III domenica Avvento – Anno B – 13 dicembre 2020 (prof. Marco Forin)

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«Venne un uomo mandato da Dio, il suo nome era Giovanni». (Gv 1,6).
Il vangelo di questa settimana presenta la figura di Giovanni Battista in una particolare ottica, quella del vangelo di Giovanni. Ovviamente chi ha scritto il
vangelo e il battezzatore dei tempi di Gesù non sono la stessa persona, e,
nonostante l’omonimia, non si assomigliano per nulla. Il Battista è un uomo rude, austero, profetico. Come il profeta Elia indossa un abito severissimo prodotto col poco pregiato pelo di cammello e si ciba di alimenti selvatici, non raffinati. L’Evangelista è invece un mistico, un contemplativo, un uomo che scrive molti anni dopo la morte e la resurrezione di Gesù ed ha avuto
molto tempo per comprendere meglio la vicenda del maestro di Nazaret e di
chi gli ruotava intorno. Proviamo a scrutare come Giovanni vede Giovanni,
come l’Evangelista reinterpreta il Battista. Il testo inizia indicando che la venuta del Battista appartiene ad un progetto di Dio. Non sappiamo con esattezza che cosa egli pensasse di sé nel momento esatto in cui iniziò a battezzare; forse si sentiva di dover essere punto di riferimento per un rinnovamento spirituale, forse semplicemente provava a richiamare il popolo alla vera religione, sullo stile di Isaia. Ma l’Evangelista vede in lui qualcosa di più grande di un semplice predicatore itinerante: il Battista è un progetto di
Dio. Il vangelo ci descrive questo personaggio con una tecnica suggestiva, incastonando con una serie di richiami stilistici il vero e definitivo motivo della sua venuta: “per dare testimonianza alla luce”. Tutto il gioco delle ripetizioni, che agli orecchi di un occidentale suona ridondante e inutile, nella
mentalità di allora serviva per sottolineare i contenuti e in questo caso il contenuto è chiaro: Giovanni Battista visse la sua esistenza in chiave profetica, annunciando la venuta prossima di un uomo potente, qualcuno di cui i piedi meritano venerazione. L’Evangelista riconosce nel Battista un altro
importante elemento: la netta volontà di distogliere lo sguardo da sé stesso
facendo sì che lo sguardo di chi veniva a farsi battezzare o di chi veniva ad interrogarlo si volgesse non a lui ma alla vera luce, cioè a Cristo. Interrogato dai farisei su chi sia e quale sia il suo ruolo, Giovanni per diverse volte
rimanda ad altro da sé, a colui che viene dopo di lui, al Messia. Il Battista è conscio che la sua profezia rimanda ad un altro molto più grande di lui.
L’enorme forza etica e spirituale del Battista emerge nelle pagine del vangelo di oggi amplificata e rafforzata, vista dallo sguardo contemplativo di chi comprende a distanza di tempo come la storia di quel predicatore stesse
preparando la strada all’avvento della salvezza.

Per la preghiera e la riflessione
Prego lo Spirito di essere in grado di accogliere con cuore limpido il Signore
che viene.