XXIII domenica T.O. – Anno A – 6 settembre 2020 (prof. Marco Forin)

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«In verità io vi dico ancora…». (Mt 18,19).
Il Vangelo di questa domenica presenta detti di Gesù, apparentemente
scollegati tra loro. Soffermiano lo sguardo sul primo e sull’ultimo.
Nel primo detto Gesù presenta il caso di due uomini in lite tra loro; anzi,
esplicitamente parla di una offesa arrecata da qualcuno verso qualcun altro.
Colui che riceve l’offesa è idealmente l’interlocutore cui Gesù si rivolge, cioè uno dei suoi discepoli. Gesù presenta tre passaggi, per così dire, relazionali.
Un primo livello, dove l’offesa viene affrontata vis à vis, direttamente di
persona e in privato tra i due individui coinvolti. Un secondo livello prevedev un allargamento del dibattito ad alcune persone fidate. Infine, in mancanza di ravvedimento da parte di chi offende, viene chiamata in causa la comunitàvcome ultimo garante della giustizia. In caso di mancata riduzione della contesa il suggerimento di Gesù è di allontanarsi dalla persona in questione.
Ad una prima lettura il testo dà l’impressione di essere un poco banale e corredato da un finale troppo poco evangelico. Tuttavia se lo si rapporta alla nostra quotidianità ci potremo accorgere come sia tutt’altro che banale: sivconsideri ad esempio quante volte assistiamo a sfoghi pubblici di persone che, offese in privato, tendono a denigrare l’interlocutore pubblicamente, come per screditarlo di fronte all’opinione pubblica. Pensiamo a quante volte le liti private tra personaggi pubblici si trasformano in un battage mediatico, spesso fondato su futilità, ancor più spesso basato sul nulla. Il percorso di mediazione di Gesù, nella sua apparente semplicità, ancora oggi può essere
un valido stimolo a ricercare il dialogo e la comunione tra gli esseri umani. In uno slogan: siamo forse un po’ troppo abituati a parlare male degli altri piuttosto che a parlare con gli altri. Gesù invita al dialogo tra le persone: teniamone conto se vogliamo camminare alla sua sequela. Nell’ultimo detto Gesù insiste molto sul valore della comunità: nella richiesta di qualcosa nella
preghiera, così come nella costruzione del regno dei cieli, il valore del gruppo (cioè della Chiesa nel suo senso proprio di assemblea dei convocati) è un elemento costitutivo dell’essere discepoli di Gesù. In sintesi Gesù invita i suoi
discepoli a prendere coscienza che non sono soli: non solo perché accompagnati da Dio e dal suo Spirito, ma anche perché intorno a ciascuno di
loro (di noi) c’è una comunità terrestre e celeste alla quale siamo chiamati a partecipare. Siamo corresponsabili della nostra Chiesa, anzi, noi siamo la nostra Chiesa. Partecipiamo alla sua costruzione.

Per la preghiera e la riflessione
Rifletto sul mio modo di essere responsabile nella comunità ecclesiale: mi assumo le mie responsabilità di costruttore di pace?