XII domenica T.O. – Anno B – 20 Giugno 2021 (prof. Marco Forin)

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«Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva». (Mc 4,38).
Una semplice tecnica per avvicinarci alla lettura della Bibbia è quella di
provare ad immedesimarci nei personaggi dei racconti tentando di percepirne sensazioni ed emozioni. Immaginiamoci ad esempio quali emozioni dovettero aver provato i discepoli quando Gesù, dopo una giornata di predicazione,
chiese loro di attraversare il lago di Galilea: la traversata non è di per sé lunga perché il lago è piccolo ma è sera e al calar del sole, con gli sbalzi termici, sul lago può alzarsi il vento, imprevedibile e insidioso. I discepoli obbediscono controvoglia ma, iniziata la navigazione, arriva il temuto vento. La barcavoscilla nel lago causando sgomento tra i suoi occupanti che si dimenano
cercando di governarla, tra i discepoli serpeggia la paura di naufragare. Ma in quella notte un’altro sentimento è palpabile: lo stupore che provano guardando Gesù che dorme. Ma come fa a dormire? Non ha paura? Non sentevla barca beccheggiare, il vento che soffia, l’acqua che entra, le voci concitate?
Bisogna svegliarlo! Nel subbuglio qualche discepolo pronuncia quella frase famosa: “Maestro non t’importa che moriamo?”. Gesù si alza. Sgrida il vento e il mare ed entrambi tacciono. Quale emozione avranno provato i discepoli?
Sarà stato più forte il sollievo e la gioia per aver scampato il pericolo di un naufragio oppure lo stupore per quelle parole urlate al vento e al mare, parole alla quale gli elementi della natura obbediscono? Questo episodio non può non aver segnato in modo profondo l’esistenza di coloro che in quella notte erano con Gesù. Se per noi provare ad immedesimarci nei loro panni rimane solo una suggestione, per loro l’esperienza deve essere stata sconvolgente: da
quel giorno la vita al seguito di Gesù non deve più essere stata la stessa. Non mi stupirei che qualcuno che quella sera era presente si sia allontanato per sempre da Gesù per la paura della sua autorità sulla natura. Ma coloro che sono restati con lui e hanno continuato ad essere suoi discepoli, da quel momento lo hanno fatto con una consapevolezza maggiore resa indelebile dalle profonde emozioni di quella notte: Gesù c’è, è lì, vicino all’uomo che
soffre. Anche quando sembra che tutto sia perduto e le speranze residue
restano ben poche, non può che rimanere la fiducia piena nella sua presenza e della sua autorità sul mondo, sulla natura, sulla vita e sulla morte. Non sempre ci è dato capire quali sono i disegni che la vita ci riserva; per rimanere
nella metafora biblica, la nostra barca da un momento all’altro può essere vittima di un vento insidioso o di una tempesta inaspettata. La presenza di Dio al nostro fianco e di Gesù su quella stessa barca resta una certezza profonda, una sicurezza che colma le nostre paure e le nostre debolezze.

Per la preghiera e la riflessione
Contemplo il silenzio di Gesù addormentato nella barca.