XXX Domenica T.O. – Anno B – 24 Ottobre 2021 (prof. Marco Forin)

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«Bartimeo […] cominciò a gridare e a dire: “Figlio di Davide, Gesù, abbi
pietà di me!”». (Mc 10,47).
L’urlo del cieco Bartimeo, preziosamente raccontato dall’evangelista Marco
in questa domenica, commuove il lettore. E’ di un grido di angoscia non comprensibile da chi non sa cosa significhi non poter vedere e non essere in grado di decifrare il mondo se non solo attraverso segnali trasversali o indiretti, raccontati da altri o percepiti attraverso gli altri sensi; al limite
possiamo solo intuire il disagio causato da quella menomazione. Nel mondo antico, inoltre, un problema di ordine fisico come la cecità era considerato:una maledizione divina frutto del peccato. In casi di malattie molto gravi si
era addirittura esclusi dalla comunità e costretti a vivere fuori dalle mura
della città. Ecco perché il cieco è zittito dai compagni di Gesù: è un maledetto: da Dio e non ha il diritto di parlare. D’altro canto, il fatto stesso di poter vedere adeguatamente attraverso i nostri occhi non significa avere del tutto la
capacità di saper decifrare il mondo e di saperlo comprendere alla luce della
verità. Provo a spiegarmi attraverso una metafora tratta dalla vita reale: sarà:capitato a molti di cercare un oggetto (banalmente, le chiavi della macchina o un paio di occhiali o il portafoglio…) nei più reconditi anfratti delle nostre
abitazioni per poi scoprire ad un certo punto che quell’oggetto è sempre stato lì ad attenderci, immobile e sornione, sotto il nostro naso. Questo semplice esempio ci suscita una domanda: sì, siamo capaci di vedere ma quanto lo siamo veramente? San Paolo in un celebre passo della lettera ai Romani, si domanda come sia possibile che l’uomo non riesca a riconoscere Dio attraverso le cose che vede intorno a sé. Il suo argomento è il seguente: se io
mi guardo intorno e vedo che esistono una serie di cose che sono visibili ma
imperfette per quanto belle, come posso non immaginare che esista un Dio
perfetto e meravigliosamente bello? San Paolo conclude che chi non è capace;di vedere Dio attraverso il creato, sua opera, è semplicemente stolto.
Tornando al nostro Bartimeo figlio di Timeo (“Bar” in aramaico significa
semplicemente “figlio”) siamo di fronte ad un uomo il cui anelito per le cose:di Dio è straordinario e la sua percezione della presenza del Cristo che passa nella strada davanti a sé, cioè nella sua vita, è semplicemente encomiabile.
Non sempre noi, credenti da sempre, cristiani per nascita e ferventi praticanti,;non abbiamo lo stesso anelito per il divino che manifesta il cieco del racconto
il quale, zittito dai discepoli, urla sempre più forte fino a suscitare l’interesse di Gesù.

Per la preghiera e la riflessione
Chiedo nella preghiera di ricevere gli occhi dello Spirito.