Le omelie di S.E. Mons. Luigi Testore per il periodo natalizio

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S Natale . Notte 2020
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Quest’anno ci troviamo di fronte ad un Natale un po’ diverso: la Messa è anticipata, non potremo vivere alcune tradizioni, forse sarà impossibile incontrare parenti e amici come prima. Ma proprio la singolarità della situazione che stiamo vivendo ci può aiutare a cercare i significati più profondi di questa festa.
E’ una festa di nascita e di rinascita. I primi cristiani, non conoscendo la data della nascita di Gesù, hanno pensato di farla coincidere con una festa già presente e radicata nella tradizione popolare. In questo tempo dell’anno, infatti, dopo il solstizio d’inverno in cui si è giunti al minimo della luce solare durante il giorno, le giornate ricominciano ad allungarsi. Le antiche civiltà vedevano in questo un segno di speranza e di rinascita: il sole sarebbe tornato a brillare. Ogni anno il sole che sembrava morire, ritorna. E’ la festa di una luce nuova. I primi cristiani hanno pensato che la vera luce nuova del mondo è proprio la nascita di Gesù e hanno voluto quindi festeggiarne la nascita in questo momento dell’anno.
Un anno, quello che stiamo vivendo, che ci fa meglio capire cosa sia la mancanza di luce. E’ stato un anno difficile in cui tutto sembrava diventare più buio. Le limitazioni, la paura della malattia, la morte di persone care, le difficoltà economiche che hanno colpito molti, tutto questo ha reso più difficile il nostro cammino e la nostra speranza.
Tuttavia, come ci ricorda il primo profeta Isaia, anche un popolo che cammina nelle tenebre può vedere una grande luce, può ritrovare la sua gioia. In questo momento anche noi siamo un popolo che cammina nelle tenebre, con tutte le fatiche e le incertezze che il periodo che viviamo ci offre, ma la luce non manca. E noi lo scopriamo proprio celebrando la nascita di Gesù.
Questa nascita indica infatti un punto di riferimento essenziale nella storia dell’umanità. E’ Dio stesso che entra in questa storia e da quel momento non la abbandona più. Dio che cammina insieme a questo popolo, che talvolta vive anche l’esperienza del buio e della paura, offre percorsi nuovi di vera speranza.
L’esperienza del popolo al tempo di Isaia è quella di una grande gioia per essere liberato da una situazione di guerra. Ma la nostra gioia è ancora più grande perché con la nascita di Gesù vediamo una liberazione ben più significativa, vediamo una umanità che può trovare il suo significato nel rapporto con Dio, che è liberata dalla paura del buio e del nulla, che si può aprire a percorsi nuovi, significativi, che può progettare il suo futuro sentendosi accompagnata dalla presenza di Dio.
Questo è la nascita di Gesù per noi. La fine di ogni paura. La possibilità di sentirci una umanità che cerca il suo progetto con speranza e gioia. Natale vuol dire cercare di condividere questa speranza e questa gioia, con le parole, con i gesti, con quella carità e fratellanza che Gesù ci ha insegnato e che si possono tradurre in azioni concrete anche in una festa un po’ più difficile e diversa come quella che oggi viviamo.
Buon Natale quindi se sappiamo amare, condividere e sperare come Gesù ci ha insegnato.

