XXX domenica T.O. – Anno A – 8 novembre 2020 (prof. Marco Forin)

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«Cinque di esse erano stolte e cinque sagge». (Mt 25,2).
Alcuni elementi di questa parabola di Gesù provocano nell’uditorio un certo
senso di stupore. Il primo è relativo al giudizio privo di benevolenza che
l’evangelista Matteo dà su cinque di quelle giovani ragazze definendole
stolte. Non lascia proprio nulla all’immaginazione e propone il loro
atteggiamento come negativo fin dal primo momento del racconto. Il secondo
elemento che stupisce è il tardare dello sposo: perché non arriva? Terzo
elemento: una volta che lo sposo è arrivato e le giovani donne meno sagge
tornano dal comprare il loro vasetto nuovo di olio, lo sposo rifiuta loro
l’ingresso con sdegno. Non si tratta forse di una festa di nozze? Non avrebbe potuto lui essere più clemente? Dal punto di vista storico il racconto va collocato in un contesto specifico riconoscibile anche da tratti della seconda
lettura di oggi in cui San Paolo scrive ai Tessalonicesi relativamente a ciò che accadrà alla fine dei tempi: i cristiani dei primi decenni dopo Cristo erano del tutto certi che il Signore sarebbe tornato nella sua gloria in un tempo tutto
sommato breve, come promesso a più riprese nel suo ministero. Accortisi che ciò non accadeva e del nuovo manifestarsi di Gesù non v’era alcuna traccia, le prime comunità iniziano a domandarsi il perché e in che cosa consista questa nuova venuta. San Paolo tenta nella lettera ai Tessalonicesi una spiegazione di stampo apocalittico, mentra la parabola del vangelo di Luca
affronta il problema sotto l’aspetto dell’attesa. L’attesa per le vergini è lunga, addirittura le costringe a restare fuori la notte con le lampade, nonostante non fosse certo buona cosa per delle giovani donne passare la notte fuori casa.
L’attesa è lunga, dello sposo nemmeno l’ombra, le donne si assopiscono,
come biasimarle! La differenza che passa tra loro non sta in ciò che fanno al momento della festa di nozze bensì in ciò che fanno prima, ovvero preparare o non prepararsi al momento dell’arrivo dello sposo. Non penso tanto che il gesto dello sposo di non accogliere alla sua festa le giovani stolte sia una punizione perché loro non erano pronte, quanto piuttosto una normale conseguenza del fatto che loro non erano capaci di riconoscere lo sposo, simbolicamente prive dell’olio del lume. Volendo attribuire un significato per il nostro oggi a questa severa parabola, possiamo intravedere nella preparazione delle cinque vergini sagge un invito a utilizzare ogni nostra
competenza per la scoperta e l’approfondimento del mistero divino
avvicinandoci con tutto il nostro essere al cuore dello sposo Gesù nell’attesa di un incontro alla luce della nostra piccola lampada.

Per la preghiera e la riflessione.
Qual è il mio atteggiamento nell’attesa dell’incontro di Gesù?
In che modo preparo la mia lampada e il mio olio per poterne riconoscere il
volto alla sua venuta?