XXVI domenica T.O. – Anno A –27 settembre 2020 (prof. Marco Forin)

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna». (Mt 21,28).
La semplicità e l’immediatezza della parabola dei due figli sono disarmanti:
chiunque abbia mai avuto a che fare con una relazione tra genitori e figli non
può che sentirsi immediatamente calato nella parte dei protagonisti della
vicenda e, simbioticamente, compatirne le sorti. Proviamo a richiamare alla
mente il nostro ricordo di quando siamo stati figli o genitori: nelle diversità
delle nostre storie, ciascuno di noi sa perfettamente cosa significhi ricevere
un incarico di responsabilità dal proprio genitore. I due figli della parabola
sono caratterizzati ciascuno da una risposta estrema: uno dei due, dopo aver
assunto inizialmente un atteggiamento di rifiuto, cede al comando e lo
esegue; l’altro, apparentemente ossequioso nei confronti della volontà
paterna, ignora nei fatti il compito che a parole aveva accettato. Questi due
personaggi fotografano altrettanti atteggiamenti estremi, polarmente opposti,
caratterizzati da un’unica verità di fondo: come i due figli sono liberi di
aderire o meno alla volontà paterna, così noi siamo liberi di fronte a Dio di
compartecipare o meno alla costruzione del regno. Naturalmente i due
estremi etici rappresentati dai figli non esauriscono la pluralità dei
comportamenti possibili; tuttavia, proprio in forza della polarità che li
caratterizza, vengono messi in luce due elementi di primaria importanza.
Infatti, da un lato viene messa in luce l’adesione verbale al progetto di Dio,
elemento decisamente molto importante anche solo per il fatto che la fede in
Cristo è veicolata da un annuncio verbale; dall’altro si sottolinea la fattività,
l’adesione concreta dell’agire in conformità con la parola annunciata.
Riflettendo ancora un poco sui due atteggiamenti, comprendiamo subito che
nessuno dei due figli è del tutto biasimabile: ciascuno ha compiuto a modo
proprio la volontà del padre, uno aderendo solo verbalmente, l’altro
opponendosi a parole ma realizzandola nei fatti. Proviamo a combinare due
aspetti: da un lato siamo invitati ad aderire con la parola alla volontà del
padre (salvo poi far conseguire praticamente una adesione concreta in
armonia con la parola detta). Essere cristiani con le parole e coi fatti, uno
slogan vecchio ma sempre valido, traguardo da conseguire nel tempo. Si noti
anche che il testo sottolinea la grande libertà dei figli di Dio di fronte alla
chiamata: il padrone della vigna chiama e lascia liberi di rispondere “sì”
oppure “no”, così come lascia liberi di aderire in concreto alla sua volontà: il
regno dei cieli è il luogo dove regnano la libertà e la coerenza.
Per la preghiera e la riflessione
A quale dei due figli somiglio di più? Domando la luce dello Spirito Santo
essere libero di rispondere alla chiamata del Signore.