XVII domenica T.O.  – Anno B – 25 Luglio 2021 (prof. Marco Forin)

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«Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». (Gv 6,5).

La lettura del vangelo di Marco lascia questa settimana spazio all’evangelista Giovanni che troviamo qui in uno dei suoi capolavori letterari e spirituali. Si tratta della sua versione del miracolo della moltiplicazioni dei pani, brano piuttosto comune nei quattro Vangeli che troviamo sei volte (in alcuni vangeli viene raccontato in due differenti versioni).

Per meglio comprendere questo splendido testo occorre però cercare di decifrare l’ampia serie di simboli e rimandi che vi troviamo disseminati. Molti di questi rimandi sono evidenti, altri sono più misteriosi e discutibili. Vediamone alcuni.

Il primo evidente richiamo è all’analogo episodio di moltiplicazione del pane raccontato nel secondo libro dei Re. Il profeta Eliseo ordina che i pani delle offerte di Baal Sisà – un uomo che porta i suoi doni al profeta – vengano posti di fronte a cento persone che si trovavano lì. Nello stupore dello stesso offerente, i pani si dimostrarono sufficienti per sfamare tutti fino ad avanzarne secondo un oracolo che il Signore aveva consegnato  al profeta. Nel gesto di moltiplicare i pani e i pesci, in continuità con la rivelazione al profeta dell’antica alleanza, Gesù viene riconosciuto dalla folla e dai discepoli come il nuovo Eliseo, il nuovo profeta che compie un mandato di Dio. Ma come spesso accade, nel gesto di Gesù si compie un perfezionamento di quello antico: infatti se Eliseo si trova a disposizione pani d’orzo e grano offertigli da un devoto, nel caso di Gesù è lui stesso che prende l’iniziativa e chiede che ci si procuri del cibo per quella folla.

Gesù utilizza esplicitamente il termine “comprare”: era del tutto evidente che l’acquisto di cibo per una folla così grande (il testo parla di cinquemila uomini) fosse necessario una quantità di denaro molto grande, difficilmente a disposizione di un predicatore itinerante. Infatti duecento denari sono una somma enorme, parificabili a duecento giornate lavorative di un bracciante. A maggior ragione la presenza nel gruppo di un ragazzino con poche misere vivande non è sufficiente per sfamare una folla. A questo punto il passo di Gesù è inaspettato: senza fornire spiegazioni ordina che la folla si distenda come per mangiare un pasto comunitario: il testo originale usa un verbo che richiama l’atto del distendersi che era la posizione abituale in cui si assumevano i pasti in comune. Dunque Gesù sta presiedendo un pasto comunitario; è il padrone di casa che chiede ai suoi aiutanti – i discepoli – di  distribuire il cibo.

Miracolosamente ogni persona in quel contesto è sfamata e… gratuitamente! Il richiamo implicito sembra rimandare al versetto di Is 55: “O voi tutti assetati venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite, comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte”. Il contesto di Isaia è quello di un oracolo di compimento del regno di pace voluto da Dio. Gesù porta a compimento questo oracolo e procura alla gente un cibo che non ha bisogno di denaro per essere comprato perché simboleggia quel nutrimento che va oltre la necessità di sfamare il corpo. Di quel cibo, che non costa denaro, ce n’è in abbondanza: addirittura dodici canestri. Il numero non è certo casuale: si tratta del numero che indica sia le tribù di Israele, sia gli Apostoli, i più stretti collaboratori scelti da Gesù. L’uso di quel numero simboleggia l’intero popolo, sia inteso come popolo dell’antica alleanza, sia come quello della nuova alleanza in Gesù: Giovanni sembra volerci dire che di cibo avanzato ce n’è per tutti, per l’intero popolo che ha fede nel Signore.

Ma da dove viene quel pane? Da un ragazzetto di cui i vangeli nemmeno ricordano il nome. Costui nella sua umiltà mette a disposizione ciò che ha: cinque pani e due pesci. Anche in questo caso i numeri non sono messi a caso: cinque ricorda i rotoli della Torah, la prima parte della bibbia ebraica, fondamento teologico e legislativo del popolo di Israele, comunemente chiamata “Legge” dagli ebrei. Anche il numero due può richiamare la Legge, nella sua formulazione più sintetica ed essenziale, i dieci comandamenti, che secondo la tradizione furono consegnati a Mosé su due tavole dette “tavole della legge”. Due, esattamente come i pesci del ragazzo.

Dio che nei tempi antichi ha stretto con il suo popolo un patto di alleanza non viene meno alla sua fedeltà e nutre con la sua parola e la sua legge il popolo. In Gesù la promessa di sfamare il popolo si fa realizza pienamente, in continuità con l’antica promessa di Isaia, superata e portata a compimento nel suo vero corpo.   

Per la preghiera e la riflessione. 

Quali sono i pani e i pesci che posso mettere a disposizione per aiutare il Signore a compiere la sua missione?