XI domenica del T.O. – Anno B – 13 giugno 2021 (prof. Marco Forin)

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

«… il seme germoglia e cresce». (Mc 4,27).
Il vangelo di questa settimana ci propone due parabole di Gesù di ambito
agreste: entrambe presentano il Regno di Dio partendo da una comune
esperienza legata alla semina. La prima parabola, quella del “seme che cresce da sé”, appare di una semplicità quasi sconcertante: Gesù la usa per cercare di rendere comprensibile il regno di Dio, sfruttando un esempio immediato per i
suoi ascoltatori di allora, esempio che ancora oggi si rivela attuale. Nelle sue parole colpisce l’accento posto sull’ineluttabilità della crescita del seme: una
volta posto a dimora, il seme cresce in modo spontaneo (“automatico”, se
dovessimo tradurre alla lettera il testo originale) senza bisogno di alcun intervento esterno. Il seme cresce, si sviluppa, la pianta da esso generata diventa grande e porta frutto; così, lo dice Gesù, è il regno di Dio. Esso germina nella naturalità delle cose, in modo del tutto indipendente dalla
volontà umana. L’accento della parabola va principalmente posto sulla totale assenza di intervento esterno nelle fasi di crescita. Non è esattamente il nostro
modello di pensiero, dove all’impegno ci aspettiamo sempre un risultato
equiparabile. A volte tutto va per il meglio e un risultato arriva, significativo, altre volte non è così e i risultati non arrivano, lasciando spazio alla frustrazione e ai rimpianti. Gesù ci dice che non è così nelle cose che riguardano il regno di Dio. Non è compito dell’uomo garantire la crescita del seme piantato: il seme ha in se stesso tutte le caratteristiche necessarie per la
sua crescita. Tutte tranne una: non può seminarsi da solo. Questa parabola
apre gli occhi su una verità importante: al credente rimane il compito della diffusione dei semi del regno ma non illudiamoci di essere noi gli onnipotentivfautori della sua crescita. Nella parabola del grano di senape Gesù si esprime
per paradossi: come ben sappiamo il seme della pianta di senape è minuscolo se confrontato all’albero da esso generato che può arrivare ad alcuni metri di
altezza. Non è dunque necessario che ad un grande albero corrisponda un
grande seme: il frutto che darà non dipende dall’apparenza del seme o dalle sue dimensioni bensì dalle sue potenzialità. Le due parabole sono accomunate dal tema trasversale della crescita. Non è nelle nostre competenze far sì che il
seme germogli o porti frutto, ma questo non significa che non possiamo
accudirlo nella sua crescita, accompagnandolo con cura. Questa attenzione può avvenire sostanzialmente in due direzioni: verso l’esterno oppure verso
l’interno. Il primo è il caso di chi si cura della diffusione del vangelo, il cui compito sarà accompagnare la crescita del regno di Dio tra gli uomini. Il secondo caso riguarda ciascuno di noi, raggiunto dal seme del vangelo: sarà nostro dovere accudire nel nostro cuore la sua costante e fruttuosa crescita.

Per la preghiera e la riflessione
Prego il Padre Nostro soffermandomi sulle parole “venga il tuo reg