Commento alle Letture di domenica 9 gennaio 2022 a cura di don Enzo Cortese

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Is 40,1-5.9-11

La composizione della liturgia del Battesimo del Signore inganna per il titolo, perché siamo ancora al tempo natalizio e non all’inizio della vita pubblica. Da inoltre l’impressione dello spezzatino, perché ognuno dei tre brani è composto di due pezzi staccati. In realtà ha lo scopo di raccogliere elementi di tutto il percorso fatto dall’avvento alla conclusione del tempo di Natale. Alla terza domenica d’Avvento infatti si richiama Is.40, inizio del “secondo Isaia”; così son chiamati Is 40-55, la cui parte iniziale ha costituito, secondo i Vangeli sinottici, la base della predicazione di Giovanni Battista, letta nell’Avvento. In Luc 3,4ss. è proprio citato Is 1,3ss. Già sappiamo che il secondo Is contiene la predicazione d’un profeta anonimo, ben due secoli dopo il grande Isaia, nella quale si annuncia agli Ebrei esuli a Babilonia la liberazione, grazie all’impero persiano, succeduto a quello babilonese. Liberazione che diviene il modello della liberazione dalla schiavitù del peccato e del male proposta ai cristiani specialmente prima di Natale.

Sal 103 (104 nelle nostre bibbie)

Cogliendo “fior da fiore”, come si fa per i salmi lunghi nelle liturgie domenicali e feriali e come si fa in tutti i testi dello spezzatino di questa domenica, son presentati i vv. iniziali (1-4) e centrali (24-30); per la verità il salmo ne ha 35.In esso 104,20-30 è antichissimo. Risale all’inno al sole di Achenaton (Amenofis IV:1370-1352 a.C.; è elencato nelle tavole cronologiche delle nostre bibbie), l’imperatore egiziano che voleva bandire tutti gli idoli della religione egiziana e imporre il monoteismo, ma divinizzando il sole. Può essere già Salomone che ha incorporato l’inno, inquadrandolo nella religione mosaica e nel monoteismo di Mosè. La chiesa lo sceglie soprattutto a Pentecoste, per il famoso v. 30 “manda il tuo Spirito…”.

Tt 2,11-14. 3,4-7

Dopo i fiori dell’avvento, ora si colgono quelli di Natale. Il primo pezzo della seconda lettura l’abbiamo udito nella messa della notte a Natale e ci ricorda che è apparsa la grazia di Dio. Il verbo greco “epefànè” da il nome a Epifania, apparizione  o manifestazione di Gesù ai pagani. Il tema della Sapienza di Dio che scende nella legge e nel culto d’Israele (Sir 24!) poteva ingenerare arroganza; per lo meno condizionare la salvezza apportata da Gesù all’osservanza delle leggi giudaiche. Qui si nota il superamento: essa è “per tutti gli uomini”, rappresentati dai Magi. Oggi si aggiunge 3,4-7, appunto per indicare che non è per le opere che si ottiene, ma con la misericordia di Dio e il battesimo.

Lc 3,15-16.21-22

Il primo pezzo narra il battesimo di Gesù. Ciò potrebbe indurre a enfatizzare tale festa, che però è già l’inizio della vita pubblica e non la chiusura dell’infanzia e prima adolescenza. Invece il secondo pezzo ne sembra la splendida chiusura. Qui non sono solo i Vangeli o Giovanni Battista a presentarci Gesù. E’ direttamente Dio e lo Spirito in forma di colomba a presentarcelo alla fine del percorso: Tu sei il mio figlio amatissimo… Parole queste che vengono ancora dal secondo Is e sono l’inizio del secondo dei quattro poemi del messia sofferente: Is 42,1. Così il mazzo di fiori di avvento e tempo natalizio è davvero completo.