XXXII domenica T.O. – 7 novembre 2021 (prof. Marco Forin)

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XXXII domenica T.O. – 7 novembre 2021
«Vi ha messo tutto quello che aveva». (Mc 12,44)
Il primo passaggio del Vangelo mostra una durissima accusa di Gesù verso le
autorità religiose del suo tempo, in particolar modo verso gli scribi. Costoro
erano una categoria estremamente rilevante in quel periodo: avevano il
compito di interpretare la Legge di Mosè e trasmetterla attraverso gli
insegnamenti e la riscrittura, attività in cui erano specializzati. Questa
categoria di persone, così come quella dei farisei, era piuttosto amata dalla
gente comune che vedeva in loro un esempio di dedizione alla legge di Mosè
e una grande coerenza morale e religiosa. Gesù, apparentemente
controcorrente, li accusa duramente, non tanto nella loro funzione religiosa
bensì nella loro prassi radicata di prevaricazione sociale. Il Maestro non si
scaglia contro la buona lettura della Legge o la devozione alla pratiche di
pietà degli scribi, bensì contro il loro modo di primeggiare tra le altre
persone, come se rendere pubblica la loro devozione personale fosse
sufficiente a garantire un qualche merito spirituale in più. Gesù accusa inoltre
apertamente gli scribi di prevaricare le altre persone – in particolare le
vedove, categoria considerata allora tra la fascia bassa della popolazione – in
forza del loro ruolo. L’attaccamento per il ruolo sociale derivante da una
posizione religiosa è profondamente disprezzato da Gesù. Ora possiamo
provare ad applicare la stessa prospettiva ai ruoli civili dei nostri giorni:
l’avere un ruolo o un titolo riconosciuto dalla società, non di rado comporta
apprezzamento e stima e questo può a volte far montare la testa. Gesù
insegna che non è un ruolo che rende la salvezza, ma la dedizione intima al
servizio che da quel ruolo procede. Un discorso parallelo vale per le
ricchezze: l’episodio della vedova che mette nel tesoro del tempio le sue
monete – una quisquilia rispetto alle offerte dei ricchi che la precedevano – è
un monito rivolto alla spregiudicatezza con cui la ricchezza viene ostentata o
usata per prevaricare. Un missionario brasiliano, paese in cui la Chiesa si
sostiene grazie al pagamento volontario delle decime, mi raccontava di come
molto spesso l’offerta fatta da parte delle persone ricche, magari anche
persone devote, fosse di molto inferiore alle offerte della povera gente. Gesù
in questo racconto non condanna le ricchezze ma invita a agire con l’obiettivo
di farsi dono per gli altri anche attraverso ciò che si possiede. Il brano di oggi
è una dura accusa all’ipocrisia: il religioso che fa della propria religione un
vanto per ricevere lode e il ricco che ostenta la sua generosità sono gesti
contrari all’amore misericordioso che Gesù ha voluto insegnarci.

Per la preghiera e la riflessione.
Pongo il mio ruolo al servizio della mia comunità con spirito di servizio.