S. Natale . giorno 2020
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Buon Natale a tutti. Oggi, celebrando la nascita di Gesù, che in questa Eucaristia si rende presente, desideriamo approfondire il nostro incontro con Lui, riconoscendo che ci sono nella nostra vita degli atteggiamenti non evangelici, che ci sono degli spazi oscuri che Gesù vuole riempire della sua luce.
Siamo quindi invitati a spalancare gli occhi e il cuore alla luce e alla pace che questa nascita ci porta. E gli auguri che ci scambiamo e i regali che si fanno a Natale non possono essere altro che un segno dei doni dall’alto effusi su di noi dall’amore di Dio.
Davvero a Natale inizia a scorrere un fiume di luce, della luce vera, quella del Verbo di Dio che illumina ogni uomo e penetra in tutte le realtà umane.
Nel prologo del suo Vangelo Giovanni ci dice che la Parola eterna di Dio si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi. Nel linguaggio poetico di questo primo capitolo del Vangelo di Giovanni possiamo cogliere le verità più profonde e più importanti della nostra esistenza. Nel Verbo, Parola e Sapienza di Dio, è la vita e la vita è la luce degli uomini.
La nascita di Gesù è mistero di vita e di luce, dà significato e speranza all’esistenza umana. Anche quando le situazioni e le fatiche del tempo che viviamo ci mettono in difficoltà, possiamo scoprire in questa nascita una vera speranza e un vero progetto per ciascuno di noi.
Il Profeta, che abbiamo ascoltato nella prima lettura, vede tra le rovine della città di Gerusalemme distrutta dai babilonesi la possibilità di un messaggio di pace e di gioia. Ormai è tempo che il popolo torni dall’esilio e riprenda la vita. Anche noi siamo sempre invitati a non guardare solo ai mali e ai dolori del nostro tempo. Siamo piuttosto invitati a vedere la salvezza che viene da Dio, a scoprirne la luce e la forza.
Ogni volta che celebriamo la nascita di Gesù, capiamo che non siamo più soli e che possiamo quindi scoprire la serenità profonda del nostro vivere e del nostro operare. Abbiamo però bisogno di lasciarci prendere e guidare da questa luce nuova, vedendo nella Parola di Dio fatta carne e nelle parole evangeliche che Gesù ci ha lasciato la possibilità di costruire davvero in modo nuovo.
Se Lui è nato tra noi e ci ha insegnato queste vie di novità evangelica è possibile davvero cambiare le nostre idee e la nostra vita. Ed è proprio a partire dalla fraternità diversa che Gesù ci ha insegnato che possiamo rendere più serena e più vera ogni nostra scelta.

Primo gennaio 2021 Te Deum
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In questa festa della maternità di Maria siamo sempre invitati a riscoprire una verità importante della nostra fede, che è stata definita in un tempo lontanissimo, nel Concilio di Efeso nell’anno 431.
In quella occasione i padri conciliari chiamarono Maria Theotòkos, cioè Madre di Dio. Questo per confermare la piena natura umana di Gesù, insieme con la sua natura divina. Nel celebrare in questi giorni la nascita di Gesù, infatti, non vogliamo soltanto ricordare la nascita al mondo di un uomo importante, che ha lasciato una traccia forte nella storia dell’umanità, ma vogliamo ricordare anche la sua natura divina, il suo essere il Figlio di Dio che entra nella nostra storia.
Per questo da allora la storia dell’umanità è veramente cambiata e quindi cambia anche il nostro modo di leggere le situazioni e gli avvenimenti. Dice il Vangelo di Luca oggi che i pastori se ne tornarono glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano visto e udito. Anche a noi è chiesto di glorificare e lodare Dio perché abbiamo visto e sperimentato il mistero della incarnazione e della salvezza. I nostri occhi hanno visto ciò che Dio ha operato nella vita degli esseri umani.
Ed è per questo che possiamo anche valorizzare il tempo che ci è dato. Come è tradizione questa sera concluderemo la celebrazione cantando il Te Deum: un modo per lodare e ringraziare il Signore di tutti i suoi doni. Certo potremmo pensare che quest’anno che si conclude sia stato un tempo più difficile del solito. Noi amiamo molto lamentarci, anche per cose piccole, ma non c’è dubbio che questi ultimi mesi siano stati faticosi. C’è chi ha sentito molto la fatica derivante dalle limitazioni alla nostra libertà, abituati a fare, ad andare, a viaggiare, ci siamo sentiti bloccati. Possiamo però anche pensare a chi per motivi di salute ha magari da anni queste limitazioni. I limiti che abbiamo avuto ci potrebbero forse aiutare a vedere con più chiarezza proprio i doni che abbiamo.
Questo anno che si conclude ha portato con sé anche molte sofferenze nell’ambito del lavoro e per molti anche importanti riduzioni di reddito. Alcune famiglie si sono trovate in difficoltà economica e hanno dovuto chiedere aiuto. I nostri centri di ascolto e i servizi di Caritas hanno svolto un compito straordinario, di cui tutti dobbiamo sentirci orgogliosi, ma anche corresponsabili. Vorrei prima di tutto ringraziare i volontari che hanno dedicato tempo ed energie. Noi come Chiesa locale siamo una comunità in cui ciascuno è chiamato a vivere il suo compito. Non tutti possono fare tutto, non tutti hanno la possibilità di svolgere impegni caritativi. Ognuno fa quello che è possibile, ma l’importante è sentire come comunità che siamo tutti partecipi anche degli impegni degli altri. Questo vuol dire che dobbiamo sentirci coinvolti anche in quello che non possiamo fare personalmente. Ogni opera e azione della comunità è anche opera nostra.
E’ quindi importante per noi questa sera lodare e ringraziare il Signore e ciascuno potrà trovarne molte motivazioni Ciascuno deve imparare a vedere gli aspetti positivi e i privilegi che ha. Imparare quindi a domandarsi, se ogni dono è anche un compito, come rispondere ai doni ricevuti, qual è l’impegno e il servizio che è chiesto a ciascuno.
Maria, Madre di Dio, che ha fatto della sua vita un esempio di dono e di servizio guidi tutti noi a vivere con più intensità gli impegni e la fratellanza che ci sono chiesti.

