XV domenica T.O. – Anno B – 11 Luglio 2021 (prof. Marco Forin)

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«Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due». (Mc 6,7).
Dopo un primo periodo di insegnamento, Gesù decide di inviare i suoi primi
e fedeli discepoli ad evangelizzare. Gesù propone loro un vademecun di
insegnamenti per compiere al meglio la loro missione. Tra gli elementi che
emergono c’è il fatto che vengono inviati due a due. Ovviamente non si tratta semplicemente di una scelta di ordine pratico bensì di un atto ricco di significati: nell’antico testamento, in particolare nel libro del Deuteronomio,
si stabilisce che un fatto non possa essere testimoniato in modo valido se non con la presenza di almeno due o tre testimoni. Essere in due permette un controllo reciproco sui contenuti comunicati e la possibilità per l’uditorio di conoscere due versioni del fatto riscontrando però l’assenza di contraddizioni e quindi la sostanziale veridicità del fatto narrato. La presenza di due apostoli
a raccontare quanto avevano visto assume il carattere della testimonianza che
va oltre il racconto individuale e la semplice opinione. Testimoniare il
vangelo significa dar voce alla verità: non si può testimoniare ciò che non si conosce così come non si può raccontare credibilmente ciò che non si è sperimentato. Indirettamente Gesù chiede uno sforzo nel fare esperienza di lui così da poter essere suoi testimoni in modo veritiero. In relazione all’abbigliamento e alla dote che doveva accompagnare gli apostoli nel viaggio colpisce il divieto di portare con sé del cibo: come avrebbero potuto
sostenersi? Leggiamo un invito di Gesù ad abbandonarsi alla provvidenza per
constatare di persona quel che Gesù predicava per le terre della Palestina:
«Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete: la vita, forse
non vale più del cibo e il corpo più del vestito?». (Mt 6,25). Oggi queste
parole ci suonano strane perché l’affanno per le cose materiali soffoca l’attenzione per le questioni più importanti. Nella nostra società non c’è molto spazio per l’essenzialità delle cose e per l’abbandono alla provvidenza. Che
sia il caso di impegnarci un poco per recuperare un atteggiamento più
fiducioso? Abbiamo infine un ulteriore indicazione di Gesù: i discepoli non
accolti e non ascoltati sono invitati dal loro maestro a “scuotere la polvere dai calzari”. Capita a volte di sentire usato questo detto con fare dispregiativo, ma non sembra questo l’intento di Gesù. Si può leggere un invito alla povertà del cuore, a non permettere cioè che un apparente fallimento nella missione
comprometta la buona riuscita dell’intero progetto di evangelizzazione. La polvere è qui da leggersi come simbolo dei ricordi cattivi, delle umiliazioni
subite, del fallimenti, dell’odio ricevuto, del disprezzo patito da chi predica Gesù. Non è con il rancore che si può predicare fruttuosamente il vangelo.

Per la preghiera e la riflessione
Che cosa può significare nella mia vita essere testimone di Gesù?