XIX domenica T.O. – Anno B – 8 agosto 2021 (prof. Marco Forin)

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«Non mormorate tra di voi». (Gv 6,43).
Il vangelo di questa domenica estiva continua il discorso di Gesù sul pane di vita tratto dal
testo di Giovanni. Si tratta di un frammento di un discorso di Gesù piuttosto criptico ma
certamente denso di significati. I detti di Gesù in questo caso sono incorniciati in un episodio
di incredulità: i giudei mormorano tra di loro in relazione alle sue origini. Come è possibile, si
chiedono, che quest’uomo dica di essere venuto dal cielo quando noi conosciamo i suoi
genitori? Gesù risponde al loro interrogativo come se fosse stato rivolto direttamente a lui
iniziando però con l’invito rivolto ai giudei a non domandarsi le cose tra di loro mormorando.
Il dettaglio, apparentemente insignificante, è in realtà suggestivo: è un chiaro invito da parte di Gesù ad essere franchi nel pensiero e nella parola, muovendo domande esplicite laddove
la comprensione del mistero divino non risulta del tutto agevole. Come è ovvio il vangelo non
racconta solo l’episodio fine a se stesso bensì parla anche a noi oggi. Quanto mormorare
potremmo evitare se solo avessimo la purezza del cuore! Tornando alla risposta di Gesù, il
ragionamento che egli propone è tortuoso ma si articola su tra punti chiave. Il primo
elemento consiste nel riferimento costante di tutte le azioni e le volontà dell’uomo e di Gesù
stesso al padre primo motore – per così dire – della volontà di ciascuno di avvicinarsi a Gesù.
Il secondo elemento riguarda Gesù come via per la salvezza: se Dio attira a Gesù gli uomini,
questi solo per mezzo di Gesù ottengono la salvezza nella resurrezione e nella vita eterna.
E’ Gesù, infatti, l’unico che ha conosciuto il Padre in forma diretta ed è quindi solo attraverso
lui che si ottiene il compimento pieno della vita dell’uomo. Infine, il terzo passaggio, la
salvezza che assume per i contemporanei la forma di Gesù uomo in carne e ossa si
trasforma in Gesù vivo nel pane eucaristico per noi che contemporanei di Gesù non siamo. Il cerchio si chiude dunque in una circolarità salvifica dove il Dio Padre è la figura che esprime
la volontà di amore verso tutti i suoi figli attirandoli a sé attraverso il Figlio-Verbo-Gesù che
dona se stesso e un segno tangibile e reale della sua presenza tra gli uomini. Alla luce di
tutto questo ci viene in un certo senso più semplice comprendere l’incredulità dei giudei al
tempo di Gesù: in fin dei conti accettare una simile complessità teologica (che risulta ostica
a noi oggi dopo due millenni di attenta e accurata riflessione al proposito) non deve essere
stato facile. Tuttavia l’unico modo che essi avevano e che noi oggi ancora abbiamo per
comprendere i grandi misteri della salvezza che Dio ci ha donato, consiste nella franchezza
del cuore che apre alle domande di fede verso la santa Trinità, fiduciosi che ad ogni
domanda, a tempo debito, sarà data una risposta.

Per la preghiera e la riflessione
Rivolgo fiducioso le mie domande a Dio sapendo con certezza che verranno ascoltate.