Commento alle Letture di Domenica 2 gennaio a cura di don Enzo Cortese

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Sir 24,1-4.12-16

Lasciamo i racconti incantevoli della storia dell’infanzia di Lc e Mt per meditare più a fondo sul mistero dell’Incarnazione, specialmente sul prologo di Gv, già letto a messa grande a Natale. Ci mette sulla strada il brano del Siracide o Ecclesiastico, un libro scritto all’inizio del sec.2° a.C. in ebraico dal nonno dell’Autore, tradotto da lui in greco ed accolto dalla Bibbia greca, mentre l’ebraico originale si è perso. E’ stato ritrovato in gran parte in una sinagoga egiziana alla fine del 1800 e poi qualche decennio fa tra i rotoli del Mar Morto. E’ il culmine della riflessione sapienziale d’Israele. Non sarebbe male leggersi le due pagine d’introduzione ai libri sapienziali; si trovano appena prima dell’introduzione a Giobbe, non fa bisogno di rispolverare i nostri manuali! Israele, accanto alla sua Rivelazione messa nel Pent., nei libri storici e profetici, ha accettato e coltivato questa letteratura, prodotto dei più antichi testi egiziani e mesopotamici, portandola ai più alti livelli e inquadrandola nel suo monoteismo. Così la Sapienza diventa una qualità divina, di cui è impregnato l’universo perché con essa Dio ha creato il mondo. La chiave per raggiungerla è “il timore di JHWH”. Essa diventa il principio educativo, prima destinata ai governanti e poi alle famiglie, sulla bocca dei genitori. A volte, come nel nostro testo è “personificata”, il che non vuole ancora dire che sia già riconosciuta come persona. Solo dopo la rivelazione di Gesù siamo arrivati alla Trinità e l’idea delle tre “Persone divine” è poi formulata nel 300 d.C. dai primi concili. Ma già l’AT ci insegna a scoprire la meravigliosa intelligenza che si rivela sia nel microcosmo che nel macrocosmo, cosa che, in fondo, ci mostrano i nostri scienziati, anche quelli atei. E’ strano che Israele non abbia messo nel suo elenco, cioè nella Bibbia Ebraica questo libro: è solo in quella cristiana. Ed è ancor più strano che tra gli uomini e le donne di oggi, pur ammaestrati dalla scienza, si diffonda l’agnosticismo o l’ateismo. Dimenticando l’immensa differenza tra la loro piccola intelligenza e quella del Creatore dell’universo si basano sul male che c’è nel mondo, invece di tapparsi la bocca come ha fatto Giobbe e adorare.

Sal 147

Nella Bibbia liturgica (gr. e lat.) si tratta di un secondo salmo, separato dal 146. Nell’ebraico invece sono uniti: così la differenza di uno, che si è imposta nella numerazione dei salmi a partire dal Sal 10, ora, alla fine, scompare. Tutte cose di cui ci si rende conto solo con la Bibbia in mano e non con il lezionario o il breviario. Forse il salmo è stato scelto soprattutto per il v. 19, che ci prepara al tema dell’Incarnazione.

Ef 1,3-6.15-18

Sarebbe un peccato trascurare i vv. intermedi, tralasciati dalla liturgia per brevità. Tra l’altro vi si parla di “sapienza e intelligenza (v.8)” e del “mistero”, rivelato nei giorni di Paolo, di “ricapitolare” o ridurre tutto sotto Cristo “capo”, tutti gli esseri: quelli celesti e quelli terrestri (v.10). Nel periodo natalizio è giusto augurarci e pregare perché Dio ci doni “lo spirito di sapienza (ancora una volta!) e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui” (v. 17: dovrebbe indicare Gesù Bambino).

Gv 1,1-18

Ecco la conclusione del discorso sulla sapienza incarnata in Israele! E’ data dal discepolo “che Gesù amava” e che ha saputo rimanere sotto la croce. Fin dall’inizio del suo vangelo è di questo che s’intenerisce e non del Bambinello di cui lascia la descrizione agli altri evangelisti. Ci parla realisticamente delle tenebre. Se riusciamo a vincerle ci dice di più degli altri: diventiamo figli di Dio e trasmettiamo la sua luce come Giovanni Battista.   
 Don Enzo Cortese