XXVIII domenica T.O. – Anno A –11 ottobre 2020 (prof. Marco Forin)

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«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio». (Mt 22,2).
Gli invitati a questo banchetto nuziale fanno i difficili. Sembrerebbe
impossibile perché l’evento delle nozze di un figlio di re non capita ogni giorno e esservi invitati è un lusso destinato a pochi. La scena è suggestiva e non può che stimolare il disappunto nel lettore: come è possibile che gli invitati a nozze abbiano altro da fare? Non è forse il matrimonio del figlio del
re l’evento mondano per eccellenza? Gli invitati sembrano preferire il grigiore della loro quotidianità e rifiutano un invito che difficilmente si potrà ripetere.
Inoltre il loro diniego non si limita al rifiuto: gli emissari che recano l’invito vengono malmenati e uccisi. Non è difficile comprendere la rabbia del re e la sua emblematica reazione. Fuor di metafora, queste immagini sono di un’attualità disarmante. Guardiamoci attorno e guardiamoci dentro: il nostro
mondo è costituito di esseri indaffarati, sempre di corsa, stressati dal troppo lavoro, dai doveri, dalle ansie del futuro. In altri casi si aggiungono gli
affanni delle difficoltà economiche, della salute, del lavoro che magari vacilla a causa della crisi economica. A volte viene il dubbio che l’uomo
contemporaneo abbia molto, forse troppo, ma che tra tutto ciò che possiede manchi la vera felicità. E’ egli stesso a rifiutarla, preferendo scegliere la materialità dell’avere e la concretezza del fare alla pienezza dell’essere.
L’immagine del rifiuto a partecipare alla festa di nozze del figlio del re è davvero l’emblema di una società, la nostra, che non sa alzare lo sguardo
dalle proprie miserie per qualcosa di più grande, per una festa che non
riempie solo la pancia ma anche il cuore di ogni uomo.
Il re non sembra disposto ad accettare questo rifiuto e la festa si farà: per ogni persona indaffarata e ricurva su se stessa e sui suoi mestieri, il re trova un cuore libero, un invitato che sappia gioire con il re e suo figlio per le nozze.
Provando ancora una volta ad attualizzare, il racconto di oggi sembra essere un invito a prendere coscienza di quali siano le nostre priorità. Ci si potrebbe
domandare, ad esempio, quanto siamo disposti a svuotarci delle nostre
affannose attività per far spazio a quella semplicità interiore che ci
consentirebbe di accogliere l’invito del re. Questo affanno non risparmia
nemmeno gli operatori pastorali che, anzi, si trovano oppressi da decine di
impegni settimanali, doveri certamente importanti ma che purtroppo
costringono a lasciare da parte ciò che conta: la comunione con Dio. Molti di noi sono catechisti, operatori parrocchiali, qualcuno ha fatto la scelta della vita consacrata. Domandiamoci: qual è la nostra reazione all’invito del re?

Per la preghiera e la riflessione
In questi giorni provo a verificare quali delle attività nella mia vita sono
superflue e quali servono alla costruzione della vera felicità.