II domenica di Pasqua – Anno B – 11 aprile 2021 (prof. Marco Forin)

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«Se non vedo… non credo!». (Gv 20,25).
Il Vangelo di questa settimana è senz’altro uno di brani più noti al popolo di Dio e, in un certo senso, uno dei più proverbiali: l’incredulo Tommaso è divenuto, suo malgrado, colui che “non crede se non ci mette il naso”.
Pur precisando che nel vangelo non si tratta di naso bensì di dita della mano o dell’intera mano, poco cambia quanto a significato: l’esperienza tattile, concreta, scientifica diremmo oggi, diventa la chiave di interpretazione della
realtà. Gesù torna e si mostra ai suoi discepoli vivente; alcuni lo
sperimentano altri no, alcuni possono raccontare dell’incontro, alcuni sono
scettici di fronte alle parole dei testimoni. Chi di noi può biasimare
Tommaso? Chi tra noi non ha mai pensato che se fossimo stati presenti quella sera assieme ai discepoli sarebbe stato più facile credere? Tommaso, incredulo per antonomasia, ha avuto una seconda possibilità: mancando al primo appello l’incontro con il Signore risorto, questi gli si è manifestato unacseconda volta, andando incontro alle necessità che Tommaso manifestava.
Noi, invece, no. Per quale motivo tornare due volte nello stesso posto e con lo stesso scopo? Raramente Gesù nei vangeli compie due volte gli stessi gesti e mai si sottopone alle richieste di chi lo mette alla prova chiedendogli un segno a motivo della fede. Tuttavia con Tommaso questo accade e Gesù, quasi su richiesta, ritorna, si mostra, si fa toccare. Sembra che Gesù cerchi di
avvicinare i dubbi e le difficoltà di chi lo cerca con cuore sincero. Tommaso èvuno dei dodici e, tolto il momento della passione dove tutti hanno abbandonato il maestro, è sempre rimasto accanto a lui. Tommaso è con i
discepoli pur non riuscendo a capire che cosa stia accadendo. Gesù viene
incontro all’incredulità di Tommaso che, anche se espressa con durezza, di
fatto rimane la preghiera di un uomo in difficoltà di fronte ad un mistero. Una possibile chiave di lettura del brano sta nella frase: «se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi… io non credo!». E’ una via di mezzo tra una protesta e una preghiera e Gesù la ascolta, si fa vivo in seguito alla protesta di Tommaso che chiede con forza di
vedere di toccare, di conoscere: toccare le piaghe significa fare esperienza della passione di Cristo, conoscere nel senso più pieno del termine, una
conoscenza vera ed esperienziale. Provando ad immedesimarci nel Tommaso
evangelico, non rimpiangiamo di non essere stati lì a poter toccare, imparare,vsoffrire con Gesù per poi riconoscerlo vivo e vero in mezzo a noi: facciamo lo sforzo di chiedergli di mostrarci a noi e di fare esperienza di lui risorto, qui
e ora, eventualmente protestando come ha fatto Tommaso. La richiesta fatta
con fede non troverà che accoglienza misericordiosa da parte del maestro.

Per la preghiera e la riflessione
Domando al Signore Gesù risorto di mostrarsi nella sua gloria.