V domenica di Pasqua – Anno B – 02 maggio 2021 (prof. Marco Forin)

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«Rimanete in me e io in voi». (Gv 15,4).
Questa domenica Gesù propone un esempio estremamente comprensibile se
si ha un poco di dimestichezza con l’ambiente rurale e la tradizione
vitivinicola delle nostre terre piemontesi.
Il momento della potatura è estremamente importante nella stagione; la potatura richiede una particolare abilità da parte del vignaiolo. Ogni vite è
una pianta con una propria storia, una propria evoluzione e una propria
vitalità: a seconda della vegetazione dell’anno precedente, si scelgono i tralci con le caratteristiche giuste per poter portare frutto migliore nella campagna che sta per iniziare. Non tutti i tralci sono adeguati: la forma, la lunghezza, la
consistenza e il numero delle gemme, nonché la forza generale della vite sono elementi di fondamentale importanza nella scelta del punto esatto dove porre:i tagli e solo una mano esperta sa trattare la vite con la perizia necessaria.
Questa lunga ambientazione ci introduce alla prima comprensione della metafora del vangelo: il tralcio potato richiama la necessità della potatura e:del rinnovamento. Ad ogni stagione della vita, ma in verità in ogni giorno della nostra esistenza, siamo chiamati ad un rinnovamento della nostra condotta alla ricerca di nuovo frutto e di una nuova stagione.
Gesù, però non si ferma alla semplice forma della metafora agreste: articola
con complessità l’immagine giungendo a equiparare l’indissolubile relazione
tra i tralci e il ceppo della vite alla relazione tra lui e i suoi discepoli. Come;un tralcio reciso dal ceppo non sussiste autonomamente ma, anzi, secca nel giro di poco tempo, il discepolo che non rimane ancorato a Gesù perde il contatto con la vera vita; come il tralcio reciso non riceve più della linfa del
ceppo, così nel discepolo svincolato da Cristo cessa di scorrere la linfa di salvezza che da Cristo proviene essendo lui la fonte della salvezza. La relazione tra la vite ed i suoi tralci è simbiotica. Incontriamo quindi un;ulteriore livello di comprensione della parabola: “rimanete in me”, chiede;cioè di operare la scelta fondamentale di non sciogliere quel legame;indissolubile che lega il tralcio alla vite. Gesù è linfa vitale ed eterna a cui ogni uomo può ricorrere per dissetare l’intimo desiderio della propria anima.
Ma se la scelta di rimanere attaccati a Gesù-vite appartiene al singolo
individuo-tralcio, qual è il ruolo del contadino? Non è lui che opera la
potatura? Sì, nella misura in cui avalla la possibilità di operare una libera;scelta dell’uomo di aderire o meno alla parola di Gesù. Il Padre-contadino;non è giudice dispotico, ma attento educatore che accoglie le libere scelte dei
figli. Il brano odierno invita i discepoli a rimanere attaccati alla vite allo;scopo di abbeverarsi della linfa vitale che cambia la vita e la rende compiuta.

Per la preghiera e la riflessione
Cosa significa per me essere un tralcio legato alla vite-Gesù?