Omelie del Vescovo Mons. Luigi Testore per le celebrazioni del periodo di Natale

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

S. Natale 2021 – Notte

Se si va in questi giorni in qualunque parte del mondo, anche in luoghi che non hanno una tradizione cristiana, si trovano segni delle feste natalizie.  Potremmo pensare che c’è stata una sorta di colonizzazione culturale dell’occidente, ma forse è più bello pensare che siano vere le profezie bibliche  che dicono che tutte le genti guarderanno verso Gerusalemme, perché da lì viene una parola di speranza.

Proprio quella Gerusalemme che è così fonte di divisione e di diatriba a livello internazionale,  al di là delle problematiche politiche di oggi, è comunque un faro per l’umanità. Quella terra diventa un punto di riferimento, perché da lì nasce una luce per il cammino dell’umanità. Isaia ci parla di una grande luce, che fa superare la situazione di timore in cui il popolo si trovava al suo tempo.

Anche noi che ci siamo riuniti questa notte in questa cattedrale possiamo pensare di essere qui perché è una bella tradizione, ma forse anche perché la nascita di Gesù ci attira, perché abbiamo bisogno di scoprire e capire il mistero della vita, perché cerchiamo di capire chi è questo Dio che si incarna nella nostra condizione umana, affinché noi possiamo partecipare alla pienezza della sua vita.

Dio partecipa alla nostra vita perché noi possiamo partecipare alla sua. Questa scoperta di essere figli ed eredi ci dà una visione totalmente nuova della nostra condizione umana. Ci permette di valorizzare pienamente ciascuno di noi e ci permette quindi anche di vedere tutti gli altri con occhi molto nuovi.

Dalla nascita di Gesù, gli esseri umani sono chiamati a partecipare alla vita divina, quindi anche a costruire il mondo in una prospettiva diversa, cercando un progetto che viene da Dio.

Purtroppo questo non è facile, perché lo dobbiamo scoprire nella nostra libertà e con tutti i limiti della condizione umana. Ci scontriamo quindi spesso con un essere umano chiamato alla pienezza della vita divina che non riesce neppure a rendere umana la propria esistenza. Ci scontriamo con le nostre chiusure che impediscono la pace e la giustizia e vediamo quindi attorno a noi un mondo pieno di ingiustizia.

Ma questa notte ci dice che la condizione umana è comunque cambiata perché la Sapienza e la Parola di Dio si sono fatte carne. Perché, come dice Paolo nella lettera a Tito,  è apparsa la grazia di Dio che porta salvezza a tutti gli uomini e da questo momento possiamo parlare di Dio come “Padre”. Perché nei limiti della nostra libertà possiamo costruire questa nostra condizione di figli e possiamo conoscere Dio, e quindi conoscere anche il suo progetto e cercare di realizzare un cammino di novità.

Buon Natale, quindi, perché Natale vuol dire la felicità di una umanità che non si sente più sola, perché la presenza di Dio che partecipa al nostro cammino cambia ogni nostra prospettiva.

**********

S. Natale 2021

E’ Natale. Ci ritroviamo qui oggi a celebrare un evento così fondamentale nella storia dell’umanità e ogni anno dobbiamo domandarci: di cosa si tratta veramente?

Si tratta del mistero della Incarnazione, di Dio che non abbandona le sue creature, ma che si fa umano, prende dimora tra noi, partecipa alla nostra vita e chiede di essere accolto.

Dice il Vangelo di Giovanni, nella meditazione teologica racchiusa in questo primo capitolo, che a quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli.  E’ un Dio che entra nella storia degli uomini perché  noi possiamo entrare nella sua storia, partecipare alla pienezza della sua vita.

Questa festa certo ci dice che Dio è vicino all’umanità, a ciascuno di noi, ma anche che noi dobbiamo muoverci per essere vicini a lui, per somigliare a lui, per imparare ad agire sempre più come agirebbe lui.

Possiamo riprendere le parole del Profeta  nel libro di Isaia che ci invita a gioire per la buona notizia. Questo ci dice il Natale: che possiamo camminare nella luce, che la presenza di Dio ci può illuminare e possiamo quindi imparare le sue strade che sono spesso diverse da quelle che istintivamente percorriamo noi.

A noi sembra importante la forza, magari anche la prepotenza, e Dio ci parla invece di una piccolezza e di una debolezza che trasformano ogni cosa.

Se Natale ci dice che possiamo imparare ad agire nella luce di Dio, ci chiede allora di imparare ad apprezzare ciò che è piccolo. Anche noi abbiamo bisogno di imparare una umiltà diversa. Di imparare una semplicità nuova nel nostro agire, ma anche di imparare a difendere e proteggere chi è più piccolo.

Da un lato possiamo imparare noi ad essere più piccoli, a non contare solo sulle nostre forze o sulle nostre risorse, a lasciarci guidare di più dalla luce di Dio, a cercare di più il suo progetto nella nostra vita.

