V domenica T.O. – Anno B – 7 febbraio 2021 (prof. Marco Forin)

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«La suocera di Pietro era a letto con la febbre». (Mc 1,30).
Le fasi iniziali del ministero di Gesù furono caratterizzate da uno spiccato
spirito missionario di annuncio del vangelo accompagnato da opere
significative quali guarigioni ed esorcismi. Gesù, tuttavia non amava molto la
pubblicità a questi gesti miracolosi. Se da un lato i vangeli raccontano che
Gesù guariva le persone malate o possedute che incontrava sulla sua strada,
dall’altra sottolineano che spesso scappava dalle folle che da lui volevano
ancora guarigioni. Quando le voci su di lui si diffondono cerca rifugio altrove
ma la sua fama lo precede ed è presto raggiunto dalle persone. Una
spiegazione di questo atteggiamento di nascondimento può essere cercata nel
timore che l’aspetto miracolistico del suo ministero prendesse il sopravvento
sull’annuncio del Regno di Dio; certamente la predicazione, la richiesta di
conversione il rinnovamento spirituale erano i temi che primariamente gli
interessavano. Gesù era certamente una persona magnetica, il suo messaggio
era forte, attirava le persone e le folle lo seguivano per quel motivo: se questa
paura di essere mal interpretato era così forte, per quel motivo compiva
ugualmente i miracoli? Una spiegazione possibile la possiamo cercare
trasversalmente nei vangeli: spesso viene ripetuto che Gesù prova forti
sentimenti nei confronti delle persone che incontra. Ad esempio quando vede
le folle prova compassione perché le riconosce come pecore prive di pastore;
altrove si racconta che Gesù ha compassione di una certa persona che
incontra; nel vangelo di oggi bisogna riconoscere che sicuramente era legato
da affetto a Pietro e alla sua famiglia. Potremmo concludere così: Gesù
guarisce le persone perché le ama. Egli ama come ama Dio Padre, incontra
l’uomo nella sua sofferenza e gli sta vicino, prova sentimenti di compassione
e di dolore e va incontro alle persone lenendo le loro sofferenze. Gesù
incontra e ama, mentre ama guarisce. I limiti della condizione umana gli
impedivano certamente di incontrare ogni essere umano sulla faccia della
terra, ma certamente egli non sapeva tirarsi indietro di fronte a coloro che
incontrava e che amava senza condizioni. Ecco allora che in un unico gesto,
quello della croce, ha ricapitolato simbolicamente tutti i dolori, tutte le
sofferenze, tutte le croci che l’uomo patisce. E se le croci corporali sono
certamente quelle più evidenti e disprezzabili, non da meno le nostre croci
interiori hanno bisogno di quella croce, unica e eterna, che si faccia carico di
ciascuno di noi amandoci fino alla fine donando se stesso in un unico, eterno
e definitivo sacrificio di amore. Guarigione corporale e guarigione spirituale
intimamente legate tra loro nella visione di Cristo sono dunque sempre
precedute da un atto di amore che si concretizza in un incontro personale.
Per la preghiera e la riflessione.
Guardo e contemplo la croce di Gesù come luogo di dono e amore infinito.