Epifania del Signore 2021
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Siamo chiamati a portare a compimento le festività natalizie, a scoprire e riconoscere Gesù come rivelatore del Padre.
Dio si è manifestato in diverse occasioni e in molti modi agli uomini in tutta la storia: è un Dio che non può rimanere nascosto; c’è intorno a noi il linguaggio della creazione stessa che ci parla di Lui ed è giusto lasciarci sempre stupire dalla meraviglie del mondo; per quanto gli esseri umani possano essere incapaci di vedere non si può non accorgerci che c’è un pensiero, una intelligenza, una Parola che è espressa dal mondo vivente.
Si è espresso in molti modi, ma Dio ci ha poi parlato per mezzo del suo Figlio: questa è la più grande epifania di Dio.
Celebrare questa festa vuol dire per noi scoprire in Gesù il Salvatore e poter ripetere il Credo del nostro battesimo e di ogni nostra celebrazione domenicale. Vuol dire anche scoprire con gioia questo dono della fede che ci è stato dato e il nostro compito di far crescere questo dono.
Certo, per molti la difficoltà della ricerca c’è e molte persone vivono anche la fatica del dubbio, la fatica di credere. D’altra parte questo vale per ciascuno di noi. In ciascuno è sempre presente il credente e il non credente, è presente la fatica di accogliere questo Dio che si manifesta. Oggi quindi in qualche modo è un po’ la festa di tutti noi, sempre chiamati a fare un percorso di ricerca e di scoperta, un po’ come i Magi che partono da terre lontane per trovare una speranza nuova.
Per tutti quindi sempre l’impegno è quello di far crescere il proprio cammino di fede, dobbiamo cercare anche noi quella stella che possa guidare i nostri percorsi ed aiutarci a trovare solidità nelle nostre scelte.
Ma scoprire Gesù vuol dire anche missione: è il Salvatore e tutti ne hanno bisogno. Tutte le genti sono chiamate a Betlemme, a scoprire la meraviglia di Gesù che è nato per noi. Ma tutti sono anche chiamati a partire da Betlemme (“fecero ritorno al loro paese” Mt 2,12) , chiamati ad essere testimoni – come dice Papa Francesco — di una Chiesa in uscita in grado di portare agli altri novità e speranza.
Con le feste natalizie anche noi siamo venuti verso Betlemme per scoprire questa novità che è nata tra noi, adesso è ora di tornare a casa, alla vita ordinaria, per inserire nella vita ordinaria la grandezza di quello che abbiamo celebrato. E’ ora di portare in mezzo agli altri lo spirito del cristiano, che scopre la novità del Vangelo e non la può tenere per sé. E’ ora di impegnarsi in quella fraternità e carità che nasce con Gesù a Betlemme ma è destinata

destinata ad essere portata a tutto il mondo.