V domenica Quaresima – Anno B – 21 marzo 2021 (prof. Marco Forin)

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«Signore, vogliamo vedere Gesù». (Gv 12,21)
Tutti gli anni, in diverse occasioni, i Giudei della Palestina e delle zone
limitrofe salivano al tempio a Gerusalemme, allo scopo di celebrare le principali feste del calendario liturgico ebraico. Gesù era un ebreo osservante che non si esimeva dai suoi doveri religiosi e si recava regolarmente al tempio di Gerusalemme, come la maggior parte dei suoi contemporanei.
Il racconto di oggi parla di una salita di Gesù a Gerusalemme per la Pasqua ebraica. Siamo probabilmente nei primi giorni di aprile dell’anno 30.
In questo contesto religioso così particolare, in un certo senso esclusivo perché tipicamente caratterizzato dalla presenza di ebrei in un giorno importante per loro e di nessun significato per gli altri popoli dell’epoca, ci fa
riflettere l’annotazione di Giovanni che ricorda la presenza di alcuni greci a Gerusalemme, anch’essi saliti per la Pasqua. Costoro chiedono a Filippo di vedere Gesù. I popoli non ebrei non venivano visti di buon occhio dall’ebraismo: erano considerati impuri. Giovanni ci dice esplicitamente che:sono proprio dei greci, e non il popolo eletto, a muoversi in ricerca di Gesù.
La loro richiesta è semplice: vogliono vedere Gesù. Naturalmente possiamo
intendere questa formula come una semplice richiesta di incontro, dettato dalla curiosità; è anche però facilmente comprensibile che vedere qualcosa o:qualcuno può implicare un livello di conoscenza superiore, potremmo dire esperienziale, rispetto alla semplice conoscenza. I discepoli tergiversano un”poco prima di portare l’ambasciata al maestro. Molto diverso è l’atteggiamento di Gesù che in loro presenza inizia immediatamente a svelare i segreti del Regno di Dio e a proclamare la sua resurrezione con un esempio tanto semplice quanto efficace: il chicco di frumento che non può portar frutto se non muore nella terra. Il messaggio evangelico non conosce frontiere e la storia dimostrerà che saranno proprio i greci i migliori recettori del messaggio di salvezza inaugurato da Gesù e non il popolo eletto che da
tanto attendeva il messia. Il rito della Pasqua ebraica – che ricorda l’uscita del popolo eletto dall’Egitto per mano di Mosè – aveva (e ancora) la caratteristica dell’esclusività: non tutti potevano celebrarlo perché non tutti erano stati chiamati alla salvezza da parte di Dio. Solo il popolo eletto aveva i titoli per
definirsi un popolo di salvati. Non così nella pasqua di Gesù: in questa, ogni uomo è salvato e chiamato a riconoscere la salvezza, oltre le barriere dell’esclusivismo religioso. Gesù rivolge a tutti il suo messaggio e permette ad ogni uomo di fare l’esperienza dell’incontro con lui.

Per la preghiera e la riflessione
Medito sull’universalità della salvezza portata da Gesù a tutti i popoli oltre
ogni esclusivismo religioso.