I domenica di Avvento – Commento alle Letture a cura di don Enzo Cortese

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I° Dom. Avvento.

Questa pagina è lo schema della lectio divina on line ad Arzello del giovedì sera (dalle 21 alle 22). Intende far usare la Bibbia e non il solo lezionario. Va bene qualunque edizione cattolica; non ha importanza se ha ancora il testo biblico anteriore a quello attuale della CEI (utile sarebbe il suo sussidio della tavola cronologica finale).

-Ger 33,14-16. E’ parte d’un brano tardivo (33,14-26), comunque ispirato e canonico, che rielabora il messaggio antico del profeta (si veda p.es. Ger 23,5s.); probabilmente alla fine dell’esilio babilonese, quando si sono accorti che Geremia aveva ragione nelle sue profezie, sia quelle sulla rovina e sia quelle sulla ripresa. Aveva preannunziato che l’esilio sarebbe durato 70 anni (Ger 29). Le speranze suscitate da Geremia sono oscillanti: Comincia da giovane con l’entusiasmo suscitato dalla riforma del re Giosia, sotto il cui regno ha iniziato la sua missione. Le pagine più antiche (in Ger 30s) sono proprio quelle a cui poi attaccarono 33,14-26. Esprimono la speranza che Giosia riesca a rilanciare l’Israele del Nord, distrutto dall’impero assiro nel 721 a.C. La inaspettata morte del re soffoca la speranza e inizia il periodo buio: prima il re Joiakim, acerrimo nemico di Geremia (si veda Ger 36), poi Joiakin, che non ha neanche fatto in tempo a regnare perché avviene la prima espugnazione babilonese di Gerusalemme (597 o 98) e la deportazione del re; infine il re Sedecia (597-87), fantoccio nelle mani dei fanatici anti-babilonesi. Dio ravviva le speranze del profeta ordinandogli di comprare una proprietà nel suo paese natale (Ger 32); del resto anche lui ha continuato a recitare i Salmi: il 2, il 71 e il 110 assieme al suo popolo, tenevano viva la speranza messianica. Le parole del nostro brano servono a ravvivare, all’inizio dell’Avvento, anche la nostra speranza, affievolita dalle crisi odierne della Chiesa.

-1 Tess 3,12-4,2. Il brano scelto va completato con quanto segue, per capire qual è la parola di Dio e le persecuzioni, cui Paolo fa riferimento: in 4,3 inizia il tema dell’impudicizia. Dalla quale anche noi siamo sommersi oggi. E’ interessante ricostruire le vicende che hanno spinto l’apostolo a scrivere la lettera, forse il primo scritto del NT (attorno al 50). Pochi mesi prima, dopo aver fondato una delle prime comunità in Europa, nel suo secondo viaggio missionario, quando cambiò rotta, dalla Turchia all’Occidente, scese verso il Sud, con le persecuzioni dei Giudei e il fallimento ad Atene, e giunse a Corinto (Atti 16ss.), città molto corrotta, che Paolo sceglie come centro principale, poi assieme ad Efeso, della sua scuola. Da Corinto arriveranno anche dei dispiaceri, come i dissidi e anche l’incestuoso (si veda 1 Cor 5s.). E’ comprensibile che la Chiesa abbia scelto per noi questa pagina per una preghiera e il proposito di rinnovamento morale  nell’Avvento.

-Lc 21,25-28.34-36. Per lo stesso motivo inizia d’in fondo il vangelo di questo “anno C”, che si segue ordinatamente nei tempi ordinari, accettandone i temi, mentre nei tempi forti è la Chiesa che li sceglie. I due brani fanno parte del cosiddetto discorso escatologico, nella sua parte finale: sconvolgimenti cosmici, con venuta del figlio dell’uomo, e persecuzioni. Sulla venuta del figlio dell’uomo abbiamo sentito il messaggio analogo di Mc, a conclusione del precedente anno liturgico (anno B). Qui si riparla di venuta, ma concentrandoci su quella di Natale, per aiutarci a dare un contenuto spirituale sostanzioso alle comuni attese, di panettoni e regali, e a dare significato e attenzione alle attuali difficoltà, pandemia, lock-down e relative conseguenze sociali, nostre e dei fratelli più colpiti.

-Sal 25 (indicato come 24 dal lezionario). E’ un salmo alfabetico, come ci si rende conto guardando una Bibbia. Il Salterio è diviso nella Bibbia in 5 parti. I salmi alfabetici sono 8, cinque nella prima parte e cinque nell’ultima, dal che si dovrebbe dedurre che la disposizione è d’una redazione tardiva. Essa ha collocato il salmo subito dodo il 24, che, con il 15, era una liturgia d’ingresso al cortile del tempio, dov’era l’altare dei sacrifici. Nel tempio entravano solo gli addetti, i Leviti, e nella sua parte più recondita solo il S. Sacerdote una volta all’anno, nella festa dell’Espiazione. Le ridotte indicazioni dei Salmi 15 e 25 sulla necessità di rimettersi a posto accostandosi a Dio, vengono qui sviluppate in maniera meravigliosa. E sarebbe davvero un peccato non leggerlo tutto, il Sal 25, preparandoci al Natale.