XXI Domenica T.O. – Anno B – 22 Agosto 2021 (prof. Marco Forin)

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«Volete andarvene anche voi?». (Gv 6,67).
Il messaggio che Gesù porta ai suoi discepoli è con ogni evidenza molto
difficile da accettare. In particolare suscita scalpore nel mondo ebraico
contemporaneo di Gesù tutto il lungo discorso che lui ha pronunciato nelle
precedenti pagine di Vangelo che abbiamo letto in queste domeniche estive.
Suscita clamore, se non sdegno, il fatto che Gesù proponga la sua carne come cibo e il suo sangue come bevanda e che questi due alimenti siano la via per la salvezza. A ben pensarci, se non fossimo a conoscenza della profondità del messaggio e di che cosa significa quel pane spezzato e quel vino libato, probabilmente l’idea di cibarci di carne di un uomo susciterebbe raccapriccio
anche in noi. Infatti il messaggio di Gesù non fu da tutti compreso e molti a quelle parole non se la sono sentita di continuare a seguirlo. Finché si era trattato di spiegazioni sul regno di Dio, segni miracolosi e racconti in
parabole tutto andava bene. Quando però Gesù rivela che il piano salvifico di
Dio che prevedeva che la salvezza all’umanità doveva passare attraverso il corpo stesso di Gesù, i discepoli tirano il freno e pian piano iniziano ad allontanarsi da Gesù. Sotto la croce non ci sarà nessuno di loro. Solo dopo,
rimuginando sui fatti, sulle parole e con l’aiuto dello Spirito Santo, poco alla volta, prenderà forma nelle loro menti il progetto di salvezza e la potenza di quei fatti, di quelle parole. Si noti che Gesù lascia a loro la più grande delle
libertà possibili: non chiede a nessuno di fermarsi con lui, anzi! Chiede se anche i pochi restanti avessero voglia di andarsene. Seguire Gesù è una scelta libera, non un obbligo, né una forzatura. Questo brano di vangelo è certamente molto attuale. Nel mondo contemporaneo la figura di Gesù perde
sempre più i suoi contorni salvifici e rimane nell’immaginario collettivo il
carisma di un predicatore itinerante; si tende a sorvolare sul fatto, che è
invece centrale, che la salvezza è passata attraverso di lui, attraverso il suo corpo, attraverso il suo sangue. Per avvicinarsi un poco di più a Gesù, probabilmente il cristiano dovrebbe vivere in modo più intenso la categoriavfisica della relazione con il corpo del Cristo. Non si tratta, a mio avviso, della semplice partecipazione all’eucaristia sacramentale, peraltro certamente
importante, quanto piuttosto della presa di coscienza che Dio ha usato della propria essenza fisica come dono di redenzione ultimo e definitivo per
l’uomo. Inoltre ha reso quel dono perpetuabile, proprio attraverso il pane e il vino sull’altare. Restare con Gesù o andarsene: potremmo dire che questo movimento, alla luce del vangelo di oggi si può parafrasare proprio con l’accettazione del dono, primariamente di ordine fisico, della sua corporeità e
del suo sacrificio.

Per la preghiera e la riflessione.
Provo a percepire la presenza fisica di Gesù nella mia vita.