Diocesi in festa! Nicolò Ferrari è sacerdote! – l’omelia del Vescovo Mons. Luigi Testore

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Viviamo questa sera una delle occasioni più belle della vita ecclesiale, quando con l’imposizione delle mani, un nostro fratello riceve con il sacramento dell’Ordine un compito rilevante ed essenziale per la comunità cristiana. Ed è bello poter vivere questo momento nel tempo pasquale, il tempo che ci invita a scoprire  Gesù Risorto presente in mezzo a noi e a costruire  insieme il cammino della Chiesa.

Il Vangelo di Giovanni si conclude dicendo che Gesù ha compiuto molti altri segni in presenza dei suoi discepoli, che non sono stati scritti in questo libro,  ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo. Il messaggio pasquale si riassume in questa conclusione del Vangelo: ci è stato annunciato perché crediamo in lui e perché credendo possiamo vivere una vita migliore.

In questo tempo pasquale rileggiamo anche gli Atti degli Apostoli, che ci parlano della chiesa nascente attraverso l’esperienza della prima comunità apostolica. Il brano letto questa sera descrive la vita di quella comunità, come una comunità perfettamente fedele agli insegnamenti di Gesù. Forse non era tutto così bello neanche allora, è più una meta da raggiungere quella che Luca descrive negli Atti, un modello  da costruire in ogni tempo e da imitare. Una unione fraterna che sfocia in gesti concreti. Stupisce questa prima comunità che riesce a mettere tutto in comune, ma non è una forma di uguaglianza livellante, in cui tutti devono essere uguali, ma è un riconoscere i doni di ciascuno e capire che possono essere messi a servizio di tutti.

La rivoluzione del cristianesimo consiste proprio in questo:  il cristiano non vuole abolire le differenze, rendere tutti uguali, svilendo e impoverendo, ma annuncia che ogni cosa è a servizio di tutti, che nessuno può considerare solo suo quello che ha ( e non solo i beni materiali) ma che più si ha, più ci è chiesto di servire e di donare.  Le capacità e i doni di ciascuno sono a servizio del bene di tutti.

Così Nicolò può scegliere di mettere la sua giovinezza, la sua intelligenza e le sue capacità a servizio del bene comune assumendo nella Chiesa la responsabilità  e il ministero che gli vengono affidati.

Nella vita cristiana è essenziale questo aspetto di vivere la responsabilità dei doni ricevuti, soprattutto del dono della fede.  Dice la prima lettera di Giovanni:  “chi vince il mondo, se non chi crede che Gesù è Figlio di Dio?”   L’invito per tutti noi, come quello fatto da Gesù a Tommaso,  è sempre quello di non essere increduli, ma credenti . Considerare la fede come un dono per il bene del mondo. Perché il mondo ha bisogno del lievito che fa maturare, ha bisogno di noi cristiani  e ha bisogno in particolare di chi si metta a servizio della comunità cristiana per farla crescere e progredire.

“Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”. E’ questo tempo pasquale il tempo in cui capire meglio la nostra vocazione e il nostro compito.  Gesù manda i discepoli, con il soffio dello Spirito li trasforma in apostoli  perché portino nel mondo la novità del Vangelo, annuncino una Parola che trasforma e che salva, costruiscano comunità  che portino in mezzo agli altri  davvero qualcosa di nuovo, che allarghino gli orizzonti dell’umanità alla ricerca del suo significato.

La missione che Gesù affida ai discepoli è la missione della Chiesa, di cui tutti dobbiamo sentirci partecipi.

Nicolò però ha scelto di vivere questo suo compito di cristiano partecipando alla missione stessa degli apostoli, diventando come presbitero un collaboratore del vescovo nel servizio e nella guida della comunità e noi con gioia accogliamo questa sera la sua scelta e la sua disponibilità.