Dall’altro lato, però, dobbiamo chiederci cosa fare di più per chi è piccolo, per chi è più fragile, per chi ha bisogno di essere protetto. La società tende a schiacciare chi è più debole, a noi è chiesto invece di essere come le sentinelle di cui ci parla oggi la lettura del profeta. Sentinelle che alzano la voce perché vedono il ritorno del popolo dopo l’esilio. Celebrare il Natale vuol dire accogliere la presenza di Dio in mezzo a noi, ma anche alzare la voce ogni volta che non c’è accoglienza verso chi è più debole.

Non perché è Natale e siamo tutti più buoni, ma perché Dio ci ha donato una luce e ci chiede di camminare alla sua luce, di costruire noi stessi e la società in cui viviamo nella sua luce.

**********

PRIMO GENNAIO 2022 Te Deum

In questa festa di Maria Santissima, Madre di Dio, siamo invitati dalla Lettera di S. Paolo ai Galati a scoprire prima di tutto il fatto che Dio ha mandato suo Figlio, nato da donna, perché ricevessimo l’adozione a figli.

Il mistero della Incarnazione che abbiamo celebrato in questi giorni natalizi ci aiuta a capire  cosa significa il fatto che Dio abbia voluto partecipare alla condizione umana,  proprio perché noi potessimo conoscere pienamente Dio  e partecipare  alla sua vita.  Per questo Paolo ci dice che da questo momento siamo figli e quindi anche eredi di Dio stesso.

E’ questa una verità importante, che cambia ogni nostra prospettiva.  Ci apre a una relazione profondamente nuova con Dio, ci fa sentire amati e partecipi della stessa pienezza di Dio. Questa cosa appare davvero straordinaria, ma è quanto Gesù, il Figlio, ci ha rivelato.

E come Maria custodiva le cose meravigliose che era chiamata a vivere meditandole nel suo cuore, così anche a ciascuno di noi è chiesto di imparare a meditare profondamente in noi il grande mistero cui siamo partecipi e a lasciarci guidare alla scoperta della nostra grandezza di esseri umani.

Per questo e per molti altri motivi possiamo lodare e ringraziare Dio questa sera, al termine di un anno.

Canteremo insieme l’inno del Te Deum  proprio per indicare i grandi doni di cui Dio ci ha fatto partecipi.

Ma al termine di questo anno siamo forse chiamati anche a fare una sorta di bilancio. Il tempo che ci è dato non è indifferente. E’ un tempo in cui l’umanità è chiamata a crescere, a costruire e anche ciascuno di noi  a svolgere il nostro compito nella Chiesa e nella società.

Il 2021 è stato un anno difficile, segnato dai problemi causati dalla pandemia, ma questo ci ha permesso di rendere ancora più evidenti gli aspetti positivi e negativi della nostra storia. I momenti di difficoltà fanno emergere anche molta solidarietà e molto spirito di servizio e così è stato certamente per molte persone.

Purtroppo, però, i momenti difficili spesso acuiscono anche le nostre chiusure e i nostri egoismi. Si avverte quindi attorno a noi anche la fatica di un mondo che tende inesorabilmente a difendere i privilegi  e a non combattere le ingiustizie.

Abbiamo quindi questa sera molti motivi per lodare e ringraziare il Signore per i grandi doni ricevuti, prima di tutto quello di essere suoi figli, ma capiamo anche quanto siamo incapaci di rispondere a questi doni e quanto sia lunga e impegnativa la strada che ci è chiesto di percorrere per imparare ad essere veramente figli e fratelli.

Chiediamo la benedizione di Dio in questo nuovo anno che ci sta di fronte affinché possiamo imparare  a vivere meglio i compiti che ci sono affidati.

  ***********

Primo Gennaio 2022

Questa festa di Maria Santissima Madre di Dio ci invita a riprendere la nostra riflessione sul mistero del Natale, che abbiamo celebrato. Le letture che abbiamo ascoltato ci aiutano quindi a pensare al significato profondo dell’Incarnazione e della presenza di Dio in mezzo a noi.

Ma questo primo giorno dell’anno è ormai da molto tempo dedicato all’ascolto del messaggio di pace che i Papi da Paolo VI ad oggi hanno sempre donato alla Chiesa e all’umanità.

Anche quest’anno possiamo quindi metterci in ascolto del messaggio di Papa Francesco che ci invita ad implorare giustizia e pace. La pace è dono di Dio, ma anche frutto di un impegno condiviso. Dice quindi il Papa che tutti possono collaborare nell’edificare un mondo più pacifico e sottolinea poi tre vie importanti: il dialogo tra le generazioni, l’educazione e il lavoro.

Prima di tutto, dice Francesco, che per edificare la pace occorre più dialogo tra le generazioni e che le crisi attuali rivelano l’urgenza di una alleanza tra le generazioni. Nelle difficoltà bisogna infatti essere ben radicati nel presente e da questa posizione frequentare il passato e il futuro.

