XIII domenica T.O. – Anno B – 27 Giugno 2021 (prof. Marco Forin)

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«Gli si radunò intorno molta folla». (Mc 5,21).
L’evangelista Marco ci racconta magistralmente la storia di due donne,
diverse e lontane tra di loro, le cui vite si intrecciano tra loro e a quella di Gesù. Sono numerosi gli elementi che le accomunano. Come primo dato, di nessuna delle due conosciamo il nome. In secondo luogo sono entrambe molto malate: la donna che tocca Gesù ha un problema che la tormenta da molto tempo e che nessun medico era stato in grado di curare, la figlia del capo della sinagoga è addirittura in fin di vita. Grazie a questi primi elementi
possiamo facilmente riconoscere nelle loro storie il tratto dell’universalità: nel loro dolore estremo è rappresentato ogni dolore, nel loro anonimato ogni essere umano. Un altro elemento comune alle due figure è il numero dodici:
la prima è malata da dodici anni, dodici anni è anche l’età della bambina. Si tratta di un elemento molto importante e simbolico perché è un numero che ricorre molte volte nella bibbia e che indica una compiutezza: dodici sono le
tribù d’Israele (l’intero popolo), dodici gli apostoli (l’intera chiesa), dodici gli anni che aveva Gesù al momento del suo primo intervento tra i dottori del tempio. I dodici anni della ragazzina e della malattia della donna indicano una specie di compiutezza del tempo, cioè un momento in cui il tempo della
malattia è compiuto e se ne può intravedere il senso. Ritornando agli elementi comuni nel racconto, in entrambi i casi l’intervento di Gesù – osteggiato dai suoi discepoli, anche deriso da molte delle persone che assistevano alla scena
– porta alla guarigione ma le strade per cui questo avviene sono differenti.
Nel caso della donna è lei stessa che si avvicina a Gesù e con un atto di fede cerca un contatto con il suo mantello, mentre per la ragazzina è il padre che si rivolge a Gesù essendo lei impossibilitata a farlo. Anche in questo caso il passaggio alla vita quotidiana è possibile: la malattia non colpisce solo direttamente una certa persona ma, anzi, quasi sempre la malattia di qualcuno coinvolge molte altre persone intorno a lui, in particolar modo tutti coloro che
gli vogliono bene. In queste due storie emerge con chiarezza l’atto fiducioso nei confronti di Gesù: la donna e il padre della piccola si rivolgono a lui con la fiducia profonda che un suo intervento sarebbe stato risolutivo. Addirittura
la donna ritiene sufficiente il contatto con il mantello di Gesù per essere guarita: la sua fede in lui è altissima. Non sarebbe riprovevole se questa fede della donna fosse scaturita da una disperazione altrettanto grande: è nei
momenti più bui della nostra storia che possiamo intravedere più facilmente la luce della salvezza che viene da Dio.

Per la preghiera e la riflessione
Invoco il dono della comprensione del dolore.