Commento alle Letture della 4° domenica di Avvento a cura di don Enzo Cortese

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Mi 5,1-4a

Michea è contemporaneo di Isaia. Le tre profezie messianiche di Is.7-11 – ricordate la volta scorsa – più questa di Michea sono le perle che dal sec. VIII a.C. illuminano l’umanità che attende Gesù. Nel Vangelo di Matteo i Magi che domandavano ad Erode dove fosse nato il re atteso hanno avuto la risposta dai sommi sacerdoti e dai dotti: citano appunto Mi 5,1-4a, che darà anche la dritta per l’uccisione degli innocenti a Betlemme. Vi si nomina anche Assur (4b-5), l’impero ancora dominante, che distrugge l’Israele del Nord (nel 721 a.C.). La Madre del bambino partorisce a Betlemme perché è il paese di Jesse, padre di Davide.

Sal 80

E’ uno degli ultimi salmi di quella raccolta antica (Sall 42-84) che chiamano “Salterio elohista”. All’inizio c’è una decina di salmi “di Core”, poi il 2° gruppo di quelli “di Davide” e infine un’altra “di Asaf”. I primi si attribuiscono al gruppo speciale del Leviti addetti al canto nel tempio e parlano spesso di Gerusalemme. Gli ultimi sono drammatici: parlano di santuari devastati, quelli del Nord, al tempo degli Assiri e poi anche quello di Gerusalemme da parte dei Babilonesi. La chiesa ha scelto uno di questi, per farci pregare per la situazione dolorosa della “vite” d’Israele (80,9), prima trapiantata dall’Egitto e ora calpestata da tutti: cioè per la situazione attuale della Chiesa. Questa raccolta, individuata dagli specialisti, è chiamata”elohista” perché si preferisce usare il nome comune “’Elohim” e non “Jahweh”; probabilmente perché “come si può cantare i canti di Jahweh in terra straniera?” (Sal 137,4). Dunque la raccolta dev’essere composta al tempo dell’esilio babilonese (sec. VI a.C.). E’ anteriore alla divisione del salterio in 5 libri, che dovrebbe essere del sec.V ed è evidenziata oggi dalle nostre Bibbie. Per capire un po’ questo non basta il lezionario. Non basta neanche il Breviario, dal quale i titoli antichi dei salmi sono stati tagliati, forse opportunamente. Ma li ha già la traduzione greca; dunque sono del sec. III a.C. A volte confondono, ma fanno capire quanto sia complessa e antica la storia dei salmi e quella del salterio.

Eb 10,5-10

Anche qui abbiamo a che fare con un salmo, il 40, penultimo del 1° libro (costituito dal primo gruppo dei salmi “di Davide”). Vi si afferma che le disposizioni interiori sono più importanti dei sacrifici stessi nel culto ebraico. Ma c’è anche un’allusione al messia dove si parla di “apertura dell’orecchio” (Sal 40,7) come nei carmi del messia sofferente, nel 3° dei quattro: Is 50,5! Questa apertura non è da farsi a un sordo, ma l’applicazione spirituale d’un’antica prassi indicata nel codice di leggi più antico del Pentateuco. E cioè che lo schiavo arrivato finalmente al riscatto dal padrone può decidere di restare sotto di lui e allora gli si fora l’orecchio…e porta l’orecchino fino alla morte (Es 21,1-6). L’autore della lettera ha speso il lavoro fatto sin qui per dimostrare che il culto sacrificale ebraico è finito, perché il messia, sacerdote non secondo Levi ed Aronne, ma secondo Melchisedek (Sal 110,4), l’ha sostituito col suo, quello sulla croce. Mentre scrive queste cose si sta appunto realizzando la distruzione definitiva del tempio, predetta trent’anni prima da Gesù. E ora illustra i sentimenti di Gesù all’inizio della sua vita. Chissà quante volte Egli ha recitato il salmo! E’ bello recitarlo ora per Natale…, ricordando che anche noi preti abbiamo quest’orecchino da portare!

Lc 1,39-45

Adesso cominciamo il nostro Vangelo quasi dall’inizio. Ne abbiamo già letto un brano l’8 Dicembre: l’annunciazione. La visita di Maria a Elisabetta ne è la continuazione. Manca, per completare, l’iniziale racconto del concepimento di Giovanni Battista e la riflessione sui due cantici che la chiesa ci mette sulle labbra ogni giorno: “Benedictus” (1,68-79) alle lodi e “Magnificat” (1,46-55) ai vespri. Non è necessario un commento, ma auguri e preghiere.