II Domenica dopo Natale – Anno B – 3 gennaio 2021 (prof. Marco Forin)

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«…e il Verbo era Dio» (Gv 1,1).
Il testo del vangelo di questa settimana è stato scritto dall’evangelista
Giovanni verso la fine del primo secolo, quindi a distanza di alcuni decenni
dagli anni in cui Gesù predicava. Questo periodo (di circa 60 anni) ha dato
tempo alla chiesa delle origini di approfondire la conoscenza e la
comprensione della vicenda terrena di Gesù. Infatti i primi credenti dovettero
fare un sforzo enorme per comprendere chi fosse stato realmente Gesù e
quale fosse il significato ultimo della sua missione terrena. In questo prologo
l’evangelista Giovanni crea un ponte di collegamento tra il mondo dell’Antico
Testamento e la nuova alleanza in Cristo Gesù.
I seguaci, di Gesù, almeno all’inizio, erano quasi tutti appartenenti al popolo
di Israele. Il problema più significativo per coloro che avevano incontrato
Gesù era il modo in cui lui si poneva nei confronti della rivelazione che essi
avevano sempre seguito e amato: Gesù si presentava nella tradizione e nella
continuità di quella antica rivelazione ma allo stesso tempo poneva delle rotture e dei superamenti difficili da accettare. Chi era, chi poteva essere questo maestro dotato di così grande autorità da poter dire parole nuove e dirompenti sulla rivelazione di Mosé? Giovanni ha una illuminazione: tutto ciò che esiste, fin dal principio del mondo è riconducibile allo stesso Dio;
oggi questo Dio viene a dimorare in mezzo agli uomini. Non a caso il brano
di oggi inizia con le parole “in Principio”: sono le stesse parole con cui inizia il primo libro della Bibbia, il Genesi. In quel libro antichissimo il popolo
d’Israele aveva posto la convinzione che all’origine di ogni cosa dell’universo ci fosse la mano sapiente e ordinatrice di Dio; accanto ad essa la sapienza di Dio e il suo Spirito collaborano per generare e vivificare l’universo. Fin dal
principio il Verbo è partecipe della creazione che ha dato vita all’intero
universo. Giovanni comprende che Gesù non è una meteora nella storia, non
è un grande personaggio che ha cambiato le sorti del mondo, non è un uomo qualunque che – per grandi che siano le sue gesta – dopo la sua morte non lascia altro che polvere e ricordi. Gesù è quello stesso Verbo del Padre, quella parola creatrice e ordinatrice che fa sì che ogni vivente viva. Viene posto un
ponte di straordinaria importanza ed efficacia: il Dio dei Padri nella sua
misericordia continua in Gesù il suo progetto di salvezza per l’uomo. C’è unbpunto di svolta: fino a questo momento si considerava che la dimora di Dio non fosse altrove che nel tempio posto sulla cima del monte Sion a Gerusalemme. In Gesù questa maestà lontana si spezza e il Dio lontano,
potente, incommensurabile, lascia spazio ad un Dio vicino, fragile nella sua corporeità, capace di compassione con l’uomo.

Per la preghiera e la riflessione
Contemplo Gesù, vero Dio e vero uomo, fattosi carne per l’umanità.