma non c’è solo questo. Di qualunque atto, anche uno sguardo o uno spettacolo pruriginoso, dobbiamo render conto anche noi come e più degli altri singles; non solo chi si sposa o convive. Secondo la Chiesa il sesso è lecito solo nel matrimonio cristiano, ma oggi, col dilagare della libertà sessuale, le strade sbagliate si moltiplicano. Si accoppiano senza fidanzamenti, ci sono anche le unioni omosessuali. Non allunghiamo il discorso. Diciamo che i paletti della nostra morale vanno conservati, anche se vengono saltati troppo frequentemente. Nessun cristiano però deve sentirsi tagliato fuori. Del resto tanti su strade sbagliate sognano un amore indissolubile. Il Signore aiuta, prima o poi, a tornare sulla strada giusta e perdona se si sono saltati i paletti. Perdona a tutti, anche a noi: Questo mi pare anche l’insegnamento della “Amoris laetitia”. Dove c’è pure descritta la bellezza dell’amore cristiano “sacramentale”, com’è descritta da S. Paolo specialmente in Ef 5,21-33, e presentata come la realizzazione del progetto iniziato da Dio alla creazione e realizzato nell’unione carnale, ma anche in quella famigliare degli sposi. Sono specialmente loro a realizzare nella Chiesa e per la Chiesa l’unione di Dio sposo con essa. Così ci si può riallacciare alla prima lettura.
Don Enzo Cortese