XXVII Domenica T.O. – Anno B – 3 Ottobre 2021 (prof. Marco Forin)

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«Lasciate che i bambini vengano a me». (Mc 10,14).
Il nodo tematico di partenza del vangelo di oggi è la perfidia degli
interlocutori di Gesù che si erano recati dal Maestro per “metterlo alla
prova”: sono uomini che interrogano per cogliere in fallo. Ciononostante
Gesù sa ricavarsi lo spazio necessario per un importante approfondimento
scritturistico e sviscera in modo adeguato ed interlocutorio i brani della legge in cui si tratta del divorzio (tema suscitato dai suoi oppositori). I testi
vengono citati e spiegati illuminando di luce nuova un precetto dell’antica
legge divina. Con una netta cesura Marco passa poi a raccontare di un
episodio relativo al rapporto tra Gesù e le folle: gli vengono portati dei
bambini che Gesù accarezza. I discepoli preferiscono evitare che il maestro perda tempo coi piccoli, allora considerati di scarso valore sociale. Ma Gesù intende lasciarsi avvicinare dai bambini, ne prende uno in braccio e pronuncia la famosa frase. Il bambino è per antonomasia l’essere che ha il
cuore maggiormente disposto all’accettazione e alla condivisione, alla fede nelle spiegazioni che gli vengono fornite. Ciò che noi spesso indichiamo come ingenuità infantile è preso in questo detto come modello di esempio da parte di Gesù. Iniziamo dunque a scorgere una articolazione tra le due parti del testo: consiste nel confronto impari tra la malizia dei primi interlocutori,
adulti e l’ingenuità dei secondi, bambini. Sono questi ultimi ad avere il giusto atteggiamento per possedere il regno di Dio mentre i primi si
arrovellano nella loro malizia. L’invidiabile purezza del bambino, un cuore di bimbo, è una conquista e non uno stato di ingenuità da cui emanciparsi. Anzi,
Gesù sembra dirci che lo stato da cui dovremmo emanciparci è quello della
nostra presunzione, quello dell’essere pieni di sé: come gli interlocutori della prima parte del racconto, spesso ci rivolgiamo a Dio con la certezza di
conoscere già le risposte e di avere già pienamente compreso tutto ciò che c’è da comprendere. Non è così: portiamo dentro solo scorie e presunzione mentre tentiamo Dio con lo stesso spirito di quegli uomini della prima parte
del racconto. In dimensione evangelica il fanciullo risulta vincente perché ha il cuore capiente, non ancora oberato delle scorie dell’autoreferenzialità.

Per la preghiera e la riflessione
Mi rivolgo in preghiera a Gesù con il cuore di un bimbo.