XXVI Domenica T.O. – Anno B – 26 Settembre 2021 (prof. Marco Forin)

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«Se la tua mano ti scandalizza, tagliala». (Mc 9,43).
Leggiamo il vangelo di questa domenica partendo dal presupposto che è
composto di due parti che possiamo provare a leggere in relazione tra di loro.
Il contesto è quello di un dialogo tra Gesù e parte dei suoi discepoli; essi
inizialmente gli pongono delle domande relative al comportamento di alcune
persone che, al di fuori della ristretta cerchia dei discepoli, riescono a
compiere segni prodigiosi nel nome di Gesù. L’atteggiamento dei discepoli è
negativo verso costoro, come se si sentissero usurpati di un diritto speciale
esclusivamente riservato a loro. Gesù li tranquillizza con una nota sentenza
con cui scioglie i loro pregiudizi: «chi non è contro di noi è per noi». La
seconda parte del racconto di oggi contiene un breve monologo di Gesù in cui
il maestro raccomanda la cesura netta con tutto ciò che rimane d’inciampo
nel percorso in direzione della salvezza. E’ evidente che il testo non può
essere assunto alla lettera anche perché, se così fosse, vedremmo in giro
milioni di cristiani privi di una mano o di un piede o di un occhio! Il termine
scandalo nella sua accezione originale indica qualcosa che si pone come
inciampo lungo il cammino, una insidia: si capisce bene nell’espressione
“essere la pietra dello scandalo” cioè un impedimento nel cammino, un
intralcio. Nell’antica Roma c’era un’usanza, introdotta da Giulio Cesare: nei
pressi del Campidoglio era collocata una particolare pietra nella
pavimentazione su cui si sedevano coloro che avevano debiti insoluti e
dichiaravano pubblicamente la bancarotta per non essere più inseguiti dai
creditori. Certamente un atto per certi versi liberatorio ma anche un gesto
pubblico e umiliante, una pietra in cui si inciampava chiudendo
irreversibilmente i conti col passato. Con tutte queste immagini negli occhi,
potremmo dire che Gesù chiede ai suoi discepoli di levare di mezzo ciò che
impedisce di percorrere la strada verso la salvezza fino a suggerire, in modo
iperbolico, il taglio della mano del piede o dell’occhio. Non lo si legga però
moralisticamente: l’indicazione di Gesù pare più volta a suggerire la giusta
direzione verso cui indirizzare le proprie forze piuttosto che la punizione in
caso di errore. Le due sezioni del vangelo di Marco si integrano: Gesù ci
chiede di levare dalla nostra prospettiva ciò che impedisce di cogliere e
perseguire la salvezza in Lui, sia che si tratti di pregiudizi sulle vie attraverso
cui questa salvezza ci è consegnata, sia che si tratti di inciampi sulla nostra
strada cui dedichiamo troppo l’attenzione distogliendola dal fine ultimo.
Per la preghiera e la riflessione.
Alzo lo sguardo oltre i pregiudizi e oltre gli inciampi che ingombrano la mia
strada e cerco lo sguardo di Gesù.