II domenica di Avvento – Anno B – 6 dicembre 2020 (prof. Marco Forin)

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«Inizio del vangelo di Gesù Cristo, Figlio di Dio». (Mc 1,1).

L’inizio del vangelo di Marco, i primissimi versetti, nonostante la loro stringatezza sono concentrato essenziale della fede delle prime comunità.

Il primo spunto riguarda il compimento delle scritture: subito dopo il titolo l’evangelista propone al suo lettore uno scorcio delle sacre scritture di Israele facendo riferimento esplicito al profeta Isaia integrandolo con altre citazioni provenienti dal libro dell’Esodo e da Malachia. Lo scopo è mostrare come la storia di Gesù sia in continuità con il progetto di salvezza che Dio aveva costruito per il suo popolo nell’antico testamento. Marco ci testimonia indirettamente che gli uomini e le donne che nel primo secolo si sono trovati di fronte alla vicenda terrena di Gesù hanno riconosciuto in lui il culmine delle promesse fatte da Dio nei millenni della storia di Israele. Ciò che finora era stato solo ripetutamente promesso ora si compie in senso pieno e spirituale. Ecco allora che il simbolo del deserto, che nell’antico testamento ricorda la lunga strada compiuta dal popolo di Israele per fuggire dall’Egitto e per ritornare dalla prigionia di Babilonia, in Marco assume un senso più peculiarmente legato alla conversione spirituale; ciò che nell’antico testamento era un invito alla speranza dell’imminente ritorno alla terra promessa, qui si trasforma in una richiesta di ritorno alla purezza del cuore tramite la conversione. Come un antico profeta, Giovanni Battista si para di fronte al popolo e proclama a nome di Dio che ora è compiuto il tempo del suo regno, non più però un regno di ordine politico bensì spirituale. E se vogliamo leggere una discontinuità rispetto al passato, la possiamo proprio leggere in questo mutamento di accenti: c’è un netto passaggio dalla attesa restaurazione della signoria di Dio sulle cose del mondo al regno di Dio che “appartiene ad un altro mondo”, come dirà Gesù ai suoi accusatori.

L’invito alla conversione che il precursore faceva ai suoi contemporanei vale ancora oggi e ci viene rivolto con tutta la sua dirompente forza: il Regno di Dio è vicino, anzi è qui si compie in Cristo e in lui si manifesta la vicinanza di Dio all’uomo, la sua prossimità con il genere umano. Si ha a volte l’impressione che la pratica religiosa cristiana consista banalmente in una specie di gioco di scambio  in bilico tra una accettazione di contenuti di fede cui conseguirebbe un certo tipo di comportamento etico. Ma Giovanni Battista supera questo dualismo e annuncia la novità di Cristo: il suo battesimo non sarà più un battesimo di acqua ma un battesimo nello Spirito. Con l’avvento di Gesù lo spazio occupato dal rito sterile è riempito dallo Spirito, la Terra Promessa in cui dimorare è il cuore dell’uomo rinnovato.

Perla preghiera e la riflessione

Dispongo nel deserto del cuore l’attesa del Signore che viene.