Frequentare il passato per imparare dalla storia. Frequentare il futuro per alimentare l’entusiasmo, i sogni, le speranze, le profezie. Per questo ci vuole un costante dialogo tra i custodi della memoria (gli anziani) e coloro che dovranno portare avanti la storia (i giovani).

Per costruire il futuro occorre però investire molto soprattutto nella educazione. Giustamente il Papa lamenta il fatto che al mondo siano costantemente aumentate le spese militari e siano diminuite quelle per la scuola. E’ invece importante che siano considerate un vero investimento le spese per l’istruzione e l’educazione.

Investire nell’istruzione dei giovani è la strada maestra per costruire società più mature e più coese, che possano quindi produrre anche forme di lavoro dignitoso creando giusto equilibrio tra libertà economica e giustizia sociale.

Il Papa conclude il suo messaggio dicendo: “Mentre cerchiamo di unire gli sforzi per uscire dalla pandemia, vorrei rinnovare il mio ringraziamento a quanti si sono impegnati e continuano a dedicarsi con generosità e responsabilità per garantire l’istruzione, la sicurezza e la tutela dei diritti, per fornire le cure mediche, per agevolare l’incontro tra familiari e ammalati, per garantire sostegno economico alle persone indigenti o che hanno perso il lavoro.” “Faccio appello affinché insieme camminiamo su queste tre strade: il dialogo tra le generazioni, l’educazione e il lavoro. Con coraggio e creatività.  E che siano sempre più numerosi coloro che, senza far rumore, con umiltà e tenacia, si fanno giorno per giorno artigiani di pace”.

E’ un invito importante questo, che possiamo accogliere proprio mentre celebriamo Maria che nella sua maternità offre se stessa con spirito di servizio per il bene dell’umanità. Vorremmo anche noi, meditando nel nostro cuore i grandi doni di Dio, crescere nella nostra disponibilità al servizio del bene comune, con il desiderio di costruire maggiormente
giustizia e pace intorno a noi.

**********

Epifania del Signore 2022

Oggi è il giorno in cui scoprire la manifestazione di Gesù al mondo e ancora una volta siamo invitati a farlo  attraverso la testimonianza di questi uomini d’Oriente che vengono a Gerusalemme alla ricerca di qualcosa di importante.

Certo, Gesù dopo la sua nascita si manifesta al mondo, ma occorre il desiderio di scoprirlo, la ricerca appassionata, la voglia di fare un percorso, anche lungo. Una strada che porti ad incontrarlo.

La domanda immediata che sorge in noi oggi è : quanto sappiamo camminare. Questi uomini vengono da lontano seguendo la speranza di un incontro, sanno fare molta strada con evidente fatica e disagio. E noi?

Spesso preferiamo starcene fermi e tranquilli, raramente siamo disposti a metterci in gioco, a cercare e trovare vera speranza e vere prospettive alla nostra vita, a cercare e a scoprire quel Gesù, di cui abbiamo celebrato la nascita, e di cui ora vogliamo accogliere il messaggio.

Il Profeta che abbiamo ascoltato nella lettura del Libro di Isaia dice: “ Cammineranno le genti alla tua luce, perché la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli, ma su di te risplende il Signore”.

Vediamo benissimo queste tenebre e questa nebbia, ma quale cammino siamo disposti a percorrere per cercare una luce al nostro agire, un senso alla vita, qualcosa che ci apra a prospettive vere.

“Alza gli occhi attorno e guarda” dice il Profeta.

Oggi è il giorno in cui aprire gli orizzonti, guardare con occhi nuovi, cercare cammini di incontro con Gesù e lasciare che sia lui ad aprire i nostri orizzonti.

Dice Paolo nella lettera agli Efesini che le genti sono chiamate in Cristo a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo, ad essere partecipi della stessa promessa.

Chiediamoci quindi qual è il messaggio di Gesù che ci può consentire di vivere queste dimensioni. Quale giustizia, quale misericordia, quale spiritualità, quale uso libero e generoso delle cose ci possono permettere di aprirci alla mentalità nuova del Vangelo.

Se scopriamo nel Gesù che è nato colui che salva, capiamo anche che non possono mancare gesti concreti che facciano vedere la nostra scelta di accoglierlo e seguirlo.

Dobbiamo chiederci quindi quali sono i gesti e le scelte  che qualificano la nostra vita di cristiani, come noi stessi siamo in grado di rendere manifesto Gesù al mondo, proprio attraverso la nostra vita di cristiani. Perché la manifestazione, l’Epifania, vera di Gesù al mondo di oggi può essere realizzata solo da una comunità di cristiani che anche con piccoli segni esprimano le novità del Vangelo.

Questo è sempre l’impegno fondamentale per ciascuno di noi. Capire quanto la scelta di essere cristiani tocca la concretezza delle nostra vita quotidiana e come la nostra comunità di cristiani può testimoniare Gesù.