IX domenica T.O. – Anno A – 9 agosto 2020 – (prof. Marco Forin)

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«Pietro… vedendo che il vento eraforte, s’impaurì». (Mt 14,30).
Il brano di questa domenica ci racconta un episodio noto: Gesù che cammina sulle acque del mar di Galilea. Tuttavia questo evento eclatante non è l’unico
centro tematico del brano. L’episodio si colloca alla conclusione del racconto precedente, la moltiplicazione dei pani e dei pesci. Dopo aver compiuto il
miracolo, Gesù ha bisogno di uno spazio di silenzio per sé e ordina ai
discepoli di prendere il largo con la loro barca per andare sull’altra riva del mar di Galilea, dove lui li avrebbe raggiunti a piedi. Il mar di Galilea è in realtà un lago la cui estensione è piuttosto limitata: la sua circonferenza è di
appena 53 Chilometri. Terminato il tempo necessario per la sua preghiera,
Gesù va verso i suoi discepoli camminando sulle acque. Questa immagine ha suscitato nei secoli la fantasia di molti artisti, a volte anche l’ironia di qualche
vignettista. In effetti, per la nostra cultura è quasi del tutto insignificante un evento del genere, al limite la narrazione suscita in noi lo stupore del fatto miracoloso da accettare con un atto di fede. Per i contemporanei di Gesù un
fatto simile superava di gran lunga il semplice stupore del miracolo avvenuto: per un abitante della Palestina di quell’epoca, gli elementi della natura si manifestavano in una duplice valenza: da un lato l’aspetto positivo della vita, dall’altro quello negativo della morte. Si pensi al mare, ad esempio: se per
molti poteva essere la fonte di sostentamento primaria (ricordiamo che
almeno 4 dei discepoli di Gesù erano pescatori), l’impossibilità di prevedere i fenomeni atmosferici o di affrontarli con adeguati strumenti tecnologici, rendeva lo stesso mare imprevedibile e pericoloso per la vita. Gesù che cammina sul mare è immagine di colui che da solo può governare le forze della natura e, dunque, è in grado di avere su di esse il pieno controllo. Gesù
manifesta agli occhi dei suoi discepoli il suo potere sopra il creato. L’evento miracoloso per sé passa dunque in secondo piano rispetto alla sua valenza simbolica. Pietro tenta di emulare il Maestro ma non riesce perché dubita.
Potremmo scorgere in lui l’emblema dell’umanità intera: l’uomo che impara a conoscere il Cristo vittorioso sulle forze del male, si comporta spesso come Pietro stupendosi e, come Pietro, vorrebbe essere parte di questa vittoria.
Spesso gli uomini, pur stupiti per le opere di Dio, annegano tra i flutti
dell’incertezza e del dubbio.

Per la preghiera e la riflessione
Provo ad immedesimarmi al posto di Pietro sulla barca e poi di fronte a
Gesù che cammina sulle acque. Cosa sarebbe successo?
Cosa significa per me avere fede?