XXII domenica T.O. – Anno A – 30 agosto 2020 (prof. Marco Forin)

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«Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo!». (Mt 16,23).
Pietro e gli altri discepoli sono da un po’ di tempo al seguito di Gesù: ne
vedono le opere, ne ascoltano le parole, scrutano il suo modo di incontrare la gente, cercano di capirlo. A poco a poco i suoi fedeli discepoli si sentonocsempre più coinvolti da quell’uomo straordinario, fin quasi ad esserne gelosi,vcome se loro ne fossero gli sponsor ufficiali, gli agenti, diremmo oggi.
Scorrendo i vangeli, in più di un’occasione i discepoli tentano di allontanare persone che loro pensano non essere all’altezza dell’incontro con Gesù. Nelvbrano di oggi la presunzione dei discepoli giunge a voler addirittura
allontanare un’idea che non garba a chi lo ascolta: Pietro non accetta che il destino di Gesù sia da compiersi in modo violento. Proviamo a comprendere
l’apostolo: se noi fossimo stati al suo posto, dopo esserci affezionati a Gesù, avremmo forse potuto accettare che parlasse in quel modo? No, certamente!
In più, al di là dell’affetto strettamente personale, Gesù si poneva come maestro e come tale superava palesemente in saggezza molti dei suoi
contemporanei; perché allora gli anziani e le figure istituzionali dell’epoca avrebbero dovuto arrestarlo? Pietro si scandalizza e rifiuta il suo discorso.
Forse l’avremmo fatto anche noi, se non altro per consolarlo. L’atteggiamento di Pietro è la fotografia dell’ottusità umana di fronte alla profezia. E’ un fenomeno tipico dell’uomo: raggiunto uno status quo, ogni virgola che esce
dagli schemi, ogni qualvolta viene proposto un percorso di superamento di
quegli schemi, diventa difficile accettarlo. Pietro non è riuscito ad accettare Gesù e le parole (terribili, spaventose!) che egli profetizzava sulla sua fine. Ci sarebbe da domandarsi se noi oggi siamo ancora in grado di ascoltare i profeti, cioè coloro che sanno guardare oltre il muro di abitudini e strutture cui siamo abituati fin dall’infanzia. Mi si permetta di dire che, similmente al tempo di Gesù, ancora oggi nella Chiesa si è un poco refrattari alla profezia.
Gesù spezza il discorso di Pietro con una espressione lapidaria: «Va’ dietro a me, Satana!». L’espressione “dietro a me” indica il porsi fisicamente dietro le spalle di Gesù, una posizione che nel mondo antico i discepoli dovevano
tenere nei confronti del loro maestro quando camminava. Gesù ordina al suo
discepolo scelto di collocarsi dietro di lui, cioè alla sua sequela. Non spetta a lui stabilire la sorte del maestro, è il maestro che ha la conoscenza delle cose: a Pietro il compito di essere discepolo, di stare dietro.

Per le preghiera e la riflessione
Mi dispongo alla sequela di Gesù, accettando di stare “dietro” e di ascoltare i suoi insegnamenti