VI domenica Pasqua 2015 – Anno B – 9 Maggio 2021 (prof. Marco Forin)

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«Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi». (Gv 15,9).
Un primo motivo di stupore di fronte a queste parole è il rapporto che
scopriamo essersi instaurato tra Dio padre e l’uomo attraverso la persona di
Gesù. Il suo legame speciale con il Padre fa sì che egli possa conoscere in
modo pieno e approfondito la volontà di Dio; allo stesso tempo, poiché Gesù
è pienamente uomo, si rende possibile la piena comunicazione con gli
uomini. Dunque Gesù nella sua funzione di mediatore pone tra l’uomo e Dio
un legame inscindibile e del tutto innovativo: l’immagine di un Dio lontano e
dispotico, potente ed arbitrario, lascia spazio ad un Dio vicino e
misericordioso che trova nell’amore la sua essenza più profonda. In queste
parole di Gesù troviamo un passaggio unico nella storia religiosa
dell’umanità: l’uomo viene posto al centro di una relazione di reciprocità con
Dio, svincolato dallo status di vassallaggio: non è più un servo, ora è un
amico. Questa nuova condizione ha degli innegabili vantaggi, primo tra tutti
quello della libertà. Infatti se un servo non è nella condizione di disattendere i
desideri del padrone, un amico non è tenuto all’obbedienza acritica nei
confronti del proprio amico; ciò che caratterizza un rapporto di servitù è la
sudditanza, un rapporto amicale è invece sorretto dalla reciprocità. L’uomo,
grazie a Gesù viene messo in condizione di reciproca amichevolezza con Dio,
condizione che non sarebbe possibile se si considera Dio come l’essere
supremo lontano e trascendente; grazie a Gesù però ora l’uomo è coinvolto
nel circolo di amore e verità che lega il Figlio al Padre.
La conseguenza naturale di questo nuovo status relazionale che passa da
rapporto di sudditanza a relazione amicale, consiste nel necessario impegno
da parte dell’uomo: se prima l’obbedienza a nasceva dal timore di essere
punito, ora che Dio si mostra come amico e non più come padrone, l’uomo è
chiamato a rispondere in modo amicale: se ci troviamo di fronte ad una
asettica imposizione legislativa, lontana e ineludibile o addirittura
incomprensibile, agiremo per dovere, per paura o ancora per abitudine. Ben
diverso è lo stato d’animo quando un amico ci chiede una svolta nel nostro
agire, ci suggerisce un cambiamento, ci sprona a crescere: in questo secondo
caso siamo più propensi ad ascoltarlo e ad agire di conseguenza. L’uomo
dovrebbe rispondere a questa amicizia derivata dalla grazia di Dio con
dedizione, amando a sua volta Dio attraverso Gesù e amando i propri fratelli
come lo stesso Gesù ha fatto. Non sempre questo avviene. Lo stimolo di
Gesù ad imitarlo può rimanere lettera morta nei nostri cuori e se queste
sensazionali parole di amicizia al primo ascolto suscitano entusiasmo, nella
quotidianità si decade lentamente verso una apatia dove l’amore scarseggia.
Per la preghiera e la riflessione
Riconosco in Gesù un amico che mi avvicina a Dio.