XXI domenica T.O. – Anno A – 23 agosto 2020 (prof. Marco Forin)

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«Ma voi, chi dite che io sia?». (Mt 16,15).
In un momento in cui Gesù si trova da solo con i suoi discepoli, come a volte accade nei vangeli, si prende cura della loro formazione e sottopone loro alcune domande sulla percezione che il popolo ha nei suoi riguardi. Il popolo è confuso e torna con la memoria a immagini di alcuni grandi personaggi biblici o profeti recenti: Elia, Geremia, Giovanni Battista. Pietro, rispetto a tutti gli altri, ha una intuizione più precisa e identifica Gesù con il Cristo,
Figlio di Dio vivente. Forse anche gli altri discepoli avevano avuto una
altrettanto chiara percezione, tuttavia i vangeli (tutti e quattro, anche se Giovanni utilizza un diverso linguaggio) mettono in bocca a Pietro solo a Pietro il riconoscimento dell’identità di Gesù. Si noti che gli evangelisti sono” spesso feroci con Pietro descrivendone talvolta la grottesca ingenuità; eppure
è lui e solo lui che ha sulla bocca le parole di riconoscimento del Figlio di
Dio. Se mettiamo questo episodio in relazione con le altre letture di questa domenica ne emerge un quadro stimolante per l’approfondimento del tema:della conoscenza del mistero di Dio. Nella prima lettura Eliakim viene
designato ad avere potere al tempo di Ezechia al posto di Sebna; sorvolando
le vicende storico politiche sottese a quel particolare momento, notiamo che
il profeta Isaia riconosce a Dio la facoltà di assegnare il potere a questo o quell’altro funzionario del Regno. Nella seconda lettura San Paolo si sofferma sulla imperscrutabilità del pensiero di Dio e sulla impossibilità per
l’uomo di averne anche solo in parte il controllo. In tutte le tre letture emerge che l’uomo non è in grado di comprendere da solo la volontà di Dio e di”intuirne appieno la sua volontà: è Dio, e Dio solo, che permette al nostro cuore e alla nostra mente di percepire questo o quell’altro aspetto della sua essenza. Certamente la Tradizione della Chiesa ha nei secoli raccolto molti strumenti per aiutare a conoscere questa verità: questo è uno strumento sempre utile per progredire nel cammino di fede. Tuttavia, come si vede”benissimo in questi brani e in molti altri testi biblici, la rivelazione profonda, la conoscenza di Dio, le chiavi del potere o del regno di Dio, tutti questi”elementi sono affidati da Dio con una certa arbitrarietà: perché Eliakim e non
Sebna? Perché Pietro e non gli altri discepoli? Semplicemente perché le vie
di Dio non sono le nostre: a noi il compito di saper ascoltare anche quando siamo di fronte a qualcosa di inaspettato, esattamente come lo furono i discepoli quando Gesù mise a capo della Chiesa uno che loro stessi
probabilmente consideravano inetto.

Per la preghiera e la riflessione
Mi metto in ascolto alla ricerca di Dio nelle persone che mi sono intorno.