Tutti i Santi – 1 Novembre 2020 (prof. Marco Forin)

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«Beati i poveri in spirito perché di essi è il regno dei cieli». (Mt 5,3)
Quest’anno la solennità di tutti i Santi ricorre di domenica, permettendoci così
di soffermarci qualche minuto a ragionare su questo importante momento del tempo della Chiesa.
E’ una festa della Chiesa nel senso che si tratta di un momento in cui la
Chiesa celebra se stessa in tutte le sue dimensioni, anche nella sua parte non sensibile e cioè la Chiesa celeste; questa è composta da tutti i santi che godono della visione beatifica di Dio. E opportuno ricordare che la Chiesa ci
invita a credere che tra gli uomini e le donne che ci hanno preceduto nel
cammino verso il Padre ce ne siano molti che vivono nella gloria di Dio;
certamente tra di loro troviamo i santi e i beati ma anche molte altre persone
– per così dire “comuni” – sono certamente nella gloria del cielo senza che
siano stati elevati agli onori degli altari.
Celebrare questa festa significa riconoscere che la Chiesa celeste e quella
terrestre sono in stretto legame e che i due momenti della vita, quello terreno
e quello eterno, si intrecciano tra di loro in un naturale sviluppo. Dunque se la
vita eterna è piena gioia, la vita terrena è godibile in quanto sua
prefigurazione; se la vita terrena comporta delle fatiche, nella vita eterna
queste fatiche riceveranno il loro compenso.
Proprio in questa dinamica polare si sviluppano le beatitudini, contenute nella
straordinaria sezione del vangelo di Matteo comunemente conosciuta come
“discorso della montagna”. Il brano mette in stretta relazione la vita terrena e
quella eterna attraverso uno schema letterario sempre identico e ripetuto
diverse volte. Per fare un esempio: si dice che coloro che piangono sono beati
perché saranno consolati dunque il loro dolore odierno sarà ricompensato con una felicità futura. Non si pensi che che le beatitudini si rivolgono
esclusivamente a coloro che passivamente subiscono un torto o patiscono una sofferenza. Alcune di queste beatitudini richiedono infatti un atteggiamento attivo e implicano da parte degli uomini la presa di coscienza di una ricerca
da portare a compimento: così, ad esempio, “beati i misericordiosi” indica esplicitamente che sono beati coloro che agiscono con misericordia, e questo sforzo positivo è da compiere qui ed ora. Lo stesso dicasi ad esempio per gli “operatori di pace”: non si tratta semplicemente di desiderare la pace o di
essere passivamente pacifici ma di operare attivamente in funzione della
pace; questo porta alla condizione di beatitudine.
Celebriamo con serenità questo momento ecclesiale di grande importanza
rafforzandoci nella speranza che la nostra esistenza non è tutta qui, non è tutta nelle sole cose sensibili ma raggiunge la sua pienezza al cospetto di Dio.

Per la preghiera e la riflessione
Rileggo e medito il brano delle beatitudini (letture della messa odierna).