XVIII domenica T.O. – Anno A – 2 agosto 2020 (prof. Marco Forin)

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«Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». (Mt 14,16).
L’episodio narrato dal vangelo potrebbe essere suddiviso in tre momenti.
In un primo momento Gesù, dopo aver appreso la notizia della morte di
Giovanni Battista, cerca un luogo per poter stare un poco in disparte. Il
vangelo non ci dice il motivo preciso di questa volontà di Gesù, ma possiamo
immaginare che la morte del cugino sia stato un momento particolarmente
significativo in cui Gesù, elaborato il lutto, assume una consapevolezza più ampia della sua missione. Non sappiamo quanto tempo Gesù sia stato in disparte ma l’evangelista ci lascia intuire che non potè essere un tempo
particolarmente lungo: le folle lo cercano, hanno bisogno di lui e lui, alla:fine, si lascia trovare. Ecco il secondo momento: le folle hanno bisogno di Gesù, per ascoltarlo, per guarire dai loro mali, anche solo semplicemente per stargli vicino. E Gesù prova compassione per loro e vi si dedica. Ma è sul far:della sera che il racconto giunge al culmine: quando ormai tutti i discepoli di
Gesù gli suggeriscono di congedare la folla allo scopo di permettere alle
persone di cercare qualcosa con cui sfamarsi, il Maestro esordisce con una
affermazione stupefacente: «Date voi stessi loro da mangiare». Impensabile,
sotto tutti i punti di vista: cinquemila persone, senza contare le donne e i bambini, è un numero molto grande, i 12 discepoli non possono far fronte ad una simile incombenza né dal punto di vista economico, né per l’aspetto:logistico. Ecco allora che Gesù stesso provvede a sfamare la folla. Al di là dell’aspetto miracoloso dell’episodio – che andrebbe approfondito attraverso
una comprensione attenta dei vari aspetti simbolici di cui è costituito – colpisce in modo particolare l’atteggiamento di accoglienza che Gesù ha nei confronti del mondo che lo circonda. Come un padre di fronte alle necessità:dei propri figli, Egli rinuncia a sé per donare la propria attenzione alle folle che accoglie, cura, istruisce e, addirittura, nutre. I discepoli, pur accoglienti,
ad un certo punto dicono basta, vogliono liberarsi di quella moltitudine. Gesù invece va fino in fondo, donando quel cibo che è simbolo e anticipazione del dono di sé nell’ultima cena. Il Maestro è esempio ai suoi discepoli: come egli
ha donato se stesso per l’intera umanità, così anche noi dovremmo essere disponibili a camminare sulla strada del dono reciproco. Gesù si rivolge a noi invitandoci a dedicarci a chi ci sta intorno, nutrendolo non solo con il pane ma anche con l’ascolto, la comprensione, l’annuncio del vangelo.

Per la preghiera e la riflessione
Dispongo il mio cuore all’imitazione di Cristo nella sua accoglienza del
prossimo. In che modo posso concretamente mettere in pratica il comando di
Gesù: «Date voi stessi loro da mangiare»?