XVIII domenica T.O. – Anno B – 1 Agosto 2021 (prof. Marco Forin)

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«Rabbì quando sei venuto qua?». (Gv 6,25).
Il percorso estivo sul vangelo di Giovanni continua con un brano sibillino e complesso, ricco di sfumature e, come al solito, non privo di durezza.
Proviamo a superare il limite esteriore attraverso alcune suggestioni. I:discepoli domandano al Maestro quando ha compiuto il passaggio all’altra:riva. Ma lui è il Maestro, non fosse così i discepoli non avrebbero nulla da:imparare: quando ogni cosa sembra incasellata nella giusta dimensione,
soprattutto quando si tratta di processi spirituali o ancor più religiosi, la prima, radicale tentazione, è quella di aver compreso tutto. I discepoli, ebbri
del contatto con Gesù e appagati per ogni suo prodigio, non possono che
stupirsi di fronte ad un Gesù che sfugge dal loro controllo e del quale non sanno dire quando è passato all’altra sponda. Sono frustrati: il Vangelo, con Gesù, ha attraversato la sponda del lago e loro sono stati tagliati fuori. Il dialogo continua e si incentra sulla comprensione verbale della vicenda dei
pani e dei pesci: da un lato i discepoli si soffermano alla dimensione del prodigio atteso come segno messianico, dall’altro Gesù propone loro una:interiorizzazione delle esperienze di moltiplicazione dei pani e dei pesci attraverso un cambio di prospettiva. La proposta del Messia non è quella del:sensazionalismo, bensì quella del cambiamento di vita, della redenzione,
della salvezza. Anche in questo caso, come nel precedente e spesso nei
Vangeli, è caratteristico di Gesù spostare il fulcro dell’attenzione dei suoi:interlocutori, spiazzando le loro attese e offrendo loro un punto di vista:alternativo: i pani e i pesci che hanno visti moltiplicati – sembra dirci Gesù -: non si limitano ad essere segno di un potere messianico bensì la vera e:propria salvezza che viene data in cibo. Se volessimo provare a sintetizzare in
una immagine la responsabilità dei discepoli di fronte al Maestro Gesù alla:luce dei suoi insegnamenti, è come se essi avessero frainteso la relazione con:Dio, scambiando – pur senza rendersene conto – la presa di coscienza” dell’essere uomini e donne a immagine e somiglianza di Dio con il rendere Dio a immagine e somiglianza dell’uomo, pienamente a lui comprensibile e:contenibile nella porzione di intelletto umana che ci è messa a disposizione.
Lo stupore con cui i discepoli osservano i gesti di Gesù è, nel vangelo di:oggi, uno stupore non costruttivo che essi sono chiamati a trasformare in un atto teologico: da “perché Gesù non si comporta come mi aspettavo?” a cercare di comprendere che cosa vuole insegnare con gesti e parole che:superano le previsioni o aspettative umane, pur se colme di buone intenzioni.

Per la preghiera e la riflessione
Provo a rileggere gli episodi della vita di Gesù con uno sguardo stupito,
cercando di comprendere quali rivoluzioni prospettiche mi possono avvicinare al suo pensiero.