Catechesi quaresimale diocesana. Ripercorriamo il cammino con le parole di S.E. Mons.Luigi Testore a commento della Lettera Apostolica Patris Corde di Papa Francesco

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SAN GIUSEPPE padre
(Videocatechesi del 19 febbraio 2021)

Abbiamo pensato in questi nostri incontri quaresimali di approfondire la conoscenza  della figura  di S. Giuseppe.

I Vangeli non ci raccontano molto di lui, ma ci danno qualche indizio che aiuta a comprendere una persona che, quasi per caso, si è trovata a svolgere un ruolo importante per la storia dell’umanità.

Prima di tutto possiamo considerare il fatto che Giuseppe è una persona comune, di quelle che tutti noi potremmo conoscere e incontrare. Un uomo giusto, ci dice il Vangelo, una persona per bene, capace di svolgere bene il proprio compito nella vita lavorativa e nella vita familiare. Questo ci aiuta a capire quanto davvero siano importanti nella storia del mondo le persone comuni. Tante persone che abbiamo conosciuto, che non lasceranno il loro nome alla storia, ma che hanno costruito il loro piccolo pezzo di storia. Tutte quelle persone anonime, che hanno però svolto il loro servizio, che hanno dato il loro contributo alla vita della società e della Chiesa.  Se ci pensiamo, capiamo quanto tutti siano stati importanti nel mettere il loro piccolo tassello lungo i secoli. Questo per ricordarci che la vita e il servizio di ciascuno sono importanti e che anche le persone più anonime danno un contributo essenziale alla Chiesa e all’umanità.

Giuseppe è forse stato uno di questi, ma ha saputo vivere bene il suo compito. Questa sera pensiamo in particolare al suo ruolo di padre. Un padre che sa proteggere la sua famiglia quando è necessario fuggire in Egitto, e che poi, nella vita ordinaria, svolge il suo compito di riferimento educativo. Sa rimproverare il figlio quando lo deve andare a recuperare, perso a Gerusalemme, ma sa capire il suo cammino di crescita e coglie bene anche l’autonomia e l’unicità di un figlio, che deve essere lasciato libero nella ricerca della sua strada. Forse gli insegna molte cose che riguardano la sua attività lavorativa, ma poi sa che ciascuno ha una sua personalità specifica da sviluppare.

Pensando alla figura di Giuseppe, possiamo quindi questa sera riflettere in particolare sul compito legato alla paternità, che spesso è faticoso, forse in tutti i tempi, ma specialmente nel nostro tempo. Il compito del padre è quello  di un educatore che sa valorizzare la persona che gli è affidata, sa guidare con tenerezza, ma anche con decisione. Sa aiutare a crescere vedendo gli sbagli da correggere e i doni da sviluppare.

Viviamo quindi questa sera una preghiera particolare per chi ha il compito della paternità, perché sull’esempio di Giuseppe possa accogliere questo compito come un dono e un servizio.

SAN GIUSEPPE uomo obbediente
(Videocatechesi del 5 marzo 2021)

Anche questa sera cerchiamo di scoprire insieme più profondamente  il carattere e lo stile di S. Giuseppe.  Cerchiamo di capirlo proprio nel momento più complesso della sua vita, il momento in cui pensa di essere stato tradito da Maria.

Possiamo immaginare la fatica di un uomo del suo tempo di fronte all’evidenza che Maria attende un figlio. Il Vangelo ci indica una caratteristica particolare di quest’uomo, perché dice che Giuseppe era un uomo giusto, una persona incapace di fare il  male, che nella sua rettitudine cerca di trovare  un modo di lasciare Maria che non la metta pubblicamente in difficoltà, che la salvaguardi nel modo possibile, nel contesto della società del suo tempo.

Già questo aspetto è veramente rilevante, dice molto della sua personalità. Ma poi Giuseppe  è anche un uomo capace di ascolto, certamente non è un impulsivo, è uno che  sa meditare profondamente  prima di prendere una decisione. Ed è proprio questa capacità di meditare e di mettersi in ascolto di Dio che gli permette di fare la scelta giusta.

Il Vangelo usa l’immagine letterario del sogno, ma possiamo pensare che per Giuseppe il sogno sia proprio la capacità di meditare profondamente, di pregare mettendosi in ascolto di Dio e della Sua Parola e di cercare quindi e scoprire la volontà di Dio.

In questo senso il suo è davvero un modello per noi. Quando siamo chiamati ad affrontare una situazione complessa, il nostro primo istinto è quello di semplificarla e di cercare soluzioni facili, immediate e banali o sbagliate.  Sapersi mettere davvero in ascolto di Dio, scavare a fondo nella sua Parola, permette invece di avere una visione diversa, magari più complessa, ma certamente più aderente alla verità della propria vita. Forse Giuseppe davvero ha riletto i profeti. Egli sa non fare una scelta impulsiva e immediata, entra nel mistero e riesce quindi ad obbedire a un progetto più grande, che ovviamente non capisce a fondo, ma che riesce a cogliere come il progetto di Dio.

