XXII Domenica T.O. – Anno B – 29 Agosto 2021 (prof. Marco Forin)

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«Sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo». (Mc 6,15).
Il tema della purità, come è noto, è di fondamentale importanza per il popolo
ebraico. Nella Bibbia si trovano dettagliate indicazioni relativamente a ciò
che è puro oppure impuro. Schematizziamo in tre categorie ma la questione
sarebbe molto più articolata: ciò che è oggettivamente portatrice di impurità
tenendo conto delle conoscenze scientifiche di allora – come ad esempio un
cadavere, una piaga, certi liquidi fisiologici; materia di ordine culturale – ad
esempio determinati animali per noi oggi assolutamente legittimi oppure il
contatto con persone non appartenenti al popolo eletto; oggetti legati alla
sfera del sacro – come i rotoli della legge e altri oggetti consacrati. Sì, anche
toccare i rotoli della Bibbia “rende impuri” perché il rotolo contiene il nome
di Dio, il tetragramma, e il nome sacro è talmente sacro che rende impuri. Per
il mondo ebraico, anche se a noi può sembrare assurdo, la questione del
toccare un oggetto impuro o un essere vivente impuro era di massima
importanza perché allontanava da Dio. Mentre per noi il concetto di peccato è
principalmente di ordine morale, nel mondo ebraico l’impurità dell’oggetto
aveva (e ha) un enorme valore. Dunque non dobbiamo biasimare più di tanto
i farisei che avvicinavano Gesù perché il loro scrupolo era più che legittimo,
almeno secondo la loro religiosità. Ciò che non fu immediatamente compreso
è l’intento profondo di Gesù di elevare ad altro livello più elevato, diciamo
pure spirituale, il concetto stesso di impuro. Il cambio di prospettiva di Gesù
è preciso: si passa dalla paura di ciò che proviene dall’esterno e che rende
impuro tramite un contatto anche casuale alla introspezione, alla ricerca
dell’impuro che proviene come atto spontaneo del cuore. Il cuore umano è
suscettibile al male e alla impurità. Tuttavia urgono due precisi chiarimenti.
Innanzitutto non è la colpevolizzazione la chiave di uscita dal peccato: il
senso di colpa fine a se stesso porta a forme esasperate di fanatismo anche
religioso che non rendono in nessuno modo l’uomo di oggi, magari cristiano
e praticante, migliore dei farisei di allora. In secondo luogo l’assunzione della
condizione di “impurità” secondo la nuova prospettiva di Gesù non può
prescindere dall’impianto complessivo del suo messaggio, che ha come
cardine la misericordia di Dio e la redenzione attuata per mezzo della sua
stessa carne: senza Dio l’uomo non potrà mai essere salvezza a se stesso.
Dunque il messaggio di Gesù di questa domenica va letto in sinergia con
quelli delle settimane precedenti in cui emerge in modo evidente il progetto
di salvezza legato al maestro e redentore Gesù.
Per la preghiera e la riflessione
Affido alla misericordia di Dio ciò che sono.