Natale del Signore – 25 dicembre 2020 (prof. Marco Forin)

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«E nato per voi un salvatore che è Cristo Signore». (Lc 2,11).
Le prime testimonianze di celebrazioni riguardanti la festa della nascita di
Gesù, risalgono all’inizio del 200 dopo Cristo. La parola “Natale” deriva
dall’espressione dies natalis (=giorno della nascita). Il 25 dicembre è solo
una delle diverse date in cui, nel corso della storia, si è celebrata la nascita di Cristo. Ancora oggi molte confessioni cristiane di culto ortodosso non celebrano il Natale il 25 dicembre bensì il 7 gennaio.
Da queste brevi informazioni capiamo che il Natale non è il compleanno di
Gesù, come purtroppo molto spesso si sente dire. In questo giorno di festa, il credente non celebra un anniversario del passato, ma rivive e attualizza nel suo presente il mistero dell’incarnazione di Dio.
Pensare a Natale come un semplice anniversario, sminuisce la portata che
quell’evento ha avuto per l’umanità perché oggi non stiamo celebrando
l’anniversario della nascita di un leader religioso come se fosse un capo di stato: oggi celebriamo la nuova via di salvezza inaugurata con l’incarnazione per ciascun uomo e donna della storia.
Nella semplicità del mistero del Natale e nella dolcezza di quel bimbo nella culla, si cela un mistero che per quanto si possa cercare di balbettare a parole rimane inesprimibile per l’uomo: Dio è entrato nella storia dell’umanità per
essere a fianco dell’uomo nella sua personale storia individuale.
Il mistero del Natale si cela anche in queste pungenti parole dell’evangelista Luca che leggiamo nella Messa di mezzanotte: “Non c’era posto per loro
nell’alloggio” (Lc 2,7). Il Dio dell’esodo e dei padri di Israele, il Dio grande, potente e guerriero, oggi non “trova posto nell’alloggio”: Dio accetta di farsi uomo tra gli uomini, piccolo tra i piccoli; come ogni piccolo uomo non ha il
ruolo del potente che siede nelle stanze dei bottoni.
Il grande Dio e potente Dio accetta che per lui non ci sia posto. E’ come un grande re che accetta di dormire sotto un ponte. In questo mistero del Natale si nasconde l’umiltà di un Dio che accetta di non essere accolto, accetta che nei nostri cuori non ci sia spazio per lui: ci lascia la piena libertà di accoglierlo oppure no. Il paradosso è enorme: quel piccolo Dio-bambino nella culla che si rimette completamente alle cure della madre con inconsapevole fiducia, si pone inerme e debole anche nei confronti
dell’umanità e di ciascun membro di essa. In quella mangiatoia Dio ci ama al punto che mette la propria vita nelle nostre mani, ci chiede di aver cura di lui

Per la preghiera e la riflessione
Signore Gesù Cristo, apri oggi il mio cuore: sia per te quell’alloggio che non trovasti quella notte.