La cosa si ripete poi anche in situazioni più semplici, quando capisce di dover proteggere la sua famiglia scappando all’estero, o quando saggiamente può decidere di tornare a Nazareth. In tutte queste circostanze, l’ascolto dei messaggi che vengono da Dio lo aiutano a fare la scelta giusta.

Potremmo domandarci cosa questa obbedienza  di Giuseppe suggerisca anche a ciascuno di noi. Forse ci invita  a una lettura più autentica delle situazioni e della nostra vita. Ci fa capire che ogni svolta fondamentale, ogni scelta importante  richiede quella meditazione, quella preghiera, quell’ascolto di Dio che permette di avere una visione completa delle cose, da cui può nascere anche la capacità di obbedire alla volontà di Dio, che apre sempre spazi più grandi,  che è sicuramente sempre meglio di quello che vorremmo noi.

Talvolta crediamo che la cosa che vorremmo sia il meglio per noi, ma non è sempre così. Quando rileggiamo il nostro percorso a distanza capiamo che spesso seguire il progetto di Dio è stato molto meglio, che se avessimo seguito solo il nostro progetto ci saremmo persi cose importanti della nostra vita.

Ecco perché l’obbedienza di Giuseppe può insegnare davvero molto a tutti e può farci capire che cercare e obbedire al progetto di Dio è sempre la scelta migliore.

SAN GIUSEPPE lavoratore
(Videocatechesi del 12 marzo 2021)
 

Il fatto che Gesù fosse conosciuto come il figlio del falegname ci introduce a questa dimensione importante della vita di S. Giuseppe, quella del lavoro.

Si è sempre molto parlato del lavoro di Giuseppe, anche se ovviamente se ne sa ben poco. Ci sono appunto questi accenni nei Vangeli, ma sono molto limitati. Studi recenti suggeriscono  che il lavoro di Giuseppe non fosse quello del tipico artigiano con una bottega. Un gesuita che ho conosciuto alla fine degli anni ’90 in Terra Santa, P. Molinari,  aveva formulato l’ipotesi che Giuseppe si fosse trasferito a Nazareth  perché, proprio in quegli anni,  era lì vicino in ricostruzione la città di Zippori.  Sono stato a visitarne gli scavi e si tratta di una città importante, con grandi opere idrauliche  che permettevano abbondanti scorte di acqua e con una struttura tecnico architettonica all’avanguardia per l’epoca.

P. Molinari indicava l’ipotesi che Giuseppe fosse un impresario edile e anche una sorta di architetto e che quindi la sua opera sia stata importante nella realizzazione di quella città. Non ci sono però dati storici che ce lo possano confermare.

La cosa certa è che Giuseppe ha lavorato in quel settore e probabilmente con ruoli di una certa importanza.

A noi interessa questa sera soprattutto pensare al significato e alla rilevanza della attività lavorativa per le persone umane in generale. Pensare cioè che il lavoro non è solo una necessità per guadagnarsi da vivere, ma una attività essenziale nella condizione umana. Perché l’essere umano è chiamato a modellare e costruire il mondo.

Ci sono naturalmente mille modi in cui una persona può contribuire alla edificazione della società, però ciascuno ha un compito e attraverso il proprio impegno quotidiano contribuisce allo sforzo complessivo dell’umanità per progredire verso una condizione umana sempre più vivibile.

Anche dalla lettura di Genesi sembra di capire che Dio ha affidato il mondo all’umanità perché ne sviluppi tutte le potenzialità e cammini verso quella pienezza che è insita nel progetto di Dio. Per questo il lavoro umano è importante, qualunque esso sia, perché ogni attività contribuisce concretamente alla costruzione della società umana e se anche il tassello che ciascuno pone è minimo, tutto contribuisce a questo cammino.

Il fatto che Giuseppe abbia lavorato nell’ambito delle costruzioni diventa quindi anche qualcosa di simbolico. Con una certa probabilità anche  Gesù nella sua giovinezza ha lavorato con lui. Come dire che Gesù, che è il modello vero di ogni essere umano,  ci insegna quanto sia importante costruire, anche attraverso l’attività lavorativa.

Anche di questo non sappiamo nulla, perché i Vangeli non ce ne parlano. Gesù ha certamente studiato  perché è diventato un Rabbi, un maestro del popolo, ma è molto probabile che, almeno in alcuni periodi,  si sia interessato all’attività del padre e vi abbia anche concretamente partecipato.

Questo ci aiuta ancor più a valorizzare l’attività lavorativa come qualcosa di essenziale, che diventa quasi partecipazione alla creazione. Dio ha creato il mondo per affidarlo agli uomini, ci dice la Scrittura,  tutta l’attività umana contribuisce quindi a questa creazione ed è bene quindi esserne consapevoli e, al di là delle fatiche quotidiane che questo comporta,  imparare a leggere in  modo molto positivo l’impegno del lavoro.